Camille Flammarion.
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L'ignoto e i problemi dell'anima.
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1930. Giuseppe Laterza e Figli Editore, Bari.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
           Fondazione Ezio Galiano onlus
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      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Testo curato dal "Progetto Manuzio", iniziativa dell'Associazione Culturale "Liber Liber".
Aperto a chiunque voglia collaborare, realizza la pubblicazione e la diffusione gratuita di opere letterarie in formato elettronico.
Ulteriori informazioni sul sito: http://www.liberliber.it/
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Indice.
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INTRODUZIONE. 
LE MANIFESTAZIONI TELEPATICHE DEI MORENTI E LE APPARIZIONI. 
AMMISSIONE DEI FATTI. 
LE ALLUCINAZIONI PROPRIAMENTE DETTE. 
L'AZIONE PSICHICA DI UNO SPIRITO SOPRA UN ALTRO. 
Trasmissione di pensieri - Suggestione mentale - Comunicazioni a distanza fra viventi. 
IL MONDO DEI SOGNI. 
Diversit indefinita dei sogni - Fisiologia cerebrale - Sogni psichici: manifestazioni di moribondi sentite durante il sonno - La telepatia nei sogni. 
LA VISTA DA LONTANO, IN SOGNO, DEI FATTI ATTUALI. 
I SOGNI PREMONITORI E LA DIVINAZIONE DEL FUTURO. 
CONCLUSIONE 
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Fine Indice.
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INTRODUZIONE.
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Le aspirazioni universali e costanti dell'umanit che pensa, il ricordo ed il rispetto dei morti, l'idea innata di una giustizia immanente, il sentimento della nostra coscienza e delle nostre facolt intellettuali, la miserabile incoerenza dei destini terrestri paragonata all'ordine matematico che regge l'universo, l'immensa vertigine d'infinito e d'eterno sospesa nelle altezze di una notte stellata, e, in fondo a tutte le nostre concezioni, l'identit permanente del nostro io, malgrado le variazioni e le trasformazioni perpetue della sostanza cerebrale, tutto concorre a stabilire in noi la convinzione dell'esistenza della nostra anima come entit individuale, della sua sopravvivenza alla distruzione del nostro organismo corporeo.
Tuttavia, la dimostrazione scientifica non c' ancora, ed i fisiologi al contrario insegnano che il pensiero  una funzione del cervello, che senza cervello non c' pensiero, e che tutto muore con noi: c' dunque una contraddizione fra le aspirazioni ideali dell'umanit e ci che si chiama la scienza positiva.
D'altra parte, non si sa, n si pu affermare che quello che si  imparato; e non si sapr mai altro che quello che si sar imparato. La scienza sola  in progresso nella storia attuale dell'umanit. Essa ha trasformato il mondo, bench le sian rese molto raramente la giustizia e la riconoscenza che le son dovute.  per suo mezzo che oggi viviamo intellettualmente e perfino materialmente; in essa sola troviamo luce e guida.
Quest'opera  un saggio d'analisi scientifica di soggetti considerati generalmente come estranei alla scienza, e perfino come incerti, favolosi e pi o meno immaginari.
Io mostrer che questi fatti esistono.
Io tenter d'applicare i metodi delle scienze d'osservazione alla constatazione ed all'analisi di fenomeni fin qui relegati nel dominio delle fiabe, del meraviglioso o del soprannaturale, e di stabilire che essi sono prodotti da forze ancora sconosciute ed appartengono ad un mondo invisibile, naturale, differente da quello che cade sotto i nostri sensi.
 razionale questo tentativo?  logico? pu condurre a qualche risultato? Lo ignoro. Ma  interessante, e se ci mettesse sulla via di conoscere la natura dell'anima umana e di dimostrare scientificamente la sua sopravvivenza, esso farebbe fare all'umanit un progresso superiore a tutti quelli che le sono stati portati fin qui dall'evoluzione graduale di tutte le altre scienze riunite.
La ragione umana non pu ammettere come certo se non ci che  dimostrato. Ma, d'altra parte, noi non abbiamo il diritto di negar nulla anticipatamente, poich la testimonianza dei nostri sensi  incompleta e ingannevole.
Noi dobbiamo avvicinare ogni soggetto di studio senza idee preconcette, esser disposti ad ammettere ci che sar provato, ma a non ammettere che ci che lo sar. Generalmente, in questo genere di ricerche riguardanti la telepatia, le apparizioni, la visione a distanza, la suggestione mentale, i sogni premonitori, il magnetismo, le manifestazioni psichiche, l'ipnotismo, lo spiritismo e certe credenze religiose,  stupefacente il vedere quanta poco illuminata critica si  messa nell'esame delle cose in questione, e quale incoerente raccolta di sciocchezze si accolga come verit. Ma  possibile applicare il metodo d'osservazione scientifica a tutte queste ricerche? Ecco ci che noi dovremo determinare da principio col mezzo delle ricerche stesse.
Quale principio, noi non dobbiamo credere a nulla senza prove.
Non ci sono che due metodi a questo mondo: quello dell'antica scolastica che affermava a priori certe verit alle quali i fatti erano tenuti di conformarsi, e quello della scienza moderna dopo Bacone, che prende le mosse dall'osservazione dei fatti e costruisce le teorie dopo averli constatati. Non ho bisogno d'aggiungere che qui applichiamo il secondo di questi metodi.
Il metodo di quest'opera  essenzialmente scientifico. Lascer in disparte per principio le cose che non mi parranno aver ricevuto sufficiente certezza sia dall'osservazione, sia dall'esperienza.
Molti dicono: "A quale scopo cercare? Voi non troverete niente. Sono segreti che Dio si riserva". C' sempre stata della gente che ha preferito l'ignoranza al sapere. Con questo modo di ragionare e d'agire, non si sarebbe mai saputo niente, e pi d'una volta questo sistema  stato applicato anche alle ricerche astronomiche.  il ragionamento di coloro che non hanno l'abitudine di pensare colla propria testa, e che confidano a pretesi direttori la cura di tener la loro coscienza nelle dande.
Altri affettano d'obbiettare che questi capitoli delle scienze occulte fanno retrocedere il nostro sapere verso il medioevo invece di farlo progredire verso l'avvenire luminoso preparato dal progresso moderno. Ebbene, lo studio razionale di questi fatti non pu ricondurci ai tempi della stregoneria, pi che lo studio dei fenomeni astronomici non possa ricondurci ai tempi dell'astrologia.
E nel cominciare quest'opera, i miei occhi sono caduti sulla prefazione di un libro del conte Agenore de Gasparin su Les tables tournantes, e vi hanno letto quanto segue:
"C' una frase, un gran frasone, che richiede d'esser rischiarato: "il soggetto del mio lavoro non  serio". In altri termini, noi non vogliamo sapere se voi avete torto o ragione; ci basta di sapere che la verit di cui pretendete prender la difesa non  nel numero delle verit brevettate ed autorizzate, delle quali ci si pu occupare senza compromettersi, delle verit confessabili, delle verit serie. Esistono verit ridicole; tanto peggio per loro! La loro volta verr forse, ed allora la gente che si rispetta si degner di prenderle sotto la sua protezione; ma, nell'attesa, fintanto che certe persone aggrotteranno le ciglia, fintantoch in alcuni salotti si rider, sarebbe cattivo gusto sfidare il biasimo dell'opinione ammessa. Non ci parlate della verit! Si tratta di convenienza, si tratta di garbo, si tratta di restar nel solco dove camminano in fila gli uomini seri".
Queste parole scritte a un dipresso mezzo secolo fa sono vere anche oggi. La nostra povera specie umana, cos ignorante di tutto, e per cui le ore trascorrono, in generale, cos stupidamente, ha nelle sue file individui che ammirano s stessi con grande seriet e giudicano gli uomini e le cose. Non c' che un partito da prendere quando si studia una questione qualunque; ed  di non preoccuparsi di questi individui, della loro opinione pubblica o privata e di proceder diritto davanti a s nella ricerca della verit. I tre quarti dell'umanit sono composti di esseri ancora incapaci di comprendere questa ricerca e che vivono senza pensare da s. Lasciamoli ai loro giudizi superficiali e sprovvisti di valore reale.
 ormai molto tempo che io mi occupo di queste questioni nelle ore di riposo lasciatemi dai miei lavori astronomici. La mia antica tessera di "membro associato libero della Societ parigina di studi spiritici" mi passa ora sotto gli occhi: essa  del 15 novembre 1861 (avevo allora 19 anni ed ero da tre anni alunno astronomo all'Osservatorio di Parigi). Da pi d'un terzo di secolo sono stato tenuto al corrente della maggior parte dei fenomeni osservati in ogni parte del nostro globo, e ho esaminato la maggior parte dei "medium". M' sempre parso che questi fenomeni meritavano di essere studiati con uno spirito di libero esame ed ho creduto doveroso in varie circostanze insistere su questo punto. A cagione senza dubbio di questa lunga esperienza personale si  tanto insistito nel domandarmi la redazione di quest'opera.
Forse anche la pratica abituale dei metodi sperimentali e delle scienze d'osservazione assicura un controllo pi degno di confidenza che le vaghe approssimazioni di cui ci contentiamo abitualmente nella vita ordinaria.
Ma io esitava sempre. Il tempo  veramente venuto?  sufficientemente preparato? il frutto  maturo?
Nondimeno si pu cominciare (e lo si fa con ragione): il tempo svilupper il germe.
Adunque, questo  un libro di studi concepito ed eseguito col solo intendimento di conoscere la realt, senza preoccupazione delle idee fino ad oggi generalmente ammesse, colla pi completa indipendenza di spirito e col disinteresse pi assoluto dell'opinione pubblica.
Bisogna d'altronde confessare che se questo lavoro dal punto di vista della ricerca di verit sconosciute interessa, appassiona anzi, dal punto di vista di questa opinione pubblica  assai, assai ingrato. Tutti, o quasi, disapprovano coloro che vi consacrano un poco del loro tempo. Gli scienziati pensano che non  un soggetto scientifico, e che rincresce sempre perdere il proprio tempo. Al contrario, le persone che credono ciecamente alle comunicazioni spiritiche, ai sogni, ai presentimenti, alle apparizioni trovano inutile il sussidio d'uno spirito critico di analisi e di esame. Non ci dissimuliamo affatto che il soggetto resta indeterminato ed oscuro, e che avremo molta fatica da fare per rischiararlo di vera luce. Ma se anche questo lavoro non servisse che a portare un sassolino all'edificio delle conoscenze umane, sar felice d'averlo intrapreso.
A quanto pare, il pi difficile per l'uomo  di restare assolutamente indipendente e libero da ogni ambizione personale; di dire ci ch'egli pensa, ci ch'egli sa, senza alcuna cura dell'opinione che si pu avere di lui, disinteressandosi di tutto. La pratica della divisa di Gian Giacomo non produce altro che nemici; perch l'umanit  anzitutto una razza egoista, grossolana, barbara, ignorante, vile e ipocrita: gli esseri che vivono dello spirito e del cuore sono un'eccezione.
Ci che  anche pi strano, forse,  che la libera ricerca della verit  sgradevole a tutti, poich ogni cervello ha i suoi piccoli pregiudizi ai quali non vuol rinunziare.
Se io dico, per esempio, che l'immortalit dell'anima, gi insegnata dalla filosofia, sar fra breve provata sperimentalmente dalle scienze psichiche, pi d'uno scettico sorrider della mia affermazione.
Se io dico invece che lo spiritista che chiama Socrate o Newton, Archimede o Sant'Agostino al suo tavolino, e che crede di conversare con loro,  vittima d'una illusione, ecco tutto un partito che mi scaglier addosso dei macigni.
Ma, ancora una volta, non ci preoccupiamo di queste opposte opinioni.
Si domanda anche: a che cosa possono condurre questi studi sui problemi psichici?
A mostrare che l'anima esiste e che le speranze d'immortalit non sono chimere.
Il "materialismo"  un'ipotesi che non pu pi sostenersi dopo che conosciamo meglio "la materia". Questa non offre pi il solido punto di appoggio che le si attribuiva. I corpi sono composti di miliardi di atomi mobili invisibili, che non si toccano e che sono in moto perpetuo gli uni intorno agli altri; questi atomi infinitamente piccoli sono ora considerati essi stessi come centri di forza. Dove  la materia? Essa sparisce nel dinamismo.
La legge intellettuale regge l'universo, nel cui organismo il nostro pianeta non  che un umile organo:  la legge del progresso. Ho mostrato nella mia opera Le monde avant la cration de l'homme che il trasformismo di Lamarck e Darwin non  che una constatazione di fatti e non una causa (il prodotto non pu mai essere superiore al suo generatore), e nella mia opera La fin du monde, che nulla pu finire, poich dopo l'eternit gi trascorsa tutto esiste ancora...
Lo studio dell'universo ci fa intravedere l'esistenza di un piano e di uno scopo, che non hanno affatto per oggetto speciale l'abitatore del nostro pianeta, e che d'altronde sono inconoscibili alla nostra piccolezza.
Una legge del progresso che regge la vita, l'organizzazione fisica di questa stessa vita, l'attrazione dei sessi, la previdenza inconscia delle piante, degli insetti, degli uccelli ecc. per porre al sicuro la loro progenitura, e l'esame dei principali fatti della storia naturale stabiliscono, come ha scritto Oersted, che vi ha "dello spirito nella natura".
Gli atti della vita abituale non ci mostrano il pensiero che nel cervello degli uomini e degli animali. Da ci i fisiologi hanno concluso che esso  una propriet, un prodotto del cervello; si afferma, vogliam dire, che non c' pensiero senza cervello.
Ora nulla ci autorizza ad ammettere che la sfera delle nostre osservazioni sia universale e che essa comprenda tutte le possibilit della natura in tutti i mondi.
Nessuno ha il diritto d'affermare che il pensiero non possa esistere senza cervello.
Se l'uno o l'altro dei milioni di microbi che abitano il nostro corpo cercasse di generalizzare le proprie impressioni, potrebbe mai immaginarsi, navigando nel sangue delle nostre arterie o delle nostre vene, divorando i nostri muscoli, perforando le nostre ossa, viaggiando nei diversi organi del nostro corpo, dalla testa fino ai piedi, che questo corpo  retto come il suo da una unit organica?
Noi siamo sensibilmente nello stesso caso rispetto all'universo degli astri.
Il sole, cuore gigantesco del suo sistema, fonte della vita, raggia nel fuoco delle orbite planetarie, e gravita anch'esso in un organismo siderale pi vasto ancora. Noi non abbiamo il diritto di negare che un pensiero possa risiedere nello spazio e dirigere questi movimenti come noi dirigiamo quelli delle nostre braccia o delle nostre gambe. La potenza istintiva che regge gli esseri viventi, le forze che regolano i battiti dei nostri cuori, la circolazione del nostro sangue, la respirazione dei nostri polmoni, il funzionamento dei nostri organi, non esistono forse in altra forma nell'universo materiale, reggendo condizioni di esistenza incomparabilmente pi importanti che quelle di un essere umano, poich, per esempio, se il sole s'estinguesse o il movimento della terra fosse profondamente alterato, morrebbe non un essere umano soltanto, ma la intera popolazione del globo, senza parlare degli altri pianeti?
Esiste nel cosmo un elemento dinamico, invisibile e imponderabile, diffuso nell'universo, indipendente dalla materia visibile e ponderabile, e agente su di essa. Ed in questo elemento dinamico, c' una intelligenza superiore alla nostra.
S, senza dubbio, noi pensiamo per mezzo del cervello, come noi vediamo per mezzo degli occhi, come noi sentiamo col senso dell'udito; ma non  il nostro cervello che pensa pi che non siano i nostri occhi che vedono. Che cosa dire d'una persona che si rallegrasse con un canocchiale di veder bene i canali di Marte? L'occhio  un organo. Il cervello ne  un altro.
I problemi psichici non sono cos estranei ai fenomeni astronomici come si potrebbe supporre. Se l'anima  immortale, se il cielo  la sua patria futura, la conoscenza dell'anima non pu restare estranea alla conoscenza del cielo. Lo spazio infinito non  esso il dominio dell'eternit? Che c' dunque di sorprendente nel fatto che alcuni astronomi siano stati pensatori, bisognosi d'illuminarsi sulla vera natura dell'uomo come della creazione? Non rimproveriamo a Schiaparelli, direttore dell'Osservatorio di Milano, osservatore assiduo del pianeta Marte, al prof. Zllner, dell'Osservatorio di Lipsia, autore di ricerche importanti sui pianeti, a Crookes che fu astronomo prima d'essere chimico, all'astro-fisico Huggins e ad altri scienziati, quali il prof. Richet, Wallace, Lombroso ecc., d'avere cercato di conoscere ci che v' di vero in queste manifestazioni. La verit  una, e tutto  collegato nella natura.
Oserei anche aggiungere che non ci sarebbe per noi grande interesse a studiare l'universo siderale, se fossimo certi che ci  e ci rester eternamente estraneo, se noi non dovessimo mai conoscere qualche cosa da vicino. L'immortalit negli astri mi sembra essere la conseguenza logica dell'astronomia. In che pu interessarci il cielo, se noi non viviamo che un giorno sulla terra?
Le scienze psichiche sono molto in ritardo sulle scienze fisiche. L'astronomia ha avuto il suo Newton, la biologia non  che a Copernico, la psicologia  ancora agli Ipparchi e ai Tolomei. Tutto ci che noi possiamo attualmente fare  di raccogliere le osservazioni, di coordinarle e di facilitare i primi passi della nuova scienza.
Si presente, si prevede che la religione dell'avvenire sar scientifica, sar fondata sulla conoscenza dei fatti psichici. Questa religione della scienza avr su tutte le altre che l'avranno preceduta un vantaggio considerevole: l'unit. Oggi, un ebreo o un protestante non ammette il culto della Vergine e dei santi, un mussulmano odia "il cane di cristiano", un buddista ripudia i dogmi dell'Occidente. Nessuna di queste divisioni potrebbe sussistere in una religione fondata sulla soluzione scientifica generale dei problemi psichici.
Ma siamo per ora ben lungi dall'appianare questioni di teorie o di dogmi. - Ci che importa anzitutto  di sapere se veramente i fenomeni in parola esistono, e di risparmiarci la perdita di tempo ed il ridicolo di cercare la causa di ci che non esiste. Constatiamo prima i fatti. Le teorie verranno pi tardi. Quest'opera sar composta sopratutto di osservazioni, di esempi, di constatazioni, di testimonianze; il meno possibile di frasi. Si tratta d'accumulare prove di tal sorta che ne risulti la certezza. Noi tenteremo una classificazione metodica dei fenomeni, raggruppando insieme quelli che offrono fra loro pi analogie e cercando quindi di spiegarli. Questo libro non  un romanzo, ma una raccolta di documenti, una tesi di studio scientifico. Ho voluto in esso seguire questa massima dall'astronomo Laplace: "Noi siamo cos lontani dal conoscere tutti gli agenti della natura (scriveva egli precisamente a proposito del magnetismo umano) che non sarebbe filosofico negare i fenomeni solo perch essi sono inesplicabili allo stato attuale delle nostre conoscenze. Soltanto, noi dobbiamo esaminarli con un'attenzione scrupolosa e determinare fino a qual punto bisogna moltiplicare le osservazioni o le esperienze, a fine di ottenere una probabilit superiore alle ragioni che possano aversi per non ammetterli".
Il nostro programma  conosciuto. Coloro che vorranno, seguirci, vedranno che se questo lavoro ha un merito,  quello della sincerit. Noi desideriamo sapere se si pu giungere ad affermare che i fenomeni misteriosi dei quali l'umanit sembra essere stata testimone dalla pi alta antichit esistono realmente. Non abbiamo altro scopo che la ricerca della verit.
Parigi, marzo 1900.
 LE MANIFESTAZIONI TELEPATICHE DEI MORENTI E LE APPARIZIONI.
Fatti! Non parole!
Dobbiamo metterci in guardia contro due disposizioni dell'intelletto contrarie alla libera ricerca della verit: l'incredulit e la credulit, ed avere la pi gran cura di tener sempre il nostro spirito in questa completa indipendenza pi indispensabile che mai nell'ordine di studi che vogliamo intraprendere. A ogni istante saremo urtati nelle nostre idee scientifiche abituali e saremo condotti a non ammettere i fatti ed a negarli senza altro esame. Cos pure ad ogni istante, una volta messici nella corrente, ci sentiremo trasportati un poco troppo rapidamente nell'accettazione di fenomeni insufficientemente osservati, e saremo esposti al ridicolo di cercare la causa di ci che non esiste. Che lo spirito positivo del metodo sperimentale, al quale la nostra specie umana ancora cos inferiore e cos barbara deve il poco progresso che ha fatto, non ci abbandoni mai in queste ricerche!
So bene che anche il metodo sperimentale non  assoluto e che anche ha condotti eminenti psicologi a negar tutto. Taine insegna che "la percezione esterna  una vera allucinazione" e che nel nostro stato normale sano, ragionevole, noi non abbiamo "che una serie di allucinazioni che non riescono a nulla". Berkeley, Stuart-Mill e Bain dichiarano che "i corpi non sono che un puro nulla" eretto, per un'illusione del nostro spirito, a sostanze e a cose esteriori; secondo questi tre filosofi non vi sarebbe niente d'intrinseco in una pietra, in un pezzo di ferro, in un albero, in un animale. Uno dei nostri pi profondi matematici francesi al quale sottoponevo recentemente la questione mi confessava che, per lui, non esistono che delle sensazioni. Che cosa sono le sensazioni senza un essere che le percepisca? Quest'essere esiste dunque realmente. Se si ammettesse la teoria, ne seguirebbe che l'universo non esiste che nel pensiero degli uomini e per conseguenza solamente dopo che vi sono uomini sopra la terra.  questa, a mio parere, l'opinione filosofica del mio brillantissimo amico Anatole France e di alcuni dei nostri contemporanei. Ora l'astronomia e la geologia ci provano - senza contare il resto - che l'universo esisteva prima dell'uomo. E poi, se ammettete le vostre sensazioni non potete rifiutarvi di ammettere quelle dei vostri vicini: dunque il vostro vicino esiste conte voi, e gli altri esseri pure, ed egualmente le cose. Diffidiamo un poco dei nostri ragionamenti troppo trascendentali. Zenone di Elea non aveva dimostrato che la freccia che vola  immobile, e Democrito che la neve  nera?...
Diffidiamo pure del piacere dei paradossi.  certo un divertimento molto gradevole che ci solleva sopra il buonsenso volgare, ma Alessandro Dumas figlio ci ha insegnato, col suo esempio, che quello spirito non  senza pericoli...
Affine di riconoscerci nel mondo misterioso che ci accingiamo a scrutare, e tirare da queste osservazioni qualche risultato istruttivo, noi cominceremo col fare una classificazione metodica dei fenomeni, raggruppando insieme quelli che si rassomigliano e tentando di dedurne le conclusioni che ci parranno le pi sicuramente fondate. Il soggetto ne vale la pena. Si tratta di noi, della nostra natura, della nostra esistenza, o del nostro nulla... Oh! ecco senza dubbio dei messeri che crollano la testa sorridendo e che provano molto disprezzo per il nostro tentativo.
"Voi sapete bene, dicono costoro, che questi pretesi orizzonti dell'al di l sono immaginari, poich alla morte tutto finisce per noi".
Ma no, noi non lo sappiamo; e voi neppure. Voi non ne sapete niente affatto e le vostre affermazioni come le vostre negazioni non sono che parole, parole vuote. Tutte le aspirazioni dell'umanit protestano contro questa negazione. L'ideale, il sogno, la speranza, la giustizia non sono forse delle pure illusioni, non altrimenti che i corpi di cui parlavamo or ora. Il sentimento non esiste egli, come la ragione? In ogni caso si tratta qui di un problema reale e grave. "L'immortalit dell'anima  una cosa cos importante, scriveva Pascal, che bisogna aver perduto ogni sentimento per restare nell'indifferenza del suo futuro destino." Perch si dispererebbe di arrivare mai a conoscere la natura del principio pensante che ci anima e di sapere se sopravvive o no alla distruzione del corpo? Le ricerche che intraprenderemo qui ci daranno qualche nozione sicura su questo punto? Forse.
Checch ne sia, io prego i lettori di non essere, se  possibile, leggendo queste linee, n intransigenti, n intolleranti, n radicali, n atei, n materialisti, n israeliti, n protestanti, n cattolici, n musulmani, ma semplicemente liberi pensatori. Questo  un tentativo di indagine; niente altro. Nessuno vi cerchi altra cosa. Degli amici eccellenti mi assicurano che c' da compromettersi entrando cos francamente in questa via; che  fare atto d'imprudenza, di troppa audacia e di grande temerit. Io prego i miei migliori amici di pensar bene che io non sono niente - niente altro che un ricercatore - e che tutto ci che si pu scrivere, dire o pensare di me, mi  assolutamente indifferente. Nessun personale interesse, di nessuna specie, ha mai guidato un solo dei miei passi.
Si dice anche: gi da molti secoli si cerca, non si  mai trovato nulla; dunque non si trover mai nulla. Con ragionamenti di questa sorta non si sarebbe mai imparato nulla.
Vitam impendere vero: Consacrare la propria vita alla verit! era il motto di Gian Giacomo. Ve n' uno pi nobile per tutti i filosofi, per tutti i pensatori?
Tentativo d'istruzione, diciamo che rassomiglier talvolta alle inchieste dei giudici istruttori nelle cause criminali, perch si saranno implicati elementi umani di cui bisogner tener conto, e questi fenomeni non hanno la semplicit di un'osservazione astronomica o di un'esperienza di fisica. Il primo dovere per noi  di seguire un metodo e di fare una prima classificazione dei fatti da esaminare.
Cominceremo con le manifestazioni telepatiche dei morenti. Io dico manifestazioni e non solamente apparizioni per generalizzare un insieme di fatti di cui le apparizioni visuali non formano che una parte.
Il nome di telepatia  gi conosciuto dal pubblico da alcuni anni. Si  costruito etimologicamente (come si erano formati i nomi di telescopio, telegrafo telefono) dalle radici greche t??e, lontano e p????, sensazione. Simpatia, antipatia hanno la medesima origine etimologica. Significa dunque semplicemente "essere avvertiti con una sensazione qualunque d'una cosa che avviene lontana"(1).
Nell'ordine dei fatti, di cui ci occuperemo, s'incontrano ad ogni passo racconti incerti od esagerati, relazioni dubbie, osservazioni prive di valore causa l'assenza di qualsiasi spirito critico. Noi non dobbiamo accogliere questi racconti che con la pi grande prudenza - stavo per scrivere diffidenza - ed eliminare subito tutti quelli che ci paiono sospetti. Qui pi che altro importa tener conto del discernimento, della coltura, del valore morale ed intellettuale delle persone che ce li riferiscono. L'amore per il meraviglioso ed il fantastico possono trasformare in avvenimenti fantastici cose affatto ordinarie e che si spiegano con tutta semplicit. Certe persone potrebbero raccontarmi storie durante tutto un anno, col pi gran lusso di prove apparenti e di dimostrazioni eloquenti, senza che io ne credessi la prima parola, come farei per le proteste di certi deputati e di certi ministri... Altre al contrario col loro carattere serio ci ispirano una confidenza giustificata. Nella mia inchiesta su questi fatti, questi princip di prudenza elementare mi hanno sempre guidato istintivamente, e spero di non aver accettata nessuna relazione senza che la sua autenticit fosse garantita dal chiaro criterio scientifico degli autori che me l'hanno voluta affidare o per lo meno da un giudizio chiaro e da una perfetta buona fede.
Sottoporr dunque ai lettori una scelta di osservazioni molto varie; delle quali, come abbiamo detto, tenteremo una classificazione metodica. Importa, per nostra istruzione, di avere sott'occhio un gran numero di fatti autentici, le spiegazioni e le teorie verranno dopo. Noi siamo gli operai del metodo sperimentale.
Apriremo questa inchiesta con alcune manifestazioni inesplicabili e strane di morenti, non di "morti"; la distinzione deve esser precisata.
Manifestazioni di morenti osservate allo stato normale, essendo gli osservatori perfettamente svegli, e non durante il sonno; non sogni dunque. Ve n' un certo numero di apparizioni viste in sogno che non debbono esser considerate come nulle; ma esse saranno esposte in un altro capitolo.
Il mio eccellente amico, generale Parmentier, uno dei nostri dotti pi distinti e pi stimati, mi ha affermato i due fatti che seguono avvenuti nella sua famiglia(2).
I. Parecchie persone erano riunite per una colazione ad Andlau (Alsazia). Avevano aspettato il padrone di casa che era a caccia; ma essendo passata l'ora, avevano finito col mettersi a tavola senza di lui, avendo la sua signora dichiarato che non poteva tardar molto a rientrare. Si cominci la colazione, parlando di cose allegre, e si calcolava veder arrivare da un minuto all'altro il ritardatario troppo zelante discepolo di S. Uberto.
Ma il tempo passava e tutti erano stupiti del ritardo, quando ad un tratto, con un tempo splendido e calmissimo, la finestra della sala da pranzo che era spalancata si chiuse violentemente con un gran rumore e si riapr all'istante. I convitati furono tanto pi sorpresi inquantoch questo movimento della finestra non si sarebbe potuto produrre senza far cadere una caraffa d'acqua posata su d'una tavola davanti la finestra, e nonpertanto questa caraffa aveva conservata la sua posizione. Tutti coloro che videro ed intesero il movimento non ne compresero niente.
-  accaduta una disgrazia! - grid la padrona di casa alzandosi spaventata. La colazione rest l. Tre quarti d'ora dopo il corpo del cacciatore era riportato su d'una barella; egli aveva ricevuto una scarica in mezzo al petto, ed era morto quasi subito, non pronunziando che queste parole: "Moglie mia, miei poveri figliuoli!"
Ecco un fatto, un fatto di coincidenza da spiegare.
A prima vista ci pare volgare ed assurdo. Che significa quel bizzarro movimento di finestra e a che cosa corrisponde? Non  perdere il proprio tempo occuparsi seriamente di un incidente cos insignificante?
Anche le rane del Galvani erano molto insignificanti, come la marmitta di Papin. Nonpertanto l'elettricit ed il vapore non lo sono affatto.
L'altro giorno il fulmine ha colpito un uomo in mezzo alla campagna, ma non gli ha fatto altro male che strappargli le scarpe e lanciarle ad una ventina di passi levandone tutti i chiodi senza eccezione.
Un'altra volta ha spogliato una giovine contadina, l'ha denudata completamente e l'ha lasciata sul prato. I suoi vestiti furono trovati sospesi ad un albero.
Un'altra volta ha ucciso sul colpo un lavoratore nel momento che questo portava un pezzo di pane alla bocca. Egli resta immobile, qualcuno gli s'avvicina e lo tocca: egli cade in cenere. Ma i suoi vestiti erano intatti.
Le bizzarrie della natura non ci devono impedire di studiare i fenomeni: al contrario, sentendo raccontare l'incidente del cacciatore di Andlau, la prima idea che ci viene  senza dubbio quella di negare puramente e semplicemente. Non gi che si possa supporre che la storia sia stata inventata di sana pianta e che essa sia completamente menzognera, perch le circostanze nelle quali s' svolta ed il carattere del narratore non lo permettono. Ma si pu dire che vi sia stato un piccolo movimento della finestra prodotto da una causa volgare: un colpo di vento, un urto, un gatto, che so io? e che la sua coincidenza con un avvenimento tragico l'ha fatto amplificare dopo il fatto? Supposizione difficile ad ammettere, poich la padrona di casa ed i suoi vicini ne sono stati cos fortemente impressionati.
Ecco ci che parrebbe si fosse prodotto:
La finestra non si  mossa; la caraffa ne  la prova, e la contraddizione fu rimarcata. Prima di entrare nell'analisi di questi fatti noi possiamo pensare fin d'ora che questa signora, ed una o parecchie altre persone hanno avuto un'illusione della vista e dell'udito, la sensazione di un fenomeno irreale, e che il loro cervello  stato impressionato vivamente da una causa esterna.
Noi possiamo anche pensare che questa causa era la forza psichica del morente, di colui che era aspettato, che a quell'ora doveva essere a quella tavola, che vi si  trasportato col pensiero, che ha proiettato in quella direzione l'ultima sua energia. Telegrafia senza fili...
Perch si  manifestata in quel modo?
Come l'impressione cerebrale ha potuto essere collettiva?
Perch?.... Perch?....
I tuoi perch, dice il Dio, non finirebbero mai.
Noi siamo in pieno mistero e non possiamo fare che delle ipotesi.
Oh! senza dubbio, se questa storia fosse unica nel suo genere potrebbe passare inavvertita, ma  l'infima nel grandissimo numero di quelle che dobbiamo riportare qui. Non insistiamo per il momento sulla maniera di spiegarla e continuiamo.
Ecco un secondo esempio di trasmissione telepatica al momento della morte non meno singolare, pi rimarchevole anzi, che debbo, del pari, alla gentilezza del generale Parmentier che ne garantisce l'autenticit.
II. Siamo a Schlestadt, dipartimento del Basso Reno. Era una calda notte d'estate. La porta di comunicazione tra la camera da letto ed il salotto era aperta, e le due grandi finestre del salotto erano spalancate e tenute ferme con sedie i cui schienali vi si appoggiavano. Il padre e la madre del signor Parmentier dormivano.
Tutt'a un tratto la signora Parmentier  svegliata da un brusco movimento del letto dal basso in alto. Sorpresa ed un poco spaventata, sveglia suo marito e gli comunica l'impressione provata. Subitamente una seconda scossa si produce violentissima. Il padre del generale Parmentier crede ad un terremoto, bench siano rari in Alsazia, si alza, accende una candela, non trova nulla d'insolito e torna a letto. Ma subito dopo una nuova scossa fortissima del letto, poi rumore e frastuono nel salotto vicino come se le finestre si fossero chiuse con violenza rompendo i vetri. Il terremoto pareva essersi accentuato in modo straordinario; i Parmentier si alzano e vanno a verificare i danni del salotto: niente; le finestre sono sempre spalancate, le sedie non hanno cambiato di posto, l'aria  calma, il cielo puro e stellato. Non vi era stato n terremoto, n colpo di vento; il baccano inteso era fittizio.
I Parmentier abitavano al primo piano, e a pianterreno stava una donna d'una certa et la quale possedeva un armadio che quando lo si apriva o chiudeva strideva sempre in modo penoso. Questo stridore si era fatto sentire ed i Parmentier si chiedevano che cosa poteva avere quella donna per aprire e chiudere il suo armadio ad una tal'ora.
Constatando che nel salotto non vi era nulla di spostato, n alle finestre, n nella disposizione del menomo oggetto, la signora Parmentier ebbe paura. Ella credette ad una disgrazia sopraggiunta ai suoi, a suo padre, a sua madre che, maritata da poco, avea lasciati a Strasburgo e riteneva godessero buona salute.
Ma seppe ben presto che la sua antica governante che non aveva rivisto dopo il suo matrimonio e che s'era ritirata in famiglia in Austria, a Vienna, era morta quella notte medesima e prima di morire aveva espresso pi volto il dispiacere d'essere stata separata dalla sua cara allieva, per la quale aveva serbato un vivo attaccamento.
Ecco un secondo fatto che non  senza analogia col primo e che sembra indicare le medesime correlazioni. Un'impressione partita da un cervello di un morente sarebbe andato a colpire un altro cervello a 650 chilometri di distanza e a dargli la sensazione d'un rumore straordinario? Questa impressione ha potuto colpire, o direttamente o per simpatia, due cervelli in rapporto col primo?
Quando l'indomani la signora Parmentier domand alla sua vicina del pianterreno se in ora tarda della notte non aveva aperto il suo rumoroso armadio, se non si era sentita scossa nel letto, se non aveva inteso un chiasso insolito, questa rispose negativamente, facendo osservare che alla sua et dormiva poco e che se qualche fenomeno insolito si fosse prodotto l'avrebbe rimarcato sicuramente. Il dispaccio psichico non aveva dunque commosso che i due esseri in rapporto con la causa.
Senza dubbio pu sempre sorprendere la materialit, la banalit, la volgarit della manifestazione, e poi si pu dir sempre: "Errori dei sensi, allucinazioni senza causa, caso e coincidenza". Ma siamo qui per esaminare le cose senza partito preso e per cercare di trarne, se  possibile, le leggi che le reggono.
Continuiamo, perch il valore dei fatti cresce in ragione del loro numero, giacch si tratta di coincidenze.
Il signor Andrea Bloch, giovane musicista di gran talento, premio di Roma, membro della Societ astronomica di Francia, mi mandava recentemente la seguente relazione di un fatto del medesimo ordine osservato nel 1896.  storia di ieri.
III. Mio caro Maestro,
Era il giugno del 1896. Durante i due ultimi mesi del mio soggiorno in Italia, mia madre  venuta a raggiungermi a Roma ed abitava vicino all'Accademia di Francia, in una pensione di famiglia della via Gregoriana, dove anche voi avete dimorato.
Siccome a quell'epoca avevo ancora un lavoro da finire prima di tornare in Francia, mia madre per non disturbarmi visitava da sola la citt, e non veniva a raggiungermi a Villa Medici che verso mezzogiorno per la colazione.
Un bel giorno la vidi arrivare tutta sconvolta verso le 8 del mattino. Alle mie domande rispose che, mentre stava vestendosi, aveva visto improvvisamente vicino a s suo nipote Renato Kraemer che la guardava e che ridendo le diceva: Ma s, sono morto davvero! Spaventatissima di quest'apparizione, si era affrettata di venirmi a raggiungere. Feci del mio meglio per tranquillizzarla, poi volsi la conversazione sopra altri argomenti.
Quindici giorni dopo rientravamo a Parigi dopo aver visitato il nord dell'Italia, e seppimo allora della morte di mio cugino Renato, avvenuta il venerd 12 giugno 1896 nell'appartamento abitato dai suoi genitori in via di Mosca 31. Aveva quattordici anni.
Grazie a un certo lavoro che facevo a Roma all'epoca del viaggio di mia madre, potei precisare la data e anche le ore in cui questo fenomeno si produsse. Ora quel giorno mio cugino, malato da qualche giorno di peritonite, entrava in agonia verso le 6 del mattino e moriva a mezzogiorno dopo aver pi volte espresso il desiderio di veder sua zia Berta, mia madre.
Bisogna notare che mai, in nessuna delle numerose lettere che ricevevamo da Parigi, non ci era stata detta una parola della malattia di mio cugino. Si conosceva troppo bene la speciale affezione di mia madre per quel ragazzo, e si sapeva che sarebbe tornata a Parigi per il suo menomo malessere. Non ci avevano nemmeno telegrafata la notizia della sua morte.
Aggiunger che, quando a Parigi sono le 6 del mattino, gli orologi di Roma per la differenza di longitudine segnano le 7, e che precisamente verso quell'ora mia madre ebbe la sua visione.
ANDREA BLOCH
11, Piazza Malesherbes, Parigi.
Il fatto osservato dalla signora Bloch  del medesimo ordine dei due precedenti. Nell'ora in cui perdeva la conoscenza delle cose terrestri suo nipote pensava ardentemente a lei ch'egli amava di tenerezza filiale e che anch'essa amava come un proprio figlio. La forza psichica del morente non si  potuta manifestare senza uscire dal carattere di un fanciullo di 14 anni che avrebbe potuto, in verit, dire ridendo: "Ebbene s, io sono morto!".
Si pu negare, negare sempre: ma che cosa prova una negazione? Non  meglio confessare francamente che si tratta di coincidenze rimarchevoli, bench incomprensibili, allo stato attuale delle nostre conoscenze? L'ipotesi di un'allucinazione senza causa  veramente poco seria. Non ci appaghiamo di parole; continuiamo a cercare.
V. di Kerkhove mi scriveva nel febbraio 1889:
IV. Il 25 agosto 1874 ero nel Texas (Stati Uniti) verso il tramonto, dopo aver pranzato, me ne stavo seduto a fumare nella sala a pianterreno della mia casa, posta sulla riva del mare; alla mia destra s'apriva una porta in direzione di nord-est. Io sedevo nel punto A. Ad un tratto nel vano della porta (B) vedo distintamente il mio vecchio nonno. Io ero in uno stato semicosciente di dolce benessere e di calma, come un uomo dallo stomaco solido che ha pranzato bene, e non provai alcun stupore di vederlo l. In quel momento io vegetavo semplicemente, ed ero senza pensieri; pure feci questa riflessione: " bizzarro come questi raggi del tramonto mettono oro e porpora dappertutto, nelle menome pieghe dei vestiti e della faccia di mio nonno".
Difatti il sole tramontava in quel momento tutto rosso, e i suoi ultimi raggi penetravano diagonalmente dalla porta nella sala. Il nonno aveva la sua fisonomia di bont; egli sorrideva, pareva felice. Ad un tratto disparve col sole cadente, ed io mi svegliai come da un sogno con la convinzione che avevo avuto una apparizione. Sei settimane dopo seppi da una lettera che mio nonno era morto nella notte dal 25 al 26 di agosto fra l'1 e le 2 del mattino. Ora fra la longitudine del Belgio, dove moriva mio nonno e quella del Texas, dove io mi trovavo, vi  una differenza di cinque ore e mezzo. Il tramonto del sole avveniva verso le 7.
Si potrebbe obiettare che si ebbe in questo caso una semplice illusione prodotta dai raggi del sole al tramonto.  poco probabile; il signor Kerkhove avendo perfettamente riconosciuto suo nonno. Ci che dobbiamo sopratutto rimarcare sono queste coincidenze con le date della morte.
Il 10 novembre 1890 ricevetti la lettera seguente da Cristiania:
V. Mio caro Maestro,
La vostra opera Urania mi consiglia di farvi conoscere un avvenimento che mi  stato raccontato direttamente dalla persona alla quale  accaduto.  il signor Vogler, dottore danese dimorante a Gudum presso Alborg (Jutland). Il signor Vogler  un uomo di eccellente salute cos di corpo come di spirito, natura retta e positiva senza la menoma tendenza alla nevrastenia e tutt'altro che d'immaginazione fervida. Giovane studente in medicina viaggiava in Germania col conte di Schimmlmann, ben conosciuto fra la nobilt dell'Holstein. Essi erano press'a poco della stessa et. Avevano preso in affitto una casetta in una delle citt universitarie tedesche ed avevano risoluto di rimanervi per qualche tempo. Il conte abitava a pianterreno ed il signor Vogler s'era stabilito al primo piano; la porta che dava sulla strada e la scala appartenevano a loro solamente.
Una notte il signor Vogler essendosi coricato leggeva ancora. All'improvviso ud aprirsi e rinchiudersi la porta di strada, ma non vi fece caso credendo che fosso il suo amico che ritornava. Per, dopo un momento, intese un rumore di passi strascicati e un poco stanchi salire la scala e fermarsi dinanzi alla porta della sua camera. Egli vide la porta aprirsi, ma nessuno apparve; i passi nonpertanto continuavano ed egli li intese avvicinarsi al letto. Non vide assolutamente nulla, bench la camera fosse ben rischiarata. Quando il rumore dei passi giunse presso al letto egli intese un gran sospiro che riconobbe tosto come quello di sua nonna che egli aveva lasciato in buona salute in Danimarca. Nel medesimo tempo riconobbe anche il passo: era perfettamente il vecchio passo strascicato della sua avola.
Egli osserv esattamente l'ora di questa rivelazione, perch ebbe istantaneamente l'intuizione che sua nonna moriva in quel medesimo momento, e la segn su di un pezzo di carta. Pi tardi una lettera dalla casa paterna gli annunci la morte improvvisa della nonna, che l'aveva particolarmente prediletto fra gli altri nipoti. Fu constatato che la morte era avvenuta precisamente all'ora indicata. In tale modo la nonna aveva preso congedo dal nipote che non sapeva nemmeno ch'ella fosse malata.
EDOARDO HAMBRO
Licenziato in diritto,
Segretario all'ufficio dei lavori pubblici
nella citt di Cristiania.
Questo giovane dunque  stato avvisato della morte di sua nonna da un procedere di passi e da un sospiro. Ecco ci che bisogna ammettere.
La signora Feret a Iuvisy, madre della ricevitrice delle poste della citt, mi scriveva di recente (dicembre 1898):
VI. Il fatto di cui si tratta risale gi a parecchio tempo, ma io lo ricordo come se fosse di ieri, tanto fortemente ne fui colpita; e se vivessi cent'anni non potrei dimenticarlo.
Eravamo al tempo della guerra di Crimea, nel 1855. Dimoravo allora in via de la Tour, a Passy.
Un giorno all'ora della colazione, circa a mezzogiorno, scesi in cantina. Un raggio di sole penetrava dallo spiraglio ed andava ad illuminare il suolo. La parte illuminata m'apparve d'un tratto come una distesa di sabbia sulla riva del mare, e steso cadavere su quella sabbia giaceva un mio cugino capo di battaglione.
Spaventata, non potei inoltrarmi d'un passo e risalii con fatica i gradini della scala. La mia famiglia, testimone del mio pallore e del mio turbamento, mi fu sopra opprimendomi di domande. E quando ebbi raccontato la mia visione, tutti si burlarono di me.
Quindici giorni dopo ricevemmo la triste notizia della morte del comandante Solier. Era morto sbarcando a Varna, e la data corrispondeva al giorno in cui l'avevo visto disteso sulla sabbia della cantina.
Questo fatto  difficile da spiegare non meno degli altri, allo stato attuale delle nostre cognizioni. Senza dubbio si pu dire che qui  in gioco anche un raggio di sole, che quella giovanetta pensava talvolta a suo cugino, che la sua partenza per la guerra l'aveva colpita, che si era parlato davanti a lei o con lei del numero dei morti, del colera, dei feriti, dei malati, degli innumerevoli pericoli di questa guerra anche pi stupida di tutte le altre, e che non si trattava in quel caso che d'una semplice illusione. Ma  presto detto! La signora Feret  assolutamente sicura di aver veduto assai distintamente l'ufficiale; ha veduto coi suoi propri occhi suo cugino disteso sulla spiaggia, l appunto dove era caduto, morendo di colera nello sbarco a Varna. Registriamo anche la coincidenza della data. Non possiamo noi razionalmente pensare che l'ufficiale, sentendosi cos colpito sulla spiaggia di una terra straniera, abbia pensato alla Francia che non doveva pi rivedere, a Parigi, ai suoi parenti, ed a quella cugina la cui immagine fuggitiva avr raddolcito i suoi ultimi istanti? Io non ammetto per un solo istante che la narratrice abbia veduto da Parigi la spiaggia di Varna; ammetto invece che la causa della visione si trovava laggi, e che vi fu comunicazione telepatica fra il morente e la cugina.
Continuiamo a passare in rassegna queste manifestazioni curiose e ad esaminare dei fatti! Le teorie e le spiegazioni verranno poi. Pi fatti avremo, pi se ne avvantagger la nostra indagine. Alcuni giorni fa ho ricevuto la lettera seguente da un deputato poeta ben noto e stimato da tutti per la sincerit delle sue convinzioni ed il disinteresse della sua vita:
VII. Caro Maestro ed Amico,
Era il 1871. Ero nell'et in cui si colgono fiorellini nei campi, come voi cogliete stelle nell'infinito; ma in un momento nel quale avevo dimenticato di fare la mia raccolta ordinaria, aveva scritto un articolo che mi aveva valso un certo numero d'anni di prigione: tutto viene a proposito a chi non sa aspettare. Ora io mi trovavo nella prigione Saint-Pierre, di Marsiglia. Ivi era anche Gastone Crmieux, condannato a morte. Io l'amava molto, perch avevamo avuto gli stessi sogni ed eravamo caduti nella stessa realt. Nella prigione, all'ora delle passeggiate, ci avveniva di trattare nelle nostre chiacchierate la questione di Dio e dell'anima immortale. Un giorno, che alcuni compagni s'erano dichiarati atei e materialisti con veemenza poco ordinaria, ad un cenno di Crmieux feci loro notare che era poco conveniente dal canto nostro proclamare queste negazioni dinanzi ad un condannato a morte, che credeva in Dio e nell'immortalit dell'anima. Il condannato mi disse sorridendo: "Grazie, amico mio. Quando mi fucileranno, ve ne dar la prova manifestandomi nella vostra cella".
Il mattino del 30 novembre, sul far dell'alba, fui svegliato subitamente da un rumore di piccoli colpi secchi, dati sulla tavola. Io mi rivolsi, il rumore cess, e mi riaddormentai. Alcuni istanti dopo il medesimo rumore ricominci. Saltai allora dal mio letto e mi piantai ben desto dinanzi alla tavola: il rumore continu. Ci si riprodusse ancora una o due volte, sempre nelle medesime condizioni.
Tutte le mattine appena alzato avevo l'abitudine, colla complicit d'un buon guardiano, di recarmi nella cella di Gastone Crmieux dove una tazza di caff m'aspettava. Quel giorno, come gli altri, fui fedele al nostro amichevole appuntamento. Ahim! La porta era coperta di suggelli, e mettendo l'occhio al finestrino di spia constatai che il prigioniero non v'era pi. Avevo fatto appena questa terribile constatazione, quando il buon guardiano, tutto in lagrime, si gett nelle mie braccia: "Ce l'hanno fucilato stamattina all'alba; ma  morto molto coraggiosamente".
L'emozione fu grande fra i prigionieri. Nel cortile in cui ci scambiavamo le nostre dolorose impressioni, improvvisamente mi rammentai dei rumori sentiti. Non so qual timore d'essere canzonato m'imped di raccontare ai miei compagni di sventura ci ch'era avvenuto nella mia cella l'istante preciso in cui Crmieux cadeva con dodici palle nel petto. Tuttavia ne feci confidenza ad uno di essi, Francesco Roustan, che si domand un istante se il dolore non m'avesse fatto impazzire.
Questo il mio racconto dell'altra sera. Ve l'ho scritto come m' tornato alla penna. Fatene l'uso che vi parr utile per le vostre ricerche, ma non abbiate sul mio stato d'animo l'opinione del mio amico Roustan; poich il dolore non m'avrebbe potuto render folle in un momento in cui la conoscenza del fatto non l'aveva ancora provocato. Io ero nel mio stato normale, non dubitavo affatto dell'esecuzione, ed ho inteso perfettamente quella SPECIE d'avvertimento. Ecco la nuda verit.
CLOVIS HUGUES.
Secondo questo racconto, sembra che al momento stesso nel quale Gastone Crmieux era fucilato (la sua condanna risaliva ai giorni della Comune di Marsiglia, al 28 giugno) il suo spirito abbia agito sul cervello del suo amico e gli abbia dato una sensazione, un'eco, una ripercussione del dramma di cui cadeva vittima. La fucilazione non poteva essere udita dalla prigione (aveva luogo al Faro) ed il rumore si  ripetuto pi volte. - Questo fatto  bizzarro del pari che i precedenti; ma  certamente difficile a negare.
Pi innanzi ci occuperemo delle teorie esplicative. Proseguiamo ora la nostra esposizione, cos varia e cos strana in s stessa.
Uno scienziato ragguardevole, Alfonso Berget, dottore in scienze, preparatore al laboratorio di fisica della Sorbona, esaminatore alla Facolt di scienze di Parigi, mi ha comunicato la relazione seguente:
VIII. Mia madre era signorina e fidanzata a mio padre, allora capitano di fanteria. Quando la cosa  avvenuta essa abitava a Schlestadt, nella casa dei suoi genitori.
Mia madre aveva avuta per amica d'infanzia una fanciulla di nome Amelia M***; questa fanciulla, cieca, era nipote d'un vecchio colonnello dei dragoni del primo Impero. Restata orfana, viveva coi nonni. Era musicista molto valente e cantava spesso con mia madre.
Verso l'et di diciotto anni, si determin in lei una vocazione religiosa molto pronunziata, sicch prese il velo in un convento di Strasburgo. Nei primi tempi scriveva di frequente a mia madre; poi le sue lettere si fecero pi rare, ed infine, come avviene quasi sempre in simili casi, la corrispondenza coll'antica amica cess del tutto.
Circa tre anni dopo, mia madre ebbe un giorno bisogno di salire sul solaio per cercarvi qualche vecchio oggetto. Ad un tratto, ella ridiscende gettando alte grida, e cade priva di sensi. Si corre a rialzarla, essa torna in s, ed esclama singhiozzando:
" orribile! Amelia muore, essa  morta, poich l'ho sentita cantare come soltanto una morta pu cantare!".
E nuovamente una crisi nervosa le fece perdere i sensi.
Mezz'ora dopo il colonnello M*** entrava come un pazzo in casa di mio nonno, tenendo in mano un dispaccio. Questo dispaccio era della superiora del convento di Strasburgo, e conteneva queste sole parole: "Venite, vostra nipote  aggravatissima". Il colonnello salta nel primo treno, arriva al convento ed apprende che la suora era morta alle TRE PRECISE, l'ora esatta della crisi subita da mia madre.
Il fatto mi  stato raccontato spesso da mia madre, da mia nonna, da mio padre che assisteva alla scena, come pure da mio zio e da mia zia, testimoni oculari di questo strano incidente.
Questo fatto non  meno dei precedenti degno d'attenzione. Il nome del narratore  una sicura garanzia della sua autenticit. Non c' in questo caso n immaginazione, n romanzo. E l'ipotesi esplicativa pare la stessa. L'amica della signora Berget, morendo ed al momento stesso della morte, pare abbia pensato con grande intensit, con cara rimembranza, fors'anche con immenso rimpianto alla sua amica d'infanzia, e da Strasburgo a Schlestadt l'emozione dell'anima della giovane  venuta a colpire istantaneamente il cervello della signora Berget, dandole l'illusione di una voce celeste che cantasse una pura melodia. In qual modo? Non ne sappiamo niente. Ma sarebbe antiscientifico negare una coincidenza reale, un rapporto da causa ad effetto, un fenomeno d'ordine psichico, per la semplice ragione che noi non sappiamo spiegarlo.
Adunque, teniamoci in guardia, senza partito preso. Il semplice caso pu esso spiegare queste coincidenze nel calcolo delle probabilit?  una questione che esamineremo.
Ma  necessario non perder tempo, perch i documenti abbondano.
La signora Ulrico de Fonvielle mi ha narrato il 17 gennaio scorso (1899) la seguente osservazione fatta da lei stessa e conosciuta da tutta la sua famiglia.
IX. Abitava a Rotterdam. Una sera verso le 11, la famiglia secondo un'antica abitudine disse le preghiere ad alta voce ed ognuno si ritir nella propria stanza. La signora de Fonvielle era coricata da pochi minuti, e ancora desta, quando vide dinanzi a s aprirsi le cortine da piedi del letto ed apparirle con una precisione perfetta come di persona viva un'amica d'infanzia che non vedeva pi da tre anni, a cagione d'una indelicatezza commessa verso la famiglia, e della quale non si pronunziava pi il nome. Era vestita d'un grande accappatoio bianco, aveva i capelli neri spioventi sulle spalle, e la guardava fisa coi grandi occhi neri, stendendole la mano, le disse in olandese:
"Signora, me ne vado. Potete voi perdonarmi?".
La signora de Fonvielle si mise a sedere sul letto ed a sua volta le tese la mano per risponderle; ma la visione si dilegu subitamente.
La stanza era illuminata da un lumicino da notte e tutti gli oggetti erano visibili.
Subito dopo, l'orologio suon mezzanotte.
La mattina dopo la signora de Fonvielle stava raccontando a sua nipote la singolare apparizione, quando fu bussato alla porta. Era un telegramma dall'Aia, cos concepito:
"Maria morta ieri sera alle 113/4".
Il signor Ulrico de Fonvielle m'ha affermato, dal canto suo, che il fatto dell'apparizione e della coincidenza non  contestabile. Quanto poi alla spiegazione, egli la cerca al pari di noi...
La baronessa Staffe, la scrittrice tanto garbata, mi ha fatto conoscere i due casi seguenti:
X. La signora M... che divent francese col suo matrimonio, ed  laureata in medicina, era la veracit fatta persona. Sarebbe morta prima di dire una bugia.
Ecco quanto da lei m' stato raccontato. Nella sua adolescenza viveva in Inghilterra bench non fosse di nazionalit britannica; a sedici anni era stata fidanzata ad un giovane ufficiale dell'esercito delle Indie.
Un giorno di primavera nel porto inglese ch'ella abitava, era appoggiata coi gomiti al balcone della casa paterna e pensava naturalmente al suo fidanzato. Ad un tratto lo vede nel giardino, dinanzi a lei, ma molto pallido e come estenuato. Nondimeno, felice e giuliva, esclama: "Harry! Harry!" e discende come un turbine la scala. Apre precipitosamente la porta credendo di trovare la persona amata sulla soglia: non c'era nessuno. Allora entra nel giardino, esamina il luogo ove ha visto, guarda dappertutto, Harry non c'!
La seguono, cercano di consolarla, di persuaderla che si tratta di un'illusione; ma ella ripete: "L'ho visto, l'ho visto!".
E rimane rattristata ed inquieta.
Alcun tempo dopo la fanciulla ebbe la notizia che il suo fidanzato era morto in alto mare per un subito malore, il giorno e l'ora in cui l'aveva visto in giardino.
XI. Bernardina era una vecchia serva senza istruzione, senza l'ombra di una idea spirituale, e ch'era accusata di abbandonarsi talvolta al bere.
Una sera essa scende in cantina per spillare della birra, e risale subito dopo, col recipiente vuoto in mano, pallida e mancante. Intorno a lei si fa premura: - Che cos'hai Bernardina?
- Ho visto adesso mia figlia, mia figlia d'America; era tutta vestita in bianco, aveva l'aria d'esser malata e mi ha detto: Addio, mamma.
- Tu sei pazza! come vorresti aver visto tua figlia che  a New-York?
- L'ho vista! L'ho sentita. Ah! che cosa vuol dire ci?  morta!
In casa si sussurr: "Bernardina ha senza dubbio bevuto un po' pi del necessario".
Ma essa rest desolata... E il corriere che segu quest'incidente rec la notizia della morte della figlia di Bernardina, avvenuta il giorno e l'ora in cui sua madre l'aveva vista ed aveva riconosciuto il suono della sua voce.
Castex Degrange, direttore aggiunto alla Scuola di belle arti a Lione, m'ha trasmesso il fatto seguente:
XII. Mio suocero, il signor Clermont, dottore in medicina, zio del dottor Clermont (allievo ed amico del dottor Potain, da poco morto a Parigi) aveva un fratello padre del suddetto dottore, dimorante in Algeria.
Una mattina mio suocero, che non nutriva alcuna inquietudine per suo fratello che sapeva in buona salute, era in letto.
Prima di alzarsi da letto per andare a visitare i suoi malati, aveva l'abitudine di prendere una tazza di caff e latte.
Stava facendo questa piccola colazione, discorrendo con sua moglie ch'era seduta presso di lui, quando fu sollevato violentemente e rigettato sul letto, e ci cos all'improvviso ch'egli rovesci tutto il liquido contenuto nella tazza.
Apprese pi lardi che alla stessa ora suo fratello moriva in Algeri.
Era andato a bagnarsi al mare, ed era stato morso o punto al tendine d'Achille; preso dal tetano, era morto dopo trenta ore di malattia.
Mentre mi occupava particolarmente dell'esame di queste enigmatiche manifestazioni ed apparizioni di moribondi durante i primi mesi di quest'anno 1899, e sia in casa mia, sia in societ mi avveniva di parlarne abbastanza spesso con diverse persone, non tardai a constatare che se la maggioranza era d'uno scetticismo quasi completo, e non aveva visto nulla di questo genere, vi era sempre qualcuno che conosceva l'esistenza di queste cose. In media si pu stimare che una persona su venti ha osservato da s fatti analoghi, o ne ha sentito parlare nei circoli pi famigliari, e pu anche fornire informazioni di prima mano.
Ho citato dodici casi che mi sono stati riportati da persone in diretta relazione con me. Aveva inteso il racconto di un'altra ventina di casi dello stesso ordine quando mi venne l'idea di tentare in Francia un'inchiesta analoga a quella che alcuni anni fa  stata fatta in Inghilterra sullo stesso ordine di fenomeni. L'occasione mi parve eccellente per la sicurezza, l'autenticit, il valore delle testimonianze. Pubblicai i primi capitoli di quest'opera nel giornale ebdomadario del mio erudito ed eccellente amico Adolfo Brisson, Les annales politiques et littraires, i cui abbonati formano come un'immensa famiglia in frequente corrispondenza con la redazione. V' tra loro un'intimit che non ho mai notata se non fra i lettori del Bulletin mensuel de la Socit astronomique de France, e, in altri tempi, fra quelli del Magasin pittoresque. Questo legame non esiste fra i lettori dei giornali quotidiani, ed anche delle riviste pi serie. Una comunanza di idee unisce i lettori ai redattori, non perch si tratti di una chiesuola in cui tutti i fedeli pensano nello stesso modo, ma perch vi si sente una comunanza, una buona volont, un desiderio generale di unirsi, di aiutarsi nelle stesse ricerche, se c' l'occasione. Tale  almeno l'impressione che io ho ricevuto dalle lettere che un gran numero di lettori mi ha indirizzato fino dai miei primi articoli.
Non dico che fra gli 80,000 abbonati degli Annales non ci siano, come dappertutto, dei buffoni, degli impostori, dei creduli, dei pazzi, e tutto quello che si vuole. Ma sono l'eccezione. L'immensa maggioranza rappresenta una onesta media di perfetto buon senso, che si estende a tutte le classi della societ, dalle condizioni pi alte alle pi umili, e senza distinzione di credenze.
V' anche fra di essi, come del resto quasi dappertutto, un'intera classe di bigotti e di piccole coscienze imbottite di scrupoli, che hanno paura della propria ombra e sono assolutamente incapaci di pensare da s stesse. Queste persone m'hanno dichiarato subito che sarebbero restate mute come pesci, che io m'occupavo di ci che non mi riguardava, che gettavo il turbamento nello spirito delle educande, e che tali questioni diaboliche sono riservate alla Chiesa, il cui catechismo risolve tutti i misteri.
 il ragionamento che facevano a Socrate gli adoratori del tempio di Giove. Dov' oggi quel tempio? Dov' quel Giove? Ma noi leggiamo sempre i dialoghi di Socrate...
Mi parve dunque, dicevo, che sarebbe stata una buona e fruttifera indicazione sul numero, la variet e la natura di questi fatti, aprire un'inchiesta fra i numerosi e simpatici lettori degli Annales, e domandar loro che mi comunicassero quelli dei quali avevano potuto essere testimoni essi stessi, o dei quali potevano affermare l'autenticit sulle relazioni di persone di loro immediata conoscenza. L'appello seguente comparve nel numero del 26 marzo 1899:
Questi fatti misteriosi d'apparizioni, di manifestazioni di moribondi o di morti, di presentimenti nettamente definiti sono altrettanto importanti che interessanti per la nostra conoscenza della natura dell'essere umano, corpo ed anima, e questo ci ha spinto ad intraprendere questa serie di studi e di ricerche speciali, che certamente escono dai confini ordinari della scienza e della letteratura.
Fin da oggi, noi potremmo spingerci un poco pi oltre, e proprio col simpatico concorso di tutti i lettori degli Annales, se essi volessero prestarsi in questa circostanza forse unica.
Qui si tratta soprattutto di una testimonianza di statistica, di renderci conto della proporzione reale di questi fenomeni psichici: questa testimonianza potremmo averla qui stesso, in otto giorni, se i nostri lettori, tutti i nostri lettori, ci useranno l'estrema cortesia di prestarsi.
Sarebbero disposti ad inviarci una cartolina postale, rispondendo con un s o con un no ai due quesiti seguenti:
1. Vi  mai avvenuto, in un'epoca qualunque, di provare, essendo desti, l'impressione precisa di vedere un essere umano, o di ascoltarlo, o di essere toccato da lui, senza che voi poteste riferire questa impressione ad alcuna causa nota?
2. Questa impressione fu poi trovata coincidente con un decesso?
Nel caso che un'impressione di questo genere non sia mai stata provata, scrivere semplicemente NO e firmare (semplici iniziali, se si preferisce).
Nel caso in cui un fatto di quest'ordine sia stato osservato, si prega di rispondere ai due quesiti con un s o con un no, aggiungendo qualche parola per indicare il genere di fenomeno constatato, e, se v' stata coincidenza con un decesso, l'intervallo di tempo che ha potuto separare la morte dal fenomeno osservato.
Nel caso in cui fatti di questo genere fossero stati avvertiti in sogno, sarebbe bene farli conoscere quando vi sia stata coincidenza con un decesso.
Finalmente nel caso in cui, senza avere osservato da s, si conoscesse un fatto certo ed autentico, sarebbe del pari molto interessante trasmetterne una breve relazione.
Questa inchiesta avr un grande valore scientifico se tutti i nostri lettori vorranno inviarci la loro risposta. Anticipiamo loro i nostri ringraziamenti. Qui non  questione alcuna d'interesse personale; si tratta invece di un grave e non comune argomento d'interesse generale.
Come era da aspettarsi, non tutti i lettori hanno risposto. Per scrivere una cartolina od una lettera al solo scopo di essere utile alla dilucidazione di un problema  necessaria una certa devozione impersonale alla causa della verit. Simili caratteri non sono frequenti... Rubare alcuni istanti alla vita abituale, alle proprie occupazioni, ai propri piaceri, o semplicemente alla propria pigrizia,  uno sforzo, una specie di virt, per quanto ci sia semplice. E poi, in quest'ordine di idee molti temono il ridicolo! Perci io sono sinceramente e profondamente riconoscente a tutte le persone che hanno voluto rispondermi, e mi rincresce che mi sia mancato il tempo materiale per esprimere personalmente a ciascuna i miei pi vivi ringraziamenti.
Del resto, sarebbe ingiusto attribuire tutti i silenzi all'indifferenza, alla pigrizia o alla paura del ridicolo. Per esempio, una delle lettere, quella che porta il num. 24, comincia cos:
"Dacch voi avete intrapreso la serie di cos palpitanti problemi psichici, io ardo dal desiderio di inviarvi una relazione che mi riguarda molto da vicino senza avere il coraggio di farlo. Perch? Per timidit? No. Per un sentimento che io non mi spiego, ma che certamente  comune ad un gran numero dei vostri lettori, e che consiste nel dirsi: "A che serve? il signor Flammarion ha certamente ricevuto e possiede centinaia di relazioni; una di pi non far niente alla cosa, e poi... sar letta?".
Dall'altro canto, ho avuto occasione di constatare che un certo numero - non trascurabile - di persone, che sono state testimoni di questo genere di fatti, li tengono sotto silenzio e rifiutano perfino di raccontarli quando se ne  saputo qualche cosa, sia per un rispetto forse esagerato per dolorosi ricordi, sia per non immischiare nessun estraneo nei loro affari intimi, sia, ancra, per non dar occasione a discussione ed a critica da parte degli scettici.
Nei mesi di giugno e di luglio seguenti ho proseguito la stessa inchiesta nel Petit Marseillais e nella Revue des revues, un po' anche nel desiderio di rendermi conto dell'opinione pubblica generale.
Ho ricevuto 4280 risposte, fra le quali 2456 no e 1824 s. Fra queste ultime vi sono state 1758 lettere pi o meno particolareggiate, di cui molte insufficienti come documentazione. Ma ho potuto riservarne 786 importanti che sono state classificate, trascritte per quanto riguarda i fatti essenziali, e riassunte. Ci che colpisce in tutte queste relazioni  la lealt, la coscienza, la franchezza, la delicatezza dei narratori che hanno a cuore di dire soltanto quello che sanno e come lo sanno, senza nulla aggiungere o togliere. Ognuno vi  al suo posto per servire la verit.
Queste 786 lettere trascritte, classificate e numerate contengono 1130 fatti differenti.
Le osservazioni esposte in tali lettere presentano al nostro esame parecchie specie di argomenti, che possono essere classificati come segue:
Manifestazioni ed apparizioni di moribondi.
Manifestazioni ed apparizioni di viventi non malati.
Manifestazioni ed apparizioni di morti.
Vista di fatti avvenuti a distanza.
Sogni premonitori. Previsione dell'avvenire.
Sogni rappresentanti morti.
Incontri presentiti.
Presentimenti realizzati.
Simulacri di viventi.
Movimento di oggetti senza causa apparente.
Comunicazione di pensieri a distanza.
Impressioni provate da animali.
Chiamate intese a grandi distanze.
Porte chiuse a catenaccio che s'aprono da sole.
Case invase da spiriti.
Esperienze di spiritismo.
Questi fatti sono in gran parte soggettivi, si svolgono nel cervello dei testimoni, pur essendo determinati da una causa esterna. Per un'altra gran parte si tratta di allucinazioni pure e semplici: avremo in seguito da esaminarle e da discuterle. Quello che a tutta prima c'insegnano  che vi sono ancora molte cose che noi non conosciamo; e che vi sono nella natura forze ignote, interessanti da studiarsi.
Prima sceglier fra le lettere ricevute quelle che hanno per oggetto le manifestazioni di moribondi a persone deste ed in istato normale di spirito, eliminando tutto ci che concerne i sogni. Queste osservazioni vengono in continuazione alle precedenti. Non le far seguire da nessun commento: la discussione verr poi: per ora domando soltanto che siano lette accuratamente.
Sopprimo tutte le formole di cortesia; sopprimo del pari tutte le proteste di sincerit e di certezza morale. Ogni corrispondente afferma sul suo onore di riportare i fatti esattamente quali li conosce. Ci sia detto una volta per tutte.
XIII. Il 29 luglio 1865 Nephtali Andr era in mare tra la Francia e l'Algeria, in cui tornava dopo la chiusura dei corsi accademici. D'un tratto egli ebbe l'impressione di sentirsi chiamare distintamente: "Nephtali". Si rivolse, guardando intorno, ma non vide alcuno. Siccome quella voce rassomigliava in modo straordinario a quella di suo padre, ch'egli sapeva malato, e siccome d'altra parte aveva sentito parlare di fenomeni di telepatia, istantaneamente ebbe l'idea di una correlazione qualunque fra questo misterioso richiamo e lo stato di suo padre, Gabriel Andr. Trasse l'orologio per precisare l'istante. Arrivando a destinazione il giovane apprendeva la notizia del decesso del proprio genitore avvenuto all'ora stessa in cui questo nome "Nephtali" gli aveva risuonato alle orecchie come un richiamo supremo.
TONY ANDR
Pastore a Firenze (Lettera 5).
XIV. Rispondo dinanzi a voi come lo farebbe un testimonio:
A. Gioved 1. dicembre 1898 dopo aver passato la serata con mia madre, mi ritirai nella mia camera per coricarmi. Appena entrato, provai una specie d'apprensione, di stringimento di cuore, sentii che c'era qualcuno nella camera, qualcuno che io non vedeva e che pur tuttavia c'era o piuttosto doveva esserci.
La mia camera contiene pochi mobili e pochi cortinaggi; sarebbe impossibile dissimularvisi; con un sol colpo d'occhio mi accertai che non c'era nessuno.
Siccome l'apprensione continuava, uscii nel vestibolo, esplorai la scala e non vidi niente.
Ebbi allora il presentimento che quella notte mi sarebbe avvenuto qualche cosa, che sarei stato derubato, che un incendio sarebbe scoppiato, che un gendarme sarebbe venuto a svegliarmi per annunziarmi un qualche delitto per il quale c'era bisogno dell'opera mia, non so che in fine.
Misi l'orologio sul tavolino da notte, notando che erano le nove e mezzo, ed andai a letto.
L'indomani mattina ricevei un telegramma annunziante che un zio molto avanti d'et e malato da molto tempo era morto; questo telegramma non conteneva alcuna indicazione dell'ora, diceva soltanto ch'era morto il giorno prima, ossia il gioved 1. dicembre.
Comunicai questo dispaccio a mia madre, dicendole: " morto alle nove e mezzo di sera".
Annunziai quest'ora anche davanti a parecchie persone amiche, per poter poi invocare la loro testimonianza se le mie parole fossero mai contestate.
Presi il primo treno per andare a Janville, dove questo parente dimorava a 40 chilometri circa da Malesherbes.
Dopo aver scambiato alcune parole con mia zia, le domandai a che ora era morto suo marito.
Essa mi rispose simultaneamente con una donna che vegliava il cadavere ed aveva assistito alla sua agonia: "Alle nove e mezzo di sera".
B. Nel mese di ottobre 1897 mia madre mentre stava in una camera comunicante colla sala da pranzo mediante una porta che era aperta in quel momento, intese come un sospiro prolungato e sent come un soffio passarlo davanti al viso.
Io ero uscito. Credendo che io fossi entrato nella sala da pranzo, senza che ella se ne fosse accorta, disse ad alta voce: "Sei tu, Giorgio?".
Non avendo risposta, entr nella sala da pranzo e pot constatare che non v'era nessuno.
Quando tornai a casa, mi partecip ci che aveva provato.
L'indomani un dispaccio le annunciava la morte d'una cugina che dimorava a Chambon (Loiret) a circa 23 kil. da qui.
And a Chambon e seppe che quella cugina era morta in conseguenza di una caduta alcune ore dopo l'accidente. La manifestazione avvenuta coincideva esattamente con l'ora in cui questa parente era morta.
GEORGES MERLET
Giudice di pace a Malesherbes (Loiret)
(Lettera 6).
XV. Il 4 dicembre 1884, alle 3 e mezzo del mattino, ero appena scesa dal letto perfettamente sveglia, quando ebbi la visione precisa dell'apparizione di mio fratello, Giuseppe Bonnet, sottotenente del 2. reggimento spahis di guarnigione a Batna, provincia di Costantina (Algeria). A quell'epoca egli era alle manovre, ma non sapevamo con precisione dove si trovasse. Mio fratello mi baci in fronte; sentii un brivido freddissimo, ed egli mi disse molto distintamente: Addio, Angela, sono morto.
Molto commossa e sconvolta, svegliai subito mio marito, dicendogli: "Giuseppe  morto; me lo ha detto ora".
Siccome quel giorno, il 4 dicembre, era il compleanno di mio fratello (compiva trentatre anni), e ne avevamo parlato il giorno innanzi, mio marito mi assicur che si trattava di una deviazione di idee, e mi tratt anche da visionaria e da esaltata.
Tutto quel giorno di gioved fui molto angosciata. Alle 9 della sera ricevemmo un dispaccio; prima di aprirlo ne sapevo il contenuto. Mio fratello era morto a Kenchela (Algeria) alle 3 del mattino.
ANGELA ESPERON nata BONNET.
Certifico come assolutamente esatta la precedente narrazione di mia moglie.
OSMAN ESPERON
Capitano in ritiro,
Cavaliere della Legione d'onore
Bordeaux (Lettera 9).
XVI. Eravamo in campagna. Mia madre abitava una camera vicina a quella in cui dormivamo mia moglie ed io.
Mia madre era attempata, ma in buona salute, e alla vigilia della sua morte niente ci faceva prevedere che, quando essa si ritir la sera nella sua camera, la sua fine fosse tanto prossima.
Il mattino verso le 5 e mezzo io fui svegliato di soprassalto da un rumore che mi parve quello di un campanello.
Balzai dal letto, dicendo a mia moglie: "Mia madre suona".
Mia moglie mi fece notare che ci non poteva essere, poich mia madre, al pari di noi, non aveva campanello, e che il rumore del quale ero stato svegliato era lo stridore della carrucola d'un pozzo posto sotto le nostre finestre, stridore che di solito non mi svegliava.
Ammisi la possibilit di questa spiegazione, senza dare grande importanza al mio brusco risveglio.
Mi recai a Lione. Alcune ore dopo, mia moglie mi fece sapere, mediante un espresso, ch'ella aveva trovato mia madre morta nel suo letto, e che tutto faceva supporre che la sua morte doveva risalire alle 5 o alle 6 del mattino, e cio proprio nel momento in cui una inesplicabile sensazione mi aveva fatto credere di essere da lei chiamato.
E. GERIN
Procuratore presso il Tribunale civile (Lione)
(Lettera 13).
XVII. Alcuni anni fa avevo presso di me una vecchia aia, Sofia, che aveva allevato mia madre e me, ed aveva aiutato ad allevare mio figlio; a cagione della tarda et, non poteva far altro, per passare del tempo, che occuparsi del pollaio.
Sofia non era per me una madre, una vecchia, una donna; no, era semplicemente Sofia, e l'amavo con tutto il cuore come ai primi tempi della mia infanzia.
Per lei, io era il suo dio, il suo tutto... Ma vengo al fatto.
Una notte, tornava in vettura da un lungo viaggio, quando sentii pronunziare il mio nome da una voce soffocata, vicinissimo a me. Trattenni bruscamente il cavallo e scesi di vettura. Ma non vidi niente. Stavo per risalire credendo ad un'illusione dei miei sensi, quando sentii una seconda volta pronunziare il mio nome nella vettura da una voce straziante, come di qualcuno che grida al soccorso. Riconobbi la voce della mia povera Sofia. Essa non poteva certamente essere l, poich la sapevo assai sofferente da alcuni giorni. Risalii in vettura molto perplesso. Appena seduto, mi sentii chiamare per la terza volta, con una voce dolcissima, la voce colla quale nella mia infanzia mi cantava delle nenie per addormentarmi.
Provai allora un'emozione indefinibile. Ancora oggi quel ricordo mi conturba profondamente.
Qualche centinaio di metri pi in l discesi o notai nel mio taccuino il caso straordinario.
Finalmente un'ora dopo arrivai a casa: la prima cosa che mi fu detta si fu che la mia povera vecchia Sofia s'era spenta dopo quasi un'ora di agonia.
GEORGES PARENT
Sindaco a Wige-Faty (Aisne)
(Lettera 20).
XVIII. La sera dell'8 maggio 1896, verso le 9 e mezzo, stavo per coricarmi quando provai una specie di commozione elettrica che mi scosse dalla testa ai piedi. Mia madre era malata da alcuni mesi; ma nulla faceva prevedere che il suo stato si sarebbe aggravato subitamente. La commozione era stata cos strana, cos nuova, che io l'attribuii immediatamente e senza riflessione alla morte di mia madre. Sotto il colpo di questa emozione non riuscii a prender sonno che molto tardi e con la convinzione che l'indomani avrei ricevuto un dispaccio colla notizia della disgrazia. Mia madre dimorava a 60 chilometri da Moulins.
L'indomani mattina un telegramma mi chiama d'urgenza presso di lei. Parto e la trovo quasi priva di conoscenza. Essa mor il giorno dopo, vale a dire trenta ore circa dopo l'avvertimento.
Le persone che la curavano mi dissero che l'emorragia interna (alla quale poi soccombette) l'aveva colpita alle 9 e mezzo dell'8 maggio, e cio all'ora stessa in cui io ero stato cos stranamente avvertito.
Abate L. FORESTIER
Vicario a Saint-Pierre (Moulins)
(Lettera 23).
XIX. La vostra inchiesta m'impone il dovere di narrarvi un fatto che  avvenuto qui, e che ha commosso vivamente la maggior parte degli abitanti della borgata. Eccolo in tutta la sua semplicit.
Un giovane di quindici anni, servo gi da vario tempo in casa del signor Y. M., era stato incaricato da questi di condurre all'abbeveratoio il suo bestiame cornuto. Debbo dirvi che il padre di questo ragazzo era gravemente malato da due giorni per una flussione di petto presa ad una fiera presso Chamberet, e che tale malattia era stata nascosta al giovanotto.
Ora, questi, arrivato all'abbeveratoio lontano circa trenta passi dalla stalla, scorse improvvisamente due braccia levate in aria, poi una forma di spettro, e sent delle grida di dolore accompagnate da gemiti.
La scossa fu cos forte ch'egli svenne: disse poi che aveva creduto di riconoscere suo padre. Erano circa le 6 e mezzo o le 7 di sera.
L'indomani alle 4 e mezzo suo padre moriva, e la sera innanzi aveva ripetutamente domandato suo figlio fra le pi vive sofferenze.
Questo fatto pu esservi confermato da un centinaio di persone, le pi rispettabili di Chamberet.
C. DUFAURE
Farmacista a Chamberet (Corrze)
(Lettera 5).
XX. La mia prozia, M.me de Thiriet, sentendosi vicina a morire (il 21 aprile 1807) quattro o cinque ore prima della morte parve interamente raccolta in s stessa: "Vi sentite pi male?" le domand la persona da cui ho questo racconto. "No, mia cara, ho chiamato ora Midon per la mia sepoltura".
Midon era una persona che l'aveva servita e che dimorava a Eulmont, villaggio situato a 10 chilometri da Nancy, dove era M.me de Thiriet. La persona che assisteva agli ultimi momenti di questa cred che sognasse; ma due ore dopo fu ben stupita nel vedere arrivare Midon coi suoi vestiti neri fra le braccia, e che diceva aver sentito la signora che la chiamava per vederla morire e compiere verso di lei gli estremi doveri.
A. D'ARBOIS DE JUBAINVILLE
Conservatore delle acque e foreste in ritiro
Cavaliere della Legione d'onore, Nancy (Lettera 30).
XXI. Nel 1875 un cugino germano di mia madre, Claudio Prichon, allora capo contabile all'officina metallurgica dell'Horme, comune di Saint-Julien-en-Jarret (Loire) entrando dal tabaccaio, vide distintamente, attraverso la vetrata, mia madre e l'indomani riceveva la notizia della sua morte.
Mia madre ha forse pensato a suo cugino nei suoi ultimi momenti? Non saprei dirvelo. In ogni caso, la verit di questo racconto non pu essere messa in dubbio; mio cugino l'ha fatto pi volte ai suoi figli, dai quali io l'ho ricevuto, ed  un uomo d'una certa istruzione, poco espansivo, molto serio, pieno di buon senso, e perci degno di fede.
BERGER
Istitutore a Roanne (Lettera 39).
XXII. Mio nonno materno dimorava ad Huningue, di cui era sindaco. Poco tempo dopo l'assedio di questa citt, egli ebbe la notizia che suo padre, abitante a Rixhem a circa 20 chilometri da Huningue, era gravemente malato... Far insellare il cavallo, e partire a briglia sciolta fu cosa d'un momento. A mezza strada suo padre gli apparve alla testa del cavallo che s'impenn. Il primo pensiero fu che suo padre era morto, ed infatti, giunto a Rixheim tre quarti d'ora dopo, constat che suo padre era spirato al momento stesso di tale apparizione.
E. ROTHA
(Lettera 40).
XXIII. Mia madre mor il sabato 8 aprile 1893. Il mercoled precedente avevo ricevuto da lei una lettera, nella quale mi diceva di non essere troppo sofferente per la sua malattia di cuore, e mi parlava di una gita che aveva fatto sabato 1. aprile alla nostra campagna, a Wasselonne. Quel sabato 8 aprile avevo progettato di uscire, a mezzod pranzai tranquillamente, ma verso le 2 fui assalito da un'angoscia terribile. Salii nella mia camera e lasciatomi cadere in una poltrona scoppiai in singhiozzi: vedevo mia madre stesa sul suo letto, con in capo una cuffia di mussolina increspata che non le avevo mai visto, e morta. La mia vecchia cameriera, inquieta di non sentirmi camminare, venne a raggiungermi e fu sorpresa di vedermi in preda a tale disperazione. Le dissi quello che avevo veduta e l'angoscia provata. Essa pretese trattarsi di mal di nervi, e mi forz a finire di vestirmi. Uscii di casa come una persona incosciente. Cinque minuti dopo sentii dietro di me il passo rapido di mio marito che mi recava un telegramma: "Mamma perduta, non passer la notte". - "Essa  morta, diss'io, lo so, l'ho vista".
Tornammo a casa, e ci preparammo a partire col primo treno. Erano le 2 e mezzo, ora di Parigi, quando vidi mia madre sul suo letto e tre ore dopo seppimo da un telegramma ch'essa era morta improvvisamente alle 3 e mezzo, ora di Strasburgo. Non era stata malata, s'era messa a letto soltanto due ore prima di morire, lagnandosi del freddo e di una grande sonnolenza; ma non credeva di morire, poich si faceva leggere una lettera da mio padre che stava ai piedi del letto. Bench non abbia domandato di vedere i suoi figli, io credo nondimeno che abbia pensato a me nello spirare. Non arrivai che il luned, verso le 11, a Strasburgo, quando mia madre era gi nella bara; ma quelle che l'hanno vestita mi hanno descritto, tale quale io l'ho vista, la cuffia di mussolina che le fu lasciata nel seppellirla.
A. HESS
Alby (Lettera 42).
XXIV. Un giovane studente di medicina, interno all'ospedale, fu preso da un'angina, a quanto si credeva, senza gravit. Una sera egli si ritira nella sua camera, senza essere pi sofferente, si corica e, per quel che si suppone, si addormenta. Il mattino della stessa notte, verso le 3, una suora dell'ospedale fu svegliata da colpi battuti alla sua porta; essa si alza in fretta giacch i colpi si fanno pi frequenti, corre alla porta e non vede alcuno. Domanda agli altri; nessuno aveva sentito niente. Ora, il mattino, all'ora di alzarsi, il vicino di camera del giovane studente malato, inquieto di non sentir niente nella camera del suo amico, entra e lo trova morto, colle mani contratte sulla gola. Una emorragia l'aveva ucciso.
La monaca si spieg i colpi battuti alla porta. Il povero moribondo aveva probabilmente pensato a lei, ch'egli conosceva in modo particolare. Se ella si fosse trovata presso di lui, ne avrebbe forse impedito la morte.
Se pubblicate questa relazione, vi prego di cambiare il nome della citt ed il mio, poich qui si  del tutto fin de sicle, e ci si burla di tutto.
A. C.
(Lettera 43).
XXV. Il 22 gennaio 1893 io ero chiamata per telegramma presso mia zia di ottantadue anni che era malata da alcuni giorni.
Al mio arrivo trovai la zia agonizzante e che non parlava quasi pi; mi misi al suo capezzale per non lasciarla pi. Verso le 10 di sera io vegliava, seduto in una poltrona, presso di lei; quando la sentii chiamare con una forza stupefacente: Lucia! Lucia! Lucia! Mi levai vivamente e vidi mia zia che aveva perduto interamente la conoscenza e rantolava. Dieci minuti dopo, essa rendeva l'ultimo respiro.
Lucia era un'altra nipote e la figlioccia di mia zia, che non veniva a trovarla abbastanza spesso, a suo giudizio, poich se n'era lagnata pi volte colla donna che l'assisteva.
L'indomani io dissi a mia cugina Lucia: "Dovete essere stata ben sorpresa, ricevendo un telegramma che vi annunciava la morte di nostra zia". - "Niente affatto, mi rispose, me l'aspettavo un poco. Figuratevi che la scorsa notte verso le 10 mentre dormivo profondamente, mi sono svegliata in modo brusco, sentendomi chiamare dalla zia: Lucia! Lucia! Lucia! Tutto il resto della notte non ho chiuso occhio".
Eccovi il fatto, che vi certifico esattissimo, pregandovi di dare soltanto le mie iniziali se lo pubblicate, poich la citt che io abito  composta solo di gente futile, d'ignoranti, o di bigotti ipocriti.
P. L. B.
(Lettera 47).
XXVI. Un anno e mezzo fa mio padre, una cugina nostra ospite e mia sorella discorrevano nella sala da pranzo. Queste tre persone erano sole nell'appartamento quando ad un tratto sentirono suonare il piano nella sala. Molto imbarazzata, mia sorella prende un lume, va nella sala, e vede perfettamente alcuni tasti abbassarsi tutti insieme, far sentire dei suoni e rialzarsi.
Essa torna e racconta ci che ha visto. Al primo momento si ride della sua storia, pensando all'esistenza di un topo dentro la cassa armonica; ma siccome mia sorella  dotata d'una vista eccellente, e non  affatto superstiziosa, si trov la cosa strana.
Ora, otto giorni dopo, una lettera proveniente da New-York ci annunziava la morte di un vecchio zio, dimorante in quella citt. Ma, cosa pi straordinaria, tre giorni dopo l'arrivo di questa lettera il pianoforte si rimetteva a suonare. Come la prima volta, un annunzio di morte ci giungeva otto giorni dopo, questa volta quella di mia zia.
Mio zio e mia zia formavano una coppia perfetta; essi avevano conservato un grande attaccamento per i loro parenti e per il loro Giura originario.
Dopo di allora il pianoforte non s' mai pi fatto sentire.
I testimoni di questa scena sono pronti a certificarvi la cosa quando vorrete; noi abitiamo in campagna nei dintorni di Neuchtel, e v'assicuro che non siamo dei nevrotici.
EDOARDO PARIS
Artista pittore, presso Neuchtel
(Svizzera) (Lettera 54).
XXVII. Nel 1885 finivo il mio ultimo anno di servizio all'arsenale di Tarbes, in cui lavoravo come forgiatore. A notte avanzata del 20 maggio, fui risvegliato dalla sensazione di una luce(3) che passava davanti ai miei occhi. Guardai e vidi ai piedi del mio letto, a sinistra, un disco luminoso, la cui luce discreta rammentava quella d'un lumino da notte. Senza veder nessuna figura, senza sentir nulla, mi venne in mente l'idea precisa che un mio cugino dimorante a Langon, e che era affetto da grave malattia, si trovava dinanzi a me. Dopo alcuni secondi la visione svan ed io mi trovai seduto sul mio letto, e mi dissi ricoricandomi: "Imbecille,  un incubo".
L'indomani, come di solito, io mi recai al laboratorio, e l alle tre e mezzo ebbi un telegramma annunziante la morte di quel cugino, avvenuta verso un'ora della notte. Domandai ed ottenni un permesso di tre giorni per andare ad abbracciarlo l'ultima volta. Cresciuti come fratelli, noi ci amavamo come tali.
Arrivando, narrai quanto v'ho scritto a mio zio Lapaye, ed alla mia madrina, padre e madre del defunto. Essi sono ancora in vita e possono, al caso, testimoniare la veracit di quanto vi trasmetto, senza averne "accomodato i particolari" come voi rimproverate ad alcuni.
ELOI DESCAMPS
Bommes (Gironde) (Lettera 56).
XXVIII. Alcuni giorni innanzi il 24 di luglio 1895 io mi era appena svestita e mi teneva in piedi presso il mio letto, mentre mio marito si trovava in quel momento nel suo gabinetto di toletta. Ero perfettamente sveglia, ed ho visto la figura di mia nonna, tutta a rughe e grinze molto pi che non fosse in realt, e livida come una testa di morto. Ci ebbe la durata d'un lampo, ma nondimeno mi turb profondamente. Sul momento non dissi nulla, perch quelle cose sembrano sempre ridicole a raccontarsi: l'indomani mattina mia madre mi faceva sapere che mia nonna era stata colpita da una completa paralisi che le toglieva ogni conoscenza. Ed alcuni giorni dopo  morta. Non ho verificato se l'ora in cui l'avevo vista corrispondeva col momento in cui perdette la conoscenza.
Sono cattolica fervente, ho 35 anni e son moglie d'un avvocato; tutto ci che ha rapporto coll'al di l, m'interessa straordinariamente. Ma vi prego di non pubblicare il mio nome, poich questa citt  composta unicamente di intelletti molto leggieri, e specialmente occupati nelle chiacchiere.
L. M.
A. (Lettera 63).
XXIX. Nel gennaio 1888 perdetti mia nonna. Essa aveva fatto chiamare i suoi figli ai suoi ultimi momenti per dar loro un supremo addio. Tutti erano dunque presenti al momento della sua morte, ad eccezione di una mia zia, che era ed  ancora monaca al Brasile. Mia nonna manifest il rimpianto di non poterla rivedere, e mia madre fu incaricata di annunziare alla zia la triste notizia. Due mesi dopo, essa riceveva una lettera di mia zia, nella quale questa raccontava che una sera, al momento di coricarsi, aveva sentito dei passi intorno al letto: si volt e non vide niente; ma a un tratto le cortine s'aprirono bruscamente, ed essa sent come una mano posarsi sul letto. Era sola nella camera e v'era luce. Il suo primo pensiero fu che qualche parente era morto; e perci si mise a pregare per l'anima sua. Prese nota del giorno e dell'ora: ed era precisamente il giorno della morte di mia nonna quello in cui essa aveva avuto quest'impressione.
M. ODEON
Istitutrice a Saint-Genix-sur-Guiers
(Savoia) (Lettera 68).
XXX. Mio padre, che aveva allora 20 anni, si trovava solo in casa, quando - dopo la mezzanotte - si produsse un fracasso terribile, e poi la porta d'entrata s'apr con gran rumore. Mio padre che dormiva al primo piano, si svegli di soprassalto, e nello stesso tempo suo padre, che era al pianterreno, lo chiam per domandargli s'egli era nella sua camera o se era sceso in cortile, e perch aveva fatto tanto rumore. Mio padre scese premurosamente, manifestando il suo stupore per questa strana avventura. Siccome non ci capivano niente, padre e figlio richiusero la porta spingendo il catenaccio, e ciascuno torn al suo letto. Ma in capo a pochissimo tempo la stessa scena si riprodusse, e pap e nonno s'incontrarono di nuovo ben spaventati, davanti alla porta aperta. La richiusero per la terza volta e ciascuno torn al suo letto, quando, per la terza volta, la porta si apr con fracasso. Allora la legarono con una grossa corda. Il resto della notte trascorse tranquillamente.
Qualche tempo dopo arriv una lettera, che annunziava la morte del fratello di mio nonno, stabilito in America; la data della sua morte coincideva con quella degli avvenimenti riportati pi sopra. Soltanto questo fratello era morto verso un'ora del pomeriggio. Pi tardi si seppe che questo fratello aveva avuto un gran desiderio di VEDERE ancora una volta suo fratello in Alsazia, e quando lo si credeva gi morto, riapr ancora gli occhi ad un tratto dicendo: "Ho fatto un grande viaggio; mi trovavo presso mio fratello a Brumath". Poi mor.
CAROLINA BAESCHLY
Saverne (Lettera 72).
XXXI. Personalmente, non ho alcun fenomeno di telepatia da farvi conoscere. Ma ieri l'altro si parlava in casa mia delle vostre dotte ricerche. Una persona assolutamente degna di fede raccont che, assistendo sua madre negli ultimi istanti, quasi al momento della morte aveva sparso una grande quantit d'acqua di Colonia intorno alla moribonda. Alla stessa ora la sorella del narratore, a pi di trenta leghe di distanza, ebbe come la certezza della morte di sua madre, e sent assai distintamente un odore d'acqua di Colonia, quando nessuna bottiglia di questo profumo era alla sua portata. Questa signora sapeva che sua madre era molto malata.
OTTAVIO MARAIS
Antico presidente dell'Ordine degli Avvocati
Rouen (Lettera 80).
XXXII. Il 19 dicembre 1898 m' avvenuta un'audizione molto strana. Ecco il fatto che pu essere confermato da tutti i miei familiari, giacch m'ha cagionato un'impressione profonda.
Mio marito era partito il 19 per un piccolo viaggio; ed io presi nella mia camera il maggiore dei miei tre figli, dell'et di 7 anni. Tutte le porte erano chiuse a chiave: io sono paurosa e la nostra casa  un po' isolata. Alle 3 del mattino ci svegliammo io e mio figlio, e sentimmo dei passi leggeri ma distinti che si dirigevano verso la porta dei bambini e poi verso la mia; nello stesso tempo fu girato il saliscendi della porta; ma questa era chiusa a chiave. Saltai a terra dal letto o senza aprire la porta domandai: Anna (il nome della bambina), sei tu?... Nessuna risposta. Tornai a letto convinta che Anna s'era alzata. Grande fu il mio spavento, quando seppi a colazione ch'essa non aveva lasciato la sua stanzetta.
Due giorni dopo appresi la morte di una parente d'antichi pigionali della nostra casa. Essa era morta il giorno 19 alle 11 di sera.
JEANNE BANAUD D'BERL
Fabbrica di mattoni di Bussigny (Lettera 88).
XXXIII. Ecco quanto ho sentito raccontare dalla marchesa di .... circa cinque anni fa, quando era precettore di suo figlio.
La marchesa pranzava una sera da un amico a Parigi. I convitati erano numerosi e molto allegri. Perci l'emozione fu grande quando una giovinetta della compagnia si rivers sulla sedia, gettando un alto grido, e in preda ad una crisi di lacrime. Tutti si precipitarono in suo aiuto. Essa indicava la porta a vetri per la quale si entrava nella sala da pranzo, e diceva: "L! l! mia madre m' apparsa, mia madre  morta!" Si cerc invano di calmare la giovinetta e di scacciare quella sinistra idea dalla sua mente.
Una specie di malessere s'impadron ben presto degli stessi presenti. Venti minuti dopo un servo si presentava e chiedeva di condurre via immediatamente la signorina, facendo capire che una grande disgrazia era avvenuta. La madre della giovinetta era morta improvvisamente.
E. LEMOISSON
Professore al Collegio di Vire
(Lettera 94).
XXXIV. Una persona di mia conoscenza, ch'era andata in campagna per affari, constat, la prima notte ch'era andata a dormire nella sua camera, che il suo letto s'agitava, si sollevava, come mosso da una causa ignota. Erano le 11 di sera. Accese il lume, e vide in mezzo alla camera un grossissimo cane(4), che teneva gli occhi fissi sopra di lei. Dopo alcuni istanti, esso disparve per un vetro della finestra, senza lasciar traccia del suo passaggio. La persona part precipitosamente l'indomani mattina, presentendo una disgrazia avvenuta in casa sua, e l infatti apprese che X, ufficiale dell'esercito, colpito da una malattia incurabile, s'era suicidato il giorno innanzi alle 11 di sera. Questo signore gli aveva domandato di venir accolto, per essere curato; ma ricevuto un diniego, aveva dato questa risposta: "Allora non mi resta che a finirla con la vita".
Questa persona vede una relazione diretta fra questa bizzarra manifestazione e la morte sopravvenuta lo stesso giorno e la stessa ora.
CIEUCIAU
10, Rue de la Paix, Cherbourg
(Lettera 98).
XXXV. Mia madre aveva due zii preti: uno era missionario in Cina, e l'altro curato in Bretagna; una loro sorella, gi avanzata in et, dimorava nei Vosgi.
Un giorno, questa persona era in cucina, occupata a preparare il pranzo della famiglia, quando la porta si apr, ed essa vide sulla soglia il fratello missionario, dal quale era separata da lunghi anni. "Mio fratello Francesco!", esclam essa, e gli corse incontro per abbracciarlo; ma al momento in cui giungeva a lui, non lo vide pi con suo grande spavento.
Lo stesso giorno, alla stessa ora, il secondo fratello, che era curato in Bretagna, leggeva il suo breviario, quando sent la voce del fratello Francesco che gli diceva: "Fratello mio, sto per morire". Poi dopo un momento: "Fratello mio, muoio". E finalmente, alcuni minuti dopo: "Fratello mio, sono morto".
Alcuni mesi dopo essi riceverono la notizia della morte del missionario, avvenuta quel giorno medesimo, nel quale avevano ricevuti cos strani avvertimenti.
Se io mi permetto di mandarvi questo racconto, ci  perch questo fatto mi sembra presentare tutte le garanzie di autenticit. Esso m' stato raccontato da mia madre e da una zia separatamente: esse lo avevano dai personaggi in questione, il loro zio, un prete rispettabile, e la loro zia, una brava e degna donna, che non avrebbero certo inventato questo racconto per il piacere di stupire il pubblico. Quanto a credere ad una allucinazione, sarebbe inverosimile che essi ne abbiano avuto una nello stesso tempo, a parecchie centinaia di leghe di distanza.
Posso affermarvi del pari, sull'onore, la mia perfetta sincerit; del resto, qual vantaggio avrei io nell'ingannarvi?
MARIA LARDET
Champ-le-Duc (Vosgi) (Lettera 108).
XXXVI. "Il valore dei fatti cresce in ragione del loro numero"; dite voi in un articolo sulle manifestazioni telepatiche: ci mi rende ardito a presentarvi uno di questi strani fenomeni, che non data da ieri, e non mi riguarda personalmente, ma del quale tuttavia posso garantire l'autenticit, dato il carattere veritiero, il buon senso, lo spirito chiaro e positivo della persona alla quale  avvenuto.
Verso il 1822 o 1823 il primogenito dei miei nonni faceva i suoi studi a Strasburgo. Le ultime notizie ricevute da lui erano buone e nulla poteva dar luogo ad inquietudine sul conto suo.  pur vero per che a quell'epoca, in cui 50 chilometri costituivano un lungo viaggio, le comunicazioni con Strasburgo non erano molto frequenti, e per conseguenza neanche le notizie.
Un giorno che mia nonna guardava un ritratto ad olio del figlio assente, essa cred di vedere la tela avanzarsi verso di lei, nel tempo stesso che sentiva distintamente la voce di quel figlio che diceva: "Mamma! Mamma!".
La visione fu s chiara, ch'essa stese le braccia e grid con angoscia: "Edoardo!".
Mio padre ebbe un bel dirgli che Edoardo stava bene, che se fosse malato i genitori ne sarebbero stati prevenuti, che aveva avuto un'allucinazione, che aveva sognato ad occhi aperti, ecc.; mia nonna rest sotto l'impressione d'una disgrazia.
L'indomani, un messaggio arrivava da Strasburgo per annunziare la morte del giovinetto.
Qual male lo aveva rapito in poche ore? Non rammento pi: so soltanto che egli era morto l'ora in cui sua madre guardava il ritratto, e che morendo aveva chiamato due volte: "Mamma, mamma!".
Vi confesso che sono assai incredulo; ma in questo caso mi arrendo. Tuttavia io non firmo che per voi, affinch voi sappiate che non si tratta di una favola.
S. S.
Vosgi annessi (Lettera 121).
XXXVII. Il 23 ottobre 1870, alle cinque del mattino, io dormiva tranquillamente, senza sognare, quando bruscamente sentii sulla guancia sinistra un tenero bacio. Gridai: "Mamma".
La sera dello stesso giorno ci perveniva un telegramma annunziante la morte della mia diletta madre, avvenuta alle cinque del mattino.
Ho serbato tale impressione di questo fatto che mai ne perder il ricordo.
Se la grande veracit di questo fatto pu esservi di una qualsiasi utilit, io sarei troppo felice di avere contribuito in modesta proporzione a ricerche di cui apprezzo l'alto valore.
PS. Mia madre moriva a Gien ed io era a Rochefort.
Sig.na MARIA DURAND
Rochefort-sur-Mer (Carente-Infrieure)
(Lettera 140).
XXXVIII. A. Cinquant'anni fa mia zia, suora di carit, allora in et di venti anni, e che era nel dormitorio comune nel quale l'ho ancora vista quest'anno, fu colpita da un grande strepito di botti rotolanti nel cortile. Apr vivamente la finestra e non vide niente. L'aveva chiusa per andare a letto, quando il rumore continu cos fortemente ch'essa la riapr ancora, con grande meraviglia delle sue compagne che non sentivano niente. Otto giorni dopo essa apprendeva la morte di sua madre che era spirata alle otto di sera chiamando le due figlie assenti. Fatto curioso, l'altra figlia che si trovava del pari in convento, non aveva sentito niente.
B. Molto tempo dopo questa stessa zia fu svegliata da colpi somiglianti a quelli d'un piccolo martello su di un tavolo presso il suo letto. Da principio la paura le imped di parlare, ma le otto suore che erano nello stesso dormitorio furono tutte svegliate da quel rumore. Si alzarono, e constatarono a tre riprese durante la notte che quel rumore si produceva sempre sul tavolo di mia zia. Tre suore, antiche compagne di mia zia, mi hanno affermato di essere state testimoni del fenomeno.
Nessuna coincidenza di morte.
C. COURTS
Marmande (Lettera 141).
XXXIX. A. Mio zio Giuseppe, fratello di mio padre, passeggiando nel suo giardino, verso le dieci del mattino, vede, di l di una siepe di spine, suo cognato a cavallo, che arrivava dalla strada.
Giuseppe rientra in casa, annunzia a sua moglie l'arrivo del marito di sua sorella e gli va incontro. Le ricerche furono vane, ma nella serata un espresso portava una lettera annunziante la morte improvvisa di quest'uomo, colpito da apoplessia il mattino stesso a 4.5 chilometri circa, e caduto da cavallo.
B. Quarant'anni fa (avevo allora trent'anni) ero ricevitore delle imposte nel Morbihan. Un giorno mentre prendevo il caff con due amici che avevano pranzato meco, verso le sette, sentimmo tutti tre un rumore di monete da cinque lire che ballavano in un cassettino. Mi slanciai nel mio ufficio, separato dalla sala da un semplice tramezzo, e non potei trovare la causa di quel rumore.
Nella stessa sera un mio fratello moriva a Parigi.
DU QUILLIOU
Sindaco di Lanhelin (Ille-et-Vilaine)
(Lettera 142).
XL. Mio padre, musicista, abitava a Lione, sua citt natale, colla giovane moglie e la sua bambina; i miei nonni paterni abitavano anche a Lione, ad una mezz'ora circa di distanza dal loro figlio.
Erano le otto del mattino del 28 agosto. Mio padre stava radendosi davanti ad una finestra, allorch si sent chiamare forte due volte: "Andrea, Andrea!". Si volta e non vede alcuno, va nella camera vicina che aveva la porta aperta, e trova mia madre seduta tranquillamente.
Mio padre le dice: "Sei tu che m'hai chiamato?". - "No, risponde mia madre; ma perch hai un'aria cos commossa?". Mio padre le racconta allora come s' sentito chiamare forte e come questa chiamata ripetuta l'ha turbato.
Egli finisce di vestirsi, e alcuni istanti dopo gli vengono a comunicare che suo padre  morto quasi all'improvviso, senza che si abbia avuto il tempo di mandarlo a chiamare per raccogliere i suoi ultimi aneliti. Prima di morire, egli aveva chiesto di lui ma non pensando ad un pericolo immediato non si era creduto dovere di prevenire il figlio.
Egli era morto alle otto del mattino, al momento preciso in cui mio padre s'era sentito chiamare con tanta forza.
Si noti bene che mio padre non aveva alcuna preoccupazione per la salute del padre suo, poich la sera innanzi questi stava ancora bene.
Mia madre che  stata testimone del turbamento, ma che, dal canto suo, non ha inteso la chiamata, me ne ha fatto ora il racconto per la centesima volta, ed io vi scrivo sotto la sua dettatura; ma vi supplico di non pubblicare i nostri nomi.
N. B. nata S.
a R. (Isre).
XLI.  accaduto non a me ma a mio padre di vedere in mezzo alla sua camera, fra le undici e mezzanotte, un essere umano: era suo figlio, mio fratello, che moriva proprio in quel momento.
Mio padre non conosceva l'accidente di cui suo figlio era rimasto vittima. Aggiunger che, da valente ufficiale di marina quale egli era, non era un sognatore, n aveva un'immaginazione atta a fargli credere ai fantasmi; era piuttosto un po' sanguigno e godeva di perfetta salute.
MARIA ESMENARD
proprietaria a Billom (Puy-de-Dme)
(Lettera 159).
XLII. Un mio fratello allora alunno di retorica in un collegio congregazionista, non pot una notte chiudere occhio, e subito dopo la sveglia, and a trovare il superiore del collegio e tutto in lagrime gli disse: "Io non so che cosa , ma son certo che  accaduta una disgrazia a casa mia". Il superiore tratt la cosa come una fanciullagine, ecc. Due ore dopo, la nostra vettura era alla porta del collegio per prendere mio fratello: nostro padre era morto all'improvviso quella stessa notte. Ora,  un fatto certo che mio fratello, allievo interno nel collegio, non sapeva e non poteva assolutamente sapere niente. Il collegio in cui egli si trovava, era distante una quindicina di chilometri dalla casa paterna.
GASTONE SAVOYE
Bailleul (Nord) (Lettera 164).
XLIII. Una mia zia, istitutrice in un comune dell'Alsazia, si trovava assai di frequente con la sorella del parroco.
Una sera, mentre stava per coricarsi, mia zia sent una o due scampanellate; discende e domanda chi . Nessuna risposta. Apre: nessuno. Non poteva essere un passante qualunque, poich per tirare il cordone del campanello bisognava entrare in un corridoio e salire parecchi gradini.
L'indomani mattina ha la notizia che la sorella del parroco era morta quasi all'improvviso nel momento all'incirca in cui essa aveva sentito la scampanellata.
E. DAUL
Neuves-Maisons (Lettera 169).
XLIV. Un amico mi descriveva due anni fa lo spavento avuto una certa notte mentre leggeva in letto prima di prender sonno.
Improvvisamente le cortine del letto furon battute con violenza, e nello stesso tempo sent un lungo lamento e un rumore di passi sul pavimento. Sua moglie, che era desta, mi conferm d'aver sentito gli stessi rumori. L'indomani essi ricevevano notizia della morte di un amico dimorante a quattro chilometri di distanza.
A. MORISOT
41, via del Castello, Lione
(Lettera 171).
XLV. La nostra famiglia era imparentata con quella del generale Bertrand, il compagno d'esilio di Napoleone. Mia madre era amica d'infanzia con la figlia del generale, Ortensia, moglie di Amedeo Thayer, il quale mor senatore del secondo Impero, credo nel 1866.
Nel 1844 la signora Thayer, in seguito ad una malattia, era stata mandata a Madera. Suo padre, il generale Bertrand, abitava a Chteauroux; nel gennaio 1844 egli venne a Parigi per qualche giorno e ne ripart alla fine del mese con la corriera postale; faceva molto freddo. Arrivato a Chteauroux, fu colpito da una congestione polmonare e mor il 29 gennaio.
Quello stesso giorno 29 gennaio sua figlia M.me Thayer, circondata da suo marito e dalle persone che l'avevano accompagnata a Madera, discorreva tranquillamente, senza sentire nessuna inquietudine per coloro che amava e che aveva lasciati in Francia. Ad un tratto essa impallidisce, getta un grido e d in lacrime, dicendo: "Mio padre  morto!". Si cerca di calmarla, le si rammenta che le ultime lettere erano tutte recenti e non contenevano altro che buone notizie, che nulla poteva far prevedere una disgrazia; essa persiste nella sua affermazione e fa prender nota dell'ora e del giorno. A quell'epoca non esistevano telegrafi e poche erano le ferrovie; una lettera impiegava quasi un mese per giungere dalla Francia a Madera. Col primo corriere giunse la notizia della morte del generale Bertrand, avvenuta il 29 gennaio, nell'ora medesima in cui sua figlia ne aveva avuto la rivelazione.
Tutti i testimoni di questa scena, e la stessa signora Thayer, sono oggi morti, ma il fatto  stato conosciuto da tutta la nostra famiglia, da tutta quella dei signori Thayer. Io l'ho sentito raccontare spesso da un nostro cugino, intimo di casa; fors'anche voi ne potreste verificare l'esattezza presso il padre Lodovico, cappuccino a Parigi, da molti anni confessore della signora Thayer, e che ha dovuto conoscere questo fatto. Desidero che il mio nome non sia pubblicato.
B. G.
Parigi (Lettera 172).
XLVI. Due anni fa mio fratello era partito in qualit di disegnatore per un viaggio d'esplorazione in Africa con la missione del signor Bonchamps. Ero senza sue notizie da molto tempo, quando una notte, svegliatomi di soprassalto, vidi distintamente mio fratello ucciso dalla lancia di un selvaggio.
Questo fatto m'impression cos vivamente che rimasi svegliato fino al mattino, e per pi settimane fui perseguitato da quella visione.
Alcune settimane dopo io riceveva la notizia della morte di mio fratello, ucciso il 14 novembre in Abissinia dalla lancia d'un selvaggio. Il fatto ha dovuto coincidere colla visione; disgraziatamente in quel momento dimenticai di notare la data precisa. Tuttavia posso assicurare che questo m' avvenuto nel novembre.
A. NYFFELEY-POTTER
Kinchberg (Lettera 175).
XLVII. Ecco un fatto di cui posso garantire l'assoluta esattezza.
Il 21 dicembre 1891 ricevei una lettera in cui mi si diceva che mio padre era molto ammalato e desiderava di vedermi. Siccome la lettera non mi pareva troppo allarmante, non ne fui inquieto e mi recai alla stazione di Redon per il treno delle 4.44 di sera. Essendo arrivato troppo presto, passeggiava nella sala d'aspetto senza pensare a niente, quando ad un tratto fui preso da un malessere, da una specie di stordimento: non vedevo pi ed avevo nelle orecchie un ronzio dei pi violenti: il malessere era stato cos subitaneo che io era rimasto in piedi immobile, in mezzo alla sala. Ci dov durare soltanto uno o due minuti, poich le persone cominciavano appena ad accorgersene quando tornai in me. Ma qui  lo straordinario. Proprio nel momento in cui ricuperavo la vista ed in certo qual modo la ragione, prima di vedere alcuno nella sala, la figura di mio padre m' apparsa per svanire subito dopo; nel tempo istesso un solo pensiero m' venuto, mi si  imposto e non ho potuto trattenermi dal formularlo cos: "Mio padre muore".
Tutta la notte ho avuto quest'idea fissa ed invano ho tentato di formarmi un'altra persuasione. Sono arrivato nella mia famiglia che abita nel dipartimento della Charente verso le 6 del mattino. Allora ho saputo che mio padre era morto il giorno innanzi alle 6 della sera. Un'ora circa prima di morire aveva domandato di me a pi riprese e la mia assenza lo aveva fatto piangere.
Quell'istante coincideva precisamente con quello dell'apparizione alla stazione di Redon. Ne fui colpito e non l'ho mai dimenticato.
P. BOSSEROLLE
istitutore a La Dominelais,
Fougeray (Ille-et-Vilaine) (Lettera 235).
XLVIII. Una signora di mia conoscenza, equilibratissima, seria e piena di senno m'ha affermato con giuramento la verit del fatto seguente.
Orfana, s'era fidanzata ad uno straniero, certo signor S... ch'essa am molto. Egli non pot ottenere il consenso della famiglia a questo matrimonio: aspettarono a lungo, poi, fosse prudenza o dispetto, essa spos un uomo di et avanzata che aveva egualmente chiesta la sua mano (ometto spiegazioni inutili).
Ella fu leale, non rivide pi il suo fidanzato che ritorn al suo paese, ma, nonpertanto pensava continuamente a lui.
Dopo qualche anno, rientrando un giorno nella sua camera, credette vederlo steso a terra morto ed insanguinato. Ella gett un grido di spavento, avvicinandosi e trepidante, forse vittima di un'illusione...
Dopo un istante tutto disparve e suo marito che accorreva al suo grido non vide nulla. Ella suppose che S.... dovesse esser stato vittima d'un accidente, ma non si pot informare non conoscendo la sua residenza. Qualche giorno dopo essa si trov in presenza d'un corrispondente del signor S.... il quale le disse che il suo amico, stanco della vita, s'era suicidato. Mettendo a confronto la data dell'apparizione e quella della morte ebbe la certezza della coincidenza.
GAUTHIER
Lione (Lettera 244).
XLIX. Una signora era ad un pranzo di grande cerimonia dato da un personaggio. Durante il pranzo la signora in questione gett un grido e, gli occhi fissi nel muro di fronte, le braccia distese in avanti, grid: "Mio figlio, mio figlio", e cadde in sincope. Trasportata in un'altra stanza e ritornando in s, raccont singhiozzando che tutt'a un tratto la sala con i suoi lumi ed i convitati era sparita per dar luogo al mare in tempesta e suo figlio fra le onde che le tendeva le braccia. Pi tardi ricevette la notizia che suo figlio, ufficiale di marina in viaggio nel mare indiano, era morto il giorno stesso della detta visione, gettato in mare da un'ondata. Io posso, se lo giudicate a proposito, darvi i nomi, i luoghi e le date.
J. HERVOCHER DU QUILLIOU
Lanhlin, Combourg (Ille-et-Vilaine)
(Lettera 246).
L. Una mia conoscente, moglie di un capitano, ha provato due volte l'impressione netta di vedere un essere umano... Una volta  suo cugino ch'essa in un viale chiama per nome, stupita di incontrarlo; un altro giorno il suo domestico, che avea lasciato in buona salute a Tolosa mentr'essa viaggiava, apre la porta della sua camera, ed essa gli domanda meravigliata che cosa venisse a fare...
Le due apparizioni non hanno durato molto ed hanno coinciso tutte e due con l'ora della morte di quei giovani.
J. DERAT-PONSAN
Tolosa (Lettera 252).
LI. Una dozzina d'anni fa io abitavo in Auch; una notte mia moglie che dormiva in una camera contigua alla mia e separata da un semplice tramezzo mi risvegli dicendomi: "Mi chiamate?" - "No, le risposi" - "Ebbene, vi assicuro che mi sono sentita molto distintamente chiamare due volte per nome: Maria, Maria" " senza dubbio in sogno, le dissi, che avete creduto di sentire qualcuno a chiamarvi; quanto a me io dormiva profondamente".
Un istante dopo mia moglie mi chiam di nuovo dicendomi: "Alzatevi presto, accendete la candela, qualcuno m'ha ancora chiamato: ho paura, venite".
Ma ecco dove il fenomeno diviene veramente straordinario. Mia moglie assai impressionata pass il resto della notte nella mia camera e volle tenere accesa fino a giorno la candela. "Ricordatevi, mi disse ella, che noi avremo presto notizie della morte del signor Gauthier di Marsiglia: credo di aver riconosciuto nelle chiamate successive il timbro della sua voce".
L'indomani mi trovava per caso dinanzi alla porta di casa mia quando pass il portalettere che mi diede una lettera con la busta listata a lutto. Fui stupito vedendo il timbro postale di Marsiglia, ma il mio stupore fu al colmo quando leggendo la lettera vidi che la signora Gauthier annunciava a mia moglie che suo marito ora morto durante la notte e alla medesima ora in cui essa era stata chiamata a due diverse riprese.
Ho spesso raccontato questo fenomeno straordinario, ed oggi son felice di farvene il racconto affinch possiate nei vostri lavori di ricerche trovarvi un'indicazione qualunque.
A. DEUPS
5, via Cassini, Nizza
(Lettera 275).
LII. A. Quando mio padre aveva una ventina d'anni si trovava in Corsica nella casa paterna con tre dei suoi fratelli che avevano dai 19 ai 30 anni.
Una notte intesero al piano superiore disabitato come i passi di qualcuno che passeggiava. Quando si diceva: "Sentite?" pareva di sentire un tallone battere ripetutamente. Salirono e cercarono dappertutto: niente: e quando discesero il passeggiare ricominci. Ci dur un'ora. Qualche tempo dopo si ebbe la notizia che una zia d'America era morta la medesima notte all'ora esatta nella quale s'era inteso il rumore insolito.
B. Nel luglio del 1877 mio padre mor a Costantina. Uno dei suoi fratelli, ch'egli amava particolarmente, si trovava allora in Corsica e si dondolava in un'amaca. Egli era allora affatto solo nella casa paterna. Tutt'a un tratto per un momento egli intese dei balzi disordinati al piano superiore. Mio zio si domandava quale poteva esserne la causa quando, ricordandosi subitamente ci ch'era gi successo durante la sua giovinezza, disse: "Comprendo, comprendo: egli  morto". Egli era mio padre.
Qualche ora dopo si seppe per telegramma che mio padre era morto all'ora in cui mio zio aveva sentito quei balzi.
E. RAFFAELLI DE GALLEAN
Nizza (Lettera 284).
LIII. Ritornando a Parigi dopo un'assenza di parecchi mesi, pensava alle persone che avrei rivedute e delle quali non avevo notizie dalla mia partenza; esse passavano tutte davanti al mio sguardo con la loro fisonomia abituale, eccetto un signore di una cinquantina d'anni che era pallido e sfigurato. Io mi dissi: "Probabilmente non lo rivedr pi; deve essere morto o morente". Non aveva alcuna simpatia per questo signore, e non  per affezione che il mio pensiero andava verso di lui.
L'indomani trovandomi con degli amici: "A proposito come sta il signor tale?" - "Sar seppellito domani, mi fu risposto,  morto ieri alle tre". Era precisamente l'ora nella quale ne avevo visto l'immagine cos scomposta.
Ci che vi dico non ha senza dubbio alcuna importanza, ma ho voluto rispondere al vostro appello.
L. HERVIEUX
Montivilliers (Seine-Inferieure)
(Lettera 290).
LIV. Mia madre abitante a Bligny-sur-Onche (Costa d'Oro) - nel 1871 o nel 72, non ricorda la data, ma potrebbe essere precisata - ha inteso un marted mattina, tra le nove e le dieci, aprirsi e rinchiudersi violentemente la porta della camera da letto in cui si trovava. Nel medesimo tempo s' intesa chiamare a due riprese: "Lucia, Lucia!".
Il gioved essa apprese che un suo zio, Clementino, che l'aveva sempre tenuta in grande affezione era morto il marted precisamente tra le nove e le dieci del mattino. Questo zio abitava a Uzerche (Corrze).
Al momento di questo rumore e di questa chiamata mio padre era fuori di casa. Al suo ritorno a mezzod, del marted ben inteso, mia madre gli raccont il fatto ma senza pensare allo zio.
Mio padre e mia madre, tuttora viventi, abitano con me a Bourges e da molto tempo questo fatto m' stato raccontato. Io ve ne garentisco la perfetta autenticit.
Se il fatto vi sembrasse cos interessante da essere pubblicato, vi sar tenuto se non darete che le mie iniziali...
P. D.
Bourges (Lettera 303).
LV. Nel 1856 io avevo nove anni e mio fratello sei; abitavamo presso i nostri genitori a Besanon. Questi erano originari del Wurtemberg e le nostro due nonne abitavano l'una ad Ulma, l'altra a Stuttgart. Non le avevamo mai viste e molto vagamente io, ch'era il maggiore, mi rendeva ragione di ci che fosse una nonna, e tanto meno mio fratello. Tutto ci che noi sapevamo di esse  che tutti gli anni a Natale l'una e l'altra scrivevano ai nostri genitori, che alla loro volta abbracciandoci ci dicevano che le nostre nonne pregavano affinch i loro nipotini divenissero saggi e grandi e ch'esse c'inviavano la loro benedizione. Era poco per due fanciulli ed io credo che la minima bambola, il pi piccolo pulcinella a quell'epoca ci sarebbero stati pi graditi. Nonpertanto ecco che cosa accadde. Un gioved del febbraio 1856 nostra madre mi disse di scendere al giardino per giocare al sole: io presi mio fratello per mano e discesi con lui al giardino, ma l invece di giocare con me come io gli proponevo mio fratello sedette tristamente in disparte, poi ad un tratto senza che niente gli fosse accaduto scoppi in singhiozzi e corse verso casa gridando: "Voglio vedere la mia nonna, la mia povera nonna, che non ho mai visto: voglio vederla!". Nostra madre credendo a qualche accidente corse verso il suo beniamino, ma, ad ogni domanda, ad ogni carezza, egli replicava sempre che voleva andare a vedere la nonna.
Con gran pena lo si consol promettendogli che se fosse stato buono si sarebbe andati a trovare la nonna.
La domenica seguente mio padre entr in casa tenendo in mano una lettera con un gran sigillo nero.
"Mia povera moglie, disse egli alla mamma piangendo ed abbracciandola, il nostro piccolo Edmondo non aveva torto di domandare la nonna, perch essa moriva il giorno e l'ora stessa in cui egli con tante lagrime chiedeva di vederla".
EMILIO SEITZ
Parigi (Lettera 314).
LVI. Io mi permetto di riferirvi un fatto accaduto nella mia famiglia, avente rapporto con le apparizioni dei morenti.
Mio padre in disaccordo da diciassette anni con suo figlio di cui ignorava la dimora, apparve a quest'ultimo due ore prima di morire. Mio fratello alle sette del mattino esce dalla sua camera, vede suo padre a due passi e gli domanda: "Che cosa vieni a fare in casa mia?". Mio padre gli risponde: "A cercarti", e subito sparisce.
Mia cognata dalla camera attigua al corridoio dove accadde, sent tutto e subito chiese a suo marito con chi aveva parlato.
Era il 3 dicembre 1889: in quel momento io mi trovavo presso il letto di mio padre che sonnecchiava; spir alle nove senza riprendere conoscenza.
EMMA LUTZ
8, place Kleber, Strassburg
(Lettera 325).
LVII. Mi permetter di raccontarvi un fatto autentico accaduto a mia zia materna che abita in Germania e che da lei stessa ho saputo.
Un mattino verso le otto era occupata a pettinare sua figlia quando ad un tratto ella vide sulla parete un fantasma, di cui la testa si distingueva perfettamente ma coi lineamenti talmente disfatti dalla malattia, che mia zia non pot riconoscere questo viso di morente. Fu cos impressionata da questa visione, che si mise a gridare. Suo marito e l'altra sua figlia accorsero e lei mostr loro piangendo il fantasma che non era ancora sparito. Ma mio zio e le mie due cugine non vedendo niente cominciarono a burlarsi di lei.
Due giorni dopo le fu annunziata la morte di mia madre morta di tifo, ad Atene, il 16 gennaio 1896 verso le sette del mattino. Mia zia che non aveva avuto il tempo d'apprendere la malattia di sua sorella aveva nonpertanto ricordata la data perch il giorno dell'apparizione del fantasma era il natalizio d'una delle sue figlie.
Contessa CAROLINA METAXA
Castello di Tharaudt presso Dresda (Lettera 342).
LVIII. Un mio prozio, ora morto, era capofucina in una delle grandi ferriere dell'Arige. Una sera che egli si recava come di solito al suo lavoro, giunto al cader della notte a poca distanza dalla ferriera sent all'improvviso sollevarsi il suo berretto e rizzarsi i capelli, e ci a due diverse riprese, senza poterne indovinare la causa.
Arrivato alla ferriera, da cui, come ho detto, lo separava appena una piccola distanza, i suoi operai, inquietissimi, lo informarono dell'improvvisa scomparsa d'uno di loro: invano lo si era cercato. Bisogna notare che lo scomparso era un amico dello zio. Poco dopo fu trovato morto in una cantina o sotterraneo in cui aveva dovuto cadere accidentalmente...
Ecco il fatto. La grande freddezza di spirito di mio zio, il suo coraggio e la sua lealt di cui  rimasto il ricordo nella mia famiglia, non mi permettono di mettere in dubbio un solo istante il suo racconto.
R. PEYRON
studente in medicina, Tolosa
(Lettera 356).
LIX. La signora A..... madre della persona dalla quale ebbi questo racconto, aveva avuto per anni al suo servizio una donna alla quale era assai affezionata. Questa donna si marit e and ad abitare una fattoria abbastanza lontana dalla cittadina dove viveva la signora A..... Una notte la donna si sveglia e dice a suo marito: "Senti, senti? la signora mi chiama". Ma tutto era calmo e silenzioso, e suo marito cerc di tranquillarla. Dopo qualche minuto la povera donna sempre pi agitata, disse: "Bisogna che io vada presso la signora; essa mi chiama, sono sicura che devo andare". Suo marito, continuando a crederla sotto l'impero d'un cattivo sogno, si burl di lei che dopo qualche tempo fin per calmarsi. L'indomani mattina quest'uomo andando in citt seppe che la signora A....., colpita la sera da una improvvisa indisposizione, era morta nella notte e non avendo cessato, morendo, di chiamare la sua antica cameriera, nel momento stesso in cui costei udiva la voce della sua padrona.
SUSANNA H.
Parigi (Lettera 362).
LX. A. Il signor Passa, ora morto ma che per lunghi anni  stato rettore a Versailles, mi ha raccontato il fatto seguente:
Un giorno, essendo perfettamente sveglio e cosciente (egli ora allora, se i miei ricordi sono esatti su questo punto, studente a Strasburgo), vide suo fratello, ufficiale dei turcos in Africa, coricato nel fondo di una fossa con la testa spaccata. Bench fortemente impressionato da questa visione, non pens affatto che potesse rappresentare una realt e non se ne ramment che pi tardi ricevendo col corriere d'Algeria la notizia che il giorno medesimo dell'apparizione suo fratello era stato assalito da uno dei suoi uomini che, dopo avergli spaccato il cranio, l'aveva gettato in una fossa.
B. Una giovanetta molto legata alla mia famiglia ed il padre della quale abitava a Costantinopoli (taccio il suo nome per discrezione, non essendo autorizzato a divulgarlo) si trovava a Genova presso una zia. Una sera ch'essa era al ballo, allegrissima come di solito, si ferm di colpo nel mezzo di una danza e sciogliendosi in lacrime, esclam: "Mio padre  morto! l'ho veduto!". La si calm a gran fatica, e qualche giorno dopo si seppe che suo padre (ch'essa neppure sapeva malato) era veramente morto nello stesso momento in cui si manifestava il fenomeno della sua apparizione.
A. E. MONOD
97, via Dragon, Marsiglia
(Lettera 363).
LXI. Essendo a Zurigo per qualche mese un giorno alle 3 del pomeriggio vidi dalla finestra passare nella via una persona che sapevo essere in Italia. Ne ebbi un'impressione cos forte che rimasi turbata il resto della giornata e raccontai il fatto ad una mia cugina. (Mio torto fu di non segnare esattamente il giorno e l'ora). Qualche giorno dopo seppi che la persona che avevo visto passare (un medico che mi aveva curata ed al quale era molto affezionata) ora morto d'improvviso in Italia, di aneurisma.
Credo di poter affermare che non sono passate pi di ventiquattro ore tra l'ora dell'apparizione e quella della morte di questo dottore avvenuta il 25 dicembre 1897.
LUCIA NIEDERHAUSER
Mulhouse (Lettera 366).
LXII. Circa tre anni fa il padre e la madre di mia moglie abitavano a Marsiglia, piazza Sebastopoli, num. 5, al 2 piano; la loro figlia maggiore era a Bziers gravemente malata. Il signore e la signora Jaume partirono da Marsiglia per andare dalla figlia e lasciarono l'appartamento alle cure degli inquilini del 1 piano, loro amici. Dopo un mese d'assenza circa ebbimo il dolore di perdere mia cognata, loro figlia maggiore. Ora la notte medesima della sua morte ed alla stessa ora (le 11) gli inquilini del 1 piano a Marsiglia non furono poco sorpresi sentendo salire al 2 piano, aprire le porte e percorrere l'appartamento in tutti i sensi. Non dubitarono un istante che non fosse la famiglia Jaume di ritorno da Bziers. Essendo gi coricati, non giudicarono opportuno di alzarsi per augurare il bentornato ai loro amici, ma l'indomani di buon mattino salirono a far loro visita. Quale non fu il loro stupore di trovare intatto l'appartamento! Nessuna porta era stata aperta, nessuna traccia che qualcuno fosse passato.
CH. SOULAIROL
Farmacista di 1 classe a Cazouls-les-Bziers
(Hrault) (Lettera 367).
LXIII. In risposta alla vostra inchiesta relativa a fatti d'ordine psichico vi segnalo il fatto seguente, di cui mio padre Fleurant istitutore a riposo e mia madre istitutrice, domiciliati a Thenay (Indre), vi garantiranno in seguito l'autenticit.
Si era in febbraio del 1887. A verux si trovava allora l'unico fratello di mia madre, a lei unito da grandissima affezione.
Disgraziatamente mio zio era afflitto da una malattia che doveva condurlo alla tomba, a dispetto della scienza e delle cure affettuose della famiglia.
Verso la fine dell'anno precedente mia madre, essendo andata a visitare suo fratello, aveva potuto constatare il progresso del male ed aveva avuto dal medico la certezza di una fine pi o meno prossima.
L'11 del mese sopraindicato verso le 6 della sera mia madre discesa nella cantina della sua scuola ne risal tosto turbata da un'emozione indescrivibile: aveva inteso a pochi secondi d'intervallo tre grida strazianti indirizzantisi a lei; le sembrava venissero dallo spiraglio di quella cantina aperto verso nord.
"Mio fratello, disse a mio padre,  in agonia; ho inteso or ora le sue chiamate".
Il posdomani riceveva una lettera con la data del 12, in cui era annunciata la morte di mio zio Ernesto Barthlemy. La scrivente, signora Bianca di Louvigny, che aveva assistito il malato fino al suo ultimo momento, diceva ch'egli non aveva cessato di chiamare mia madre.
Mia madre ha ripetuto spesso questi particolari e resta ancora convinta, senza potersi spiegare il fenomeno, d'essere stata sicuramente per qualche istante in relazione di pensiero con suo fratello.
Io ve li mando augurandomi ch'essi possano esservi utili nelle ricerche delle cause che producono tali effetti.
A. FLEURANT
Istitutrice a Reuilly, attualmente presso i suoi parenti a Thenay (Indre).
I sottoscritti certificano che le informazioni date nella presente lettera sono della pi rigorosa esattezza.
G. A. FLEURANT S. A. FLEURANT
Istitutore a riposo Istitutrice, Thenay (Indre)
(Lettera 390).
LXIV. Mia madre era al capezzale di sua madre, indisposta e spiacentissima di non poter andare a trovare una vicina sua amica che stava morendo (cosa che, del resto, le era tenuta nascosta). Ad un tratto si vedono, a porte e finestre chiuse, e mentre le stesse cortine del letto stavano ferme, le guarnizioni pendenti dalla galleria del baldacchino del letto agitarsi in senso inverso, vale a dire separarsi e riunirsi come in una forte stretta. E mia nonna disse subito: "Vedi, figlia mia, Giuseppina mi dice addio".
Mia madre scese subito. La vicina era appena morta.
MARIA OLLIVIER
Garcoult (Varo) (Lettera 402).
LXV. Mia madre era occupata un giorno in casa, quando sent la voce di suo fratello abitante a circa 800 chilometri chiamarla due volte per nome. Essa venne da mio padre e gli disse: " curiosa, mi sono sentita chiamare da mio fratello; ho paura, non so che cosa avvenga".
Due giorni dopo ricevette una lettera annunciantele che suo fratello era morto lo stesso giorno in cui essa ne aveva inteso la voce.
PELTIER
Marsiglia (Lettera 405).
LXVI. Ecco un fatto che posso garentirvi come vero: Essendo soldato in licenza a casa mia, a Annot (Basse Alpi), la mattina del 30 dicembre 1890 mia madre appena alzata da letto mi disse: "Io credo che una morte  avvenuta nella nostra famiglia. Questa notte allo 2 sono stata svegliata da ripetuti colpi battuti nel muro alla testa del mio letto. Ero ben sveglia ed ho avuto immediatamente l'idea della morte di qualcuno dei nostri". Io non vi prestai gran fede: ma ecco che verso le 10 della mattina stessa ricevemmo un telegramma da Digne annunciante la malattia grave di mia zia suora Sant'Angela, superiora degli Orfanelli di S. Martino di Digne. Mia madre disse: questo telegramma sar seguito da un altro annunciante la morte. Difatti un altro telegramma arriv la sera con la notizia prevista.
Il giorno seguente giunse una lettera nella quale era detto che mia zia dopo una malattia di pi giorni era morta il 30 dicembre alle 2 di mattina, ora nella quale mia madre aveva inteso quei colpi. Mia madre non sapeva che sua sorella fosse malata.
BARLATIER
Annot (Basse Alpi) (Lettera 409).
LXVII. Il fatto  accaduto a Contes (Alpi Marittime) nel 1881. Era una domenica, io mi trovava in chiesa con tutti i miei compagni di corso che l'istitutore era incaricato di condurre alla messa grande della domenica. A un certo momento, allorch eravamo in piedi, per conseguenza ben svegli, ebbi perfettamente la sensazione di una voce che mi diceva: "Tua sorella  morta".
Difatti ritornando a casa trovai che mia sorella, malata da qualche tempo senza per avere mai tenuto il letto, era in agonia e due o tre ore dopo moriva. Questo fatto  e sar sempre presente alla mia memoria come nel giorno in cui si produsse.
PEUCENAT
Nizza (Lettera 414).
LXVIII. Mia madre, la signora Molitor, a Arlon, m'incarica di trasmettervi la sua risposta.
Nel novembre del 1891, un mattino verso le 5, era a letto, sveglia. Dalla porta aperta della camera vide entrare suo fratello, luogotenente al macello militare di Mons (Hainaut). Era in piccola tenuta, e tale quale essa lo aveva visto parecchi anni prima, al tempo di una licenza passata con lei. Egli la guard, le sorrise e sort facendo con la mano un gesto amichevole.
Alle 11 della stessa mattina le giungeva il telegramma annunciante la morte di suo fratello.
C. MOLITOR
Impiegato del Catasto, Arlon (Belgio)
(Lettera 430).
LXIX. A. La signora Mercader, mia suocera, maritata a Vernet-les-Bains (Pirenei orientali) ma la cui famiglia abitava Elne (Pirenei orientali), mand una sera sua figliastra, Orsola, allora in et di 16 anni, a chiudere la porta di strada che era aperta. La giovanetta ritorn molto commossa, affermando di aver visto un carro funebre dinanzi alla casa. Non si volle crederle e si rise di lei. Ora l'indomani mattina arriv un espresso da Elne (il telegrafo non esisteva ancora allora...) annunziante che il padre di mia suocera era morto la sera proprio all'ora in cui la signorina Mercader ora andata a chiudere la porta ed aveva visto il carro funebre.
B. Mia moglie non aveva allora che 15 anni, ma si ricorda perfettamente: I suoi genitori dirigevano uno stabilimento termale a Vernet-les-Bains dove tutti i domestici avevano le loro camere riunite su un solo corridoio. Ora un cuoco per nome Guiraud cadde gravemente malato e una notte mor. Tutti i domestici arrivarono insieme nella camera mortuaria immediatamente dopo la morte, senza che nessuno li avesse prevenuti: essi dissero che erano stati svegliati ciascuno da un gran colpo battuto ai piedi del loro letto.
Credo rispondere al vostro desiderio segnalandovi questi fatti che sono autentici.
Dott. H. MASSINA
a Vernet-les-Bains (Lettera 437).
LXX. La signora S... molto colta, intelligente, poetessa, esaltata: senza fortuna d'altronde, inventrice incorreggibile, si rec nel 1851 a Londra, ove aveva ricevuto un premio di 100,000 lire per perfezionamenti ai sartiami dei velieri. La sua cattiva stella 1e fece incontrare l un arabo, gran signore a modo suo, bello come un dio, che l'entusiasm tanto da indurla a dargli in moglie la figlia e in dote le 100,000 lire, non riserbandosi essa altro che i profitti futuri della sua invenzione, la quale arricch a milioni un buon inglese o la lasci senza un soldo. Quella fanciulla bella, dolce, buona, perfettamente allevata ed istruita, prodotto parigino in tutto il suo sapore e la sua raffinatezza, fu da suo marito vero barbaro, civilizzato solo per l'occasione, portata immediatamente in Africa, ed un'esistenza orribile e miserabile cominci per lei: una vita nomade sotto la tenda, unitamente a tre o quattro altre spose brutali e selvagge come il loro signore.
Quattro o cinque anni pi tardi la signora M... a Parigi, mentre una sera se ne stava accanto al fuoco, sent: Mamma, mamma, gridato vicino a lei dalla voce della figlia. Dapprima credette di ingannarsi. Poco dopo la medesima chiamata, ma pi forte e come angosciata. Essa si alz, percorse il suo appartamento, guard in strada. Tutto inutilmente. Essa non sapeva che pensare n che fare, quando la voce ripet per la terza volta: "Mamma, vieni, vieni, te ne prego, vieni subito".
Allora non esit pi. All'alba era in viaggio per Marsiglia. Quanto tempo dur il viaggio? Le strade ferrate erano allora costruite? La voce aveva detto: "Vieni a Marsiglia"? Di tutto ci non so pi niente. Il fatto si  che a Marsiglia essa trov la sua infelice figliuola che sembr non l'avesse aspettata che per morire nelle sue braccia.
S. BABINET RENCOGNE
Tolosa (Lettera 440).
LXXI. Il dottor Blanc, di Aix-les-Bains, mi ha raccontato di essere stato da giovane testimonio di un fatto curioso. Una sua zia era morta ed il figlio di lei, un fanciullo di 6 anni, era stato mandato credo a Sallanches in casa del dottor Blanc, padre del dottore attuale, e giocava con suo cugino. Improvvisamente il fanciullo si ferma in mezzo al suo gioco con cera spaventata, e grida: "Mamma! Ho visto la mamma".
Il fatto fu riferito al dottore e questi credette il fanciullo malato; ma pi tardi si seppe che la madre era morta nell'istante in cui il fanciullo aveva gridato.
LUIGI NICOLE
61, Tierney R. Streatham, Londra SW.
(Lettera 453).
LXXVI. Mia madre, che abitava a Varennes, aveva a Malamour, distante 15 chilometri, un parente molto amato da lei per i diversi aiuti avutine in momenti difficili.
Questo parente, ora morto, sapeva mia madre malata. Mi ha affermato che nella notte della sua morte avendo sentito un gran rumore nel granaio come se si movessero con violenza dei sacchi di grano, usc a dire: "La cugina Labb  morta". Ci che gli fu confermato quando gli partecipai la morte.
Per me se le manifestazioni telepatiche non sono pi frequenti  perch esse non hanno luogo che fra persone amiche, ma veramente amiche. Quante ne esistono? Niente di pi comune del nome, niente pi raro della cosa...
LABB
Notaio a Esnes (Meuse) (Lettera 455).
LXXIII. Ho spesso sentito raccontare nella mia famiglia il fatto seguente accaduto a mio zio, membro dell'Istituto, professore alla Scuola delle carte, morto da diciotto anni. Io non posso disgraziatamente garentirvene che le grandi linee e vi prego in conseguenza, se lo riportate, di non nominare mio zio.
Questi, fervente cattolico, era stato allevato da una delle sue zie che ricordava sempre con riconoscenza ed emozione. Ora verso l'epoca della sua prima comunione (la vigilia, credo) lontano pi centinaia di leghe da quella zia, se la vide dinanzi, ed ebbe la certezza che essa era morta e che veniva a dargli la sua ultima benedizione...
Pochi giorni dopo si seppe difatti che era morta all'ora in cui quel fanciullo l'aveva veduta.
PAOLO KITTEL
Professore aggregato all'Universit
al piccolo liceo Corneille a Elbeuf (Seine-Infrieure)
(Lettera 457).
LXXIV. Una sera d'estate verso le 3 io passeggiava leggendo un libro di Alfonso Daudet, quando bruscamente mi sembr di vedere che un mio camerata, attualmente nella marina, cadesse piangendo, col gesto classico del soldato mortalmente ferito, all'indietro e le mani sul cuore. Ne fui tanto imbarazzato, che la sera ne parlai alla famiglia.
Quattro o cinque giorni dopo ricevetti una lettera del nostro comune ex-professore che mi diceva: "Il vostro amico Luigi  disperato. Qualche giorno fa a caccia, con un colpo di fuoco maldestro, ha ferito suo fratello Carlo".
Ricevendo questa lettera pensai alla mia visione. Essa aveva mentito. Non era Luigi il ferito. La visione aveva avuto luogo alle 3 e l'incidente alle 4 e mezzo. Nonpertanto seppi pi tardi che Luigi era svenuto dicendo: "Se Carlo muore io mi uccido".
Ecco il racconto. Io insisto sulla certezza di una disgrazia conosciuta un'ora prima che avvenisse. Vi mando il mio nome per intero ma non vorrei lo pubblicaste integralmente, e vi sarei riconoscente se ne deste le sole iniziali.
J. P.
Saint-Paul-les-Romans (Drme)
(Lettera 453).
LXXV. Nel 1865 il colera infieriva a La Seyne; per scampare al flagello la mia famiglia s'era rifugiata in un casale vicino. Qui abitava un operaio il quale, sfidando l'epidemia, andava ogni giorno a La Seyne e rincasava la sera.
Un mattino, sentendosi stanco, non part, ed il suo primogenito quindicenne, non credendo suo padre gravemente indisposto, lo lasci per andare a distrarsi, pescando sulle rocce della costa a circa 8 chilometri, colla speranza che il padre lo raggiungerebbe col nella mattinata.
Alle 11 il padre mor nel suo letto, ed alla medesima ora il figlio lo scorse nettamente sopra una roccia vicina, accennandogli di avvicinarsi. Essendo la costa un poco dirupata, aveva fatto un giro per guadagnare la roccia anzidetta; ma al suo arrivo la visione era sparita. Il giovane spaventato rientr a precipizio domandando se suo padre era ritornato; gli si mostr il cadavere. Si fu allora che egli ci descrisse la sua visione.
Non avendo assistito io stesso agli ultimi momenti del padre non posso dire se morendo egli ha domandato di vedere suo figlio, e mi limito a raccontarvi solo ci che conservo con precisione nella mia memoria.
BALOSSY
Controllore principale dei tabacchi,
Pont-de-Beauvoisin (Isre) (Lettera 459).
LXXVI. Era verso il 1850; due sorelle erano a letto quando una di esse grida ad un tratto: "Ah! mio Dio! mio padre!".
La madre crede ad un'allucinazione o ad un sogno e cerca di persuaderne sua figlia, che le risponde: "Sono sicura di aver veduto pap, egli mi ha anche toccato con la sua mano". Bisogna aggiungere che il padre era a Tours da qualche tempo e costruiva case di legno per le fiere di quella citt. L'indomani la famiglia ricevette una lettera annunciante ch'egli era morto in seguito ad una caduta fatta nella serata. Fu proprio al momento della sua morte che l'apparizione ha avuto luogo.
L. DELANQUE
Rue du Chateau 28, Loches
(Lettera 462).
LXXVII. Qualche anno fa a Mouzon (Ardennes) una donna gravemente malata mand la sua figliuoletta a passare qualche giorno presso certi parenti a Sedan. Una notte la fanciulla si sveglia, chiama sua madre, chiede di vederla, supplica che la si conduca subito da lei.
L'indomani  annunciata la morte della madre sopravvenuta la notte all'ora esatta in cui sua figlia la chiamava e voleva assolutamente che la si conducesse da lei. Io non ricordo n i nomi di queste persone, n la data precisa dell'avvenimento, non avendovi prestato a quell'epoca grande attenzione, ma posso garantirvi questa coincidenza come perfettamente autentica.
G. GILLET
28, via Bournizet, Vouziers (Ardennes)
(Lettera 472).
LXXVIII. Ci che ho provato mi sembra si riconnetta coi fatti di cui voi pubblicate uno studio cos interessante.
Mio padre era malato e in cura lontano da casa. Pur conoscendo la gravit della sua malattia, speravamo ancora nella sua guarigione. Recatici a vederlo l'avevamo trovato meglio, quando una notte fui risvegliata di soprassalto e mi sembr che il ritratto di mio padre appeso di fronte al mio letto facesse un gran movimento. Dico mi sembr, perch credo inammissibile che si sia mosso. In ogni modo, il mio primo sguardo allo svegliarmi fu per quel ritratto che credetti veder muovere. Nel medesimo tempo provai una tale impressione di paura che non potei riaddormentarmi. Guardai l'ora: era l'una del mattino, precisa.
L'indomani di buon mattino ricevemmo una lettera che ci chiamava al letto di mio padre, il cui stato s'era aggravato subitamente. Arrivammo troppo tardi. Il mio povero padre era morto all'una dopo mezzanotte, dunque nello stesso momento in cui ero stata svegliata.
Questo fatto, a cui penso sovente, mi  naturalmente rimasto affatto incomprensibile.
GIULIETTA THEVENET
Montecarlo (Lettera 475).
LXXIX. Ecco un fatto che mi  del tutto personale, che ho piacere di comunicarvi per i vostri studi scientifici ma per il quale domando la vostra discrezione assoluta, perch  una confessione che racchiude quante indicazioni potrebbero bastare per svelare la cosa a talune persone di qui e forse anche alla famiglia del defunto di cui ora vi parler.
Il giorno del nostro primo colloquio io aveva venti anni ed egli trentadue: le nostre relazioni durarono sette anni. Ci amavamo teneramente.
Un giorno il mio amico mi disse, non senza dolore, che la sua situazione, la sua povert, ecc. ecc. lo costringevano ad ammogliarsi, e nelle sue spiegazioni imbarazzate sentivo un vago desiderio che i nostri rapporti non dovessero per questo essere rotti intieramente.
Tagliai corto a quel penoso convegno, e malgrado il mio immenso dolore, non rividi pi il mio amico, non volendo, nel mio amore unico ed assoluto, condividere con un'altra, e di buon grado, quell'uomo che amavo tanto. Pi tardi ed indirettamente seppi che si era ammogliato ed aveva un figlio.
Alcuni anni dopo questo matrimonio, una notte d'aprile del 1893 io vidi entrare nella mia camera una forma umana di cui cercai invano indovinare il sesso: questa forma di alta statura, era avvolta in un drappo bianco che ne ricopriva il viso. Con terrore la vidi avvicinarsi e chinarsi sopra di me; poi sentii due labbra premere le mie, ma quali labbra! non dimenticher mai l'impressione che mi produssero: non sentii n pressione, n movimento, n calore, niente altro che freddo, il freddo, di una bocca morta! Nonpertanto provai un sollievo, un benessere grande durante quel lungo bacio; ma in nessun momento del sogno n il nome n l'immagine dell'amico perduto si presentarono al mio spirito. Svegliatami, non pensai che ben poco a questo sogno fin verso mezzod quando, scorrendo il giornale di..., lessi quanto segue:
"Ci scrivono da X... che ieri hanno avuto luogo i funerali del signor Y..."; l'articolo continuava col descrivere le qualit del defunto, e terminava attribuendo questa morte ad una febbre tifoidea causata da esaurimento, prodotto dal lavoro eccessivo. "Caro amico, pensai, liberato dalle convenienze sociali, sei venuto a dirmi che son io quella che tu amavi ed ami ancora di l dalla morte: ti ringrazio e t'amo sempre".
Lo ritrover? La mia anima sarebbe felice di fuggire dalla sua prigione per volare alla sua ricerca.
M.lle Z.
(Lettera 494).
LXXX. Nell'anno 1866 Paolo L..., professore di tedesco a Pietroburgo, si trovava con suo fratello in casa della loro madre in Prussia a qualche distanza dal villaggio dove abitava la loro sorella allora lievemente sofferente.
Un mattino, il 17 settembre, i due fratelli passeggiavano in aperta campagna. Ad un tratto Paolo intese una voce che a due riprese lo chiam per nome. Alla terza volta il fratello intese anch'egli la voce pronunciare distintamente il nome di Paolo. Commossi da un fosco presentimento perch la campagna era deserta, i due fratelli affrettarono il ritorno a casa ove trovarono un telegramma che annunziava la sorella aver subitamente peggiorato ed essere in agonia. Paolo L... e sua madre partirono colla posta. Strada facendo, verso le quattro pomeridiane, il signor L... vide improvvisamente passarsi dinanzi la figura di sua sorella che lo sfior traversando la vettura.
Ebbe allora la ferma convinzione che sua sorella era morta, lo disse a sua madre e not esattamente l'ora. Al loro arrivo apprese che la sorella era morta all'ora in cui la sua forma era apparsa, e che il mattino essa l'aveva pi volte chiamato nell'agonia.
Altri particolari da notare: quando ritornarono a casa, trovarono l'orologio fermo all'ora esatta della morte, ed il ritratto della loro sorella era caduto nel medesimo momento (questo ritratto era solidamente appeso, eppure cadde senza strappare il chiodo).
Il signor L..., del quale vi dar l'indirizzo se lo desiderate, pu certificare come esatti tutti questi fatti.
N. MOURAVIEFF
Pietroburgo, 18-30 marzo 1899
(Lettera 498).
LXXXI. A. Siamo nel dicembre 1875. Mio padre si era messo a letto, ove moriva l'indomani. Egli era malato da molto tempo ma credeva e sperava di poter scongiurare la morte sinch non si fosse messo in letto. Io ero seduto presso il suo letto, e vedevo con dolore manifestarsi i primi sintomi dell'agonia.
Nessuno della famiglia era ancora prevenuto.
Ad un tratto uno dei miei zii entra in abito da lavoro e con voce rotta mi dice: Mio fratello  molto malato?
- Vedete...
- Figurati che poco fa tornando dai campi, mi parve di vedere tuo padre trascinarsi come al solito e come sempre colla mano sul petto, al posto del suo male. Si volse verso me e mi disse: "Cristoforo,  finita, vieni a casa...".
Spaventato, gridai a Giulio: - Tuo zio, non vedi tuo zio? - Ma tu sogni, pap, non c' nessuno! - In tal caso, risposi, avvisa tua madre che non rincaso e che vado a D... da mio fratello.
Erano le sei di sera; l'indomani alle cinque mio padre era morto.
B. Il secondo fatto accadde nell'agosto del 1899.
Una sera mia moglie ed io cenavamo tristi: avevo perduta mia madre. Ad un tratto un uomo entr e disse a mia moglie che sua madre era malata gravemente e che bisognava partire immediatamente: egli aveva una vettura. L'indomani ebbi notizia del peggioramento di mia suocera e che ero aspettato.
Stavo per partire, quando subitamente fui preso da un terribile accesso di neurastenia; ogni movimento mi era impedito e fui preso da una specie di sonnolenza.
Non vedevo niente, ma mi sentivo laggi in mezzo alla famiglia in lagrime vicino al letto della morente e sentivo una voce che diceva: "Non viene dunque Emilio?"; e poi un'altra voce, quella della morente: "Non pu poveretto;  malato! E d'altronde, a quale scopo?". Un'ora dopo ricevei il telegramma fatale: "Mamma  morta".
Dottor E. CLMENT
Montreux (Lettera 502).
LXXXII. Mio cognato Jung si trovava un giorno con suo padre, suo cognato Ganzhirt ed un amico di quest'ultimo, di nome Sohnlein, in un padiglione del loro giardino. Jung aveva circa dodici anni, Ganzhirt e Sohnlein dai ventidue ai ventiquattro. Tutti stavano bene. Sohnlein disse loro: "Quando morir, vi apparir in questo stesso luogo". Alcuni mesi dopo mio cognato Jung facendo i compiti di scuola in quel padiglione sent un rumore come di un albero fortemente scosso e vide i frutti d'un prugno cadergli vicino. Non vedendo nessuno, fu colto da paura, chiuse libri e quaderni e rientr in casa. Poco dopo ebbe la notizia che Sohnlein era morto.
V. SCHAEFFER BLANCK
Huningen (Lettera 504).
LXXXIII. Una delle mie amiche di studio (io sono dottoressa) era andata alle Indie come medichessa missionaria. Ci eravamo perdute di vista come qualche volta succede, ma ci amavamo sempre. Un mattino, il 29 ottobre (ero allora a Losanna) fui svegliata alle 6 da piccoli colpi battuti alla mia porta. La mia camera da letto dava sopra un corridoio il quale conduceva alla scala. Io lasciavo la mia porta semiaperta per permettere ad un mio gattone bianco di andare a caccia durante la notte (la casa era piena di sorci). I colpi si ripeterono. Il campanello notturno non aveva suonato, ed io non avevo affatto sentito salire la scala. Per caso i miei occhi caddero sul gatto che occupava il suo posto ordinario a piedi del mio letto: egli era seduto, col pelo irto, tremava e guaiva. La porta si agit come spinta da un leggero colpo di vento e vidi apparire una forma coperta da una specie di stoffa bianca vaporosa, come un velo sopra un vestito nero. Non potei distinguere bene il viso. La forma s'avvicin e mi sentii avvolta da un soffio glaciale: il gatto miagol furiosamente. Istintivamente chiusi gli occhi, e quando li riapersi tutto era sparito. Il gatto tremava tutto ed era madido di sudore!
Confesso che non pensai all'amica che stava nell'India, ma ad un'altra persona. Circa quindici giorni dopo seppi la morte della mia amica avvenuta la notte dal 29 al 30 ottobre 1890 a Srinagar nel Kashmir; pi tardi seppi anche che era soggiaciuta ad una peritonite.
MARIA DE THILO
Medichessa a S. Junien (Svizzera)
(Lettera 514).
LXXXIV. Io stavo un mattino nella mia sala da pranzo sola con una domestica, occupate ambedue nelle faccende di casa. La domestica spolverava una console volgendomi le spalle; io ordinavo degli oggetti su una tavola che ci separava. Tutti in casa dormivano ancora, stante l'ora mattutina: il pi perfetto silenzio regnava dunque intorno a noi. Ad un tratto sentiamo un rumore che ci fa l'impressione come di un grosso uccello che piombi a terra dopo aver battuto ripetutamente le ali. Pareva fosse caduto in mezzo a noi nel centro della stanza. Provammo ambedue una forte commozione. La domestica si volt bruscamente lasciandosi fuggire di mano il piumino e mi guard spaventata; io ero immobile, stupefatta e senza parola. Dopo qualche secondo rinvenuta dallo stupore, corsi alla finestra ed esplorai al di fuori: era un cortile nel quale nulla vidi che avesse potuto causare questo rumore. Volendone assolutamente trovare la spiegazione, aprii due porte: l'una portava ad un vestibolo, l'altra ad una camera da letto disabitata. Guardai dovunque: niente, sempre niente. Mi venne allora l'idea, e la misi subito in esecuzione, di mandare a prendere notizie di una persona malata alla quale m'interessavo e che la sera precedente avevo lasciata in agonia. Era a breve distanza da casa mia; quando la domestica ritorn, disse: " morta questa mattina alle sei e mezzo". In quel momento scoccavano le sette.
Quel rumore strano si era prodotto esattamente all'ora della morte.
M.me B.
Nevers (Lettera 519).
LXXXV. A. Una sera dell'inverno del 1870-71 mi sono trovata sola con mia madre e mia nonna, che aveva lasciato Saint-tienne da alcuni giorni per venire a passare un mese con noi. Essa aveva lasciato suo figlio Pietro, allora in et di trentacinque anni, leggermente indisposto per un'infreddatura; affatto tranquilla a suo riguardo, ed essendo il suo viaggio deciso da qualche tempo, era venuta a raggiungerci a Marsiglia.
Quella sera dunque ci eravamo appena coricate, io nella medesima camera di mia nonna e mamma in un'altra camera, quando un violento colpo di campanello ci fece balzare tutte tre nei nostri letti: erano le undici di sera. Mi alzo ed incontro mia madre che viene a sua volta per sapere chi ha suonato: ci troviamo ambedue nel vestibolo e domandiamo a pi riprese: "Chi ?" Non avendo risposta (e senza aprire la porta) ritorniamo nelle nostre camere e ci ricorichiamo. Mia nonna era rimasta a letto, dove io la trovo seduta e un poco spaventata pel fatto che non avevamo ottenuto risposta.
Ci eravamo appena rimesse da questo piccolo avvenimento, che un nuovo colpo di campanello pi imperioso del primo ci strapp di nuovo alla nostra tranquillit. Questa volta feci un balzo con la vivacit dei miei quattordici anni ed arrivai alla porta molto prima di mia madre. Domando chi : nessuno risponde: apriamo, guardiamo sulla scala, al piano di sopra e a quello di sotto: sempre nessuno. Ritorniamo inquiete nelle nostre camere, presentendo angosciate un avvenimento impreveduto, e dopo una notte quasi insonne (non per me per che ero nell'et in cui si dorme), riceviamo nella mattinata il telegramma seguente: "Pietro morto ieri sera alle undici, prevenite mamma, preparatela a questa triste notizia".
B. Nel 1884, anno del colera di Marsiglia, andai a Bagnres-de-Bigorre e a Barges con mio marito ed i miei due bambini. Vi ero da soli otto giorni, all'Albergo d'Europa. Una notte sono risvegliata bruscamente senza causa diretta: la mia camera, in cui dormo sola,  completamente buia; vedo ritta sul mio scendiletto una persona circondata da un'aureola luminosa; guardo, un poco commossa come potete immaginare, e riconosco il cognato di mio marito, medico, che mi dice: "Avvertite Adolfo, ditegli che sono morto". Chiamo subito mio marito coricato nella camera vicina e gli dico: "Ho veduto adesso tuo cognato: egli mi annuncia la sua morte".
L'indomani un telegramma ci conferma la notizia: un attacco di colera (preso curando dei malati poveri) l'aveva portato via in poche ore. Non vi era al mondo natura pi devota per i suoi malati, n pi simpatica.
H. PONCER
Rue Paradis, 415, Marsiglia
(Lettera 522).
LXXXVI. Rigagnon, parroco di S. Marziale a Bordeaux, essendo nella sua camera a scrivere, si vide davanti suo fratello, abitante nelle colonie, che gli disse: "Addio, io muoio". Commosso Rigagnon chiam i suoi vicari e raccont loro ci che aveva visto. Quei signori presero nota della data e dell'ora dell'apparizione, e qualche tempo dopo la notizia della morte arriv: questa concordava col momento in cui Rigagnon aveva visto suo fratello dinanzi a s. Questo fatto mi  stato raccontato da uno dei vicari che aveva preso nota del momento in cui si era prodotto.
C. BEGOUIN
Raux (Carente-Infrieure)
(Lettera 524).
LXXXVII. Un mio amico, il signor Dubreuil, al quale posso credere assolutamente, mi ha raccontato il fatto che segue:
Suo suocero, il signor Corbeau, conduttore di ponti e strade addetto al Ministero della Marina, era stato inviato qualche tempo fa al Tonkino per sorvegliarvi dei lavori. Sua moglie l'aveva accompagnato nel viaggio.
Un giorno, nel pomeriggio, la moglie del mio amico vide molto distintamente passare tra lei e la culla di suo figlio l'ombra di sua madre, ed il fanciullo svegliatosi di colpo chiam la nonna come se la vedesse di fronte al suo letto.
La signora Dubreuil ebbe allora il presentimento della morte di sua madre, che effettivamente era avvenuta quel giorno a bordo del piroscafo che la riportava in Francia. Essa fu seppellita a Singapore.
Se lo desiderate, posso domandare la data esatta della morte e il nome del bastimento sul quale avvenne.
M. HANNAIS
10, Avenue Lagache, Villemomble (Seine)
(Lettera 527).
LXXXVIII. Nel luglio 1887, in et di diciannove anni, mi trovavo a Tolone compiendo il mio volontariato di un anno nel 61 di fanteria, caserma del Jeu-de-Paume. Un mio amatissimo fratello, Gabriele, dieci anni pi vecchio di me, disegnatore al Ministero della Guerra, era gravemente malato a Vauvert in casa dei nostri parenti; fui a trovarlo alla fine di giugno, e non credevo disperato, bench grave, il suo stato. Nella notte dal 3 al 4 luglio verso l'una del mattino mi svegliai di soprassalto col traversino bagnato di lagrime e assolutamente convinto che il mio povero fratello era morto. E questa convinzione non proveniva da un sogno, perch di questo sogno mi sarei ricordato tosto o tardi, ci che non mi avvenne.
Scrivendovi rivivo ancora quel doloroso momento. Una volta sveglio, accesi la candela che tenevo al mio capezzale su una cassa da spazzature, avendo l'abitudine di studiare i miei regolamenti a letto. Ero allora caporale, ci che mi dava il privilegio invidiato di aver questo tavolino da notte rustico e puzzolente. Perdonate questi particolari; ve li do per scrupolo di esattezza e per provarvi la veridicit di quanto vi espongo. Constatai allora che era l'una del mattino.
Non potei riprender sonno, e alle cinque e mezzo uscendo per recarmi all'istruzione chiesi al portalettere, senza pensare che a Vauvert l'ufficio telegrafico non era aperto in quell'ora mattutina, se non vi erano telegrammi per me. Stessa domanda e risposta ancora negativa al ritorno dall'istruzione; ma al momento in cui rientrato in camerata mi toglievo il cinturino, un uomo di guardia mi port il seguente telegramma mandato da mio padre: "Gabriele morto, vieni subito, coraggio". Grazie alla bont del mio capitano, potei prendere il treno delle due e diciotto, e arrivando a Vauvert seppi che mio fratello era morto nella notte ad un'ora del mattino.
Il dolore mi cagion alcuni giorni dopo un accesso cerebrale e, dopo dodici anni, cado gravemente malato ogni anno alla medesima epoca.
CAMILLO ORENGO
Perito al Tribunale, Nmes
(Lettera 536).
LXXXIX. A. Una notte, verso un'ora del mattino, siamo stati svegliati, Marta ed io, da un rumore straordinario che accadeva nella nostra stessa camera, rumore di ferraglie; come se si trascinassero delle catene sul pavimento. Mi sono alzato e non ho constatato niente d'insolito nell'appartamento. A giorno, i miei genitori ed un'altra persona che dormivano al pianterreno mi hanno domandato spiegazione del chiasso che avevano sentito al primo piano.
Dunque, questo rumore  stato sentito da cinque persone. Nella mattinata del medesimo giorno ci fu annunciato che una cugina, caduta improvvisamente malata, era morta nella notte.
B. Due anni fa, eravamo ancora a letto, quando verso le 5 del mattino fummo svegliati da tre piccoli colpi battuti discretamente in una tavoletta addossata al muro lungo il letto. Da svegli sentimmo ripetere molto distintamente questi tre colpi. Avevamo una zia affetta da esaurimento, ed il nostro primo pensiero fu che fosse morta. Forse non pi di un quarto d'ora dopo questa manifestazione, vennero ad avvisarci che la zia era morente. Prima che arrivassimo a casa sua, aveva cessato di vivere.
C. Dopo queste comunicazioni di morenti aggiungo un fatto telepatico di altro ordine, ma egualmente sicuro. Camillo era al liceo di Chaumont. Verso le 5 del mattino sua madre si sveglia e mi dice: "Sento piangere Camillo; mi chiama". Le rispondo: "Tu sogni!". Ma l'indomani seppimo da una lettera che il fanciullo aveva passato la notte a piangere per mal di denti.
Vostro affezionato cugino
HABERT-BOLLR
Nogent (Haute-Marne) (Lettera 528).
XC. A. Essendo in cucina a preparare la cena, mia madre vide passare a differenti riprese davanti a s sua madre, che essa non aveva pi visto da parecchi anni. L'indomani una lettera le annunci, non la morte, ma l'agonia di sua madre. Essa arriv proprio a tempo per chiuderle gli occhi.
B. Mia madre, mentre verso le 2 della notte mi allattava, vide mio nonno paterno in un angolo della camera e nello stesso tempo sent un rumore simile a quello che fa un corpo che cade in acqua. Turbata, svegli mio padre che non diede nessuna importanza alla visione e si riaddorment subito. Alcune ore dopo un telegramma annunziava che mio nonno s'era annegato cadendo in acqua mentre stava per entrare nella sua barca. Era partito di casa sua poco prima delle 2 del mattino.
SIMON
40, rue Muller, Parigi
(Lettera 542).
XCI. Nel 1835 i miei nonni abitavano in una campagna a S. Maurizio, vicino alla Rochelle.
Mio padre, loro figlio maggiore, era sottotenente in Algeria dove pass dieci anni in mezzo alle fatiche ed ai pericoli dei primi tempi della conquista.
L'entusiasmo del pericolo, i racconti brillanti contenuti nelle sue lettere diedero a suo fratello Camillo il desiderio di raggiungerlo. Egli sbarc in Algeri come sottufficiale nell'aprile del 1835, non tard a raggiungere mio padre ad Orano e prese parte ad una spedizione contro Abd-el-Kader alla fine di giugno. I Francesi furono obbligati di battere in ritirata su Arzew e perdettero molta gente traversando le paludi della Macta. Mio zio vi fu ferito da tre colpi di fuoco senza gravit; ma al bivacco un soldato francese, mentre stava pulendo il proprio fucile, lasci partire un colpo e mio zio fu ferito alla coscia. Egli dovette subire l'amputazione, ma, terminata questa, sopraggiunse una crisi spasmodica che l'uccise.
Le comunicazioni non erano rapide a quei tempi e mia nonna ignor tutti questi fatti. Seguendo una costumanza abbastanza comune in quell'epoca, mia nonna aveva nella camera destinata agli amici, al primo piano, un servizio da caff in porcellana disposto come guarnizione di camino. Ad un tratto in pieno giorno un fracasso spaventevole si produsse in questa camera.
Mia madre sal precipitosamente seguta dalla sua domestica.
Ma quale non fu il loro stupore alla vista dello spettacolo che le attendeva. Tutti i pezzi del servizio da caff giacevano in frantumi sul pavimento accanto al camino, come se fossero stati scopati verso lo stesso punto. Mia nonna fu terrificata ed ebbe l'impressione che una sventura la colpiva.
L'ispezione della camera fu fatta minuziosamente, ma nessuna delle ipotesi presentate a mia nonna per calmare la sua emozione le parve accettabile: una violenta corrente d'aria, il passaggio di topi o di un gatto rinchiuso per inavvertenza, ecc. Ed infatti la camera era tutta chiusa, quindi non c'erano correnti d'aria. N i topi, n un gatto avrebbero potuto rompere e raccogliere nello stesso punto i pezzi di porcellana disposti sulla lunghezza del camino.
In casa non c'erano altri che mio nonno, mia nonna e la loro domestica.
Il primo corriere d'Africa rec ai miei nonni la notizia della morte del loro figlio, avvenuta precisamente il giorno in cui il servizio si era rotto cos stranamente.
J. MEYER
Nyort (Lettera 549).
XCII. Ecco un fatto straordinario ed autentico che ho da fonte assolutamente sicura. I miei genitori erano stati chiamati un giorno al letto di un vicino agonizzante. Vi si recarono e presero posto in mezzo ad un circolo di vicini e di amici riuniti, che aspettavano in silenzio la triste conclusione. Ad un tratto, in un orologio sospeso al muro, che non camminava pi da anni, si fece sentire uno strepito inaudito, un rumore assordante, simile a colpi di martello battuti sull'incudine. Gli assistenti si alzarono spaventati domandandosi che cosa significava quel rumore. "Voi lo vedete bene", rispose qualcuno, indicando il moribondo. Poco dopo questi rese l'ultimo respiro.
H. FABER
Ingegnere agronomo, Bissen (Luxemburg)
(Lettera 555).
XCIII. Mio nonno materno, Francesco M...., nato a Saint-O...., morto alle A...., nel 1882, in et di 80 anni, trovandosi da giovine a Parigi, dove lavorava da operaio sarto, nella via del Faubourg-Saint-Honor, per quanto posso rammentare, fu svegliato una sera alle 11 da tre colpi battuti molto distintamente alla porta della stanza. Stupito, si alza, accende il lume, apre la porta ma non scorge alcuno. Credendo ad uno scherzo di cattivo genere, ritorna a letto bestemmiando, ma altri tre colpi sono battuti alla porta. Allora si alza bruscamente, contando di far pagare a caro prezzo all'importuno il cattivo scherzo, ma, malgrado tutte le ricerche che fa sia nel vestibolo, sia sulla scala, gli  impossibile di rendersi conto da che parte  sparito il mistificatore. Una terza volta, mentre era tornato di nuovo a letto, tre colpi furono battuti alla porta. Questa volta un presentimento port mio nonno a supporre che quel rumore potesse essere dovuto all'anima di sua madre, sebbene nulla, nelle notizie precedentemente ricevute dalla sua famiglia, lo spingesse a fare una simile supposizione. Cinque o sei giorni dopo questa manifestazione, gli pervenne una lettera dal suo paese, che gli annunciava la morte di sua madre, sopraggiunta all'ora precisa in cui aveva sentito il rumore. Al momento della morte, sua madre che aveva per lui un affetto speciale, aveva insistito perch fosse portato sul suo letto un abito che il suo "ragazzo di Parigi" le aveva mandato in regalo qualche tempo prima.
E. DESCHAUX
Abrets (Isre) (Lettera 595).
XCIV. Il padre di mia suocera aveva fra i suoi operai un cattivo soggetto che era stato costretto di congedare, dicendogli: "Tu finirai sulla forca".
Un anno o due dopo (l'epoca precisa non ha potuto essere fissata) il nonno di mia moglie si trovava una mattina a colazione colla sua famiglia quando si rivolse bruscamente domandando: "Chi  l, che vogliono da me?"
La famiglia sorpresa della domanda, non sapendo che cosa volesse dire, gli domand spiegazione. Rispose: "Mi hanno detto ora ad alta voce: Addio, padrone". Ma nessuna altra persona fra i presenti aveva sentito alcuna cosa.
Cinque o sei ore dopo il nonno di mia moglie venne a sapere che il suo ex-operaio era stato trovato impiccato ad un albero della foresta presso la citt.
Ecco il fatto quale mi  stato raccontato. Mia suocera se ne ricorda ancora benissimo: io posso garantirvene l'autenticit.
Suppongo che al momento di passarsi il nodo al collo, l'operaio avr rammentato la predizione del suo antico padrone, e nel lasciare la vita gli avr mandato un "addio padrone" che  stato sentito da quegli a cui era rivolto.
Il fatto  accaduto a Mulhouse, mia citt nativa, nel 1854 o nel 1855.
EMILIO STEFFAN
Ensheim (Palatinato) (Lettera 609).
XCV. Aveva allora 10 o 11 anni (oggi ne ho 34 e 4 mesi), e viveva con mio padre e mia madre in casa di mio fratello maggiore, curato di un piccolo villaggio presso Pont-Saint-Esprit (Gard). A quell'epoca aveva una vera passione per gli uccelli.
Ora una sera dopo pranzo, nell'andare a letto, dissi a mia madre che mi teneva per mano:
- Mamma, ascoltate, io sento un grosso uccello nella cantina, scendiamo a pigliarlo (per andare nelle camere bisognava passare davanti alla porta della scala che scendeva in cantina).
- T'inganni, rispose mia madre.
- No, non m'inganno,  veramente un grosso uccello.
Ma non insistei.
L'indomani sera, alla stessa ora, mentre andava a dormire, stesso grido d'uccello, percepito dalle mie orecchie di bambino, e stessa denegazione dal canto di mia madre.
Questa volta insistei, battei i piedi, e insistei presso mia madre. Essa fin a malincuore per cedere alla mia caparbiet.
Scendemmo, mia madre ed io (lei subendo il mio capriccio), nella cantina o piuttosto nelle cantine che si stendevano sotto il presbiterio. Le visitammo l'una dopo l'altra. Il grido di un grosso uccello era sempre distinto ma cambiava di posto. Ora sembrava uscisse di sotto alle fascine, ora dietro alle botti, ecc.
Io abbandonai la mano di mia madre e mi posi alla ricerca.... di questo grido; poich io non vedevo nessun uccello e non sentivo n il batter delle ali, n il rumore della sua corsa. Mia madre sotto l'impressione della paura (era molto superstiziosa) mi riprese la mano e mi fece risalire le scale.
Con il corriere dell'indomani, mio fratello riceveva una lettera che annunciava la morte di uno dei nostri zii.
E mia madre esclam subito:
- Il grande uccello che Luigi sentiva ieri e ieri l'altro doveva essere l'anima di tuo zio che reclamava la sua messa (mio fratello aveva l'abitudine di dire una messa per ognuno dei nostri parenti di cui gli si annunziava la morte).
Mio fratello ed io ci mettemmo a ridere della spiegazione della mia povera madre. E dopo d'allora non si parl pi del grosso uccello.
LUIGI TAILHAUD
Curato di Colombiers, Bagnols-sur-Cze
(Gard) (Lettera 610).
XCVI. Uno dei miei cugini era gravemente malato di febbre tifoide; suo padre e sua madre non abbandonavano il suo letto, vegliandolo giorno e notte. Ma una sera, essendo ambedue allo stremo di forze, l'infermiera li obblig a prendere un poco di riposo, promettendo loro di venirli a cercare al menomo pericolo. Essi dormivano da poco profondamente, quando all'improvviso sono risvegliati di soprassalto dalla porta della camera che si apriva, ma dolcemente. Mio zio domanda: "Chi  l?" Mia zia, convinta che si veniva a cercarli, si leva precipitosamente, ma appena seduta sul letto, sente qualcuno che l'abbraccia stretta, dicendo: "Sono io, mamma, me ne vado, ma non piangere. Addio", e la porta si richiude dolcemente. Rimessa appena dalla sua emozione, mia zia corre nella camera del suo figliuolo, ove suo marito l'aveva preceduta. L essa sente che mio cugino aveva in quell'istante reso l'ultimo sospiro.
M. ACKERET
Algeri (Lettera 639).
XCVII. Credo mio dovere di segnalarvi il caso di cui io sono stato testimone nel 1886. Ero luogotenente a Saint-Louis nel Senegal. Una sera verso le 11, dopo alcune ore passate in compagnia di alcuni bravi ed allegri camerati, mi coricai. Mi assopii in capo a qualche istante. Improvvisamente sento come una forte pressione sul petto e una brusca scossa; mi alzo su un gomito stropicciandomi gli occhi, perch vedo l davanti a me mia nonna. L'eccellente donna mi guarda colle pupille quasi spente e io sento, s sento la sua debole voce dirmi: "Vengo a dirti addio, mio caro figliolo, tu non mi vedrai pi...". Ero stupefatto, e per essere ben sicuro che non sognavo, feci ad alta voce la riflessione: "Vediamo, questo non  un sogno!", e mi levai. L'apparizione era durata alcuni secondi.
Con uno dei corrieri seguenti ricevetti dalla mia famiglia, a cui io avevo scritto di questo fenomeno di telepatia, la notizia che mia nonna, dell'et di 76 anni, era morta a Rochefort. Le sue ultime parole erano state per me: "Io non lo rivedr pi", ripeteva continuamente. La morte era accaduta alle 111/2 della notte in cui l'avevo veduta, e, se si tiene conto della differenza di longitudine, al momento preciso in cui mi  apparsa.
Sapevo che mia nonna era indebolita per l'et e malata, ma non avevo inquietudini molto grandi sul suo stato. Questo  il caso che vi certifico essere rigorosamente esatto.
JULIEN LAGARRUE
Capitano di fanteria di marina, Hanoi
(Lettera 669).
XCVIII. Avr avuto una dozzina d'anni. Il mio povero padre, uno degli eroi di Sidi-Brahim, dopo aver passata la notte e una parte della giornata a letto di sua madre pericolosamente malata, era tornato a casa. Verso le 4 di sera uno dei miei zii venne a cercarlo, dicendogli che essa stava peggio e manifestava il desiderio di vedere i due piccini. Mio padre volle condurci. Mio fratello minore vi and molto volentieri, ma io resistetti talmente che niente pot scuotere la mia risoluzione; ci perch avevo una grande paura dei morti...
Restai dunque solo in casa con la mia povera madre, che dopo cena mi fece andare a letto, ci che io non volevo fare, sempre per la paura. Fu allora che essa decise di mettermi nel suo letto promettendo di venire bentosto a tenermi compagnia.
Verso le 71/2 ricevetti uno schiaffo d'una violenza straordinaria. Mi posi a gridare: mia madre accorse immediatamente alle mie grida, domandandomi che cosa avevo. Le risposi che era stato battuto, la guancia mi doleva; invero mia madre constat che la mia guancia era rossa ed enfiata. Inquieta di ci che era avvenuto, mia madre aspettava ansiosamente il ritorno di mio padre e di mio fratello... Non fu che verso le 9 che mio padre entr; subito mia madre gli comunic quel che era avvenuto, e quando gli disse l'ora, mio padre rispose: " precisamente a quest'ora che sua nonna ha reso l'ultimo respiro".
Per pi di sei mesi ho conservato sulla guancia destra l'impronta d'una mano destra molto appariscente, soprattutto dopo aver giuocato, quando la faccia  pi rossa, come constatarono centinaia di persone, la traccia della mano essendo bianca.
A. MICHEL
Tintore nell'opificio di Valabre, Entraigues
(Vaucluse) (Lettera 714).
XCIX. Il 31 maggio 1895 mio figlio maggiore, arruolatosi volontario da meno di sei mesi nel 1 Ussari a Valenza, partecipava col suo reggimento alle manovre di campagna. Essendo di punta d'avanguardia, egli camminava al passo del suo cavallo, osservando il paese occupato dal supposto nemico, allorch improvvisamente da una imboscata stabilita sul margine della stessa via da lui seguita, part un colpo di fuoco che venne a colpire il mio disgraziato figlio in pieno petto. La morte fu quasi fulminante.
L'autore involontario di questo fatale accidente, vedendo il suo camerata lasciare le redini e abbandonarsi sul collo del cavallo, si affrett verso di lui per sostenerlo, e pot raccogliere le ultime parole che il morente esal con un ultimo sospiro: "Mi hai fatto assai male..... ma ti perdono..... Per Dio e per la Patria sempre..... presente!!!" Poi spir.
Ora in quel medesimo giorno 31 maggio 1895, verso le 91/2 del mattino, mentre mia moglie badava alle cure interne della casa, la nostra figliuoletta, allora all'et di due anni e mezzo, accostandosi a sua madre le disse nel suo linguaggio infantile: "Mamma, guarda padrino (mio figlio maggiore era padrino di sua sorella), vedi, mamma, vedi padrino, giuoco con lui".
"S carina, divertiti", le rispose sua madre, che per il momento non diede importanza alle parole della bambina.
Ma la piccina, davanti all'indifferenza della madre, raddoppi di insistenza e aggiunse: "Ma mamma, vieni a vedere padrino... guardalo,  l. Oh! come  ben vestito!!!".
Mia moglie rimarc che, parlando cos, la bambina era come trasfigurata. Ella se ne commosse dapprincipio, ma ben presto dimentic questo incidente che era durato qualche minuto, e non fu che dopo due o tre giorni che ella ne ramment tutti i particolari.
Poco prima di mezzod ricevemmo un telegramma che ci avvisava dell'orribile accidente sopraggiunto al nostro amato figlio, e seppi pi tardi che la morte era sopravvenuta verso le 8.
ROUG
Villa dei Tigli, Salon (Bouches da Rhne)
(Lettera 715).
C. Studente all'Universit di Kieff, e gi ammogliato, ero andato a passare l'estate presso mia sorella in una sua campagna non lungi da Pskow. Nel ritorno per Mosca la mia adorata moglie cadde subitamente malata di influenza, e, malgrado la sua estrema giovent, fu rapidamente condotta alla tomba. Una paralisi di cuore l'aveva rapita subitamente, come un colpo di fulmine.
Non mi prover a dipingervi il mio dolore, la mia disperazione. Ma ecco ci che io credo dover segnalare alla vostra scienza, il problema di cui desidero ardentemente la soluzione.
Mio padre abitava Pulkovo. Egli ignorava la malattia della sua bella nuora e la sapeva con me a Mosca. Quale non fu la sua sorpresa nel vedersela accanto mentre usciva di casa e accompagnarlo per un istante, scomparendo subito dopo! Preso da spavento e da angoscia, egli ci telegraf immediatamente per informarsi della salute della mia cara compagna. Era il giorno stesso della sua morte...
Vi sar riconoscente per tutta la vita, se mi spiegherete questo, fatto straordinario.
WENECIAN BILILOWSKY
Studiosus medicinae, Nikolsckaja, 21, Kieff
(Lettera 787).
Ecco dei racconti certamente molto numerosi e che sembrano talvolta ripetersi, bench in verit siano molto variati. Ne aggiungeremo qui ancora qualche altro, di cui la lettura non sar meno interessante ed istruttiva per la nostra ricerca. Ci sembra che nel leggerli ciascuno debba gradatamente e sicuramente formarsi una propria convinzione in questo ramo di studi.
La signora Adam scriveva recentemente il 29 novembre 1898 a Gastone Mry in risposta ad una inchiesta che egli aveva intrapreso sul "meraviglioso":
CI. Ero stata allevata da mia nonna che adoravo. Bench fosse pericolosamente malata, mi si nascondeva la sua malattia, perch io allattavo la mia bambina e si temeva per me un dolore troppo violento.
Una sera, alle dieci, una sola lampada da notte rischiarava la mia stanza. Dormivo di gi quando fui risvegliata dai pianti di mia figlia. In quel momento vidi mia nonna ai piedi del mio letto, ed esclamai:
"Che gioia, nonna, di rivederti!"
Senza rispondermi lev la mano verso le orbita dei suoi occhi. Vidi due grandi buchi vuoti! Balzai dal letto e corsi verso lei: nel momento in cui ero per prenderla fra le braccia, il fantasma spar. Mia nonna era morta in quello stesso giorno alle otto di sera.
Giulio Claretie scriveva a sua volta in risposta alla stessa inchiesta (1 dicembre 1898):
CII. A. Avevamo a Radevant, nel Prigord, presso mio nonno, un vecchio fattore di nome Monpezat, che venne una notte a svegliare il mio avo dicendogli: "La signora Pelissier  morta!  morta ora! Io l'ho veduta!"
La signora Pelissier era la sorella di mio nonno, maritata a Parigi, e a quei tempi (i tempi delle diligenze), occorrevano quattro giorni, credo, perch una lettera arrivasse al fondo del Prigord. Niente telegrafo, naturalmente. Ora, si seppe a Radevant, che la notte stessa e all'ora in cui Monpezat si alzava spaventato dopo aver visto comparire la signora Pelissier, mia nonna moriva a Parigi, via Monsieur-le-Prince.
B. Altra tradizione, dal lato di mia nonna materna.
Uno dei miei prozii era soldato, capitano della guardia. Sua madre e i suoi fratelli abitavano a Nantes. Quando egli veniva a vederli aveva l'abitudine di battere ai vetri del pianterreno come per dire: "Eccomi".
Una sera tutta la mia famiglia era riunita, quando si batte ai vetri. La mia bisavola si alza allegramente: " lui!  lui che torna dalla guerra!".
Si corre alla porta: nessuno. Ma alla stessa ora il mio prozio era ucciso da un cacciatore tirolese a Wagram, da una delle ultime fucilate della giornata. Io ho la sua croce d'onore, piccolina, staccata per lui dal petto dell'Imperatore, che gliela diede sul campo di battaglia, e la lettera del colonnello che accompagn quell'invio.
Nell'ora, in cui non so per quale allucinazione divisa dalla madre e dai figli a Nantes si sentiva una mano invisibile battere sui vetri, l'assente cadeva e moriva a Wagram.
Il racconto seguente  stato fatto al signor Henriquet, architetto, in presenza del signor Eymar la Peyre, redattore capo dell'Indpendant di Bergerac, dal signor Montgot, vicedirettore della colonia penitenziaria di Saint-Maurice-du-Maroni (Guyana francese), originario di Saint-Alvre (Dordogna) e compagno d'infanzia del deputato La Mothe-Pradelle:
CIII. Il 4 febbraio 1888 il signor Montgot si alz di buon'ora per il suo giro d'ispezione nelle colonie. Quando ritorn all'ora del pranzo, sua moglie gli disse: "La Mothe-Pradelle  morto". Sorpreso da principio per questa brusca notizia, si rassicur presto quando la signora Montgot gli raccont che nella notte si era svegliata e aprendo gli occhi si era vista davanti La Mothe-Pradelle che le aveva detto serrandole la mano: "Sono morto ora, addio".
A questo racconto Montgot fece delle grandi risate e disse a sua moglie che aveva sognato... Essa per parte sua assicurava che era sveglia al momento dell'apparizione. Uno o due giorni appresso vi era pranzo dal signor Montgot. Costui raccont il fatto ai suoi convitati, che risero della signora Montgot. Ma il direttore della colonia dichiar di credere alla realt dell'apparizione e per conseguenza alla morte del deputato. La discussione fu viva e termin con la scommessa d'un pranzo. Sei od otto settimane pi tardi arriv alla colonia il numero dell'Indpendant di Bergerac che annunziava la morte del deputato della Dordogna, de La Mothe-Pradelle, avvenuta nella notte dal 3 al 4 febbraio 1888.
Questo racconto fatto a Henriquet dal signor Montgot,  confermato dalla stessa signora Montgot.
Questo caso egualmente preciso e sicuro dei precedenti  estratto dagli Annales des sciences psychiques (1894, pag. 65). Eccone un altro tratto dalla medesima pubblicazione (1895, pag. 220) mandato da Montlimar al dottor Dariex dal signor Riondel avvocato in quella citt:
CIV. Avevo un fratello molto pi giovane di me (mor a quarant'anni il 2 aprile scorso), che era impiegato dei telegrafi a Marsiglia e agente delle messaggerie marittime. Reso anemico per un troppo lungo soggiorno nelle colonie, il mio povero fratello era attaccato dalle febbri palustri, delle quali mor senza che nulla facesse prevedere uno scioglimento cos rapido e fulmineo.
La domenica (1 aprile scorso) ricevei da lui una lettera che mi informava dell'eccellente sua salute.
Nella notte di quel giorno, cio dalla domenica al luned, fui svegliato di soprassalto da un rumore insolito e violento, simile al getto di un mattone ruzzolante sul pavimento della mia camera, che occupo solo e che  chiusa a chiave.
Erano, esattamente constatai che il mio orologio e la mia sveglia segnavano le due meno un quarto. Inutile aggiungere che alzandomi cercai la causa che mi aveva svegliato con un sentimento di orrore che non potevo dominare.
Alle otto del mattino ricevetti da un intimo amico di mio fratello che abitava un appartamento vicino al suo (secondo piano, n. 95, via della Repubblica, a Marsiglia) un telegramma che mi informava essere mio fratello gravemente malato e mi invitava ad andare da lui col primo diretto.
Quando arrivai da mio fratello seppi che egli era morto nella notte senza agonia, senza sofferenze, senza proferire una sola parola.
Mi informai dell'ora esatta della sua morte dall'amico nelle cui braccia era spirato: era precisamente alle due meno un quarto, orologio alla mano, che il mio giovane fratello era morto.
Altro caso non meno rimarchevole.
Il signor Carlo Beaugrand scriveva recentemente al dottor Dariex(5):
CV. Il signor G., ufficiale nella marina mercantile, ha un fratello con cui  in cattivi rapporti. Anzi hanno del tutto cessato ogni relazione.
Il signor G., che naviga in qualit di secondo, torna da Haiti all'Havre. Durante il viaggio, una notte, appena si era addormentato, subito dopo il suo quarto, sente scuotere improvvisamente e violentemente la sua amaca e si ode due volte chiamare a nome: "Emanuele, Emanuele!" Si sveglia di soprassalto, credendo dapprincipio ad uno scherzo. Poi ricredendosi, si ricorda che a bordo solamente il capitano conosce il suo nome.
L'ufficiale ritorna nella sua amaca, si addormenta di nuovo e dopo qualche minuto odo la medesima voce e crede di riconoscerla per quella di suo fratello. Allora si mette a sedere, deciso di non addormentarsi pi. Una terza volta la medesima voce lo chiama.
Subito si alza, e per scacciare questa ossessione si siede al suo tavolo da lavoro e nota esattamente il giorno e l'ora del fenomeno.
Dopo qualche giorno la nave arriva all'Havre. Un amico dell'ufficiale sale a bordo con la faccia costernata. E appena lo vede in lontananza l'ufficiale gli grida:
"Non mi dite nulla. So ci che venite ad annunziarmi: mio fratello  morto nel tal giorno e alla tal'ora!"
Era rigorosamente esatto: il fratello del signor G. era morto chiamandolo e manifestando il dispiacere di non pi rivederlo.
Il signor G.  morto da vari anni. Questo fatto mi  stato poco tempo fa raccontato separatamente - ci  una garanzia della veracit del racconto - dai suoi due figli. Uno  fra i pi brillanti avvocati del foro dell'Havre, l'altro  luogotenente di vascello in ritiro. Ci che mi hanno raccontato l'avevano saputo dalla bocca medesima del loro padre e la loro testimonianza non potrebbe essere messa in dubbio.
Questi fenomeni di apparizione a distanza, al momento della morte, sono stati qualche anno fa in Inghilterra oggetto di una inchiesta indipendente, fatta da scienziati i quali stimavano che la negazione non ha mai provato nulla...
Lo spirito scientifico del nostro secolo cerca con ragione di liberare tutti questi fatti dalle nebbie ingannevoli del soprannaturale, visto che non vi ha nulla di soprannaturale, e che la natura, il cui regno  infinito, abbraccia tutto. Una societ scientifica speciale si  organizzata per lo studio di tali fenomeni: la Society for psychical Research; essa ha alla sua testa i pi illustri scienziati di oltre Manica, ed ha gi fatto delle importanti pubblicazioni. Inchieste rigorose sono state fatte per controllare le testimonianze. La variet ne  considerevole. Noi sfoglieremo per un poco l'insieme di queste raccolte, ed aggiungeremo ancora ai documenti precedenti altri non meno certi, e di cui alcuni forse sono ancora pi notevoli. Ci occuperemo in seguito di un tentativo di spiegazione.
Ecco qualche caso straordinariamente curioso, preso dall'opera Phantasms of the Living dei signori Gurney, Myers e Podmore, tradotta in francese da Marillier sotto il titolo di di Hallucinations tlepathiques.
Il generale Fytche, dell'esercito inglese, scriveva il 22 dicembre 1883 la lettera seguente al prof. Sidgwick, direttore della Commissione per gli studi psichici:
CVI. Un incidente straordinario che fece sulla mia immaginazione una impressione profonda, mi accadde a Maulmain. Ho veduto un fantasma, l'ho visto coi miei propri occhi ed in pieno giorno. Lo potrei affermare con giuramento.
Io avevo vissuto nella pi stretta intimit con un vecchio compagno di scuola, che era stato in seguito mio amico all'Universit; tuttavia erano passati degli anni senza che ci fossimo riveduti. Un mattino mi ero appena alzato e mi vestivo, allorch il mio vecchio amico entra nella camera. Lo accolgo calorosamente e gli dico di farsi servire una tazza di th sulla veranda, promettendogli di raggiungerlo immediatamente. Mi vestii in fretta e andai sulla veranda, ma non trovai nessuno. Non potevo credere ai miei occhi. Chiamai la sentinella collocata in faccia alla casa, ma essa non aveva veduto nessun straniero in quel mattino. I servi dichiararono anche che nessuno era entrato nella casa. Io era certo di aver veduto il mio amico. Non pensava a lui in quel momento, e tuttavia non fui molto sorpreso, perch arrivavano sovente dei vapori ed altri vascelli a Maulmain.
Quindici giorni dopo seppi che egli era morto a seicento miglia di distanza nello stesso momento o presso a poco in cui lo avevo visto a Maulmain.
CVII. A Odessa, il 17 gennaio 1861, alle 11 della sera, la signora Obalechef era a letto, in buona salute, senza dormire ancora; presso di lei, per terra, dormiva la sua cameriera, gi sua schiava; nella camera ardeva una lampada davanti alle sacre immagini. Avendo inteso piangere il suo bambino, essa disse alla domestica di calmarlo....
"Sollevando per caso gli occhi, racconta ella, sulla porta che avevo davanti a me, vedo entrare lentamente mio cognato in pantofole e con una veste da camera a quadri, che non gli avevo mai vista. Accostandosi alla poltrona, sulla quale si appoggi, egli scavalc i piedi della cameriera che si trovava l e si assise pian piano. In quel momento la pendola suon le undici. Sicura di vedere distintamente mio cognato, mi indirizzai alla cameriera la domanda seguente: "Vedi, Claudina?".
"Io non feci il nome di mio cognato, ma la cameriera allora, tremante di terrore, mi rispose immediatamente: "Vedo Nicola Nilovitch!" (il nome di mio cognato).
"A queste parole, mio cognato si lev, scavalc di nuovo i piedi distesi di Claudina e voltandosi disparve dietro la porta che conduceva al salotto".
La signora Obalechef risvegli suo marito che prese una candela ed esamin tutto l'appartamento con ogni attenzione, senza trovare nulla d'anormale. Essa ebbe allora la convinzione che suo cognato, allora dimorante a Tver, fosse morto. E in realt l'avvenimento era sopravvenuto appunto il 17 gennaio 1861, alle 11 di sera.
Come conferma del racconto si ha la testimonianza scritta della vedova di Nicola Nilovitch, che certifica le cose essere cos avvenute, e che di pi la veste da camera descritta da sua sorella era identica a quella che N. Nilovitch si era fatta fare qualche giorno innanzi e nella quale mor.
CVIII. La sera della domenica di Pasqua, 1874, stanco del lavoro della giornata, m'ero seduto a cena, allorch vidi la porta aprirsi dietro a me. Io voltavo il dorso alla porta, ma potevo vederla al disopra della mia spalla. Posso anche aver sentito il rumore che essa faceva aprendosi, ma non saprei precisare questo punto. Mi volsi a met, appena in tempo per vedere la forma di un uomo di alta statura slanciarsi nella camera come per assalirmi: mi alzai subito, e voltandomi gettai il bicchiere che tenevo in mano, nella direzione in cui avevo visto la figura; ma questa era scomparsa mentre mi alzavo, e cos rapidamente che non ebbi il tempo di fermare il movimento cominciato. Compresi allora che avevo visto un'apparizione e pensai che fosse uno dei miei zii che sapevo seriamente malato, tanto pi che la statura del personaggio mi rammentava quella di mio zio.
Un amico, il signor Adcock, entr e mi trov in preda ad una depressione nervosa causata dall'incidente; gli raccontai il fatto. L'indomani venne un telegramma che annunziava che mio zio era morto in quella domenica. Mio padre fu chiamato al letto di morte domenica sera mentre cenava, e la morte aveva dovuto coincidere con l'apparizione.
Rev. R. MARKHAM HILL
Lincoln.
Questo racconto  stato confermato nell'inchiesta con la testimonianza seguente:
La sera di Pasqua andai a trovare il mio amico, il Rev. R. Markham Hill, e lo trovai spossato assiso in una poltrona. Mi disse, prima che potessi interrogarlo, di aver visto la figura di suo zio, in piedi, in faccia a lui contro il muro, dietro un pianoforte; che aveva preso un bicchiere sulla tavola e l'aveva lanciato contro questa figura, allorch disparve. Non fu che l'indomani o il giorno appresso che egli mi mostr una lettera ricevuta il mattino, la quale l'informava che suo zio era morto il giorno stesso dell'apparizione.
Rev. H. ADCOCK
Lincoln.
CIX. Verso il mese di marzo 1876 mi accadde a Gibilterra l'avventura di cui do in seguito i particolari. Ero distesa nel mio salotto in un chiaro pomeriggio soleggiato, leggendo un capitolo dei Mlanges di Kingsley, allorch ebbi improvvisamente la sensazione che alcuno aspettasse per parlarmi. Alzai gli occhi dal libro e vidi un uomo che si teneva in piedi a fianco di una poltrona distante da me poco pi di sei piedi. Esso mi fissava molto attentamente. L'espressione dei suoi occhi era straordinariamente grave, ma quando mi mossi per parlargli, egli scomparve.
La stanza aveva circa diciotto piedi di lunghezza ed all'altra estremit vedevo il mio domestico Pearson che teneva la porta aperta come se avesse introdotto una visita. Gli chiesi se era venuto qualcuno; mi rispose: "Nessuno, signora", e se ne and.
Mi diedi a riflettere su questa visione; io conoscevo abbastanza bene tale figura, ma non potevo dire chi fosse...
Il suo vestire mi aveva molto imbarazzata: era esattamente uguale a un abito che mio marito aveva regalato l'anno precedente a un domestico di nome Ramsay. Questi era un antico soldato che avevo trovato morente ad Inverness, e che era entrato al nostro servizio dopo aver lasciato l'infermeria. Poi, si condusse male, ed era stato costretto a rimandarlo prima della nostra partenza per Gibilterra (febbraio 1875). Avendo egli trovato un posto di cameriere all'Inverness-Club, non avevo ragioni per inquietarmi di lui: pensavo che si portasse bene, e che, profittando dell'esperienza, avrebbe saputo conservare il suo nuovo posto.
Quando mio marito rientr, gli raccontai quel che avevo visto; lo raccontai anche alla moglie del suo colonnello (ora lady Laffan); per non presi nota della data. Ma nel tempo pi breve, credo, che occorra ad una lettera per venire da Inverness, mio marito ricevette da un suo antico sergente la notizia che Ramsay ora morto. La lettera non conteneva alcun particolare. Mio marito rispose che aveva saputo con dispiacere la notizia e domand qualche informazione sulla malattia e la morte. Ecco che cosa gli fu risposto: "Ramsay  morto all'ospedale nel delirio e chiamando continuamente la signora Bolland".
Debbo aggiungere che la mia salute era stata debole per qualche anno, ma che al momento dell'apparizione era pi forte che mai fosse stata; il clima caldo mi conveniva cos bene, che io sentiva in me una forza che mi incantava, e il solo piacere di vivere mi faceva della vita una gioia.
KATE E. BOLLAND
Southampton.
La relazione seguente  estratta dal Church Quarterly Review (aprile 1877):
CX. Nella casa, dove furono scritte queste pagine, una larga finestra, aperta al nord, rischiara vivamente la scala e l'ingresso della stanza principale, situata in capo ad un passaggio che traversa la casa nella sua lunghezza. Un pomeriggio, in pieno inverno, lo scrivente lasci il suo gabinetto che d sul passaggio per andare a colazione.
La giornata era brumosa, ma bench i vapori non fossero molto densi, la porta in fondo al passaggio gli sembr coperta da una nebbia. A misura che si avanzava questa nebbia - per cos dirla - si concentr in una sola parte, s'inspess e present il contorno di una figura umana di cui la testa e le spalle divennero sempre pi visibili, mentre il resto del corpo parve avvolto in un ampio mantello di velo con molte pieghe, che scendeva sino al suolo in modo da nascondere i piedi. Il mantello posava sul pavimento e l'insieme della figura arieggiava una forma piramidale. La piena luce di una finestra cadeva sull'oggetto che era cos poco consistente, che la luce, riflessa sui battenti di una porta verniciata, era visibile in basso attraverso i vestiti. L'apparizione era incolore; sembrava una statua tagliata nella nebbia. L'autore di questo racconto ne fu talmente commosso, che non sa se si avanz o se rimase immobile. Egli fu piuttosto meravigliato che spaventato: tuttavia sua prima idea fu di assistere ad uno sconosciuto effetto di luce e d'ombra. Egli non pensava a niente di soprannaturale, ma si accorse, guardando, che la testa si volgeva verso di lui, e riconobbe allora i lineamenti di un amico carissimo. Il viso aveva un'espressione di pace, di riposo e di santit; l'aria di dolcezza e di bont, ch'egli aveva in ogni giorno della vita, era ancora aumentata e s'era concentrata come in un ultimo sguardo di profonda tenerezza (e lo scrivente ha poi sempre provato questo sentimento ogniqualvolta la visione gli rivenne alla memoria). Poi in un istante tutto spar. Si pu paragonare il modo con cui tutto scomparve a quello di un getto di vapore che si dissipa in contatto dell'aria.
Il corriere del posdimani gli port la notizia che il suo amico aveva tranquillamente lasciato questo mondo nel momento stesso in cui l'aveva veduto. Bisogna aggiungere che fu una morte improvvisa, che il testimone non aveva udito parlare del suo amico da varie settimane, e che nulla l'aveva fatto pensare a lui nel giorno della sua morte.
Mrs. Allom, 18 Batum Gardens, West Kensington Park, a Londra, scrive:
CXI. Non vedo alcuna ragione per non raccontare come mia madre mi  apparsa al momento della sua morte, quantunque sia un soggetto del quale raramente ho parlato, ritenendolo un avvenimento sacro, e perch io non vorrei che fosse messa in dubbio la mia storia o che se ne ridesse.
Entrai in una scuola dell'Alsazia nel mese di ottobre 1852; avevo allora 17 anni. Mia madre, cagionevole di salute, rimase in Inghilterra. Verso il Natale del 1853, quattordici mesi dopo la mia partenza da casa, seppi che mia madre era peggiorata, ma non sospettavo che la sua vita fosse in pericolo. L'ultima domenica di febbraio 1854, fra l'una e le due del pomeriggio, io era seduta in un grande locale di studio della scuola e stavo leggendo allorch all'improvviso l'immagine di mia madre mi apparve nell'angolo pi lontano della stanza. Essa era supina e come coricata nel suo letto, ed aveva una camicia da notte. La sua faccia dolcemente sorridente era rivolta a me e una delle sue mani era alzata verso il cielo.
L'apparizione si mosse lentamente attraverso la stanza; si elev movendosi fino al momento che scomparve. Il corpo e il viso sembravano deformati dalla malattia, e mai avevo visto cos mia madre durante la vita; i suoi lineamenti erano coperti di un pallore mortale.
Dal momento in cui vidi l'apparizione fui convinta della morte di mia madre. Ero talmente impressionata che m'era impossibile di prestare attenzione ai miei studi ed era per me un vero dolore il vedere la mia sorella minore giocare e divertirsi colle sue compagne. Due o tre giorni pi tardi, dopo le preghiere, la mia maestra mi chiam nella sua camera. Appena entrata io dissi: "Non c' bisogno di dirmelo; so che mia madre  morta".
Mi domand come potessi saperlo. Non le detti spiegazioni, ma affermai che lo sapevo da tre giorni. Pi tardi seppi che mia madre era morta la domenica, all'ora stessa in cui l'avevo vista e che era stata senza conoscenza per uno o due giorni.
Io non sono una persona fantasiosa, non sono impressionabile e n prima n dopo non mi  mai accaduto nulla di simile.
ISABELLA ALLOM(6).
CXII. Nella serata del 14 novembre 1867 assisteva con mio marito ad un concerto a Birmingham, Town Hall, quando sentii un brivido gelato. Quasi immediatamente vidi molto distintamente, fra l'orchestra e me, mio zio nel suo letto; pareva che mi chiamasse. Da parecchi mesi non aveva sentito parlare di lui e non aveva alcuna ragione di pensare che egli fosse malato. L'apparizione non era n trasparente n vaporosa, ma mi pareva che si trattasse d'un vero corpo; tuttavia, poteva vedere l'orchestra, non attraverso quel corpo ma dietro di esso. Non tentai di girare gli occhi per vedere se la forma si spostava con essi, ma la guardai come affascinata, tanto che mio marito mi domand che cosa aveva. Gli risposi di non parlarmi per un minuto o due. La visione scomparve poco a poco e dopo il concerto dissi a mio marito ci che aveva visto.
Una lettera ci pervenne poco tempo dopo, annunciandoci la morte di mio zio. Era morto precisamente l'ora dell'apparizione.
E.-T. TAUNTON.
Il rev. F. Barker, antico rettore di Cottentham a Cambridge, ha firmato la seguente relazione:
CXIII. Il 6 dicembre 1873, verso le 11 di sera, ero andato a letto e non ero ancora addormentato e neanche assopito, quando vidi trasalire mia moglie, perch io aveva avuto un profondo gemito. Essa me ne domand la ragione, ed io le dissi: "Ho veduto ora mia zia; essa  venuta, si  arrestata presso di me, e mi ha sorriso del suo sorriso buono e famigliare, poi  scomparsa".
Una zia che amavo teneramente, sorella di mia madre, era a quell'epoca a Madera per la sua salute; sua nipote, mia cugina, era con lei. Non avevo alcuna ragione di supporre che essa fosse seriamente malata in quel momento, ma l'impressione prodotta su me era stata cos profonda, che il giorno dopo dissi alla sua famiglia (compresa mia madre) quello che aveva visto. Una settimana dopo venimmo a sapere che essa era morta quella stessa notte, e, tenendo conto della longitudine, quasi allo stesso momento, in cui la visione m'era apparsa. Quando mia cugina, che era restata presso di lei fino all'ultimo, sent parlare di ci che aveva visto, disse: "Non ne sono sorpresa, giacch durante la sua agonia vi chiamava continuamente".
 la sola volta che ho provato qualche cosa di simile.
FREDERICK BARKER.
La data della morte  confermata dalla necrologia del Times.
Mrs. Barker ha confermato d'altra parte questa narrazione nei termini seguenti:
Rammento bene i fatti sui quali mio marito vi ha scritto. Dovevano essere vicine le 11. Mio marito non era ancora addormentato (mi aveva parlato allora), quando si mise a gemere profondamente. Gli domandai che cosa avesse, mi disse allora che sua zia, la quale si trovava a Madera, gli era apparsa, sorridendogli d'un sorriso buono, e poi era scomparsa. Mi disse anche ch'essa aveva qualche cosa di nero sulla testa, che poteva essere un merletto. L'indomani ripet il racconto a parecchi nostri parenti, e fu trovato che sua zia era morta quella notte stessa. Sua nipote, miss Garnett, mi disse che non era stupita di apprendere che mio marito aveva visto sua zia, giacch questa lo aveva chiamato pi volte durante la sua agonia. Egli era stato per lei quasi un figlio.
P.-S. BARKER.
CXIV. Mia moglie aveva uno zio, capitano nella marina mercantile, che l'amava molto, e spesso quando era bambina ed egli era in casa sua a Londra, la prendeva sulle sue ginocchia e le carezzava i capelli. Essa part coi suoi genitori per Sydney e suo zio continu la sua carriera in altre parti del mondo. Circa tre o quattro anni dopo, essa era salita una sera a vestirsi per il pranzo, ed aveva sciolto i suoi capelli; ad un tratto sent una mano posarsi sulla sua testa e carezzarle rapidamente i capelli fino alle spalle. Spaventata, si rivolse esclamando: "Oh! mamma! perch farmi paura cos?".
Aveva creduto che sua madre le avesse fatto uno scherzo.
Non c'era alcuno nella camera.
Quando a tavola raccont l'incidente, un amico superstizioso consigli di prender nota del giorno e della data. Lo si fece. E poco pi tardi giunse la notizia che suo zio William era morto quel giorno, e se si tien conto della longitudine, a un dipresso all'ora in cui essa aveva sentito la mano posarsi sulla sua testa.
S. CANTREY HARRIS
Proprietario del New Zealand e del New Zealand Mail,
Wellington (Nuova Zelanda).
Ecco il racconto di Mrs. Harris stessa:
Era in aprile del 1860. Era allora ragazza. Dinanzi allo specchio, nella mia camera da letto, accomodava alcuni particolari del mio abbigliamento.
Erano circa le 6 di sera, e, a quell'epoca dell'anno, era gi il crepuscolo quando, all'improvviso, sentii una mano posarsi sulla mia testa, scendere lungo i miei capelli ed appoggiarsi pesantemente sulla mia spalla sinistra. Spaventata da quella carezza inattesa, mi rivolsi vivamente per rimproverare a mia madre di essere entrata senza far rumore, quando con mia grande sorpresa non vidi alcuno. Subito pensai all'Inghilterra, alla cui volta mio padre era partito nel mese di gennaio precedente, e mi dissi che qualche cosa era accaduto, bench mi fosse impossibile di definir niente.
Discesi e raccontai la mia paura in famiglia. Nella serata, Mrs. e Miss W. vennero da noi e siccome domandavano spiegazioni sulla causa della mia pallidezza, furono messe al corrente della cosa. Mrs. W. mi disse immediatamente: "Notate la data e staremo a vedere quello che accadr".
Cos fu fatto, e l'incidente cess di turbarci, bench tutta la famiglia aspettasse con una certa inquietudine la prima lettera di mio padre. Questi, al suo arrivo in Inghilterra, aveva trovato il fratello moribondo. Nella mia infanzia io era la sua preferita, ed alla sua morte il mio nome fu l'ultima parola che pronunzi.
CXV. Nella notte del 21 agosto 1869, fra le 8 e le 9, ero seduta nella mia camera da letto, nella casa di mia madre a Devonport. Mio nipote, ragazzo di sette anni, era a letto nella camera vicina; fui sorpresa di vederlo entrare improvvisamente correndo nella mia camera; egli gridava con aria spaventata:
"Oh! zia, ho visto pap girare intorno al mio letto!" Gli risposi: "Che sciocchezza! hai dovuto sognare".
Egli replic che non aveva sognato affatto, e rifiut di tornare nella sua camera. Vedendo che non potevo persuaderlo a rientrarvi lo misi nel mio letto. Fra le 10 e le 11 andai a dormire. Circa un'ora dopo, vidi distintamente, dalla parte dell'atrio, la forma di mio fratello seduto su di una sedia, e ci che mi colp in particolar modo fu il pallore mortale del suo viso. Mio nipote in quel momento era del tutto addormentato. Fui cos spaventata (mio fratello era ad Hong-Kong) che nascosi la testa sotto le coperte. Poco dopo intesi nettamente una voce chiamarmi per nome; il mio nome fu ripetuto tre volte. Mi decisi allora a guardare, ma era sparito.
Il giorno dopo raccontai a mia madre ed a mia sorella ci che era avvenuto e ne presi nota.
Il corriere seguente dalla Cina ci port la triste notizia della morte di mio fratello, avvenuta il 21 agosto 1869 nella rada di Hong-Kong, improvvisamente, in seguito ad insolazione.
MINNIE COX
Summer Hill, Queenstown.
CXVI. Un mio amico, ufficiale negli Highlanders, era stato gravemente ferito al ginocchio alla battaglia di Tel-el-Kebir. Sua madre era mia grande amica, e quando la nave-ospedale Chartage lo ricondusse a Malta, essa mi mand a bordo per vedere e prendere le disposizioni per portarlo a terra. Quando giunsi a bordo, mi dissero che egli era uno dei malati pi gravi, e la sua ferita cos grave che si considerava pericoloso trasportarlo all'ospedale militare. Dopo molte istanze, sua madre ed io ottenemmo il permesso di andarlo a visitare ed a curare. Il povero amico stava cos male, che i medici credevano che sarebbe morto se si fosse tentata un'operazione e non volevano amputargli la gamba; operazione che era la sola probabilit di salvezza. La sua gamba andava in cancrena, alcune parti si eliminavano; e siccome tirava a lungo, talora meglio, talora peggio, i medici cominciavano a pensare che forse avrebbe potuto ricuperare un certo grado di salute, bench dovesse restare zoppo per tutta la vita.
La notte del 4 gennaio 1886, siccome non era preveduto alcun cambiamento brusco nel suo stato, la madre mi condusse in casa sua per farmi prendere una notte di riposo, giacch io era sofferentissima, e non avevo abbastanza forza per sopportare cos lunghe fatiche. Egli era caduto per alcune ore in una specie di letargia ed il medico aveva detto che, trovandosi sotto l'influenza della morfina, avrebbe dormito probabilmente fino alla mattina seguente. Consentii ad andarmene, proponendomi di tornare all'alba seguente, affinch egli potesse trovarmi presso di lui al destarsi.
Verso le 3 del mattino mio figlio primogenito che dormiva nella mia camera mi chiam gridando: "Mamma, mamma, ecco B...". Mi alzai precipitosamente: era assolutamente vero, la forma di Mr. B.... ondeggiava nella camera ad un mezzo piede dal pavimento (m. 0.15) e disparve attraverso la finestra sorridendomi. Era in toletta da notte; ma, cosa strana, il piede malato, a cui le dita erano cadute incancrenite, in questa apparizione era esattamente come l'altro piede. Mio figlio ed io lo abbiamo notato nello stesso tempo.
Circa una mezz'ora dopo, un uomo venne a dirmi che Mr. B... era morto alle ore 3. Allora mi recai da sua madre che me lo conferm. Mi disse che egli aveva ricuperata una semi-coscienza al momento della sua morte, che sentiva la mia mano nella sua e che la stringeva insieme a quella dell'ordinanza, restato presso di lui fino all'ultimo momento. Non mi sono mai perdonata di essere tornata in casa quella notte.
EUGENIA WICKHAM.
Wickham figlio, in et di nove anni all'epoca dell'avvenimento, ha firmato come segue:
Rammento bene che le cose sono andate come  detto qui sopra.
EDMONDO WICKHAM.
Il marito di Mrs. Vickham, tenente colonnello di artiglieria, scrive che egli certifica l'esattezza di questa narrazione.
Termineremo queste osservazioni telepatiche con la seguente, che ha avuto anch'essa due testimoni.
CXVII. Durante l'inverno 1850-1851, io, Carlo Matthews, allora in et di venticinque anni, ero maggiordomo presso il generale Morse, a Troston Hall presso Bury Saint-Edmunds. Mia madre Mary-Anne Matthews era nella stessa casa come cuoca e governante; era una donna molto onesta e coscienziosa, amata da tutti i domestici, ad eccezione della cameriera, certa Susanna. Questa Susanna si rendeva sgradevole a tutti per le sue malignit e per le sue cattiverie, ma essa temeva molto mia madre il cui carattere fermo le imponeva.
Susanna ebbe l'itterizia; da principio fu curata per alcuni mesi a Troston Hall, ma infine fu trasportata all'ospedale di Bury Saint-Edmunds a spese del generale Morse, e posta nel dormitorio riservato ai domestici. Essa vi mor una settimana dopo la sua ammissione. Il generale mandava una donna del villaggio a prendere sue notizie all'ospedale, distante sette miglia, tutte le volte che la vettura non andava a Bury Saint-Edmunds. Un sabato la donna vi and e torn soltanto la domenica sera; disse allora che aveva trovato Susanna senza conoscenza, e che siccome la sua fine si avvicinava, le si era permesso di restare nel dormitorio fino alla fine.
Durante quella notte di sabato sono avvenuti i fatti misteriosi che sto per raccontare, e che mi hanno sempre intrigato.
Ero addormentato. Fui svegliato improvvisamente con o da un sentimento repentino di terrore. Guardai nell'oscurit, ma non vidi niente; mi sentii in preda ad un terrore anormale e mi nascosi sotto le coperte. La porta della mia camera dava in uno stretto corridoio, che menava alla camera di mia madre, e tutte le persone che vi passavano, toccavano quasi la mia porta. Tutta la notte non dormii pi. Al mattino incontrai mia madre che mi parve malata, pallida, e singolarmente sconvolta. Le domandai:
"Che c' dunque?".
Essa rispose:
"Niente, non domandarmi".
Passarono un'ora o due, ed io vedevo bene che c'era qualche cosa. Mi decisi a sapere che cos'era. Mia madre dal canto suo non voleva parlare. Finalmente domandai:
"Forse ci ha che fare con Susanna?"
Essa scoppi in pianto e replic:
"Perch questa domanda?".
Allora le feci parte del mio terrore notturno, ed a sua volta essa mi raccont questa orribile storia:
"Mi sono svegliata sentendo aprire la mia porta, e, con mio vivo terrore, vidi entrare Susanna in costume da notte. Essa venne direttamente al mio letto, alz le coltri e si mise accanto a me. Sentii un brivido glaciale correre al mio fianco, nel posto dove pareva che mi toccasse. Veramente spaventata, dovetti svenire, giacch non rammento pi niente di ci che avvenne. Quando ricuperai i sensi, essa non era pi l. Ma io son certa di una cosa: che non era un sogno".
Al ritorno della contadina, la domenica sera, noi venimmo a sapere che Susanna era morta nel mezzo della notte, e che, nella sua agonia, parlava soltanto di tornare a Troston Hall. Noi non pensavamo affatto alla sua morte. Credevamo che fosse andata all'ospedale, non perch in pericolo di vita, ma per subirvi un trattamento speciale.
Ecco i fatti, come mi  dato riportarli. Non ero n superstizioso, n credulo, ma non ho ancora potuto soddisfare la mia perplessit a proposito del come e del perch di questo strano incidente.
CHARLES MATTHEWS
9, Blandford Place, Clarence Gate, Regent's Parck,
Londra.
 AMMISSIONE DEI FATTI.
There are more things in heaven and earth, Horatio,
Than are dreamt of in your philosophy.
SHAKESPEARE, Hamlet, atto I, scena V.
Ecco oltre cento osservazioni di manifestazioni di moribondi (ne ho almeno altrettante inedite).  possibile, dopo averle lette coscienziosamente e senza partito preso, vedere in esse non altro che invenzioni, racconti accomodati, o allucinazioni con coincidenze fortuite?
Una negazione pura e semplice non  qui accettabile. Senza dubbio, noi siamo nello straordinario, nell'ignoto, nell'inesplicato. Ma una negazione non  una soluzione. Ci sembra pi savio, pi scientifico, cercare di renderci conto di questi fenomeni, che negarli senza esame.
Spiegarli  pi difficile. Come dicevamo in principio, i nostri sensi sono imperfetti ed ingannatori, e forse non ci riveleranno mai la vera realt, in questo campo ancora meno che altrove.
Questi racconti sono stati scelti fra un numero anche molto pi considerevole. I lettori, desiderosi di rendersi conto della natura e della diversit di queste manifestazioni, le avranno lette con interesse ed avranno compreso che ne abbiamo pubblicato un gran numero appunto per stabilire che non sono cos rare, cos eccezionali come si crede generalmente, e perch il loro valore aumenta in ragione del numero.
Si noter che in tutte queste relazioni i particolari sono resi per quanto  possibile in tutte le minime circostanze, e che non si tratta di allucinazioni soggettive incerte, dubbie, e sopratutto anonime. Io provo un orrore invincibile per tutto ci che  anonimo, e non ho mai potuto comprendere, n comprender mai che non si abbia il coraggio della propria opinione e che, possedendo un'osservazione importante che possa far progredire, per quanto poco, le nostre conoscenze, non si osi firmarne l'esposizione per timore di compromettersi, di dispiacere agli amici influenti, per paura del ridicolo, per interesse, per pregiudizio superstizioso, o per un'altra ragione qualsiasi.
Ringrazio di nuovo tutte le persone che mi hanno partecipato le loro osservazioni, che io del resto ho avuto cura di seguire il pi discretamente possibile. Pi sopra abbiam detto che c' in media una persona su venti che abbia provato da s o abbia conosciuto per mezzo di qualcuno dei suoi manifestazioni di quest'ordine. Non  una proporzione da trascurarsi. In generale non si raccontano storie di questo genere se non si  invitati; e poi ancora!
La questione che ora si presenta  questa: Qual  il valore reale di questi racconti? Poich evidentemente il numero non basta: la qualit  un coefficiente. L'analisi deve essere in questo caso tanto qualitativa che quantitativa. Che essi siano stati inventati di sana pianta per mistificare i parenti e gli amici ai quali sono stati raccontati,  un'ipotesi che pu venir posta innanzi, ma che cominceremo coll'eliminare. In certi casi vi sono parecchi testimoni, in altri l'osservatore  stato talmente impressionato, che ne ha sofferto una malattia. I primi racconti, presentati sopra, mi sono stati riportati da persone nella sincerit delle quali ho la stessa fiducia che in me stesso. Le lettere che seguono sembrano di una assoluta buona fede. Ne ho fatto verificare circa la decima parte in diverse maniere, e questa verifica ha sempre confermato la verit dei racconti, salvo alcune varianti insignificanti.
Del resto, queste narrazioni non differiscono da quelle che mi sono state fatte da persone conosciute da me da molto tempo. Se le prime sono veridiche, non c' ragione per credere che anche queste non lo siano. La classe dei burloni e degli spacciatori di frottole  abbastanza rara nei casi di morte d'un parente, d'un padre, d'una madre, d'uno sposo, d'un figlio. Sono lutti sui quali generalmente non si fanno le grasse risate. Non si scherza molto in questo genere d'argomenti. E poi la sincerit ha la sua voce: "Lo stile  l'uomo", ha detto Buffon.
Con questi corrispondenti io mi trovo nello stesso caso che con quelli, i quali da ogni punto del globo m'inviano costantemente le loro varie osservazioni d'astronomia e di meteorologia.
Quando una persona mi scrive di aver osservato una eclissi, una occultazione, un bolide, alcune stelle cadenti, una cometa, una variazione su Giove o Marte, un'aurora boreale, un terremoto, una tempesta, un caso strano di fulmine, un arcobaleno lunare etc., io comincio col crederla in buona fede e sincera, il che non m'impedisce di esaminare la sua comunicazione e di giudicarla. Si pu rispondere che la posizione non  esattamente la stessa, poich un'osservazione astronomica o meteorologica pu essere stata fatta nello stesso tempo da altre persone, il che serve come di verifica. Ed  verissimo; ma quanto all'opinione che io posso avere della sincerit dell'osservatore, essa  perfettamente la stessa: l'ammetto con beneficio d'inventario e con tutti i diritti del libero esame. Nei casi di telepatia ed altri, gli stessi uomini sono in giuoco nel godimento di tutte le loro facolt intellettuali, nello stato di spirito il pi normale, e provano questa loro condizione colle loro riflessioni stesse. A priori non ho pi ragioni per diffidare di uno scienziato, di un professore, di un magistrato, di un prete, di un pastore, di un industriale, di un agricoltore, quando egli mi espone un fatto psichico che quando egli mi espone un'osservazione fisica. Tuttavia, siccome quei fatti sono pi rari e meno credibili, il nostro criterio per ammetterli  pi difficile, e, da parte mia, ho cominciato dal verificarne un gran numero, col prendere informazioni, col fare inchieste che quasi sempre hanno avuto il risultato di confermare puramente e semplicemente le relazioni ricevute. Dal canto suo ha fatto cos anche la Societ psichica di Londra. Malgrado certe variazioni, certi annebbiamenti della memoria, si constata quasi sempre che il fatto primitivo  reale e non inventato.
Un secondo apprezzamento, pi valido,  di pensare che in generale il fondo  vero, ma che i fatti in questione sono stati amplificati ed accomodati nella miglior buona fede del mondo per incorniciare gli avvenimenti. Si tratterebbe di allucinazioni poste in rilievo solo nei casi in cui c' stata coincidenza di morte, colla possibilit anche che questa coincidenza sia stata riavvicinata ed aggiustata in seguito.
Ho esaminato e discusso anche questa ipotesi con la massima attenzione, ed ho concluso che neanche essa era sufficiente. 1. Nei casi in cui ho verificato i fatti, ho constatato che si sono prodotti all'incirca come le narrazioni li avevano riportati; 2. le persone che li descrivono prendono cura generalmente di far notare che esse sono in uno stato di salute normale, che non sono soggette ad allucinazioni, che hanno osservato e constatato i fatti col massimo sangue freddo e che ne sono certe; 3. ho scartato da questi racconti tutto quello che  stato sentito in sogno, e non ho lasciato che i casi di osservatori perfettamente svegli; 4. ho eliminato tutti quelli che sembrano doversi attribuire all'immaginazione, all'autosuggestione, o alle diverse specie di allucinazioni.
Questi fatti sono differenti, e sono stati constatati da persone di ogni grado intellettuale e morale, sia uomini che donne, d'ogni et; si presentano in tutte le classi dell'umanit, in tutte le credenze, agli indifferenti ed agli scettici, ai creduli ed agli ideologi, al nord e al sud, nella razza anglo-sassone ed in quella latina, in tutti i paesi ed in tutti i tempi. La critica pi severa non pu considerarli come nulli e non avvenuti; essa deve tenerne conto.
Attribuirli ad allucinazioni  impossibile. Oggi si conoscono le allucinazioni: ma esse hanno le loro cause (le discuteremo pi avanti). I soggetti che le provano vi sono pi o meno predisposti e ne hanno avute parecchie - talvolta molte - nel corso della loro vita. Qui i testimoni non sono esseri di simil natura; hanno visto un fatto psichico come avrebbero visto un fatto fisico e lo raccontano.
Se questo genere di fatti si dovesse attribuire ad allucinazioni, a giuochi di immaginazione, ve ne sarebbe un numero considerevolmente pi grande senza coincidenza di morti, che con coincidenza.
Ora, il caso contrario si presenta. La mia inchiesta lo prova con evidenza: ho domandato che si avesse la cortesia di inviarmi tutti i casi, con coincidenza o senza. Non vi sono pi di sette ad otto casi su cento di apparizioni senza coincidenza.  precisamente il contrario di quanto dovrebbe avvenire se si trattasse di allucinazioni.
Bisognerebbe anche ammettere allucinazioni contemporanee di pi persone separate da centinaia di chilometri.
Si pu replicare che nondimeno si tratta di allucinazioni, giacch non si notano che quelle accompagnate da coincidenze...
L'obbiezione non pu sostenersi, poich se vi vedete apparire dinanzi vostra madre, vostro padre, vostra moglie, vostro marito, vostro figlio,  impossibile che il fatto non vi colpisca, e non ve ne ricordiate anche se non vi sia nessuna coincidenza di morte.
Tutti i casi riportati sono stati avvertiti da persone sveglie, nel loro stato normale, come voi ed io in questo momento. Ho preso cura di non citare alcun esempio di manifestazioni o di apparizioni osservate in sogno, ed ho curato fin dal principio di stabilire una classificazione metodica chiara e precisa dei fenomeni che qui ci proponiamo di studiare. Il nostro studio  essenzialmente scientifico, come se si trattasse di astronomia, di fisica o di chimica. I sogni durante il sonno, le visioni nel sonnambulismo o nell'ipnotismo, i presentimenti o previsioni, i fenomeni di sdoppiamento, le evocazioni per mezzo di medii saranno l'oggetto di altri capitoli. Noi abbiamo voluto cominciare coi fatti constatati colla maggiore certezza, ed i pi facili da verificare e da discutere con perfetta libert di spirito.
Qui si tratta solamente di manifestazioni di moribondi, per conseguenza di vivi. Pi tardi ci occuperemo delle apparizioni di morti, la cui spiegazione non  la stessa.
Gli ultimi esempi riportati sono estratti dalla grande opera Phantasms of the Living "Fantasmi dei viventi"(7), pubblicata a Londra nel 1886 dai signori Gurney, Myers e Podmore, opera in due enormi volumi di 573 e 733 pagine contenente i processi verbali delle inchieste rigorose fatte da questi tre scienziati in nome della Society for psychical Research, di cui abbiamo gi parlato.  impossibile studiare questa raccolta senza ritrarne l'impressione che colui il quale persiste oggi a negare questi fatti rassomiglia molto ad un cieco che neghi il sole. In questa inchiesta vi sono le relazioni di 600 casi del genere di cui ora parliamo. E quanto a me, ne ho ricevuto pi di 1100, la cui autenticit mi pare assolutamente irrefutabile.
Tutte queste relazioni, tutti questi racconti hanno indubbiamente un valore molto diverso: bisognerebbe essere in grado di verificarne sempre l'assoluta precisione. L'accordo che ci colpisce fra le visioni, le audizioni, le emozioni ricevute e gli avvenimenti, pu essere stato completato dall'immaginazione stessa dei narratori, accomodato pi o meno per i bisogni della causa. Bisognerebbe poter fare una inchiesta minuziosa su ogni osservazione, in una parola prendere tutte le precauzioni che abbiamo l'abitudine di prendere nelle nostre osservazioni astronomiche, o nelle nostre esperienze di fisica e di chimica, e pi ancora; poich qui si aggiunge un coefficiente "umano" che noi siamo ben lungi dal poter trascurare.
Queste precauzioni non sempre sono state prese, spesso a cagione della natura stessa di questi fenomeni, associati a morti, a dolori, a ricordi che ci  impossibile riguardare colla medesima disinvoltura che una esperienza di laboratorio. Ma il fatto, che alcune relazioni soggiacciono a varie incertezze nei particolari, sarebbe una ragione sufficiente per non attribuir loro nessun valore e per non tenerne alcun conto? Noi non lo crediamo.
Queste osservazioni sono troppo numerose per non rappresentare qualche cosa di reale. E poi, la tradizione secolare che associa questi fenomeni alle morti non pu essere assolutamente priva di fondamento. Non c' dubbio: se ogni fatto dovesse essere inventato, l'insieme non avrebbe un grande valore. Ma anche riducendoli alla pi semplice espressione, resta sempre un substrato. Passando al limite, li paragonerei volentieri al carattere cosmico della via lattea. Ognuna delle stelle che compongono la via lattea  inferiore alla sesta grandezza ed invisibile ad occhio nudo: essa non impressiona l'occhio umano. Nondimeno, l'insieme  perfettamente visibile ad occhio nudo e costituisce una delle ammirevoli bellezze del cielo stellato.  il numero di questi fatti che ci obbliga a non poterli onestamente respingere.
Il grande filosofo Emanuele Kant scriveva:
La filosofia, che non teme di compromettersi prendendo ad esaminare ogni sorta di questioni futili,  spesso nell'imbarazzo quando incontra sul suo cammino alcuni fatti dei quali non saprebbe dubitare impunemente, ed ai quali non saprebbe credere senza rendersi ridicola.  il caso dei racconti di fantasmi. In vero non c' rimprovero al quale la filosofia sia pi sensibile che quello di credulit e di attaccamento a superstizioni volgari. Coloro che a buon mercato si danno il nome e l'aria di scienziati, si ridono di tutto ci che, essendo inesplicabile tanto per lo scienziato che per l'ignorante, li colloca ambedue sullo stesso livello. Questo  la ragione per cui le storie di fantasmi sono sempre ascoltate e ben accolte nell'intimit, ma spietatamente sconfessate in pubblico. Si pu esser certi che mai un'accademia di scienze sceglier un simile soggetto per metterlo a concorso; e non gi che ognuno dei suoi membri sia convinto della futilit e della falsit di tutte queste narrazioni, ma perch la legge della prudenza mette sapienti limiti all'esame di tali questioni. Le storie dei fantasmi troveranno sempre dei credenti segreti, ma sar sempre conveniente farne in pubblico oggetto di incredulit.
Quanto a me, l'ignoranza in cui mi trovo, rispetto alla maniera in cui lo spirito umano entra in questo mondo ed a quella in cui ne esce, mi vieta di negare la verit dei diversi racconti che hanno corso. Per una riserva che parr singolare, io mi permetto di revocare in dubbio ogni caso particolare, e tuttavia di crederli veri nel loro complesso.
Ci sono tre partiti da prendere di fronte ai fatti esposti: o la credenza assoluta a tutto ci che  detto, riportato; o la sfiducia assoluta che rifiuta tutto; o, in terzo luogo, l'accettazione dei fatti stessi nel loro complesso, senza affermare l'esattezza assoluta di tutti i particolari. A quest'ultimo partito noi crediamo doverci attenere.
Negar tutto sarebbe un'assurdit di prim'ordine. A meno di rifiutarsi ad ogni testimonianza umana, non sembra possibile dubitare dei precedenti racconti. Non ci sono molti fatti, storici o scientifici, che siano affermati da un numero cos grande di testimoni.
Supporre che tutte queste persone abbiano avuto "le traveggole", siano state "allucinate", siano state "vittime della loro immaginazione"  un'ipotesi assolutamente insostenibile, sopratutto date le coincidenze di morti.
E d'altra parte contribuiscono a stabilire la loro realt i particolari circostanziati che spesso li caratterizzano, anche all'infuori di apparizioni complete in esatta corrispondenza: una ferita, un colpo di fucile, un colpo di lancia, una testa spaccata, un cadavere in fondo ad un abisso, un corpo disteso su di una spiaggia, un annegato, un impiccato, un suono di voce riconosciuta, una acconciatura del capo, un vestito speciale, un'attitudine, una data di morte differente dalla data annunziata, ecc. So anche bene che, dall'altro lato, si pu sempre dubitare della testimonianza umana, che a pochi giorni d'intervallo gli avvenimenti pi chiari sono narrati in maniere differenti, che la storia delle nazioni e degli uomini  una grande bugiarda. Ma finalmente bisogna prendere l'umanit quale , e, senza pretendere l'assoluto, ammettere il probabile ed il relativo.  difficile dubitare che Luigi XIV abbia revocato l'editto di Nantes e che Napoleone riposi sotto la cupola degli Invalidi.
Per noi i fatti di cui qui ci occupiamo sono irrefutabili, almeno nel loro complesso. Ogni spirito scevro di pregiudizi non pu rifiutarsi di ammetterli.
La principale obbiezione, ed anche la sola che possa restare in discussione,  quella che li attribuisce al caso ed a coincidenze fortuite. Ci si dice: "Ebbene s, si  vista o sentita la tale o la tale altra cosa; un parente, un congiunto  morto allo stesso momento; ma  un caso".
Limitandoci ad una coincidenza di 12 ore prima o dopo la manifestazione (in generale esse sono molto pi precise) osserveremo che la media della mortalit annua  di 22 per 1000 persone. Per un periodo di 24 ore, essa  365 volte minore, cio il 22 per 365,000, o di 1 per 16,591. Vi sono dunque 16,591 probabilit contro una perch la coincidenza d'uno stesso giorno non si produca. Inoltre non si tratta di una cifra generale unica. Per persone giovani e nel vigore dell'et la proporzione s'innalza a 18,000, 19,000, 20,000.
Ora, le apparizioni senza coincidenza, non essendo n ventimila volte, n diecimila volte, n cinquemila volte, n mille volte, n cento volte e nemmeno dieci volte pi numerose delle apparizioni con coincidenza, non essendo neanche in egual numero, neanche la met, n il quarto, n forse nemmeno il decimo delle manifestazioni veridiche, ne concludiamo che in queste ultime c' una relazione di causa ad effetto.
Non neghiamo il caso, le coincidenze fortuite. Ci che si chiama il caso, cio l'ignoto delle forze in azione, conduce talvolta a coincidenze veramente straordinarie. Ne noter qui alcune molto notevoli.
Nel tempo in cui scrivevo la mia grande opera sull'Atmosfera, ero intento a redigere il capitolo sulla forza del vento, e ne confrontavo degli esempi curiosi, quando avvenne il fatto seguente:
Il mio gabinetto di studio a Parigi  illuminato da tre finestre: una ad est sul viale dell'Osservatorio, la seconda a sud-est sull'Osservatorio, la terza a sud sulla via Cassini. Era in piena estate: la prima finestra era aperta dinanzi alla foresta di castagni del viale. Il cielo si copre, si leva il vento e improvvisamente la terza finestra, mal chiusa, viene aperta con violenza da una ventata di sud-ovest che sconvolge le mie carte e portando via i fogli volanti che appena avevo finito di scrivere, li trascina in turbine aereo al di sopra degli alberi. Un istante dopo sopraggiunge la pioggia, una forte pioggia di tempesta. Discendere in basso per cercare quei fogli mi parve fatica perduta...
Ma quale non fu la mia sorpresa nel ricevere alcuni giorni dopo dalla tipografia Lhaure che stava in via di Fleurus a pi d'un chilometro di distanza, quel capitolo stampato senza che mancasse un sol foglio!
Notate bene che si trattava per l'appunto di un capitolo sulle curiosit del vento!
Che cosa era avvenuto?
Una cosa molto semplice.
L'uomo della tipografia che aveva dimora nel quartiere dell'Osservatorio e che mi portava le bozze di stampa quando andava a colazione, ripass di l dopo aver mangiato, e not per terra alcuni fogli del mio manoscritto macchiati dalla pioggia. Cred di averli smarriti egli stesso, si affrett a raccoglierli tutti colla massima cura, e li diede al tipografo senza menar vanto dell'affare.
Per un capello si sarebbe creduto che il vento stesso li aveva portati dallo stampatore.
Ecco un altro esempio non meno singolare:
Al prete che aveva benedetto il mio matrimonio, in premio di una dispensa che mi aveva accordato contrariamente ad un uso che pare assai severo, avevo promesso di condurlo in pallone.  necessario dire che invece di prendere il treno per un viaggio di nozze, noi avevamo deciso di prendere le vie dell'aria. Una diecina di giorni dopo noi partiamo con Jules Godard per aeronauta, dopo aver avvertito l'abate, il quale, per uno sgraziato concorso di circostanze, aveva lasciato Parigi per passare alcuni giorni in un piccolo romitaggio sulle rive della Marna, e non aveva ricevuto il mio biglietto restato nella sua casa di Parigi. Vedendo che l'abate non arrivava all'officina del gas per l'ora della partenza, io speravo che il viaggio, essendo del tutto incognito, passerebbe inosservato, e che io avrei potuto mantenere la mia promessa un'altra volta. Desideravo sopratutto di non cagionargli dispiacere. Ora vi  una infinit di direzioni per uscire da Parigi in pallone. Il nostro squisito aerostato si diresse proprio dalla parte della Marna, e precisamente sulla propriet dell'abate, che in quel momento era seduto a tavola nel suo giardino, e che vedendo arrivare lentamente il pallone al di sopra della sua testa s'immagin che venivo a prenderlo, mi chiam con alte grida, supplicandomi di scendere, e prov il pi violento disappunto nel vedere che noi proseguivamo il nostro cammino. Se un demonio ci avesse guidati non avrebbe potuto far meglio! Eppure non si trattava in questo caso che della coincidenza fortuita della direzione del vento!...
Emilio Deschamps, poeta notevole, oggi un poco dimenticato, autore del drammatico libretto degli Ugonotti, racconta questa curiosa serie di coincidenze fortuite:
Nella sua infanzia, mentre era in pensione ad Orlans, un certo giorno si trov, per caso, a tavola con un M. de Fontgibu, emigrato, tornato di recente dall'Inghilterra, che gli fece assaggiare un plum-pudding, piatto a quell'epoca quasi sconosciuto in Francia.
Il ricordo di quel regalo s'era a poco a poco cancellato dalla sua memoria, quando dieci anni pi tardi, passando dinanzi ad un ristorante del boulevard Poissonnire, egli scorse nell'interno un plum-pudding d'eccellente aspetto.
Entra, domanda che glie ne servano un pezzo, e viene a sapere che il dolce  gi preso da un cliente.
"Monsieur de Fontgibu, esclama la cassiera, vedendo la sua aria contrariata, vorreste avere la compiacenza di dividere il vostro plum-pudding col signore?".
Deschamps dur fatica a riconoscere M. de Fontgibu in un uomo di et rispettabile, in uniforme di colonnello, che pranzava ad una tavola vicina.
L'ufficiale si fece un piacere di offrirgli una parte del suo dolce.
Lunghi anni trascorsero senza che si facesse questione n di pudding, n di M. de Fontgibu...
Un giorno Deschamps fu invitato ad un pranzo, in cui si doveva mangiare un vero plum-pudding inglese. Accett, ma prevenne ridendo la padrona di casa che M. de Fontgibu sarebbe infallibilmente della compagnia, e divert molto la societ facendone conoscere la ragione.
Al giorno stabilito, si presenta. Dieci invitati occupano i dieci posti preparati intorno alla tavola, sulla quale li attendeva un magnifico plum-pudding.
Si cominciava a scherzare sul suo M. de Fontgibu, quando la porta s'apre ed un domestico annunzia: "M. de Fontgibu".
Entra un vecchio, che cammina a stento, sostenuto da un domestico.
Egli fa lentamente il giro della tavola sembrando cercar qualcuno con aria disorientata. Era una visione? era uno scherzo?
Si era in pieno carnevale! Deschamps cred da principio ad uno scherzo. Ma siccome il vecchio s'era avvicinato, fu costretto a riconoscere M. de Fontgibu in persona!
"I miei capelli si rizzarono, scrive egli. Don Giovanni, nel capolavoro di Mozart, non era pi esterrefatto dinanzi al suo convitato di pietra".
Tutto si spieg: M. de Fontgibu, invitato a pranzo presso una persona dimorante in quella casa, si era sbagliato di porta.
C' veramente in questa storia una serie di coincidenze che vi confondono, e si comprende questo grido dell'autore a quel ricordo stupefacente: "Tre volte plum-pudding nella mia vita e tre volte M. de Fontgibu! Perch ci? Una quarta volta ed io sono capace di tutto... o non sono capace di niente...".
Altra combinazione del caso: ad una tavola da gioco a Monte-Carlo, uno stesso numero  uscito cinque volte di seguito(8).
Si  anche visto a questo stesso giuoco della roulette, il rosso uscire ventuna volte di seguito. Eppure vi sono due milioni di probabilit contro una!
Non passano molti mesi a Parigi, senza che un vaso di fiori, cadendo da un quinto piano, non uccida istantaneamente una persona che seguiva tranquilla il marciapiede nella verticale di questa caduta.
Non si pu dunque negare che vi sono coincidenze molto sorprendenti.
S, il dio Caso produce, talvolta, risultati straordinari; io sono il primo a riconoscerlo, ma riconosciamo anche che esso non spiega tutto.
Io adotter interamente i seguenti ragionamenti del professore Ch. Richet, per quanto concerne il caso, analizzato dal punto di vista della certezza matematica e della certezza morale(9).
Il caso pu essere espresso con una cifra che , come si dice, la probabilit. Cos, se tirando a caso una carta da giuoco in un mazzo completo, io prendo un 6 di cuori,  il caso che mi ha dato questo 6 di cuori, ed  il caso soltanto; poich io ignorer sempre se le carte sono identiche e se il giuoco  stato ben mischiato, per qual ragione io abbia preso il 6 di cuori piuttosto che un'altra carta qualsiasi.
Dunque,  il caso che mi ha dato il 6 di cuori, ma questo caso pu mettersi in cifre. Per tirare il 6 di cuori avevo in un giuoco di cinquantadue carte una probabilit su cinquantadue; per prendere un 6, una probabilit su tredici! per avere un cuore, una probabilit su quattro, e per avere una carta rossa, una probabilit su due. Finalmente io avevo cinquantuno probabilit su cinquantadue di non avere una qualunque carta designata innanzi.
Cos, matematicamente, io posso assegnare a questo o a quell'avvenimento una probabilit che pu mettersi in cifre. Ma la difficolt non  nel calcolo delle diverse probabilit matematiche, bench questo sia, se lo si spinge un po' lontano, un calcolo molto difficile che pu mettere nell'imbarazzo i pi grandi matematici; la difficolt vera sta nell'applicazione di queste leggi matematiche agli avvenimenti reali.
Si dimostra in matematica, che il calcolo delle probabilit non  applicabile se non v' un numero infinito di colpi e solamente in questo caso esso  vero.
Cos io ho un giuoco di carte dinanzi a me; non ho che una probabilit su cinquantadue per avere il 6 di cuori; eppure pu darsi che io cavi questa carta. Nulla si oppone, ed  anche una tirata che ha la stessa possibilit di tale o tale altra tirata data. Questa piccola probabilit  lungi dall'essere trascurabile. Sarei dunque irragionevole se concludessi checchessia da una esperienza in cui, designando prima il 6 di cuori, cavo fuori precisamente questa carta.
Se, prendendo un altro giuoco, dopo averle ben mischiate, io tiro di nuovo il 6 di cuori, la probabilit era certo molto piccola (52  52 = 2704). Ma nessuna impossibilit. Ci pu vedersi, ci si  visto, e la combinazione di un 6 di cuori seguto da un 6 di cuori ha la medesima probabilit di una qualsiasi altra combinazione di due carte consecutive.
Se ora prendo un terzo giuoco di carte, poi un quarto, poi un quinto, io avr per tirare sempre un 6 di cuori probabilit sempre meno grandi, giacch il numero delle combinazioni diventa fantastico. Ma in nessun caso arriveremo all'impossibilit. Sar sempre possibile che il caso rechi una data combinazione, ed essa avr altrettante probabilit che una qualunque altra data combinazione.
Bisogna arrivare all'infinito per ottenere l'impossibilit. In altri termini, si ha la certezza di non tirare sempre un 6 di cuori soltanto quando si faccia un numero infinito di tirate.
Dunque, se per concludere si avesse bisogno della certezza matematica, non si concluderebbe mai; poich non si arriverebbe mai ad un numero infinito di tirate.
Fortunatamente  possibile concludere, giacch la certezza matematica e la certezza morale hanno esigenze differenti.
Suppongo ad esempio che si tratti di giuocare il mio onore, la mia esistenza, l'onore e l'esistenza dei miei e tutto ci che mi  pi caro. Certo io non avr la certezza matematica che, su cento tirate, il 6 di cuori non uscir cento volte di seguito. Matematicamente ed anche realmente questa combinazione  possibile; ma tuttavia io consentirei volentieri a giuocare la mia vita, il mio onore, la mia fortuna, la mia patria, e tutto ci che amo contro la probabilit che il 6 di cuori esca cento volte di seguito.
E non  neanche necessario di spingere fino a cento il numero delle tirate. Se io ottengo dieci volte di seguito il 6 di cuori invece di dire: " un caso straordinario", supporr qualche altra cosa, poich il caso non d queste successioni meravigliose. Supporr che vi  una causa qualunque che io non conosco, e che mi ha fatto prendere dieci volte di seguito la stessa carta. Anzi ne sarei tanto convinto che andrei a cercare questa causa, osservando se tutte le carte sono ben simili; se non vi  scherzo del prestigiatore; se nel giuoco vi sono veramente cinquantadue carte differenti, o se ogni mazzo non  composto unicamente di 6 di cuori...
Prendiamo anche una probabilit minima. Per esempio, la probabilit di avere due volte di seguito una stessa carta:  una probabilit assai piccola, di 1 su 2704. Se le scommesse fossero matematicamente proporzionate, si potrebbe scommettere 1 lira contro 2704 che dallo stesso giuoco e in due tirate successive non si avr due volte la medesima carta.
In realt, nella nostra vita di tutti i giorni, ci che dirige la nostra condotta, che fa le nostre convinzioni, che ci spinge alle nostre decisioni, sono probabilit molto meno forti di questa probabilit di 1 : 2704. Un uomo di trentacinque anni, in buona salute, e che non  esposto a nessun pericolo speciale, ha un rischio su cento di morire prima della fine dell'anno, ed un rischio su tremila di morire nei quindici giorni. Tuttavia chi  quegli che non si considera all'incirca sicuro di vivere ancora fra due settimane? Assimilando le probabilit di vita alla tirata in un giuoco, si vede che la probabilit di avere quattro volte di seguito una medesima carta,  quasi la probabilit di vivere ancora un'ora per un uomo di trentacinque anni in buona salute e che non corra alcun pericolo speciale. Matematicamente, nessuno  sicuro di vivere ancora un'ora, ma moralmente se ne ha la certezza quasi completa.
Prendiamo anche l'esempio dei giurati che hanno da condannare a morte un individuo. Rare eccezioni a parte, essi non hanno la certezza che l'individuo  colpevole; per quanto debole sia la probabilit dell'innocenza, essa  quasi sempre pi grande di 1 : 2704. Tante circostanze accessorie hanno falsato il risultato! Forse si sono prodotte delle testimonianze false. I testimoni hanno ben visto? La confessione del colpevole  sincera? Chi sa se non c' qualche macchinazione? C' una quantit di dati ignoti che tolgono ogni certezza matematica e lasciano soltanto la certezza morale.
Cos noi non siamo mai guidati dalla certezza matematica.  sempre, anche nei casi pi certi, la certezza morale che ci guida; essa ci basta, e noi non chiediamo di pi per agire. Perfino lo scienziato che fa esperienze materiali di apparenza inconfutabile, deve rendersi conto che non c' per lui certezza matematica; giacch incognite innumerevoli vengono a togliere quel carattere di assoluta certezza che soltanto le matematiche possono dare. Si tratta ora di sapere se abbiamo ragione quando ci contentiamo di quelle probabilit forti, ma ben lontane dalla certezza. Siamo noi imprudenti e possiamo noi concludere, come facciamo continuamente, che vivremo pi di un'ora, che il treno non ci schiaccer, che l'imputato accusato dai testimoni pi veritieri  colpevole, che la determinazione di tre misure chimiche o fisiche  sufficiente per avere un risultato esatto?  evidente; non ci sarebbe maniera di vivere, se non dovessimo regolarci che sopra certezze... In nulla vi sono certezze; dappertutto sono dei "presso a poco", e noi abbiamo ragione di agire cos, giacch l'esperienza giustifica quasi sempre le nostre presunzioni.
"Per parte mia, aggiunge a questo proposito il Richet, io considero come impossibile questa immensa illusione che si prolunga senza qualche particella di verit. Non si ha il diritto di esigere per i fenomeni psichici una probabilit pi forte che per le altre scienze, e con probabilit superiori ad un millesimo si avr una dimostrazione sufficientemente rigorosa.
"Si trova una tale quantit di fatti impossibili a spiegarsi in altro modo che con la telepatia, che bisogna ammettere un'azione a distanza. Poco importa la teoria! il fatto sembra provato, ed assolutamente provato".
Noi stimiamo che dal complesso delle osservazioni telepatiche la probabilit risulta innalzata, per questi casi di manifestazioni di moribondi, a parecchi milioni, quando la coincidenza  approssimata a meno di un'ora e quando non si ha alcuna ragione di supporre la persona in pericolo di morte.  una proporzione ben superiore a quella che dirige tutti i nostri ragionamenti e tutti gli atti della nostra vita.  ci che si chiama la certezza morale.
Conclusione: la teoria del caso e della coincidenza fortuita non spiega i fatti osservati e deve essere eliminata. Noi siamo costretti ad ammettere fra il moribondo e l'osservatore un rapporto di causa ad effetto.  il primo punto che conveniva stabilire nel nostro esame scientifico.
S, il caso, la coincidenza fortuita esistono, ma questa spiegazione non  applicabile qui. C' una relazione di causa ad effetto fra i moribondi e le impressioni provate.
A proposito di un caso citato nei Phantasms of the living di cui parleremo pi tardi, Raffaele Chandos scriveva (Revue des Deux Mondes, 1887, p. 211):
"Non si pu sospettare n la buona fede dei narratori, n in una certa misura la precisione delle loro osservazioni; ma  tutto? Il signor Bard ha veduto presso il cimitero il fantasma della signora de Frville errargli dinanzi proprio nel momento in cui quella signora, che egli non sapeva malata, moriva. Perch, dicesi, il caso, che produce tanti incontri straordinari, non gli avrebbe prodotta questa immagine allucinatoria?
"A dir vero questo argomento mi sembra di nessun valore, e molto pi facile a combattersi che l'argomento di un'osservazione incompleta ed insufficiente. Pur tuttavia questa obbiezione futile  la pi comunemente messa innanzi. Si dice:
"Ecco un'allucinazione! E sia. Ma se questa allucinazione  stata coincidente con il tale fatto reale, ci deve attribuirsi ad una coincidenza fortuita e non gi ad una relazione da causa ad effetto esistente tra il fatto e l'allucinazione?
"Il caso  un dio molto comodo e che pu invocarsi nei casi imbarazzanti. Pure, nella fattispecie, non ha nulla a vedere. Io suppongo che il signor Bard, per esempio, ha avuto nei sessant'anni della sua vita una allucinazione ed una sola, ci produce per ogni giorno 1 : 22,000 di probabilit d'avere un'allucinazione. Ammettendo che la coincidenza fra l'ora della morte della signora de Frville e l'ora della sua allucinazione sia esatta, ci fa, in ragione di quarantotto mezze ore al giorno, una probabilit di circa un milionesimo.
"Ma non basta: il signor Bard avrebbe potuto avere, in realt, altre allucinazioni, giacch egli conosce cento persone che non sono la signora de Frville. La probabilit di vedere al giorno stabilito, all'ora stabilita, la signora de Frville piuttosto che un'altra,  dunque approssimativamente di 1 : 100,000,000.
"Se io prendo quattro casi analoghi e li riunisco tutti e quattro, la probabilit di avere queste quattro coincidenze non  pi di un centomilionesimo, ma una frazione il cui numeratore sar 1 ed il denominatore avr 36 zeri, numero assurdo, che nessuna intelligenza umana pu comprendere e che equivale alla certezza assoluta.
"Lasciamo dunque da parte l'ipotesi del caso. Non c' caso in queste condizioni. Se si insistesse, noi riprenderemmo l'antico paragone delle lettere dell'alfabeto gettate in aria. Nessuno supporr che le lettere ricadendo possano formare la Iliade intera.
"Dunque, n la buona fede degli osservatori, n il caso delle coincidenze fortuite straordinarie possono essere invocati: bisogna ammettere che si tratta di fatti reali. Per quanto la cosa sembri inverosimile, queste allucinazioni veridiche esistono; esse hanno preso piede nella scienza, e, checch si faccia, vi resteranno".
I lettori che si saranno dato la pena di leggere tutte le lettere pubblicate pi in alto, ne avranno concluso a tutta prima, che vi sono molte cose che noi non conosciamo. Il dominio della telepatia apre dinanzi a noi un nuovo mondo da esplorare.
I fatti sono innegabili, nel loro insieme.
Fin da quando la discussione generale si  impegnata alla fine del luglio scorso sui principali giornali del mondo intiero a proposito della mia pretesa rinunzia agli studi psichici, io ho visto a pi riprese presentata l'opinione seguente contro i fatti telepatici: "Affinch questi fatti possano essere ammessi scientificamente, bisognerebbe poterli riprodurre a volont, giacch questo  il carattere proprio dei fatti scientifici".
C' qui un errore di ragionamento. Questi fatti non sono del dominio dell'esperienza, ma di quello dell'osservazione.
Un simile ragionamento equivale a quest'altro: "Io non creder agli effetti del fulmine che se si riproducano; io non ammetter un'aurora boreale che quando se ne fabbrichi una davanti a me; che mi si crei una cometa colla sua coda, che mi si faccia domani una eclissi, altrimenti non ci credo".
Questa confusione fra l'osservazione e l'esperienza  molto frequente.
Questi fatti - adunque - appartengono all'osservazione e non all'esperienza. Si constatano, non si producono. Il loro studio  dello stesso ordine di quello dell'astronomia e della meteorologia, e non della fisica o della chimica. Si osserva una eclissi, una cometa, un aerolito, un fulmine a palla, un'aurora boreale; si esperimenta una combinazione chimica, un fenomeno d'ottica o d'acustica; i due metodi sono differenti, pur essendo ambedue scientifici e meritando il titolo generale di sperimentali; poich  l'esperienza umana che giudica, e non gi teorie anticipate, idee, credenze, princip o autorit invocate e commentate. Noi non ammettiamo pi il magister dixit.
Si sentono spesso persone le quali si stupiscono che certi fatti, pi o meno burleschi, inesplicabili, incoerenti, si producano; mentre altri che sembrano pi naturali e semplici alla loro educazione bambinesca, non si producono. Perch una porta pesante, ben chiusa si apre? Perch uno strepito si produce? Perch una luce, perch un rumore? Perch una visione? La scienza, l'osservazione dei fenomeni della natura o dell'industria, ci invitano nondimeno a temperare il nostro stupore e ad ingrandire il campo delle nostre concezioni. Ecco, per esempio, una cassa di dinamite, mille volte pi terribile della polvere nella sua potenza distruttiva. Questa sostanza  di una sensibilit estrema, ed ognuno ha presenti nella memoria le terribili catastrofi cagionate dalle minime imprudenze. Con questa cassa voi potete distruggere una citt. Ebbene! cercate di accendere questa sostanza esplosiva; voi non otterrete alcun effetto. Bisogna che l'innesco detoni, affinch l'esplosivo faccia sentire i suoi effetti fulminanti. Voi potete dar fuoco impunemente ad un cartoccio di dinamite, non munito del suo innesco, senza che alcuna detonazione si produca; la dinamite brucia fino a totale consumazione della materia. Ma un semplice colpo di martello produrr una detonazione formidabile.
Accanto a questo, mettete un fiammifero acceso su di un barile di polvere, accendete una piccola miccia, mettetevi sul barile, e si vedr ci che avverr...
Non ci stupiamo dunque della singolarit dei fenomeni psichici.
Si  naturalmente disposti a negare ci che sembra inverosimile, quello che non si conosce e quello che non si capisce. Se noi leggessimo in Erodoto o Plinio che una donna aveva una mammella alla coscia destra, e con quella allattava il figlio, rideremmo di molto buon cuore. Nondimeno questo fatto  stato stabilito all'Accademia delle Scienze di Parigi del 25 giugno 1827. Se ci si parla di un uomo che secondo la sua autopsia portava un bambino nell'interno del suo corpo, se ci si dice che questo bambino era un gemello rinchiuso nel suo organismo, che questo bambino aveva invecchiato e anche messa la barba, noi consideriamo la storia come una favola. Nondimeno, noi stessi abbiamo visto, non molto tempo fa, un nato morto di 56 anni. Un traduttore di Erodoto, Larcher, dice tranquillamente: "Che Rossana si sia sgravata d'un bambino senza testa,  un'assurdit capace da sola di discreditare Ctesia". Ora tutti i dizionari di medicina parlano oggi di bambini acefali. Questi esempi e molti altri ci invitano alla saggezza ed alla prudenza. Soltanto gli ignoranti possono negare imperturbabilmente ogni cosa.
Potremmo facilmente sviluppare questi esempi; ma ci sarebbe inutile.
Limitiamoci a concludere che i fatti riportati possono e devono essere ammessi dallo stesso metodo sperimentale. Fermiamoci ora un istante alle "allucinazioni", delle quali non neghiamo affatto l'esistenza, ma che non risolvono il nostro problema, posto ed affermato da coincidenze precise ed incontestabili.
 LE ALLUCINAZIONI PROPRIAMENTE DETTE.
Sarebbe nell'errore pi completo chi dai capitoli precedenti ricavasse la supposizione che noi non ammettiamo le allucinazioni e che non facciamo ad esse il posto che loro spetta. Ma pensiamo che vi sono distinzioni e definizioni urgenti da stabilire.
Vi sono allucinazioni reali, cio illusioni, errori, sensazioni false. Le une possono essere provate da esseri nevrotici, stanchi, malati, pazzi; le altre da esseri perfettamente sani di corpo e di spirito. In altri tempi, i medici ammettevano soltanto le prime, il che era un grosso errore...
Le allucinazioni sono illusioni del cervello e del pensiero, ed  necessario non dar loro un altro senso e non supporre, per esempio, come potrebbe far pensare il titolo spesso impiegato di Allucinazioni veridiche, che possono esistere allucinazioni vere. Dal momento che l'impressione ricevuta  considerata come reale, come il risultato di una causa esterna agente sul cervello o sullo spirito, essa perde il suo carattere allucinatorio ed entra nella zona dei fatti. Non si tratta pi di una "allucinazione". Questa distinzione  qui di un'importanza capitale. La difficolt per noi  precisamente di fare la parte di ci che  illusione, errore, e di ci che  realt, nei particolari abbastanza confusi di questi fenomeni.
Il Dizionario dell'Accademia definisce l'allucinazione "errore, illusione di una persona le cui percezioni non sono conformi alla realt".  molto vago ed imbrogliato e pu applicarsi a cose diverse dall'allucinazione. Non si pu ammettere una simile definizione. Littr dice: "Percezione di sensazioni, senza alcun oggetto esterno che le faccia nascere".  un po' pi chiaro e preciso. In una memoria sull'allucinazione visuale, il dott. Max Simon scrive: "L'allucinazione consiste in una percezione sensoria senza oggetto esterno che la faccia nascere". Questa definizione, del pari che quella di Littr,  quella che corrisponde all'idea generale e noi l'adotteremo. L'essenziale  di essere d'accordo su questo punto, che l'allucinazione  una sensazione essenzialmente soggettiva ed erronea, una percezione falsa.
 necessario dare qui alcuni esempi delle diverse specie di allucinazioni.
L'allucinazione  un sogno nella veglia. Anche i sogni producono allucinazioni che offrono tutti i caratteri della vita reale.
Le allucinazioni della pazzia, le eccentricit dell'alienazione mentale, sono cos numerose, cos svariate, cos note, che sarebbe superfluo ricordarle. Le opere di medicina sulle malattie mentali ne sono piene, ed ognuno pu conoscerle facilmente. E poi, esse non hanno niente di comune coi fatti di cui ci occupiamo. Scegliamo piuttosto casi bene osservati e descritti dai soggetti stessi. Noi prenderemo il seguente dall'opera del dottor Ferriar, di Manchester, il quale lo aveva dall'autore Nicolai, di Berlino(10).  abbastanza vecchio, ma  molto tipico:
Durante gli ultimi dieci mesi dell'anno 1790, racconta questo accademico, avevo avuto dolori che mi avevano affetto profondamente. Il dottor Delle, che aveva la consuetudine di cavarmi sangue due volte all'anno, aveva giudicato opportuno di non praticare questa volta che una sola estrazione sanguigna. Il 24 febbraio 1791, in seguito ad un vivo alterco, io scorsi improvvisamente alla distanza di dieci passi una figura di morto e domandai a mia moglie se non lo vedeva. La mia domanda l'allarm molto, e si fece premura di chiamare un medico: l'apparizione dur otto minuti. Alle quattro dopo mezzogiorno la stessa visione si riprodusse: io era solo in quel momento. Turbato da questo incidente, mi recai nell'appartamento di mia moglie, e la visione mi segu. Alle dieci io distinguevo parecchie figure che non avevano nessun rapporto colla prima.
Quando la prima emozione fu passata, io contemplai i fantasmi per quello che erano realmente; conseguenza di una indisposizione. Penetrato da questa idea, io li osservai con la massima cura cercando di trovare per quale associazione di idee quelle forme si presentavano alla mia immaginazione; tuttavia non riuscii a trovar un legame fra esse e le mie occupazioni. L'indomani la figura di morto disparve, ma fu sostituita da un gran numero d'altre figure, rappresentanti talvolta amici, pi spesso estranei. Le persone della mia societ non partecipavano punto a queste apparizioni, che erano composte quasi esclusivamente di individui abitanti luoghi pi o meno lontani. Tentai di riprodurre a volont le persone di mia conoscenza, oggettivando intensamente la loro immagine, ma sebbene io vedessi distintamente nel mio spirito due o tre di loro, pure non riuscii a renderne esterna l'immagine interna, bench prima le avessi viste involontariamente in questa maniera. La mia disposizione di spirito mi permetteva, tuttavia, di non confondere queste false percezioni con la realt.
Quelle visioni erano chiare e distinte tanto nella solitudine che nella compagnia, s il giorno che la notte, sia nella strada che in casa. Quando chiudevo gli occhi, sparivano di solito, bench in certi casi restassero visibili; ma come li riaprivo, esse ricomparivano subito. In generale quelle figure, che appartenevano ai due sessi, sembravano fare molto poca attenzione le une alle altre, e camminavano con un'aria affaccendata come in un mercato; a quando a quando, tuttavia, si sarebbe detto che facevano degli affari insieme. A differenti riprese vidi persone a cavallo, cani, uccelli. Non c'era nulla di speciale nei loro sguardi, nella loro statura, nella maniera di vestire; quelle figure sembravano soltanto un poco pi pallide che nello stato naturale.
Circa quattro settimane dopo il numero delle apparizioni aument, e cominciai a sentirle parlare. Talvolta mi rivolgevano la parola; i loro discorsi erano brevi, e generalmente gradevoli. A differenti epoche io le presi per amici teneri e sensibili che cercavano di raddolcire le mie pene.
Sebbene il mio spirito ed il mio corpo fossero in tale epoca in abbastanza buono stato, e questi spettri mi fossero diventati cos famigliari che non mi cagionavano pi la minima inquietudine, nondimeno cercavo di sbarazzarmene con rimedi convenienti. Fu deciso che mi si farebbe un'applicazione di sanguisughe, ci che ebbe luogo effettivamente il 20 aprile 1791, alle undici del mattino. Il chirurgo era solo con me: durante l'operazione la mia camera si riemp di figure umane d'ogni specie. Codesta allucinazione continu senza interruzione fino alle quattro e mezzo, ora alla quale la mia digestione cominciava. Mi accorsi che i movimenti di questi fantasmi diventavano pi lenti. Ben presto cominciarono a impallidire, ed alle sette avevano preso una tinta bianca; i loro movimenti erano assai poco rapidi, sebbene le loro forme fossero distinte come prima. A poco a poco diventarono pi vaporosi e parvero confondersi coll'aria. Alle otto, la camera fu interamente sbarazzata da questi visitatori fantastici.
Dopo quest'epoca ho creduto due o tre volte che queste visioni stavano per ritornare, ma, invece, nulla avvenne.
Ecco un caso di allucinazione reale ed incontestabile.
L'autore ha perfettamente analizzato le sue sensazioni, ed ebbe cura di fare osservare che questo stupefacente disordine di spirito si esplic per l'influenza dei dispiaceri e per il turbamento della circolazione cerebrale che ne segu.
Ma non occupiamoci qui del sonno e dei sogni che formeranno l'oggetto di un prossimo capitolo speciale; rendiamoci semplicemente conto delle allucinazioni.
C' un fenomeno provato da un gran numero di persone, ed a cui Alfredo Maury, col quale me ne sono intrattenuto pi volte, era esso stesso fortemente soggetto, che getta una gran luce sul modo di produzione dei sogni: si tratta delle allucinazioni dalle quali  preceduto il sonno o accompagnato il risveglio. Queste immagini, queste sensazioni fantastiche si producono al momento in cui ci guadagna il sonno, o quando non ci siamo che imperfettamente svegliati. Esse costituiscono una forma di allucinazioni a parte, alle quali si conviene l'epiteto di ipnagogiche, derivato dalle due parole greche ?p???, sonno, e ??????, che reca, conduttore; la cui riunione indica il momento in cui l'allucinazione si manifesta ordinariamente.
Le persone che provano pi di frequente queste allucinazioni ipnagogiche sono di una costituzione facilmente eccitabile e generalmente predisposte all'ipertrofia di cuore, alla pericardite ed alle affezioni cerebrali.  quanto Alfredo Maury ha potuto confermare colla propria esperienza(11).
Le mie allucinazioni, scrive egli, sono pi numerose e principalmente pi vive quando, come di frequente mi accade, ho una disposizione alla congestione cerebrale. Non appena soffro di cefalalgia, o provo dolori nervosi negli occhi, negli orecchi, nel naso, o sento degli stiramenti nel cervello, le allucinazioni mi assediano appena chiuse le palpebre. Mi spiego pure perch sono stato sempre soggetto a queste allucinazioni in diligenza, dopo avervi passata la notte, poich la mancanza di sonno o il sonno imperfetto mi producono costantemente il mal di testa. Un mio cugino, Gustavo L..., che provava le stesse allucinazioni, ha avuto occasione di fare osservazioni analoghe per quel che lo riguarda. "Quando nella serata, dice egli, mi sono abbandonato ad un lavoro tenace, le allucinazioni non mancano mai. Alcuni anni fa avevo impiegato due giorni consecutivi a tradurre un lungo passaggio greco, molto difficile, ed appena a letto, vidi immagini cos molteplici che succedevansi con tale una sveltezza che, in preda ad un vero spavento, mi levai a sedere per dissiparle. Invece, in campagna, quando ho lo spirito calmo, constato assai raramente il fenomeno".
Il caff nero, il vino di Champagne, che, anche presi in piccola quantit, provocano in me insonnie e cefalalgie, mi dispongono fortemente a visioni ipnagogiche. Ma in questo caso esse non appariscono che dopo un tempo assai lungo, quando il sonno, chiamato invano per lunghe ore, finisce per vincermi.
A corroborare le osservazioni che tendono a far riguardare la congestione cerebrale come una delle cause spiccate di allucinazioni, dir che tutti quelli che le provano al par di me, e che io ho incontrato, mi hanno assicurato di essere fortemente soggetti a mali di testa; mentre parecchie persone, fra le quali citer, mia madre, alle quali la cefalalgia  quasi ignota, mi hanno dichiarato di non aver mai veduto queste immagini fantastiche.
Questa osservazione ci mostra che il fenomeno deve legarsi ad una sovreccitazione del sistema nervoso e ad una tendenza congestiva del cervello.
L'allucinazione ipnagogica  un indice che, durante il sonno che si prepara, l'attivit sensoria e cerebrale sar notevolmente indebolita. E invero, quando queste allucinazioni cominciano, lo spirito ha cessato di essere attento; esso non continua pi l'ordine logico e volontario dei suoi pensieri, delle sue riflessioni; esso abbandona a s stessa la sua immaginazione, e diventa testimone passivo delle creazioni che questa fa sorgere e sparire incessantemente. Questa condizione di non-attenzione, di non-tensione intellettuale,  nel principio necessaria per la produzione del fenomeno, e spiega come questo sia un prodromo del sonno. Giacch, per potersi abbandonare ad esso,  necessario che l'intelligenza si ritiri in qualche modo, che distenda le sue molle e si ponga in uno stato di semi-torpore. Ora, il principio di questo stato  precisamente quello che  necessario per l'apparizione di questo genere di allucinazioni. Il ritiro dell'attenzione pu essere l'effetto sia della stanchezza degli organi del pensiero, del loro difetto d'abitudine ad agire ed a funzionare a lungo, sia della stanchezza dei sensi, che attutendosi momentaneamente, non portano pi le sensazioni al cervello, e per ci non forniscono pi allo spirito gli elementi, i soggetti d'attivit.  dalle prime di queste cause che risulta il sonno a cui ci ha condotto la fantasticheria che lo ha preceduto. Lo spirito, cessando di essere attento, ha condotto a poco a poco il sonno. Tale  la ragione per cui certe persone, poco abituate alla meditazione o all'attenzione puramente mentale, si addormentano appena vogliono meditare o soltanto leggere. Ecco perch un discorso, un libro noioso provocano il sonno: l'attenzione, non pi sufficientemente eccitata dall'oratore o dall'interesse del libro, si ritira, ed il sonno non tarda ad impadronirsi di noi...
In questo stato di non-attenzione, i sensi non sono punto ancora assopiti; l'orecchio sente, le membra sentono ci che  in contatto con loro, l'odorato percepisce gli odori; ma nondimeno la loro attitudine a trasmettere la sensazione non  cos viva, cos netta come nello stato di veglia. Quanto allo spirito, esso cessa di avere una coscienza esatta dell'io,  in qualche maniera passivo,  tutto intero negli oggetti che lo colpiscono; esso percepisce, vede, intende, ma senza sapere che percepisce, vede, intende. C' in questo caso un meccanismo mentale di una natura molto speciale, ed in tutto simile a quello della fantasticheria.
Ma appena lo spirito torna in s e l'attenzione si ristabilisce, la coscienza riprende i suoi diritti. Pu dunque dirsi con ragione che nello stato intermedio fra la veglia ed il sonno lo spirito  lo zimbello delle immagini evocate dall'immaginazione, che queste lo riempiono tutto, lo conducono dovunque esse vanno, lo rapiscono come fuori di s, senza permettergli in quel momento di riflettere su ci che fa, sebbene in seguito, richiamato a s, esso possa rammentarsi perfettamente di ci che ha provato.
Una volta, sotto l'impero della fame prodotta da una dieta impostagli per ragioni di salute, Maury vide nello stato intermedio fra la veglia ed il sonno un piatto ed una pietanza che una mano munita di forchetta prendeva. Addormentatosi alcuni minuti dopo, egli si trov dinanzi ad una tavola ben servita, e sent, in quel sogno, il rumore delle forchette dei convitati.
Non sono soltanto immagini pi o meno strane di suoni, di sensazioni di gusto, di odore, di tatto, che ci assalgono al momento in cui il sogno ci vince; talvolta parole, frasi sorgono improvvise nella testa, quando ci assopiamo, senza essere provocate in alcun modo. Sono vere allucinazioni del pensiero, poich all'orecchio interno risuonano parole come se una voce straniera le articolasse.
Il fenomeno dunque si produce ugualmente, sia che si tratti di un suono, sia che si tratti di una idea. Il cervello  stato fortemente impressionato da una sensazione, da un pensiero; questa impressione si riproduce pi tardi spontaneamente per ripercussione dell'azione cerebrale, la quale d origine sia ad una allucinazione ipnagogica, sia ad un sogno. Queste ripercussioni dei pensieri, questa riapparizione di immagini anteriormente percepite dallo spirito sono spesso indipendenti dalle ultime preoccupazioni di questo. Esse risultano allora da movimenti interni del cervello correlativi di quelli del resto dell'organismo, o si producono per via di concatenazione con altre immagini che hanno sovreccitato lo spirito, nella stessa maniera che ci avviene per le nostre idee non appena noi ci abbandoniamo al fantasticare e lasciamo vagare qua e l la nostra immaginazione.
Le apparizioni viste in sogno possono del pari non essere altro che allucinazioni cagionate dalla reminiscenza d'un ricordo cancellato, latente nella memoria. Serva d'esempio l'osservazione seguente di Alfredo Maury(12):
Io ho passato i miei primi anni a Meaux, e mi recavo spesso in un villaggio vicino chiamato Trilport, posto sulla Marna, dove mio padre costruiva un ponte. Una notte io mi trovavo in sogno trasportato ai giorni della mia infanzia, e, giuocando in questo villaggio di Trilport, scorgo un uomo vestito d'una specie d'uniforme al quale rivolgo la parola, domandandogli il nome. Egli mi risponde che si chiama C..., che  guardia del porto, poi sparisce per lasciare il posto ad altri personaggi. Mi sveglio di soprassalto col nome di C... nella testa. Era questa una pura immaginazione, o c'era stata veramente a Trilport una guardia del porto di nome C...? Io l'ignoravo, non avendo nessun ricordo di un tal nome. Qualche tempo dopo interrogo una vecchia domestica che era gi stata al servizio di mio padre, e che mi conduceva spesso a Trilport. Le domando se essa si ricorda di un individuo di nome C... ed essa mi risponde subito che era una guardia del porto della Marna, quando mio padre costruiva il suo ponte. Indubbiamente io l'aveva visto al pari di lei, ma il ricordo se n'era cancellato. Il sogno, evocandolo, mi aveva rivelato ci che ignoravo.
Anche qui, ecco un tipo perfetto di allucinazione propriamente detta. Bisogna diffidare delle immagini latenti, dei ricordi cancellati e dell'incosciente. Pi d'una impressione di questo genere si riscontra nelle relazioni che mi sono state mandate(13). Pubblicarle qui sarebbe inutile. Nondimeno non sar senza interesse menzionare i quattro racconti seguenti.
Circa un anno fa mi trovavo in quello stato intermedio che segue immediatamente lo svegliarsi, e nel quale non si sono ancora riacquistati interamente i sensi, quando vidi nettamente, e ci nell'oscurit quasi completa (erano le cinque del mattino) una forma umana immobile ad un metro di distanza dinanzi a me.
Il fenomeno dur alcuni secondi, poi l'immagine svan, per riapparire un momento dopo con i medesimi tratti della prima volta. Non ho riconosciuto nessuno in essa, e forse  questa la ragione per la quale non ho constatato alcuna coincidenza con qualche decesso.
Alcuni mesi fa, nelle stesse circostanze, una nuova figura mi  apparsa, egualmente a me ignota.
Debbo aggiungere che, anteriormente a queste manifestazioni, ho avuto occasione di assicurarmi che, essendo svegliato subitamente in mezzo ad un sogno, si possono continuare a vedere nello stato di veglia, durante un istante assai breve, gli oggetti che si son visti durante il sonno.
Ma, nei due casi che precedono, la visione ha cominciato a prodursi posteriormente al risveglio, e non  stata, come in questo ultimo caso, la continuazione di un'impressione provata durante il sogno.
Probabilmente c' dunque una distinzione da stabilire fra queste due specie di fenomeni.
CH. TOUSCHE
Vice-segretario della Societ scientifica Flammarion di Marsiglia, Membro della Societ astronomica di Francia e della Societ di alti studi psichici di Marsiglia (Lettera 388).
Probabilmente si tratta di un caso d'allucinazione ipnagogica.
Avevo dodici anni. Un mattino verso le sette (non rammento l'epoca dell'anno, ma era di gi giorno) ero in letto e stavo solo in casa; mio zio che dormiva nel medesimo appartamento s'era alzato almeno un'ora prima per lavorare (era maniscalco). Una tavola rotonda era presso il letto e toccava l'alcova; sulla tavola erano alcuni oggetti, i miei abiti tra essi.
Al momento in cui, svegliandomi, ho aperto gli occhi, ho visto presso la tavola, in faccia a me, un uomo che sembrava fare il nodo della sua cravatta.
Ho richiusi gli occhi immediatamente, trattenendo il respiro; poi, alcuni istanti dopo, - forse un mezzo minuto - la curiosit pi forte dello spavento mi ha fatto riaprire gli occhi ed ho visto quello stesso uomo che girava la tavola per passare fra questa e l'alcova. Ho chiuso gli occhi di nuovo, e quando li ho riaperti non ho visto pi niente.
Quell'uomo passava fra la tavola e l'alcova, eppure la tavola toccava l'alcova. Del resto non ho sentito nessun rumore (n rumore de' passi, n d'altro, neanche leggero). Mi pareva ch'egli non facesse attenzione a me.
Non rammento i tratti del suo viso che mi erano sconosciuti. Quest'apparizione non  stata coincidente colla morte di qualche persona di mia conoscenza.
G. LAMY
89, via Richelandire,  Saint-Etienne
(Loire) (Lettera 327).
Gli esempi precedenti possono essere spiegati colla teoria delle allucinazioni. Si  tentati di mettere allo stesso livello i fatti di cui ci occupiamo qui, ed in generale cos si pensa. Ma se non ci contentiamo di uno sguardo superficiale e se vogliamo darci la pena di analizzare a fondo i fatti osservati, troviamo un gran numero di obbiezioni che vi si oppongono.
Alcuni esempi sembreranno potersi classificare nella categoria precedente. Cos quello di V. di Kerkhove (p. 29) che nel Texas, mentre, dopo aver pranzato, se ne stava verso il tramonto a fumare tranquillamente la pipa, vide apparirgli nel vano di una porta suo nonno rimasto nel Belgio. L'autore sonnecchiava dolcemente dopo un buon pranzo, e si trovava nelle condizioni di una allucinazione ipnagogica. In questo caso potrebbe ammettersi che si tratti di allucinazione se suo nonno non fosse morto precisamente a quell'ora... Perch un'allucinazione a quel momento preciso? Si replicher che precisamente questa coincidenza l'ha fatta notare. Ma no. L'autore non ne ha mai avute altre, e la stessa cosa si verifica generalmente in tutti i racconti.  rarissimo che una stessa persona abbia veduto parecchie apparizioni; in generale se n' vista una soltanto coincidente con una morte. Non  affatto lo stesso caso dei presentimenti pi o meno vaghi, uno dei quali che si avvera per caso,  pi notato degli altri.
E il signor de Kerkhove non era preoccupato della salute di suo nonno, e non lo era pi della signora Bloch quando vide a Roma suo nipote di 14 anni che moriva a Parigi dove lo aveva lasciato in buona salute (p. 28), non pi della signora Berget che a Schlestadt sentiva cantare la sua amica monaca, al momento in cui questa moriva in un monastero di Strasburgo (p. 34), non pi della giovinetta che durante un pranzo assai lieto vede apparire sua madre (p. 55), non pi del signor Carling che, in pieno giorno, incontrava per la via il "doppio" del suo amico Harrisson, moribondo di colera... I nostri 200 casi sono completamente al di fuori di queste spiegazioni fisiologiche. Non si riscontra nessuna delle condizioni ed associazioni d'idee comuni ai sogni ipnagogici.
Altra obbiezione: le date precise di morte, conosciute per mezzo delle apparizioni, e talvolta in contraddizione coi documenti, per esempio il caso della signora Weatcroft che vide suo marito capitano, ucciso il 14 novembre, mentre pi tardi i documenti del Ministero della Guerra portarono per errore il 15, data che fu ulteriormente rettificata... La spiegazione mediante l'allucinazione  di una insufficienza notoria. Sebbene fra i numerosi casi osservati possano esservi alcune coincidenze fortuite, l'insieme non pu spiegarsi con queste ipotesi.  bens vero che vi sono allucinazioni reali ed anche coincidenze puramente fortuite, ma n le une, n le altre impediscono che vi siano anche manifestazioni telepatiche di moribondi.
Del resto, ben presto constateremo che l'azione psichica a distanza di uno spirito sopra un altro  un fatto irrefutabile.
Brierre de Boismont cita la storia seguente che Ferriar, Hibbert e Abercrombie hanno considerata sotto diversi punti di vista:
Un ufficiale dell'armata inglese, legato con la mia famiglia, dice Ferriar, fu inviato in guarnigione, verso la met del secolo scorso, presso la casa di un gentiluomo scozzese, che si diceva dotato della seconda vista. Un giorno che l'ufficiale, il quale aveva fatta la sua conoscenza, leggeva una commedia alle signore, il padrone di casa, che passeggiava nell'appartamento, si ferm d'un tratto e prese lo sguardo di un ispirato. Suon il campanello, ordin ad un valletto di sellare un cavallo, per andare immediatamente ad un castello vicino a prendere notizie della salute della signora, e, in caso di risposta favorevole, recarsi ad un altro castello per domandar notizie di un'altra signora che nomin.
L'ufficiale chiuse il libro e preg il suo ospite di volergli dare la spiegazione di quegli ordini istantanei. Questi esit, ma fin per confessare che gli era sembrato che una porta si aprisse, e che aveva visto entrare una piccola donna che aveva una somiglianza colle due signore designate; simile apparizione, aggiunse egli, era l'indice della morte subitanea di qualche persona di sua conoscenza.
Parecchie ore dopo, il domestico torn colla notizia che una di quelle signore era morta d'apoplessia al momento in cui l'apparizione aveva avuto luogo.
In un'altra circostanza avvenne che, siccome questo signore era costretto a stare a letto, l'ufficiale gli fece la lettura durante una notte di tempesta. Il battello da pesca si trovava allora in mare. Il vecchio gentiluomo, dopo aver manifestato a pi riprese una grande inquietudine per l'equipaggio, grid ad un tratto: Il battello  perduto. - Come lo sapete? gli domand il colonnello. - Vedo, rispose il malato, due barcaioli che ne portano un terzo annegato; essi grondano d'acqua e lo depongono presso la vostra sedia. Nella notte i pescatori tornarono col corpo di uno dei marinari.
Ferriar, aggiunge B. Boismont, con ragione attribuisce questa visione ad allucinazioni. Secondo Abercrombie, essa sarebbe la reminiscenza di un sogno dimenticato. Noi pensiamo ch'essa deve attribuirsi sopratutto alle allucinazioni che si manifestano durante l'estasi.
Sarebbe stato pi semplice confessare che la cosa  inesplicabile.
Non si  autorizzati a mettere sul conto delle allucinazioni tutti i fatti inesplicati, questo fra mille altri:
Cardano racconta che durante il suo soggiorno a Pavia, guardandosi per caso le mani, fu molto impressionato nello scorgere un punto rosso sull'indice destro. Nella serata ricevette una lettera di suo genero che lo avvertiva dell'imprigionamento di suo figlio e del desiderio ardente che questi aveva di vederlo a Milano dove era condannato a morte. Il segno continu ad estendersi per cinquantatr giorni, finch raggiunse l'estremit del dito: era allora rosso come sangue. Appena suo figlio fu giustiziato, la macchia diminu; l'indomani della morte era quasi interamente sparita, e due giorni dopo non ne restava traccia(14).
Questo fatto bizzarro  anch'esso classificato da Brierre de Boismont fra le allucinazioni. - Per quale ragione? Una illusione della vista che dura 55 giorni! E la coincidenza? Anche qui essa  da trascurarsi? Il figlio condannato a morte non ha forse agito su suo padre, con una influenza che ha cessato soltanto alla morte?
Nella sua eccellente opera sul cervello(15), Gratiolet pone le tre osservazioni seguenti - pure a torto, secondo noi - fra le allucinazioni:
L'illustre chimico Chevreul meditava un giorno, seduto e chinato presso il suo focolare. Era il 1814, alcuni giorni prima dell'occupazione di Parigi operata dagli alleati. Regnava un'inquietudine universale. Ad un punto egli si leva, si rivolta, e vede fra le due finestre del suo caminetto una forma pallida e bianca, simile ad un cono molto allungato sormontato da una sfera. Questa forma, del resto abbastanza mal definita, era immobile, e Chevreul mentre la osservava era in uno stato particolare d'angoscia. Non provava alcuno spavento morale, e nondimeno si sentiva rabbrividire; un istante distolse gli occhi e cess di vedere il fantasma, poi, riportandoli sullo stesso luogo, ve lo ritrov nella medesima attitudine. Questa prova fu ripetuta col medesimo risultato. Stanco di questa visione persistente, lo scienziato si decise a ritirarsi nella sua camera da letto, Durante tale movimento che lo costringeva a passare davanti il fantasma, questo svan.
Circa tre mesi dopo, Chevreul apprese, abbastanza tardivamente, la morte di un vecchio amico, il quale, in segno di ricordo, gli legava la sua biblioteca: questa triste notizia era stata singolarmente ritardata dalla difficolt di comunicazioni in quell'epoca disgraziata, e, ravvicinando le date, egli constat fra la visione e l'ora della morte del suo amico una specie di coincidenza. Se io fossi stato superstizioso, mi diceva Chevreul, avrei potuto credere ad un'apparizione reale(16).
La questione sta precisamente qui: fu apparizione o allucinazione?
Chevreul ha ancora segnalato a Gratiolet il caso seguente:
Uno degli anatomisti che hanno illustrato la fine del secolo decimottavo, X..., si faceva pettinare. Ad un tratto egli si rivolta e dice al suo parrucchiere: Perch mi stringete le braccia? Questo si scusa e nega. Un momento dopo, stessa osservazione e stessa risposta. Il parrucchiere termina la sua opera, rinnova le denegazioni pi formali, e si ritira.
L'indomani X... apprese la morte di un suo amico. Al momento stesso in cui si era sentito stringere il braccio, questo disgraziato s'era annegato. X... ebbe lo spirito colpito da questa coincidenza per il resto della sua vita, e fu da allora soggetto a paure infantili, tanto che la sera si faceva accompagnare nella sua camera dove si doveva rimanere con lui fino a che si fosse addormentato.
Neanche in questo caso l'allucinazione  dimostrata.
Il terzo fatto di cui parla Gratiolet gli  stato ugualmente riportato da Chevreul:
Egli era ancora fanciullo e giuocava alle biglie in una camera in cui, alcuni mesi prima, era morta una sua zia. Una delle biglie gli sfugge e ruzzola nell'alcova; il fanciullo le si precipita dietro, ma al momento in cui si china per raccoglierla, egli sente passare sulla sua testa un soffio leggero, ed un bacio gli sfiora la guancia; nello stesso tempo sente mormorare alle sue orecchie questa parola: Addio!(17).
Gratiolet aggiunge: " ben evidente che in questo caso l'allucinazione s' sviluppata sotto l'influenza del principio di associazione di idee".
Ebbene no, ci non  evidente.
Ecco ancora un esempio notevolissimo tratto dalle Allucinazioni di B. de Boismont:
La signorina R..., dotata di un giudizio eccellente, religiosa senza bigotteria, abitava, prima di esser maritata, la casa di suo zio, medico celebre, membro dell'Istituto. Era allora lontana da sua madre, afflitta (in provincia) da una malattia abbastanza grave. Una notte questa giovane persona sogn di vedersela davanti pallida, sfigurata, pronta a render l'ultimo respiro, e che sopratutto manifestava un vivo dolore di non essere circondata dai suoi figli, uno dei quali, curato di una parrocchia di Parigi, era emigrato in Ispagna, e l'altro era a Parigi. Presto essa s'intese chiamare per il suo nome di battesimo, e nel sogno vide che le persone, le quali circondavano sua madre, immaginando ch'essa chiedeva della sua nipotina che portava lo stesso nome, l'andavano a cercare nella stanza vicina! ma un segno della malata li avvertiva che non quella ma la figlia dimorante a Parigi essa desiderava di rivedere. La fisonomia esprimeva il dolore che provava per la sua assenza; ad un tratto i suoi tratti si scomposero, si coprirono del pallore della morte... e ricadde sul letto priva di vita.
L'indomani la signorina R..., apparve molto triste davanti a suo zio, che glie ne domand la causa; essa gli narr in tutti i particolari il sogno che l'aveva tormentata. Lo zio l'abbracci, confessandole che la notizia non era che troppo vera, che sua madre era morta, ma non entr in altre spiegazioni.
Alcuni mesi dopo la signorina R..., profittando dell'assenza di suo zio per mettere ordine nelle sue carte che al pari di molti altri scienziati non amava fossero toccate, trov una lettera che era stata gettata in un canto. Quale non fu la sua sorpresa, leggendovi tutti i particolari del suo sogno, che suo zio aveva passato sotto silenzio, non volendo produrre un'emozione troppo forte su di uno spirito gi cos vivamente impressionato.
Queste informazioni, aggiunge l'autore, ci sono state date dalla persona stessa, nella quale noi abbiamo la pi grande fiducia.
Ad onore del suo giudizio scientifico indipendente ed illuminato, Brierre de Boismont fa egli stesso le riflessioni seguenti:
Senza dubbio  qui conveniente tenersi in una prudente riserva (e la spiegazione data per il sogno del ministro di cui parla Abercrombie potrebbe a rigore essere invocata in questo caso), ma diremo francamente che queste spiegazioni sono lungi dal soddisfarci e che questo soggetto, di cui ci siamo molto occupati, riguarda i misteri pi profondi del nostro essere; se volessimo citare tutti i nomi dei personaggi conosciuti che hanno un'alta posizione nella scienza, un giudizio eccellente, conoscenze estesissime, i quali hanno avuto simili avvertimenti, simili presentimenti, ci sarebbe materia a pi d'una riflessione.
Cos i fisiologi erano gi pronti, un mezzo secolo fa, a dare un posto all'ignoto nella teoria delle allucinazioni. Il lettore  ora edificato sulla cornice e sui limiti di questa teoria fisiologica e patologica. L'allucinazione non spiega i fatti. Il nostro dovere  ora di cercare questa spiegazione.
 L'AZIONE PSICHICA DI UNO SPIRITO SOPRA UN ALTRO.
 Trasmissione di pensieri - Suggestione mentale - Comunicazioni a distanza fra viventi.
Colui che all'infuori delle matematiche pure, pronuncia la parola impossibile, manca di prudenza.
ARAGO.
Abbiamo avuto cura di cominciare questi studi coll'esame di fatti di uno stesso ordine - le manifestazioni di moribondi a distanza - per trovarne pi facilmente la spiegazione. Presto arriveremo alle manifestazioni di morti, reali o apparenti, ed agli altri fenomeni; procedendo gradatamente, lentamente, ma sicuramente. Lo scopo di queste ricerche  di sapere se l'osservazione scientifica positiva possiede basi sufficienti per provare l'esistenza dell'anima come entit reale indipendente, e la sua sopravvivenza alla distruzione dell'organismo corporeo. I fatti esaminati nei capitoli precedenti hanno gi posto la prima proposizione sopra un buon terreno. Eliminata col calcolo delle probabilit l'ipotesi del caso e della coincidenza fortuita per la telepatia, siamo forzati ad ammettere l'esistenza di una forza psichica(18) sconosciuta, emanata dall'essere umano e che pu agire a grandi distanze.
Dinanzi all'insieme cos eloquente e dimostrativo di queste testimonianze sembra difficile rifiutarsi a questa prima conclusione.
Non  lo spirito degli osservatori, di coloro che hanno risentito queste impressioni, quello che si  trasportato verso il moribondo.  il moribondo che li ha colpiti. La maggior parte degli esempi indica che l  la causa, e non in una chiaroveggenza, ma in una seconda vista del soggetto impressionato.
Non  neanche pi necessario supporre che l'anima del moribondo si sposti, trasportandosi verso il soggetto impressionato. Pu trattarsi qui di una radiazione, di un modo d'energia ancora sconosciuto, di una vibrazione dell'etere, di un'onda che colpisce il cervello, dandogli l'illusione di una realt esterna. Del resto, tutti gli oggetti che noi vediamo non ci sono sensibili, non arrivano al nostro spirito, che mediante immagini cerebrali.
Questa ipotesi esplicativa mi pare necessaria e sufficiente, almeno per quel che concerne il maggior numero dei fatti fin qui esposti.
Questi fatti, che in realt rappresentano un ordine di cose molto pi esteso che oggi non si pensi, non hanno niente di soprannaturale. La funzione della scienza : 1. di non respingerli ciecamente, e 2. di cercare di spiegarli. Ora, fra tutte le spiegazioni che possono essere immaginate, la pi semplice e, nello stesso tempo, quella che sembra imporsi con maggior forza  di ammettere che lo spirito del moribondo ha agito a distanza sulla persona o sulle persone impressionate. Le apparizioni, le audizioni, gli spettri, i fantasmi, gli spostamenti di oggetti, i rumori, tutto sembra fittizio; niente, per esempio, potrebbe essere fotografato. A parte alcuni casi sui quali ritorneremo, tutto avviene nel cervello delle persone impressionate.
Dunque noi porremo come conclusione delle osservazioni precedenti, che uno SPIRITO PU AGIRE A DISTANZA SOPRA UN ALTRO senza l'intermediario abituale della parola o per alcun segno sensibile. Ci sembra affatto impossibile di rifiutarci a questa conclusione, se si accettano i fatti.
Questa conclusione sar sovrabbondantemente dimostrata.
Non vi  nulla di antiscientifico, nulla di romanzesco, ad ammettere che un pensiero agisca a distanza su di un cervello.
Fate vibrare una corda di violino o di pianoforte: ad una certa distanza un'altra corda di violino, di pianoforte vibrer ed emetter un suono. L'ondulazione dell'aria si trasmette invisibilmente.
Mettete in movimento un ago calamitato. Ad una certa distanza, e senza contatto, per semplice induzione, un altro ago osciller sincronicamente col primo.
Parlate a Parigi su di una lamina di telefono: la comunicazione elettrica far vibrare l'altra lamina sonora a Marsiglia. Il filo materiale non  indispensabile. Non  una sostanza che si trasporta:  un'onda che si propaga.
Ecco una stella, a milioni di miliardi di chilometri nell'immensit dei cieli, dalla distanza della quale la Terra non  che un punto assolutamente invisibile. Espongo a questa stella, al fuoco di una lente, una lastra fotografica: il raggio di luce opera su questa lastra, intacca, disgrega lo strato sensibile, ed imprime la sua immagine. Questo fatto non  forse in s stesso molto pi stupefacente che "l'onda cerebrale" la quale va ad alcuni metri, ad alcuni chilometri, ad alcune migliaia di chilometri, a colpire un altro cervello in rapporto armonico con quello dal quale essa  partita?
A 140 milioni di chilometri di distanza, attraverso ci che viene chiamato "il vuoto", una commozione solare produce sulla Terra un'aurora boreale ed una perturbazione magnetica.
Ogni essere vivente  un fuoco dinamico. Il pensiero stesso  un atto dinamico. Non v' alcun pensiero senza vibrazione correlativa del cervello. Che cosa c' di straordinario nel fatto che un movimento si trasmetta ad una certa distanza, come nel caso del telefono, o, meglio ancora, del fotofono (trasporto della parola mediante la luce) e della telegrafia senza fili?
Veramente nello stato attuale delle nostre conoscenze fisiche questa ipotesi non pu neppure essere accusata di audacia; essa non esce dal campo delle nostre constatazioni abituali.
Tutte le nostre sensazioni, di piacere, di dolore od indifferenti, tutte, senza eccezione, hanno luogo nel nostro cervello. Pur tuttavia noi le localizziamo sempre altrove, mai nel cervello. Io mi brucio il piede, mi pungo il dito, urto il gomito, respiro un profumo gradevole, mangio una vivanda saporita, bevo un liquore squisito: tutte queste sensazioni sono istintivamente situate al piede, al dito, al gomito, nel naso, nella bocca, etc. In realt tuttavia i nervi le hanno trasmesse tutte, senza eccezione, al cervello, ed  soltanto l che noi le percepiamo. Potremmo bruciarci il piede fino all'osso, e non proveremmo alcuna sensazione se i nervi che vanno dal piede al cervello fossero tagliati in un punto qualunque del loro percorso.
Il fatto  dimostrato dall'anatomia e dalla fisiologia. Ci che forse  anche pi strano  questo: non  necessario che un membro esista perch lo si senta. Gli amputati provano le stesse sensazioni, come se avessero ancora il membro di cui sono stati privati. Si ha l'abitudine di dire che l'illusione dura qualche tempo fino a che, cicatrizzata la piaga, il malato cessa di ricevere le cure dell'uomo dell'arte. Ma la verit  che queste illusioni persistono sempre, e che esse conservano la stessa intensit durante tutta la vita. Resta una sensazione di formicolo e di dolore che in apparenza ha la sua sede nelle parti esterne, le quali nondimeno non esistono pi. Queste sensazioni non sono vaghe, giacch l'amputato sente i dolori o il formicolo in tal dito od in tal altro, alla pianta o sul dorso del piede, alla pelle, ecc. Un uomo amputato della coscia provava sempre, dopo dodici anni, le stesse sensazioni che se avesse posseduto le dita e la pianta del piede. Un altro aveva il braccio amputato da tredici anni e le sensazioni nelle dita non avevano mai cessato in lui; credeva sempre di sentire la sua mano in una posizione curvata. Un altro, che aveva avuto il braccio destro spezzato da una palla di cannone, e poi amputato, provava ancora venti anni dopo dolori di reumatismi in quel membro tutte le volte che il tempo cambiava. Il braccio che egli aveva perduto, gli pareva sensibile alla menoma corrente d'aria!
L'illusione degli amputati si fa pi forte durante la notte; talvolta essi sono costretti a portare la mano sul posto dove dovrebbe essere il loro membro per convincersi che non lo hanno pi. Quando i nervi che rimangono si fanno dolenti, essi provano anche pi fatica a correggere il loro errore; un tale, dopo otto mesi, aveva bisogno, per disingannarsi, di tastare durante la notte e di guardare durante il giorno il posto lasciato vuoto dal suo braccio sinistro amputato. La sensazione di dolore lancinante, di stordimento, di formicolo, non  situata nei membri assenti; dunque la stessa sensazione non vi  situata nemmeno quando il membro  presente; cos in ambedue i casi, quello normale e quello anormale, la sensazione non ha il posto che noi le attribuiamo; essa  altrove; non  essa, ma uno scotimento nervoso quello che occupa, allo stato normale, il posto in cui sembra essere. Il nervo  un semplice conduttore; da qualsiasi punto parta la sua scossa per andare a risvegliare l'azione dei centri sensibili, una medesima sensazione si produce, recando seco uno stesso risultato: l'attribuzione della sensazione ad una parte che non  il centro sensitivo(19).
Quando in una operazione di rinoplastica si rivolta un lembo della pelle della fronte, tagliata alla radice del naso per innestarla sul moncherino di questo, il naso fittizio conserva, finch la comunicazione colla fronte non  stata tagliata, le medesime sensazioni che si provano quando la pelle della fronte  eccitata da uno stimolante qualunque, cio l'individuo sente sulla fronte quando lo si tocca sul nuovo naso.
La conseguenza  che, quando una sensazione avr per condizione ordinaria la presenza di un oggetto pi o meno lontano dal nostro corpo, e l'esperienza ci avr fatto conoscere questa distanza, noi collocheremo la nostra sensazione a questa distanza. Ed invero, tale  il caso per le sensazioni dell'udito e della vista. Il nervo acustico ha la sua terminazione esterna nella camera profonda dell'orecchio; il nervo ottico ha la sua nella celletta pi interna dell'occhio. E nondimeno allo stato attuale, noi non collochiamo mai l le nostre sensazioni di suono o di colore, ma bens fuori di noi, e spesso ad una distanza molto grande. Il suono vibrante di una grande campana ci sembra fremere lontano ed alto nell'aria; un fischio di locomotiva ci pare ferisca l'aria a cinquanta passi, a sinistra. La collocazione anche lontana  ben pi netta per le sensazioni visive. Ci va tant'oltre che le nostre sensazioni di colore ci sembrano staccate da noi; non notiamo pi che esse ci appartengono, ci sembrano far parte degli oggetti. Noi crediamo che il color verde, che ci pare disteso a tre piedi da noi su questa poltrona,  una delle sue propriet, dimenticando che esso esiste soltanto nella nostra retina o piuttosto nei centri sensitivi messi in moto dall'eccitamento della retina. Se noi ve lo cerchiamo non ve lo troviamo; i fisiologi hanno un bel dimostrare che l'eccitamento nervoso che mette capo alla sensazione di colore comincia nella retina come l'eccitamento nervoso che mette capo alla sensazione di tatto comincia nelle estremit nervose della mano o del piede; essi hanno un bel dimostrarci che l'etere vibrante urta l'estremit del nostro nervo ottico, come un diapason vibrante urta la superficie della nostra mano; noi non abbiamo la minima coscienza di questo urto sulla nostra retina, anche dirigendo da questa parte tutto lo sforzo della nostra attenzione. Tutte le nostre sensazioni di colore sono in tal modo proiettate fuori del nostro corpo e rivestono gli oggetti pi o meno lontani: mobili, muri, case, alberi, cielo e via dicendo. Ecco perch quando in seguito noi riflettiamo su di esse, noi cessiamo di attribuircele; esse si sono alienate, distaccate da noi, fino a parerci straniere a noi stessi.
Il colore non  n nell'oggetto, n nei raggi luminosi che ne scaturiscono; giacch in molti casi noi lo vediamo quando l'oggetto  assente ed i raggi luminosi mancano. La presenza dell'oggetto e dei raggi luminosi contribuisce solo indirettamente a farlo nascere; la sua condizione diretta, necessaria e sufficiente,  l'eccitamento della retina, e, ancor meglio, dei centri ottici dell'encefalo. Poco importa che questo eccitamento sia prodotto da un getto di raggi luminosi od in altro modo; poco importa che esso sia spontaneo o no. Qualunque ne sia la causa, appena esso nasce, nasce il colore e nello stesso tempo ci che noi chiamiamo la figura visibile. Dovunque, il colore e la figura visibile sono avvenimenti interni; esterni solo in apparenza. Tutta l'ottica fisiologica riposa su questo principio. Dalla nostra organizzazione risulta dunque che la visione, l'audizione, la qualsiasi osservazione che noi facciamo di un oggetto o di un essere,  dovuta ad una impressione cerebrale, e che per conseguenza, affinch noi crediamo di vedere, sentire, toccare un oggetto o un essere,  necessario e sufficiente che il nostro cervello sia impressionato da un movimento vibratorio che gli dia una sensazione adeguata al. risultato ottenuto(20).
Il cervello, a cui fanno capo tutte le sensazioni, possiede parecchie centinaia, parecchie migliaia di nervi afferenti, di nervi efferenti, di cellule e di nervi intercellulari, nei quali la corrente nervosa si propaga per pi centinaia e migliaia di vie distinte ed indipendenti. Queste comunicazioni, cos complicate, sono stabilite da migliaia e miriadi di cellule e nervi. Ci  stato constatato mediante il microscopio, le vivisezioni e le osservazioni patologiche. L'asse del midollo spinale, un lungo cordone di sostanza grigia, contiene sopratutto sessantadue gruppi principali di centri nervosi, distribuiti in trentuna coppie che possono anche agire, senza la testa, per azioni riflesse. Il dottor Robin, avendo grattato col bistori la parete sinistra del petto di un decapitato, a cui l'elettricit aveva rianimato il midollo spinale, vide il braccio dello stesso lato levarsi e dirigere la mano verso la parte irritata come per eseguire un movimento di difesa. Il dottor Kuss, avendo amputato la testa di un coniglio con delle forbici male affilate che schiacciarono le parti molli in modo da impedire l'emorragia, vide l'animale slanciarsi e percorrere tutta la sala con un movimento di locomozione perfettamente regolare(21). I meccanismi vitali sono collegati fra loro e subordinati gli uni agli altri; il loro insieme non rappresenta una repubblica di uguali, ma una gerarchia di funzionari, ed il sistema dei centri nervosi nel midollo e nell'encefalo rassomiglia al sistema dei poteri amministrativi in uno Stato. Si pu paragonarlo alla rete telegrafica che mette in comunicazione tutte le provincie con la capitale, tutti i prefetti coi ministri, trasmette i fatti, riceve gli ordini. Un'onda di cambiamento molecolare si propaga in un filamento nervoso con una velocit calcolata a 34 metri al secondo per i nervi sensorii, e a 27 metri per i nervi motori. Arrivata alla cellula cerebrale, quest'onda vi provoca un cambiamento molecolare anche pi grande; in nessun caso si produce una cos grande estrinsecazione di forza. Con Taine, noi possiamo paragonare la cellula ad un piccolo magazzino di polvere che, ad ogni eccitamento del nervo afferente, prende fuoco, esplode, e trasmette moltiplicato al nervo efferente l'impulso ricevuto dal nervo afferente. Tale  la scossa nervosa dal punto di vista meccanico. Dal punto di vista fisico,  una combustione della sostanza nervosa che bruciando sviluppa calore. Dal punto di vista chimico  una decomposizione della sostanza nervosa che perde il suo grasso fosforato e la sua neurina. Dal punto di vista fisiologico  l'azione di un organo il quale, come tutti gli organi, si altera colla propria azione ed ha bisogno di una riparazione sanguigna per funzionare di nuovo. Ma da tutti questi punti di vista noi non cogliamo nel fatto che caratteri astratti ed effetti d'insieme; non lo afferriamo affatto in s stesso e nei suoi particolari quale lo vedremmo se con occhi o con microscopi pi penetranti noi potessimo seguirlo dal principio alla fine, attraverso tutti i suoi elementi, e da un capo all'altro della sua storia. Da questo punto di vista storico e grafico, lo scotimento della cellula  per certo un moto interno delle sue molecole e questo moto pu essere paragonato con molta esattezza ad una figura di ballo, in cui le molecole, molto diverse e numerose, dopo aver descritto ciascuna con una certa velocit, una linea d'una certa lunghezza e d'una certa forma, ritornano al loro posto primitivo, salvo alcuni ballerini stanchi che, incapaci di ricominciare, si ritirano e cedono il loro posto ad altre reclute fresche, affinch la figura possa di nuovo essere eseguita. Ecco, per quanto  possibile congetturare, l'atto fisiologico, che ha come corrispondente mentale la sensazione(22).
Tutti i fatti relativi alla produzione ed alla associazione delle idee possono spiegarsi colle vibrazioni del cervello e con quelle del sistema nervoso che vi ha origine, come David Hartley ha dimostrato fin dal secolo scorso(23). In seguito l'acustica ci ha illuminato a questo riguardo. Un'esperienza molto nota di Sauveur ci mostra che una corda sonora non vibra soltanto in tutta la sua lunghezza, ma che ciascuna delle sue met, ciascuno dei suoi terzi, ciascuno dei suoi quarti, dei suoi quinti e dei suoi sesti ecc., vibra separatamente(24). Un fenomeno analogo pu prodursi nelle vibrazioni delle fibre encefaliche, e queste presentano cos una relazione analoga a quelle dei suoni armonici. Una vibrazione determinata da un'idea(25) sarebbe accompagnata dalle vibrazioni corrispondenti alle idee connesse; e la connessit risulterebbe sia dalla vicinanza delle fibre da esse affette, sia da correnti del medesimo genere nell'induzione elettrodinamica.
Qualunque sia il modo di produzione e di ripartizione, ogni pensiero ed ogni associazione di idee rappresentano un movimento cerebrale, una vibrazione d'ordine fisico.
Le vibrazioni, l'azione psichica a distanza, qualunque essa sia del resto, spiegano dunque i fatti della telepatia. Non si tratta in questi casi di allucinazione, bens d'impressione fisica reale.
Fate risuonare nell'aria di una sala una nota determinata, sia con la voce, sia col violino, sia in altro modo qualunque: supponiamo un si bemolle. In un pianoforte vicino la corda che d il si bemolle vibrer e risuoner mentre le altre 84 corde resteranno sorde e mute. Se fossero capaci di pensare, notando l'agitazione del si bemolle, le altre corde la prenderebbero evidentemente per una allucinata, una nervosa, una fantastica; perch esse sono rimaste insensibili al movimento trasmesso, e lo ignorano.
Ogni sensazione, come ogni idea, corrisponde ad una vibrazione del cervello, ad un movimento delle molecole cerebrali. Reciprocamente ogni vibrazione cerebrale fa nascere una sensazione, un'idea, sia nello stato di veglia che nel sogno.  naturale ammettere che una vibrazione trasmessa e ricevuta dia origine ad una sensazione psichica.
Un'idea, del tutto interna, un'impressione, una commozione cerebrale pu inversamente produrre effetti fisiologici pi o meno intensi, e perfino provocare la morte. Non mancano esempi di persone morte sul colpo in seguito ad un'emozione. Da molto tempo si conoscono per prova gli effetti dell'immaginazione sulla vita stessa. Nessuno ha dimenticato l'esperienza fatta a Copenaghen nel 1750 sopra un condannato abbandonato ai medici per uno studio di questo genere, e che fu osservato fino alla morte, inclusivamente. Questo infelice era stato solidamente legato ad una tavola mediante forti corregge; gli avevano bendati gli occhi, e poi gli era stato annunziato che gli avrebbero cavato sangue dal collo, e che si sarebbe fatto colare il sangue fino ad esaurimento completo. Dopo ci una puntura insignificante fu praticata nella sua epidermide con un ago, ed un sifone fu collocato presso la sua testa, in modo da far colare sul suo collo un piccolo filo d'acqua che cadeva senza interruzione con un rumore leggero su di un bacino posto a terra. Il suppliziato, convinto di aver perduto almeno sette od otto litri di sangue, mor di paura.
Un altro esempio  quello del portiere di un collegio che s'era attirato l'odio degli allievi sottoposti alla sua sorveglianza. Alcuni di questi giovani s'impadronirono di lui, lo rinchiusero in una camera buia, e procederono dinanzi a lui ad un simulacro di giudizio. Si fece il riassunto di tutti i suoi delitti, e si concluse che, siccome la morte sola poteva espiarli, si sarebbe applicata questa pena per decapitazione. Perci si and a cercare una scure ed un ceppo che fu collocato nel mezzo della sala, si annunzi al condannato che egli aveva tre minuti per pentirsi dei suoi errori e far pace col cielo; finalmente passati i tre minuti gli furono bendati gli occhi e fu costretto ad inginocchiarsi col collo scoperto dinanzi al ceppo; dopo di che i carnefici gli diedero sulla nuca un gran colpo di salvietta bagnata e gli dissero ridendo di rialzarsi. Con loro grande sorpresa, l'uomo non si mosse. Lo scossero, gli tastarono il polso: era morto(26).
Infine, pi di recente, un giornale inglese, The Lancet, ha raccontato che una giovane, volendo finirla con la vita, aveva ingoiata una certa quantit di polvere insetticida, dopo di essersi distesa sul suo letto, dove la trovarono morta. Si fece un'inchiesta ed un'autopsia. L'analisi della polvere trovata nello stomaco prov che essa era assolutamente inoffensiva, almeno per un essere umano; e nondimeno la giovane era ben morta(27)...
Il mio dotto amico, Ch. Richet, riporta (Revue des Deux Mondes, LXXVI, 1886, p. 79) che suo padre, dovendo una volta sottoporre un malato dell'Htel-Dieu all'operazione della pietra, questi mor di paura nel momento in cui il chirurgo aveva semplicemente segnato coll'unghia sulla cute la linea che l'incisione doveva seguire.
Tutti questi fatti psichici e fisiologici ci aiutano a comprendere la telepatia.
Certamente, questa ricerca di una spiegazione di fenomeni cos bizzarri non procede senza sollevare dinanzi a s numerose obbiezioni. La prima  che queste manifestazioni di moribondi non soltanto non hanno avuto luogo sempre, non soltanto non sono frequenti, non soltanto sono eccezionali, ma ancora non avvengono mai nelle circostanze in cui sembra che precisamente dovrebbero prodursi, quando, ad esempio, una morte tragica separa bruscamente due cuori teneramente uniti, quando un dramma spezza ad un tratto parecchie esistenze, quando infine l'essere che muore ha assolutamente promesso, sperato, desiderato egli stesso di manifestarsi e dare a quello che resta una prova della sua esistenza postuma. Senza dubbio, noi possiamo rispondere che ignoriamo in quale maniera queste manifestazioni possano prodursi; che vi sono leggi ignote, difficolt, impossibilit; che  necessario che due cervelli siano in armonia, in sincronismo, per vibrare sotto la medesima influenza; che l'unione intima di due cuori non prova l'uguaglianza sincronica di due cervelli, ecc. ecc. Ma poich questi avvenimenti hanno luogo talvolta ed in casi abbastanza ordinari, l'obbiezione non  perci meno sussistente e gravissima.
S: gravissima. Per conto mio, mi son trovato pi volte durante questa vita coll'anima straziata per la separazione brusca da un essere amato. Nella mia adolescenza un amico intimo, un compagno di scuola,  morto promettendomi di provare la sua sopravvivenza, se era possibile. Noi avevamo cos spesso discusso insieme una tale questione! Pi tardi, uno dei miei pi cari colleghi della stampa scientifica si leg a me con lo stesso patto, mutuamente accettato. Pi tardi ancora, una persona che mi era legata in modo speciale, spar dalla vita proprio nel momento in cui il problema della sopravvivenza appassionava entrambi, e dandomi l'assicurazione convinta che il solo ed unico suo desiderio era di vedere la sua morte prematura servire alla dimostrazione di questa verit. E mai, mai, malgrado le mie attese, malgrado i miei desider, malgrado i miei voti, ho avuto manifestazione alcuna... Niente! Niente! Niente!
Ho perduto mio padre alcuni anni fa.  vero che io stavo al suo fianco e non avevo bisogno di essere avvertito. Ma poi, niente pi.
Per mio nonno e per mia nonna avevo un'adorazione sconfinata: anche essi mi adoravano pazzamente, ed io li amavo tanto che mi  stato sempre impossibile andare alla tomba dove riposano: molto prima di giungere a quel piccolo cimitero di campagna, i singhiozzi mi soffocano, mi acciecano e mi spezzano le gambe. Essi non si sono mai manifestati a me in alcun modo, n al momento della loro morte, n dopo la loro partenza da questa terra.
Senza dubbio il mio cervello non  atto a percepire questa specie di onde eteree, n da fonti viventi, n da fonti postume. Nulla, nessuna sensazione mi ha prevenuto di queste morti, e, in seguito, nessuna comunicazione mi  pervenuta.
Ma cmpito del ricercatore, come dello storico,  di restare impersonale, e le nostre impressioni personali non debbono agire sopra di noi. La verit, la lealt, la franchezza anzitutto.
Un'altra obbiezione  la bizzarria di certe manifestazioni, come abbiamo gi notato. Se vi  azione a distanza di uno spirito sopra un altro, perch tale azione d origine ad illusioni come queste: aprire o chiudere una finestra, sollevare un letto, toccare un mobile, far ruzzolare una palla sul pavimento, far stridere dei cardini, ecc.? Parrebbe che questa azione dovrebbe essere intellettuale, come: far udire una voce amata, mostrare l'immagine dell'essere che ci lascia, restare nell'ordine psichico e morale: non  cos?
Questa obbiezione  meno grave della precedente. Un gran numero di manifestazioni consistono, da una parte, in visioni e audizioni. Per gli altri casi, noi possiamo dire che la commozione che si produce nel cervello del moribondo si trasmette a certe cellule, a certe fibre di un altro cervello e determina, in quella zona cerebrale, un'impressione qualunque. Una ondulazione luminosa, calorifera, elettrica, magnetica, che viene a colpire, a traversare un oggetto, sia per esempio una spugna, incontra resistenze differenti secondo la natura della spugna, le sue differenze di densit, le sostanze minerali che pu tenere sospese, ecc., ed ogni parte della spugna  impressionata in modo diverso. I capricci apparenti del fulmine ci offrono bizzarrie non meno strane. Qui, il fulmine brucia una persona che arde come un fastello di paglia; l, riduce le mani in cenere, lasciando intatti i guanti; salta gli anelli di una catena di ferro come il fuoco d'una fucina, e, accanto a questo, uccide un cacciatore senza scaricare il fucile che questi teneva in mano, oppure fonde un orecchino senza bruciare la pelle; spoglia intieramente una persona senza fargli alcun male, o si contenta di rubargli le scarpe o il cappello; fotografa sul petto di un fanciullo il nido ch'egli rapiva sulla cima dell'albero fulminato; dora le monete d'argento d'un portamonete, facendo la galvanoplastica da uno scompartimento all'altro, senza che colui che lo porta sia toccato; demolisce istantaneamente un muro di sei piedi di spessore, ed abbatte un castello secolare, o colpisce una polveriera senza farla saltare in aria. Vi sono molte pi bizzarrie inesplicate nei fatti e nelle gesta di un fulmine che nelle manifestazioni telepatiche(28).
Nella ricerca della verit il nostro dovere  di non dissimularci alcuna obbiezione. Quelle che ho presentato non impediscono ai fatti di esistere, e la sola spiegazione di questi fatti mi sembra essere l'azione a distanza di uno spirito su di un altro.
Ed ora andiamo un poco pi avanti. All'infuori dell'ordine di cose che noi abbiamo esaminato, esistono esempi che ci conducono ad ammettere la probabilit, la realt di questa azione? Abbiamo noi prove sperimentali, incontestabili della trasmissione di pensiero, senza il concorso dei sensi?
S. Le passeremo in rivista, le constateremo, le dimostreremo, giacch in quest'ordine di cose, per essere sicuri, bisogna essere dieci volte sicuri.
Ed anzitutto nei fenomeni del magnetismo umano.
Non parler di un gran numero di esperienze di suggestione ipnotica alle quali ho assistito, specialmente presso il dott. Puel, il dott. Charcot, il dott. Barety, il dott. Luys, il dott. Dumontpallier, ecc., non perch io dubiti della realt della suggestione (e dell'autosuggestione), ma perch esse sono tanto conosciute, che  superfluo occuparsene qui.
Vi sono, anche in quest'ordine di studii, esperienze molto incerte ed anche fraudolente, come i soggetti stessi mi hanno provato colle loro accuse reciproche e colle loro confessioni. La simulazione  molto frequente in questo genere d'esperienze; citer soltanto un esempio: Il dott. Luys aveva l'abitudine di presentare al soggetto, sedicente addormentato, delle bottiglie che egli poneva sulla sua nuca, e che contenevano prodotti differenti: acqua pura, cognac, assenzio, olio di ricino, essenza di timo, acqua di lauro ceraso, ammoniaca, etere, essenza di violetta, ecc. Il soggetto indovinava sempre di che cosa si trattava, e spesso ne manifestava i sintomi.
Disgraziatamente per il valore dell'esperienza, il dottore presentava sempre le bottiglie nello stesso ordine, almeno nelle sedute alle quali ho assistito. Un giorno lo pregai d'invertire l'ordine senza dir niente. Non accett e mi rispose che non dovevamo mettere in dubbio la buona fede dei soggetti. Quel soggetto era una ragazza isterica, attrice in un teatro di Parigi. Io ritornai da Ivry con lei, e non tardai ad essere completamente edificato sulla sua sincerit, come su quella delle sue compagne d'esperienze.
Per esser certo di queste esperienze  necessario che esse siano al sicuro da ogni sospetto: che l'odore non possa traversare il suggello delle bottiglie, sopratutto per certi odorati iperestetizzati; che il soggetto non possa indovinar niente; che lo sperimentatore stesso non possa suggestionarlo, ed ignori egli stesso il contenuto delle bottiglie(29).
 indispensabile non perdere il nostro tempo nell'esame di casi dubbi... Non scegliamo, non ammettiamo, non esaminiamo che le osservazioni ben fatte. E, poi, non usciamo dal nostro soggetto: dimostrare l'azione psichica mentale di uno spirito su di un altro.
Le prime ci saranno fornite dal sonnambulismo. Ecco, in primo luogo, un processo-verbale che d la relazione di tre fatti di suggestione mentale, ottenuti dai signori de Guaita e Libault, al domicilio di quest'ultimo (Nancy, il 9 gennaio 1886)(30).
Noi sottoscritti Libault (Ambrogio), dottore in medicina, e de Guaita (Stanislao), letterato, ambedue attualmente dimoranti a Nancy, attestiamo e certifichiamo di avere ottenuto i risultati seguenti:
1. La signorina Luisa L..., addormentata in sonno magnetico, fu avvertita che avrebbe dovuto rispondere ad una domanda che le sarebbe stata fatta mentalmente, senza l'intervento di alcuna parola o segno. Il dottor Libault, appoggiata la mano sulla fronte del soggetto, si raccolse un istante, concentrando la propria attenzione sulla domanda: Quando guarirete? che aveva intenzione di fare.
Le labbra della sonnambula si mossero subito:
"Presto" mormor distintamente.
Allora fu invitata a ripetere dinanzi a tutte le persone la domanda che essa aveva percepita istintivamente, ed essa la ridisse nei termini in cui era stata formulata mentalmente dallo sperimentatore.
2. Il signor de Guaita, messosi in rapporto con la magnetizzata, le fece mentalmente un'altra domanda:
Tornerete la settimana prossima?
"Forse", fu la risposta del soggetto.
Invitata a comunicare alle persone presenti la domanda mentale, la magnetizzata rispose:
"Voi mi avete domandato se voi tornerete la prossima settimana".
Questa confusione su una parola della domanda  molto significativa. Si direbbe che la ragazza ha sbagliato, leggendo nel cervello del magnetizzatore.
3. Il dottor Libault, affinch nessuna frase significativa fosse pronunziata, anche a voce bassa, scrisse su di un biglietto:
"La signorina, svegliandosi, vedr il suo cappello nero trasformato in cappello rosso".
Il biglietto fu passato prima a tutti i testimoni: poi i signori Libault e de Guaita posero in silenzio le loro mani sulla fronte del soggetto, formulando mentalmente la frase convenuta. Allora, la giovane, avvertita che essa vedrebbe nella camera qualche cosa di insolito, fu svegliata. Senza esitare, essa fiss subito il suo cappello, e, con uno scoppio di risa, diede in una esclamazione di meraviglia. Non era il suo cappello: non voleva saperne. Aveva la stessa forma,  vero; ma questo scherzo aveva durato abbastanza ed ora bisognava renderle il suo.
- Ma, infine, che cosa ci vedete di cambiato?
- Ma lo sapete bene, avete gli occhi come me.
- Ma dunque?...
Bisogn insistere lungamente perch consentisse a dire in che cosa il suo cappello aveva cambiato; volevano burlarsi di lei. Oppressa di domande, finalmente disse:
"Vedete bene che  tutto rosso".
Siccome essa si rifiutava di riprenderlo fu necessario metter fine alla sua allucinazione, affermandole che esso sarebbe ridiventato del suo colore primitivo. Il dottor Libault soffi sul cappello che, ridiventato il suo ai suoi occhi, essa consent a riprendere...
Tali sono i risultati che noi certifichiamo aver ottenuti insieme. In fede di ci abbiamo redatto il presente processo verbale.
S. DE GUAITA - A. A. LIBAULT.
La suggestione mentale costituisce da molti anni l'oggetto di studi importantissimi, in capo ai quali convien mettere l'opera speciale del Dott. Ochorowicz. Estrarremo da questa opera alcune esperienze caratteristiche:
M. de la Souchre, antico allievo della scuola politecnica, dotto chimico residente a Marsiglia, aveva al suo servizio una donna della campagna, in cui si riproducevano con grande facilit il sonnambulismo e parecchi fenomeni dei pi notevoli. - Nel sonnambulismo magnetico, dice egli, Lazzarina entrava con me in perfetta comunicazione di pensiero, ed era tanto insensibile che io le affondava degli aghi nella carne, nelle unghie, senza che provasse il minimo dolore e senza che uscisse una goccia di sangue.
In presenza dell'ingegnere Gabriel e di alcuni amici, ho ripetuto le esperienze seguenti: le facevo bere dell'acqua pura ed essa mi diceva che aveva il gusto che io mi rappresentava: limonata, sciroppo, vino ecc. Mi indicarono di farle bere della sabbia. Essa non pot indovinare. Allora misi della sabbia nella mia bocca, ed immediatamente essa si mise a sputare, dicendo che io le davo della sabbia. In quel momento mi trovavo dietro di lei, per cui le era impossibile di vedermi.
Un'esperienza analoga, ma anche pi arrischiata,  citata dal conte di Marincourt. Il soggetto, che aveva bevuto allo stato di veglia un bicchiere d'acqua, con suggestione mentale di un bicchiere di kirsch, manifest tutti i segni dell'ubbriachezza per parecchi giorni. Fenomeni di questo genere hanno fatto credere ai magnetizzatori che essi, magnetizzando un bicchiere d'acqua od un oggetto qualunque, possono impregnare il loro fluido di differenti qualit fisiche o chimiche. La magnetizzazione  inutile in questo caso, perch  il pensiero che agisce sul cervello del soggetto e non sull'oggetto.
Taluno mi d un libro: Robinson Crosu. Lo apro ed esamino un'incisione che rappresentava Robinson in un canotto. Lazzarina, interrogata su quello che faccio, risponde:
"Voi avete un libro, non leggete e guardate un'immagine; c' un battello con un uomo dentro".
Io le dico di descrivermi il mobilio di una camera che essa non conosceva, ed essa mi indic i mobili a mano a mano che io me li rappresentava. Nella mia domestica non ho osservato la trasposizione dei sensi. Le si erano applicati sull'epigastro diversi oggetti: se io li conosceva, essa li indicava, se io ignorava che cosa erano, essa non poteva nominarli. In essa, dunque, si produceva soltanto la trasmissione del pensiero.  possibile che, in certi casi, ci che si attribuisce alla trasposizione dei sensi non sia che un effetto della trasmissione del pensiero.
Il D.r Texte ha constatato parecchie volte che la sonnambula pu seguire il pensiero del magnetizzatore.
La signorina Diana (dice egli) seguiva una conversazione, durante la quale io non parlava che mentalmente. Essa rispondeva alle domande che io le rivolgeva in tal guisa.
Egli cita anche un'esperienza notevole, nella quale la suggestione mentale si manifesta come un'allucinazione:
Un giorno immaginai una barriera di legno intorno a me; senza dir niente misi in sonnambulismo la signorina H..., giovane nervosissima, e la pregai di portarmi i miei libri. Arrivato al punto in cui io avevo immaginato la barriera, essa si ferma, dicendo di non poter pi procedere.
"Quale idea singolare, dice essa, d'aver messo l una barriera!".
Se la si prenda per mano, per farla passare, i suoi piedi sono inchiodati al pavimento, soltanto la parte superiore del corpo si porta in avanti, ed essa dice che le premono lo stomaco sull'ostacolo.
Generalmente, se il sonnambulo crede vedere qualche cosa fuori delle condizioni ordinarie, bisogna domandarsi anzitutto se non si tratta di una semplice suggestione involontaria da parte nostra.
Uno studente in medicina domand ad una delle mie sonnambule, quali malati la commissione d'esami gli dar ad esaminare per una prova del dottorato. Essa descrisse molto precisamente tre malati all'Htel-Dieu, che avevano attirato pi specialmente l'attenzione dello studente e che questi avrebbe desiderati come soggetti del suo esame. Essa aggiunse anche (particolare caratteristico) sopra uno di questi soggetti:
- Oh! che occhio brillante ha questa donna... e fisso!... Mi fa paura quell'occhio!
- Ci vede essa con quell'occhio brillante? domand lo studente.
- Aspettate... non so... quell'occhio  duro... Non  naturale.
- Di che cosa  fatto quest'occhio?
- Di qualche cosa... che si spezza... che brilla... Oh!... essa lo cava... lo mette nell'acqua..., ecc. ecc.
Quella malata aveva un occhio di vetro: questo fatto ignorato assolutamente da me, giacch io non conoscevo i malati in questione; ma, conosciuto dallo studente che faceva le interrogazioni alla sonnambula,  stato perfettamente descritto da questa. Donde ne traeva l'immagine? Nello psichismo dell'interrogatore che, per l'intermediario del mio, si rifletteva in essa.
 giusto aggiungere che le predizioni della sonnambula non si realizzarono; che al giorno delle sue prove lo studente dov esaminare altri malati, e che non si parl nemmeno lontanamente dei malati descritti dalla sonnambula.
Ordinariamente, dice il D.r Charpignon, la visione a distanza  confusa col fenomeno della trasmissione di pensiero. Cos la maggior parte delle esperienze citate consistono nel pregare il sonnambulo di andare in casa vostra, in un posto che conoscete. Voi siete in rapporto con lui ed egli vi descrive il pi spesso i luoghi, gli oggetti con la massima precisione. Ebbene, nella maggior parte dei casi, non vi  qui visione reale; il sonnambulo vede nel vostro pensiero le immagini che voi vi delineate(31)...
Un prestidigitatore molto noto, Roberto Houdin, s'interessava a questi problemi. Egli imitava la doppia vista e la trasmissione del pensiero mediante uno stratagemma ingegnoso. Incredulo in fatto di sonnambulismo, abituato a far dei prodigi, egli faceva molto poco caso del meraviglioso e credeva possederne il segreto; anche lui riguardava tutti gli alti fatti attribuiti alla lucidit come giuochi di destrezza, della stessa natura di quelli coi quali egli divertiva il pubblico. In parecchie citt nelle quali i sonnambuli avevano qualche successo, egli si faceva un gioco di contraffare i loro esercizi e perfino di superarli. Il signor A. de Mirville, il celebre demonologo (il quale nel suo sistema ha bisogno del sonnambulismo per farne onore agli spiriti infernali...), ebbe l'ambizione di convertire un avversario cos temibile; egli pensava con ragione che, se riusciva a dimostrargli che la lucidit apparteneva ad un ordine di cose interamente estraneo ai suoi studi ed alla sua pratica, la testimonianza di un giudice s provetto sarebbe di un gran peso per servire alla causa del sonnambulismo. Egli lo condusse dal sonnambulo Alixis. De Mirville riproduce, nel suo libro Les Esprits, la scena che ebbe luogo.
Morin, autore d'un libro spiritoso, ma scettico, sul magnetismo, afferma che Roberto Houdin stesso conferm l'esattezza della narrazione di De Mirville:
Io era confuso, dice il mago; non c'era l n destrezza, n giuoco di prestigio. Io ero testimonio dell'esercizio di una facolt superiore, inconcepibile, della quale non avevo la menoma idea, ed alla quale avrei rifiutato di credere se i fatti non fossero avvenuti sotto i miei occhi. Ero talmente commosso che il sudore mi colava dalla fronte.
Il prestigiatore cita fra le altre l'esperienza seguente:
Alexis, prendendo le mani di mia moglie che mi aveva accompagnato, le parl di avvenimenti passati, ed in special modo della perdita tanto dolorosa d'un nostro figlio: tutte le circostanze erano perfettamente esatte.
In questo caso, il sonnambulo leggeva nel pensiero della signora Houdin i suoi ricordi ed i suoi sentimenti pi o meno svegli nella coscienza.
Un altro fatto mostra nello stesso tempo la visione e la chiaroveggenza, parimenti per la trasmissione dei ricordi.
Un medico molto incredulo, il dottor Chomel, volendo essere edotto da s stesso, present ad Alexis una scatoletta chiusa. Questi la palp senza aprirla, o disse:
" una medaglia che vi  stata data in condizioni molto singolari. Eravate allora un povero studente e dimoravate a Lione in una soffitta. Un operaio al quale avevate reso alcuni servigi, trov fra certe macerie questa medaglia, pens che l'avreste gradita, e s'arrampic sino al vostro sesto piano per offrirvela".
Tutto ci era vero. Certo, queste sono cose, che non  possibile n indovinare, n incontrare a caso.
Vi sono dei fatti di visione a distanza indipendenti dalla trasmissione del pensiero; ce ne occuperemo pi tardi. Importa stabilire le distinzioni necessarie ed allontanare alcune confusioni assai frequenti. Il nostro scopo qui  di mostrare la realt scientifica della trasmissione del pensiero e della suggestione mentale. Non  quindi neanche nostro compito parlare delle suggestioni verbali, degli ordini dati con la voce ed eseguiti entro un certo spazio di tempo fissato. Non usciamo dal nostro soggetto speciale: continuiamo il nostro studio.
Nel mese di novembre del 1885 Paolo Janet ha letto alla Societ di psicologia una comunicazione di suo nipote, Pietro Janet, professore di filosofia al liceo dell'Havre: Su di alcuni fenomeni di sonnambulismo. Questo titolo, prudentemente vago, nascondeva rivelazioni veramente straordinarie. Si trattava di una serie di esperienze fatte dai signori Gibert e Janet che sembrava provare non soltanto la suggestione mentale in generale, ma anche la suggestione mentale ad una distanza di pi chilometri, all'insaputa del soggetto.
Questo soggetto, di nome Leonia B., era una brava donna di campagna, una bretona d'una cinquantina d'anni, vegeta, onesta, timidissima, intelligente bench senza istruzione (non sapeva scrivere e a mala pena compitava poche lettere). Di costituzione forte e robusta, era stata isterica da giovane, ma venne guarita da un ignoto magnetizzatore. Dopo di allora, soltanto nel sonnambulismo e sotto l'influenza di una contrariet, si manifestano alcune tracce d'isterismo. Il marito ed i suoi figli godono buona salute. Parecchi medici, a quel che sembra, hanno gi voluto fare su lei delle esperienze, ma essa ha sempre opposto un rifiuto alle loro proposte. Soltanto dietro domanda del signor Gibert, ha consentito di andare a passare qualche tempo all'Havre... Viene addormentata molto facilmente; e per far ci, basta tenerle la mano stringendola leggermente per alcuni istanti, coll'intenzione di addormentarla: altrimenti non si produce niente. Dopo un tempo pi o meno lungo (da due a cinque minuti, secondo la persona che l'addormenta) lo sguardo diventa vago, le palpebre sono agitate da piccoli movimenti, spesso rapidissimi, finch il globo oculare si nasconde sotto la palpebra. Nello stesso tempo il petto si solleva con sforzo; uno stato di malessere evidente sembra invadere il soggetto. Spessissimo il corpo  agitato da brividi fugaci: essa manda un sospiro e si rovescia indietro, immersa in un sonno profondo.
Il dottor Ochorowicz fece il viaggio dell'Havre per rendersi conto di questi fatti.
Il 24 agosto, egli dice, arrivo all'Havre, e trovo i signori Gibert e Janet cos convinti della realt dell'azione a distanza, che si prestano volentieri alle precauzioni minuziose che impongo loro per permettermi di verificare il fenomeno.
F. Myers, il dottor Myers, membri della Society for psychical Researches, Marillier della Societ di psicologia ed io formiamo una specie di commissione, ed i particolari di tutte le esperienze sono regolati da noi di comune accordo.
Ecco le precauzioni che ci hanno guidato in questi tentativi:
1. L'ora esatta dell'azione a distanza  tirata a sorte.
2. Essa  comunicata al signor Gibert solo pochi minuti prima dell'ora, e subito i membri della Commissione si recano al padiglione dove abita il soggetto.
3. N il soggetto, n alcun abitante del padiglione situato a circa un chilometro di distanza ha conoscenza dell'ora esatta, e nemmeno del genere d'esperienza che deve aver luogo.
Per evitare la suggestione involontaria, nessuno di noi o di quei signori entra nel padiglione per verificare il sonno.
Si decide di fare l'esperienza di Cagliostro: addormentare il soggetto a distanza e farlo venire attraverso la citt.
Erano le 8 e mezzo di sera. Gibert acconsente. Si estrae a sorte l'ora esatta. L'azione mentale doveva cominciare alle 9 meno 5 e durare fino alle 9 e 10. In quel momento non c'era alcuno nel padiglione, eccettuata la signora B... e la cuoca che non si aspettavano nessuna prova da parte nostra. Nessuno  andato al padiglione. Profittando di questa assenza, le due donne erano entrate nel salone, e si divertivano a "suonare il piano".
Arriviamo nei dintorni del padiglione alle 9 passate. Silenzio.
La strada  deserta. Senza fare il minimo rumore, ci dividiamo in due gruppi per sorvegliare a distanza la casa.
Alle 9 e 25 vedo apparire un'ombra alla porta del giardino. Era lei. Io mi rannicchio in un angolo per sentire senza essere notato.
Non sento pi niente: la sonnambula dopo essere restata un minuto sulla porta, s'era ritirata nel giardino (in quel momento Gibert non agiva pi; a forza di concentrare il suo pensiero ebbe una specie di sincope o di assopimento che dur fino alle 9 e 35).
Alle 9 e 30 la sonnambula compare nuovamente sulla soglia della porta, e questa volta si precipita nella via senza esitare, con la premura di una persona che  in ritardo, e che deve assolutamente attendere al proprio affare. Quei signori che si trovavano sul suo cammino non hanno avuto il tempo di prevenire il dottor Myers e me. Ma avendo sentito dei passi precipitati, ci mettemmo a seguire la sonnambula che non vedeva niente intorno a s; almeno non ci riconobbe.
Giunta a via du Bard, essa cominci a barcollare, s'arrest un momento e fu per cadere.
Ad un tratto, essa riprende vivamente il suo cammino. Erano le 9 e 35 (in questo momento Gibert, ritornando in s, ricominci l'azione). La sonnambula camminava presto, senza curarsi di quanto la circondava.
In dieci minuti noi eravamo vicinissimi alla casa di Gibert, quando questi, credendo mancata l'esperienza e stupito di non vederci tornare, esce ad incontrarci e ci trova in faccia alla sonnambula che mantiene sempre gli occhi chiusi.
Essa non lo riconosce. Assorta nella sua monomania ipnotica, si precipita sulla scala, seguta da tutti noi. Gibert vuole entrare nel suo gabinetto, ma io lo prendo per mano e lo conduco in una camera opposta alla sua.
La sonnambula, agitatissima, cerca dappertutto, si urta contro di noi, senza sentir niente; entra nel gabinetto, tasta i mobili, ripetendo con aria desolata: "Dov'? Dov' il signor Gibert?".
Durante questo tempo il magnetizzatore resta seduto e curvato senza fare il pi piccolo movimento. Essa entra nella camera, passando lo tocca quasi, ma la sua eccitazione le impedisce di riconoscerlo. Si slancia ancora una volta nelle altre camere. Fu allora che Gibert ebbe l'idea di attirarla mentalmente, e, in conseguenza di questa volont o per una semplice coincidenza, essa ritorna sui suoi passi e l'afferra per le mani.
In quel momento una gioia pazza la invade. Salta sul canap come una bambina, esclamando: "Eccovi! Eccovi finalmente! Ah! come sono contenta!".
"Finalmente, dichiara il D.r Ochorowicz, io avevo constatato il fenomeno straordinario dell'azione a distanza, che sconvolge tutte le opinioni attualmente ammesse".
Citiamo anche l'esperienza seguente:
Il 10 ottobre 1885, scrive Pietro Janet, io e Gibert combiniamo di fare la suggestione seguente: "Domani, a mezzogiorno, chiudere a chiave le porte della casa". Scrissi la suggestione su di un pezzo di carta che mi misi in tasca senza volerla comunicare a nessuno. Gibert fece la suggestione, avvicinando la sua fronte a quella della B... durante il sonno letargico, e per alcuni minuti concentr il suo pensiero sull'ordine che le dava mentalmente. L'indomani quando arrivai a mezzogiorno meno un quarto, trovai la casa barricata e la porta chiusa a chiave. Prese informazioni, seppi che la B... l'aveva chiusa allora; e quando le domandai il perch di questo fatto singolare, essa mi rispose: "Mi sentiva molto stanca e non voleva che voi entraste per addormentarmi". La B... era molto agitata in quel momento: essa continu ad errare nel giardino, ed io la vidi cogliere una rosa ed andare a visitare la cassetta delle lettere, posta presso la porta d'ingresso. Questi atti sono privi d'importanza, ma  strano notare che erano appunto gli atti che noi avevamo pensato per un istante di domandarle il giorno prima. Ci eravamo decisi a ordinarne un altro, quello di chiudere le porte, ma il pensiero dei primi aveva occupato indubbiamente lo spirito di Gibert, mentre egli domandava, ed essa aveva subta anche la loro influenza.
Il 13 ottobre Gibert le comand, sempre col pensiero, di aprire un ombrello l'indomani a mezzogiorno e di fare due volte il giro del giardino. L'indomani a mezzogiorno essa fu agitatissima, fece due volte il giro del giardino, ma senza aprire un ombrello. Poco tempo dopo l'addormentai per calmare un'agitazione che diventava sempre pi grande. Le sue prime parole furono queste: "Perch mi avete fatto camminare intorno al giardino... avevo l'aria stupida... Se almeno il tempo fosse stato ancora come quello di ieri... ma oggi sarei stata veramente ridicola". Quel giorno il tempo era bellissimo ed il giorno prima pioveva a dirotto: essa non aveva voluto aprire un ombrello, temendo di sembrar ridicola.
Un'altra esperienza.
Il dottor Dussart riporta che ogni giorno, prima di abbandonare la sua magnetizzata, le dava l'ordine di dormire fino all'indomani, ad un'ora fissa.
Un giorno, egli dice, dimenticai questa precauzione, ed ero gi a 700 metri di distanza quando me ne accorsi. Non potendo ritornare sui miei passi, mi dissi che forse il mio ordine sarebbe inteso, malgrado la distanza, poich ad un metro o a due, un ordine mentale era eseguito. Per conseguenza io formulo l'ordine di dormire fino alle 8 dell'indomani, e proseguo il mio cammino. Il giorno dopo arrivo alle 7 e mezzo; la malata dormiva. - Come mai dormite ancora? - Ma, signore, vi obbedisco. - V'ingannate, io sono partito senza darvi nessun ordine. -  vero, ma cinque minuti dopo ho inteso perfettamente che mi dicevate di dormire fino alle 8. - Quest'ora era quella da me designata di solito. Era possibile che l'abitudine fosse causa di un'illusione e che si trattasse di una semplice coincidenza. Per aver l'animo tranquillo e non lasciar campo ad alcun dubbio, io comandai alla malata di dormire finch non ricevesse l'ordine di svegliarsi. Trovai un intervallo libero nella giornata, e mi rivolsi a completare l'esperienza. Parto da casa mia (7 chilometri di distanza) dando l'ordine del risveglio; e constato che sono le 2. Arrivo e trovo la malata sveglia; i parenti, dietro mia raccomandazione, avevano notato l'ora esatta del risveglio. Era rigorosamente l'ora alla quale avevo dato l'ordine. Quest'esperienza rinnovata pi volte ad ore differenti, ebbe sempre il medesimo risultato.
Ma ecco ci che sembrer anche pi straordinario.
Il 1. gennaio sospesi le mie visite e cessai ogni relazione con la famiglia. Non ne avevo pi sentito parlare, quando il 12, facendo una corsa in direzione opposta e trovandomi a dieci chilometri di distanza dalla malata, mi domandai se, malgrado la distanza, la cessazione di ogni rapporto e l'intervento di una terza persona (il padre che oramai magnetizzava la figlia), mi sarebbe stato ancora possibile di farmi obbedire. Proibisco alla malata di lasciarsi addormentare, ma poi, una mezz'ora dopo, riflettendo che se per un caso straordinario ero ubbidito, ci avrebbe potuto recar pregiudizio a quell'infelice ragazza, tolgo il divieto e cesso di pensarvi. Fui molto sorpreso, quando l'indomani, alle 6 del mattino, mi vidi arrivare un fattorino con una lettera del padre della signorina. Questi mi diceva che il giorno prima, 12, alle 10 di mattina, non era pervenuto ad addormentare sua figlia che dopo una lotta prolungata e molto dolorosa. Addormentatasi finalmente la malata, aveva dichiarato che aveva resistito soltanto per mio ordine, e che non si era addormentata che quando io l'aveva permesso. Queste dichiarazioni erano state fatte davanti a testimoni, ai quali il padre aveva fatto firmare le note che le contenevano.
Pare dunque probabile che con una conoscenza esatta delle condizioni del fenomeno, si potr giungere a comunicare a distanza interi pensieri, come oggi si fa col telefono(32).
Il dott. Charles Richet racconta che, trovandosi a colazione coi suoi colleghi nella sala di guardia, uno di questi, il dottor Landouzy, allora interno come lui nell'ospedale di Beaujou, afferm che poteva addormentare a distanza una malata e farla venire nella sala di guardia soltanto con un atto della sua volont. In capo a dieci minuti, siccome nessuno era venuto, l'esperienza fu considerata come fallita. "In realt, scrive lo sperimentatore, non era fallita, giacch qualche tempo dopo vennero ad avvertirmi che la malata passeggiava addormentata per i corridoi, cercando di me per parlarmi: e cos era infatti, senza che io potessi ottenere da lei altra risposta per spiegare il suo sonno e questa passeggiata vagabonda, se non che desiderava di parlarmi".
Tutte queste esperienze dimostrano l'azione psichica a distanza.
Questi fatti cos strani dell'azione della volont umana nelle esperienze di magnetismo sono stati osservati centinaia, migliaia di volte.
Ecco, per esempio, un caso di sonno sonnambolico provocato da E. Boirac, rettore dell'accademia di Grnoble:
Nel settembre del 1892, egli scrive, mi ero installato per le vacanze con i miei nella piccola citt d'Amlie-les-Bains.
Si parlava molto delle sedute date da un giovane del paese che si faceva chiamare Dockman. Ebbi la curiosit di assistervi. Tre mesi prima questo giovane, dell'et di circa venti anni, bruno e secco, nervosissimo, era stato magnetizzato da un medico di marina, ed aveva sentito risvegliare in s la vocazione di lettore del pensiero. Tutti conoscono questa specie di spettacoli, nei quali uno spettatore riesce pi o meno felicemente a trasmettere la propria volont senza bisogno di parole, di gesti, e senza nemmeno il contatto: con un semplice sforzo mentale.
La penetrazione del giovane montanaro mi parve spesso in fallo, ed egli stesso mi confess che cercava di indovinare ad ogni sorta d'indizi le intenzioni della sua guida. "Avreste bisogno, gli dissi ridendo, di farvi addormentare nuovamente per ricuperare la vostra antica lucidit; se ne avete il coraggio, io sono pronto a rendervi questo servizio". Dockman parve sorpreso ed un po' urtato della mia proposta: "Sono io che addormento la gente, disse egli, non mi si addormenta pi".
Tuttavia, alcuni giorni dopo, probabilmente per compiacere il sindaco della citt che pareva avere il desiderio di assistere ad una seduta di ipnotismo, Dockman consent a lasciarsi ipnotizzare.
Dunque, una sera, verso le dieci, dinanzi ad un circolo di quattro o cinque persone, lo presi per i polsi e lo guardai fissamente negli occhi: in capo a pochi minuti, eccolo addormentato, se pure pu chiamarsi sonno lo stato comatoso catalettico in cui sembra immerso... Tutto il suo corpo  irrigidito: le mascelle sono inchiodate, e con grande fatica ottengo brevi risposte alle mie domande. Il risveglio avviene con un'estrema lentezza, ed un secondo sonno presenta gli stessi caratteri. In breve, il soggetto non pare gran che interessante, ed io non vedo modo di trarne gran cosa.
L'indomani, secondo la mia abitudine, io mi reco al casino verso l'una del pomeriggio per prendere il caff.
Mi siedo sulla terrazza, e mentre sorseggio il caff che mi hanno servito, lascio errare i miei sguardi sotto di me. Dockman  seduto nel giardino con un amico che scorre il giornale: egli mi volge quasi la schiena ed  intento a fare una sigaretta. Come mi venne l'idea di tentare l'esperienza di cui leggerete il racconto? Non so; ma mi venne, e la portai ad effetto immediatamente con tutte le forze della mia volont. Concentrato, isolato in quel solo pensiero, guardando fissamente nella direzione di Dockman, gli ordinai di cessare ogni movimento e di addormentarsi. In nessun momento egli parve di accorgersi del mio sguardo, ma, abbastanza rapidamente, vidi i suoi gesti rallentarsi ed i suoi occhi diventar fissi. Tenendo in mano la sigaretta, rimasta a met, egli abbass ad un tratto le palpebre e rest immobile simile ad una statua. Il suo amico alza la testa, lo scorge in quello stato, l'interpella e non ottiene risposta. Una cantante, seduta alla tavola vicina, si spaventa e getta un grido. Io m'affretto a discendere, e in pochi secondi, soffiandogli vivamente sugli occhi, risveglio il mio soggetto improvvisato che pare non sappia nemmeno quanto gli  accaduto.
Avevo tentato per caso questa esperienza, senza contare sul successo; ed io stesso ero stupefatto del risultato. L'indomani mi si offre l'occasione di rinnovarla. Arrivo al casino all'una o mezzo. Questa volta Dockman era seduto sulla terrazza, solo, ad una tavola ove scriveva una lettera, ripiegato in due e quasi col naso sulla carta. La mia tavola era a cinque o sei metri di distanza dalla sua, e fra me e lui v'erano quattro giuocatori di carte. Io mi concentrai di nuovo con una tensione nervosa che mi faceva vibrare in qualche modo dalla testa ai piedi, ed ordinai con tutte le mie forze a Dockman, fissandolo intensamente, di cessare di scrivere e di addormentarsi. L'azione fu meno rapida che il giorno prima. Si sarebbe detto che il soggetto lottava contro la mia volont. Dopo un minuto o due, egli diede segni visibili di irritazione. La penna restava in sospeso, come s'egli cercasse invano le parole, faceva il gesto di qualcuno che respinga un'influenza ossessionante; poi strapp la lettera incominciata e si mise a scriverne un'altra, ma presto la sua penna rest inchiodata sulla carta ed egli s'addorment in questa posizione. Io mi avvicinai a lui con parecchie persone che assistevano, avendo interrotto il loro giuoco: tutto il suo corpo era contratto, duro come un pezzo di legno; si tent inutilmente di piegargli un braccio; egli non perd il suo irrigidimento che sotto l'azione dei miei passi. Quando riprese l'uso dei sensi, Dockman mi preg di non rinnovar pi queste esperienze, lamentandosi di esser rimasto molto stanco dopo quella del giorno innanzi. Del resto, mi assicur che ambedue le volte s'era addormentato senza il minimo sospetto che quel sonno improvviso gli fosse mandato da me o da altri.
Questa esperienza  molto significante e non pu lasciare alcun dubbio sull'azione a distanza.
Il dottor Dariex, direttore degli Annales des sciences psychiques, ha pubblicato le seguenti esperienze sulla trasmissione mentale, fatte da un suo amico che desidera non esser nominato "a cagione della posizione importante che occupa":
Dal 7 gennaio all'11 novembre 1887 Maria viene addormentata spessissimo allo scopo di liberarla mediante suggestione da mali di testa intollerabili e dalla sensazione come di una palla che occupa tutto l'esofago. Essa  afflitta da malesseri isteriformi, vero Proteo che bisogna scacciare incessantemente col mezzo di suggestioni adatte. Tolto ci, la salute generale  eccellente, poich da diciassette anni che ho sotto gli occhi questa donna non l'ho mai vista abbandonare un sol giorno le sue occupazioni per causa di malattia.
Durante le numerose sedute di sonno avevo tentato invano la trasmissione mentale; fino all'11 novembre non ottenni la pi piccola traccia di esecuzione degli ordini dati: Maria aveva il pensiero continuamente desto, sognava e non obbediva che ad ordini verbali.
Una sera, mentre io scrivevo le mie note su di lei, che avevo lasciato addormentata dietro di me, essa ebbe un'allucinazione spontanea penosissima, e scoppi in lagrime; con fatica riuscii a calmarla, e per tagliar corto a questi sogni le proibii di pensare a checchessia quando io la lasciavo dormire. Poi, riflettendo che tutti i miei insuccessi in fatto di trasmissione mentale potevano essere causati da quella condizione del cervello sotto il dominio di molte idee, io insisto nella mia suggestione, formulandola cos:
"Quando voi dormite ed io non vi parlo, non pensate assolutamente a niente: il vostro cervello resti vuoto di pensieri, affinch nulla si opponga all'entrata del mio".
Ripeto quattro volte questa suggestione, dall'11 novembre al 6 dicembre, giorno in cui potei constatare la prima volta la trasmissione del pensiero.
Maria  addormentata da un istante in sonnambulismo ideico profondo; io le volto le spalle, e senza alcun gesto o rumore le do il seguente ordine mentale:
"Quando vi sveglierete, prenderete un bicchiere, vi metterete alcune gocce di acqua di Colonia e me lo porterete".
Al risveglio essa  visibilmente preoccupata, non pu restar ferma in nessun posto, e finalmente viene a porsi dinanzi a me e mi dice:
- Ma dunque, a che pensate voi? e quale idea mi avete messa in testa?
- Perch parlate in questo modo?
- Perch l'idea non pu venirmi che da voi, ed io non voglio ubbidire!
- Non ubbidite, se vi pare; ma voglio che mi diciate immediatamente ci che pensate.
- Ebbene, bisogna che io cerchi un bicchiere, vi metta dell'acqua con qualche goccia d'acqua di Colonia, e ve lo porti:  veramente ridicolo!
Dunque per la prima volta il mio ordine era stato perfettamente compreso.
A partire da quel momento, 6 dicembre 1887, fino ad oggi (1893), ad eccezione di qualche rara giornata, la trasmissione mentale, allo stato di veglia o di sonno,  delle pi precise. Essa non  turbata che a certe epoche, o quando Maria ha cure molto vive.
Il 10 dicembre 1887 ho nascosto all'insaputa di Maria, dietro alcuni libri nella mia libreria, un orologio fermo. Quando essa giunge, io l'addormento e le do il seguente ordine mentale:
"Andate a cercare l'orologio che  nascosto dietro alcuni libri nella libreria".
Io sono nella mia poltrona; Maria  dietro me, ed io ho cura di non guardare alla parte dove  nascosto l'oggetto.
Essa abbandona bruscamente la sua poltrona, va diritto alla libreria, ma non pu aprirla, poich tutte le volte ch'essa tocca la porta e specialmente il vetro, si manifestano movimenti regolari energici.
" l!  l! ne son certa: ma questo vetro mi scotta!". Mi decido ad andare io stesso ad aprire; essa si precipita sui miei libri, li tira fuori, ed afferra l'orologio che  contentissima di aver trovato.
Esperienze analoghe sono state fatte con ordini scritti prima e nell'assenza del soggetto, che mi erano passati da un amico, e la riuscita  stata completa: ma se la persona che mi passa l'ordine le  ignota, si rifiuta di ubbidire dicendo che non sono io che comando.
Un giorno un amico comune arriva nel mio gabinetto mentre Maria  addormentata e mi porta il bigliettino seguente:
"Datele l'ordine mentale di cercarmi una sigaretta nell'anticamera, di accenderla e di darmela".
Essa  seduta dietro a me; senza lasciare la mia poltrona, sempre volgendole la schiena, invio l'ordine mentale. Il mio amico ha preso un libro e finge di leggere; pur non perdendola d'occhio.
"Voi mi seccate! come volete che mi alzi?".
"(Ordine mentale). Potete alzarvi benissimo; separate i piedi".
Dopo qualche sforzo essa perviene a separare i piedi (che incrocia sempre sotto la sedia), si alza e va, lentamente e a tentoni, verso una scatola di sigari, li tocca, poi si mette a ridere.
"Ah! no! sbaglio, non  il mio vero".
E va direttamente nella stanza accanto senza pi esitare, prende una sigaretta e la porge al nostro amico.
"(Ordine mentale). C' un'altra cosa da fare: accendetela subito".
Maria prende un fiammifero, ma non pu accenderlo facilmente; io la interrompo e la rimando sulla sua poltrona.
Anche in questo caso abbiamo la prova sicura della trasmissione del pensiero.
Nel gennaio 1899 ebbi occasione di fare alcune esperienze personali di trasmissione del pensiero o suggestione mentale con Ninof "il lettore dei pensieri" presso Clovis Hugues, ed ho constatato che: 1. affinch egli indovini qualche cosa  necessario che la persona la quale lo interroga conosca questa cosa; 2. bisogna che questa persona gli ordini mentalmente ma energicamente; talvolta egli ubbidisce rigorosamente anche nei minimi particolari all'ordine mentale dato, se quest'ordine  semplice, preciso; 3. questa trasmissione di pensiero si opera da cervello a cervello, senza alcun contatto, senza alcun segno, ad un metro o due di distanza, colla sola concentrazione del pensiero di chi ordina, e senza alcun compare; 4. gli insuccessi non sono rari e sembrano dovuti a mancanza di rapporto perfetto fra il cervello di chi ordina ed il cervello dell'operatore; alla stanchezza di questo, ed a correnti contrarie.
Esempio: Io penso che Ninof deve andare a prendere una fotografia che si trova accanto a parecchie altre, all'estremit del salone, e portarla ad un signore che io non conosco e che scelgo come la sesta persona seduta, a cominciare di l, su di una trentina d'assistenti. Quest'ordine  eseguito puntualmente e senza alcuna esitazione.
Clovis Hugues pensa ch'egli deve andare a cercare una piccola incisione rappresentante Michelet, posta sul piano, accanto a parecchi altri oggetti, e posarla davanti ad una statuina di Giovanna d'Arco. L'ordine  eseguito senza esitazione.
 la prima volta che Ninof viene in questa casa e vi e venuto solo, senza compagni.
Egli ha gli occhi bendati con una salvietta che gli viene annodata intorno alla testa, per isolarlo da ogni distrazione, a quanto egli dice.
Quattro cappelli presi da Ad. Brisson a quattro persone differenti sono stati trovati nei luoghi dove erano stati nascosti, e sono stati portati dall'operatore alle teste sulle quali erano stati presi.
Nelle letture di pensieri e nelle ricerche di oggetti fatte seriamente, avevo constatato che sono movimenti incoscienti della mano quelli che dirigono la divinazione. In questo caso non lo si tocca nemmeno, ed anche se egli potesse vedere sotto la sua benda, questa supposizione non spiegherebbe niente, poich si resta dietro di lui.
Fra i 1130 fatti psichici presentati e ammessi alla discussione in occasione della mia inchiesta di cui ho parlato pi sopra, e di cui ho gi citato i principali casi relativi alle manifestazioni dei moribondi, io debbo segnalare parecchie lettere molto interessanti, concernenti il soggetto speciale di questo capitolo: comunicazioni psichiche, trasmissioni mentali fra viventi. Ne estrarr alcune da questa raccolta che  veramente una miniera molto svariata. Esse sono istruttive.
I. Un mattino, circa due mesi fa, ero ancora in letto, ma perfettamente sveglia e pensava di chiamare mia madre per dirle buon giorno appena avesse sentito i suoi passi avvicinarsi alla mia camera. Pensava su quale tono avrei chiamato Mamma, ma sono sicura di non aver pronunziata questa parola, giacch io non dormiva, era svegliata da molto tempo, ed aveva la precisa coscienza di ci che faceva o che non faceva. In quel momento mia madre entra nella camera; io le dico ridendo: "O guarda, pensava appunto a chiamarti". Essa mi rispose: "Ma tu mi hai chiamata, io ti ho sentita dall'altra estremit dell'appartamento, e perci sono venuta!". Io sono certa di non aver detto niente, e mia madre  sicura di avermi sentito. Questo ci ha fatto ridere, giacch il caso  abbastanza straordinario.
V. DUBOIS
8, via de la Monnaie, Nancy
(Lettera 207).
II. Io sono istitutore e sono ammogliato da nove anni. Mia moglie ed io abbiamo a un dipresso gli stessi gusti e la stessa educazione, e constatiamo - ci dal principio del nostro matrimonio - una somiglianza di pensieri che ci sembra strana. Molto spesso avviene che l'uno di noi formuli ad alta voce un'opinione, un'idea qualunque, nel preciso momento in cui l'altro stava per esprimersi esattamente nella stessa maniera. Identiche parole ci vengono alle labbra nello stesso momento per giudicare di una persona e di una cosa, e le parole dell'uno si trovano ad essere per cos dire il duplicato di quelle che l'altra stava per pronunziare.
 questo un fenomeno comune che si ripete quando vi  simpatia fra due esseri, o  soltanto personale? In ogni caso, se ha una qualche importanza, quale ne  la causa, la natura, e perch si produce?
F. DALIDET
Istitutore, Segretario comunale a Saint-Florent
presso Niort (Deux-Svres)
(Lettera 299).
III. Non sono mai stato avvertito della morte di chicchessia per mezzo di un'apparizione; e lo stesso posso dire per quei dodici o quindici membri della famiglia che conosco bene.
Ma un giorno ho avuto un presentimento che, sebbene differisca nelle circostanze dai fenomeni che studiate, pu forse essere ascritto al medesimo ordine.
Mi recavo un mattino all'ospedale Lariboisire, nel quale ero esterno. Ebbi per un istante l'idea che alla porta dell'ospedale avrei incontrato il signor P..., che avevo visto solo una volta otto mesi prima in una casa di amici, e che dopo di allora non aveva pi occupato il mio pensiero. Quel signore, dottore in medicina, sarebbe venuto l, nella mia idea, per vedere un certo chirurgo di Lariboisire.
Non m'ero sbagliato di molto: alla porta dell'ospedale incontrai il signor P... che veniva coll'intenzione di vedere non gi il chirurgo in questione, ma un capo servizio.
Notate in tutto ci che io non avevo potuto vedere da lontano n riconoscere subcoscientemente il signor P..., giacch il presentimento mi era venuto al boulevard Magenta, a destra della via di Saint-Quintin, e che il signor P..., quando io l'ho veduto, aspettava davanti al cancello da circa venti minuti. (Gli ho domandato da quanto tempo si trovava l prima di parlargli del mio presentimento, per non influire sulla sua risposta).
Aggiungo a ci che io non sono affatto portato alla superstizione, sono anzi piuttosto scettico, ed in presenza di questo caso mia cura fu quella di cercarne una spiegazione fisica, prima di pensare all'intervento di un fattore ancora indeterminato. Ma quella spiegazione fisica non l'ho trovata...
G. MESLEY
Studente in medicina, 27, via de l'Entrept
(Lettera 331).
IV. Una giovane mia amica che abitava Parigi mentre io ero in provincia, fu colpita da un male che in poche ore la condusse all'orlo del sepolcro. Nulla, assolutamente nulla, mi aveva avvertito della sua malattia; e nondimeno ebbi in quel momento preciso un sogno, un vero incubo, durante il quale io assistevo al matrimonio di quest'amica. Parenti ed amici, tutti quanti gli intervenuti erano vestiti a bruno o piangevano a calde lacrime. L'impressione si fece cos dolorosa che io mi svegliai. Quindici giorni dopo seppi il pericolo dal quale la persona era scampata.
Spesso mi avviene anche di pensare, senza motivo apparente, ad una persona, e poi controllo la coincidenza del pensiero con una lettera che da essa mi giunge e che nulla rendeva necessaria. Ci avviene cos spesso che io ho l'abitudine di aspettare notizie delle persone alle quali penso involontariamente.
A. B.
Cagny (Lettera 382).
V. In altri tempi avevo un amico che le circostanze (era un esploratore) costringevano a vivere molto lungi da noi. Avevamo preso la dolce abitudine di corrispondere molto regolarmente, e poco a poco le nostre anime avevano acquistato una tale affinit che ci avveniva costantemente di scriverci alla medesima ora, di dirci identicamente le stesse cose, o anche di rispondere nello stesso minuto a qualche domanda che uno di noi scriveva nella sua lettera. Cos, un giorno, inquieto di non aver ricevuto notizie, afferrai la penna e scrissi due parole: "Sei malato?". Allo stesso momento, l'abbiamo verificato poi, egli mi scriveva: "Sta tranquillo, il male  passato". Non dico gi che questa sia una visione; ma certo, nei momenti tragici dell'esistenza, due anime unite dalla pi profonda tenerezza debbono "confondersi", unirsi a distanza.
E. ASINELLI
(Ginevra) (Lettera 443).
VI. Un giorno mia moglie si  trovata sul mezzod assalita da un malessere indefinibile che di poi non ha mai pi sentito; era oppressa e non poteva star ferma. Invitata ad una merenda, vi si rec, ma non pot restare; and a passeggiare nel giardino cercando di discorrere con qualcuno. Questa oppressione la seguiva sempre, e soltanto alle 9 di sera si trov subitaneamente sollevata, come se niente fosse stato.
L'indomani vennero a dirle che suo padre era morto quel giorno, proprio alle 9 di sera. Essa non aveva pensato affatto a suo padre.
BUSIN
Neuville, Poix-du-Nord
(Lettera 449).
Il villaggio che noi abitavamo era a 24 chilometri da quello di mio suocero.
VII. Mi  accaduto spesso di cantare mentalmente un'aria conosciuta, e pochi istanti dopo mio marito cantava ad alta voce l'aria che io aveva nella testa. Ci dava occasione ad alcune osservazioni che finivano sempre per divertirci.
M. C.
Grnoble (Lettera 467).
VIII. In quest'ordine di idee ecco la sola osservazione da me fatta, interessante solo a causa della sua regolarit. Ho due amiche all'estero, che mi scrivono abbastanza di frequente, ma non a data fissa. Quando io sogno dell'una o dell'altra,  raro che il corriere del mattino non mi porti una lettera di quella che ho sognato.
Da principio non vi ho badato, ma poi l'osservazione mi si  imposta, ed in seguito ho verificato spessissimo il fatto. Di pi: il sogno non  generalmente preceduto da un pensiero speciale che in qualche modo lo prepari o lo spieghi.
CL. CHARPOI
Tournus (Lettera 551).
IX. Una mia intima amica ha sofferto per tutta una giornata un'angoscia fisica intensa, e che nessuna causa conosciuta le spiegava, il giorno in cui io fui colpita dal massimo dolore; senza che essa del resto potesse dubitare qualche cosa di ci che avveniva. Io era a Nantes, essa a Ginevra.
CH. CHAMPORY
Ginevra (Lettera 589).
X. Ultimamente ho curato e guarito, mediante il magnetismo, la moglie di un mio amico, che da quasi diciotto anni soffriva di una dolorosa malattia. Il trattamento che essa segu quotidianamente con me dur circa sei mesi, e come avviene in simili casi fra magnetizzatore e soggetto, essa era caduta sotto la mia assoluta dipendenza. Non voglio punto riportar qui tutti i fenomeni che io potevo provocare in lei, come aberrazioni di gusto, sensazioni di caldo e di freddo ecc.; sono troppo noti e troppo facilmente attribuiti all'immaginazione. Ma oltre a ci essa percepiva, involontariamente da parte mia, tutte le mie sensazioni, anche a distanza, e qui l'azione dell'immaginazione non pu esser invocata. Cos le accadeva di dirmi: "Ieri voi avete litigato alla tale ora", oppure: "Voi eravate triste, che cosa vi  accaduto?". In breve, ho potuto assicurarmi che essa sentiva tutte le mie impressioni ad una distanza assai grande; ho potuto verificarlo almeno per uno spazio di quindici chilometri.
Ho avuto anche un altro soggetto, un uomo questo, che facevo venire da me quando volevo. Bastava perci che pensassi a lui fortemente. "Perch, gli dissi un giorno, siete venuto con un tempo cos orribile? - Che ne so io? mi  venuto all'improvviso, ho avuto desiderio di vedervi, ed eccomi". Dove  l'immaginazione in tutto questo?
Allo stesso modo che vi  un sonnambulismo naturale ed un sonnambulismo provocato, vi  pure il magnetismo volontario e l'involontario, il che spiega le simpatie e le antipatie naturali.
D.r X.
Valparaiso (Lettera 675).
Questi casi non possono ragionevolmente attribuirsi al caso pi che i precedenti (alcuni degli incontri presentiti possono esserlo stati a causa di una rassomiglianza fortuita con gli incontri che li hanno preceduti, ma questa evidentemente  l'eccezione). Essi provano la comunicazione dei pensieri. Ne presenteremo ancora qualche altro all'attenzione dei nostri lettori. Il seguente  estratto dall'opera Phantasmas of the Living.
M. A. Skirving, capomastro alla cattedrale di Winchester, scrive ai redattori di questa raccolta:
XI. Non sono uomo di scienza. Ho lasciato la scuola all'et di dodici anni, e spero mi perdonerete i miei errori di grammatica. Io sono capomastro alla cattedrale di Winchester ed abito in questa citt da nove anni. Pi di trent'anni fa abitava a Londra, vicinissimo alla localit occupata presentemente dal Great Western Railway. Lavoravo a Regent's Park pei signori Mowlem, Burt e Freemann. Siccome la mia abitazione era troppo lontana per tornarvi ai pasti, portavo con me la colazione e non abbandonavo il lavoro durante la giornata.
Nondimeno, un giorno, sentii improvvisamente un intenso desiderio di tornare a casa. Come non avevo niente da fare a casa, cercai di liberarmi da quell'ossessione ma non mi fu possibile riuscirvi: il desiderio di andare a casa and sempre aumentando di minuto in minuto. Erano le 10 del mattino, e non c'era nulla che a quell'ora potesse farmi lasciare il mio lavoro. Mi sentii inquieto, a disagio; sentii che doveva andarmene, anche a costo di esser messo in ridicolo da mia moglie; non potevo dare alcuna ragione per abbandonare il lavoro e perdere sei pence l'ora per una sciocchezza. Tuttavia mi fu impossibile restare, e mi avviai verso casa.
Arrivato alla porta di casa, bussai; la sorella di mia moglie venne ad aprire. Parve sorpresa e mi disse: - Ebbene, Skirving, come mai lo sapete? - Sapete che cosa? replicai. Evvia, a proposito di Mary Anna. Io le dissi: - Non so niente su Mary Anna (mia moglie). - Ma allora che cosa vi conduce qui a quest'ora? - Non so niente, risposi. Mi pareva che qui si avesse bisogno di me. Ma che cosa  avvenuto?
Allora mi raccont che circa un'ora prima mia moglie era stata rovesciata da una vettura e gravemente ferita: non aveva cessato di chiamarmi dopo la disgrazia. Essa mi tese e butt le braccia al collo, e pos la mia testa sul suo petto. La crisi pass immediatamente e la mia presenza la calm; prese sonno e pot riposare. Sua sorella mi narr che nel chiamarmi aveva gettato delle grida da far compassione, bench non vi fosse la menoma probabilit che sarei venuto.
Questo breve racconto ha un solo merito:  esattamente vero.
ALESSANDRO SKIRVING.
P. S. La disgrazia era avvenuta un'ora e mezzo prima del mio arrivo. Quest'ora coincideva esattamente con quella in cui provai l'ossessione di abbandonare il mio lavoro. Mi era necessaria un'ora per giungere a casa, e prima di mettermi in cammino avevo lottato una buona mezz'ora per vincere il desiderio di andarvi.
Tutti questi esempi mostrano che esistono come delle correnti fra i cervelli, fra gli spiriti, fra i cuori, correnti dovute ad una forza ancora sconosciuta. Ed eccone altri non meno evidenti.
Il prof. Silvio Venturi, direttore del manicomio di Girifalco, scriveva il 18 settembre 1892:
XII. Nel luglio 1885 abitavo a Nocera. Un giorno andai con un compagno a far visita a mio fratello che era a Pozzuoli, distante tre ore di ferrovia.
A casa lasciai tutti in buona salute. Ordinariamente restavo a Pozzuoli due giorni, qualche volta un poco pi. Arrivammo alle 2 dopo mezzogiorno. Dopo pranzo avevamo l'intenzione di fare una gita in barca coi miei parenti. Ad un tratto mi fermo pensieroso, e prendendo una decisione energica, dichiaro di non voler pi andare in barca, di voler anzi tornare subito a Nocera. Mi si fecero delle domande, dandomi dello stravagante. Io stesso sentivo tutta la stranezza della mia risoluzione, ma non esitai, perch provavo un bisogno irresistibile di tornare a casa.
Vedendo la mia resistenza, mi si lasci partire. Il mio compagno mi segu suo malgrado. Affittai una piccola vettura con un cavallo magro e lento, che invece di trottare andava di passo. Ad un tratto, temendo di perdere il treno delle 7 di sera (era l'ultimo), feci premura al cocchiere, ma la povera bestia stanca non si affrettava. Finalmente scendemmo, e potemmo trovare un'altra vettura che ci port in tempo per il treno.
La mia casa a Nocera  a trecento metri dalla stazione, ma io non ebbi la pazienza di fare a piedi il cammino e montai nella vettura di un amico, lasciando che il mio compagno se ne venisse per suo conto. Giunto a casa, impallidii scorgendo quattro medici: Ventra, Canger, Roscioli e il medico della citt; tutti quanti stavano attorno al letto della mia cara bambina, assalita dalla difterite e minacciata di morte. La malattia non era epidemica nella regione. La difterite s'era dichiarata alle 7 del mattino. All'ora stessa forse in cui subii l'ossessione di tornare a casa al pi presto possibile e di aver la gioia di contribuire alla guarigione della nostra piccina, mia moglie gridava o mi chiamava angosciosamente(33)...
Tutti questi fatti, cos numerosi, non indicano forse l'esistenza di correnti psichiche fra gli esseri viventi? Queste costatazioni sono della pi alta importanza per la conoscenza della natura e delle facolt dell'anima umana, che noi cerchiamo di acquistare mediante questi studi.
Diamo un altro documento, in tutto del medesimo ordine: cos essi si confermano l'un l'altro.
M. Lasseron, cancelliere del tribunale a Chtellerault, scrive in data del 31 gennaio 1894(34):
Un avvocato, che faceva parte della guardia nazionale, si trovava nel corpo di guardia. Ad un tratto gli salta in testa di uscire senza prevenire alcuno. Trovandosi sotto le armi, nemmeno il capoposto avrebbe potuto permetterglielo; del resto non aveva nessun motivo plausibile da dare. Era un ghiribizzo che gli passava per la testa, e malgrado la prigione di cui era minacciato (ed infatti per quest'atto d'indisciplina si  buscato otto giorni di prigione), egli depone il suo fucile e se ne va di corsa a casa sua.
Arrivando, trova sua moglie in lacrime, e un gruppo di medici intorno al letto di sua figlia, in et di sei anni, che colpita dalla difterite, era prossima a morire.... Questa malattia non era nella citt.
La vista inopinata di suo padre sembr produrre una reazione cos favorevole, che la bambina sopravvisse. Essa spos poi il fratello della moglie del giudice che mi ha raccontato questo fatto straordinario; ed  morta prima del suo venticinquesimo anno.
Fu necessario mettere in moto le pi alte protezioni per togliere la punizione degli otto giorni di prigione, e vi si riusc, pi che altro, in considerazione di questo strano fatto di telestesia.
LASSERON
Cancelliere a Chtellerault.
Il dott. Aim Guinard, chirurgo negli ospedali di Parigi, abitante a Parigi, via di Rennes, espone il fatto seguente (ottobre 1891):
XIII. Il mio dentista abituale, che  anche mio amico, abita lontano da me, nel quartiere dell'Opra. Siccome la sua clientela ha preso un'estensione considerevole ed io non ho il tempo di attendere troppo a lungo nella sua sala, cos mi sono risoluto a farmi curare da un suo collega, che esercita a pochi passi da me, il signor Martial Lagrange.
Do questi particolari per mostrare che non ero in relazione con quest'ultimo, giacch l'ho visto per la prima volta al principio di quest'anno.
Una sera di settembre vado a letto come di solito verso le 11 e mezza: verso le 2 del mattino son assalito da un mal di denti dei pi insopportabili, che mi tiene sveglio tutta la notte. Soffrivo abbastanza per non poter dormire, ma non al punto da non poter pensare ai miei affari correnti. Siccome stavo terminando una memoria sul trattamento chirurgico del cancro dello stomaco, cos passai una parte della notte a meditare su quest'argomento ed a fare il piano dell'ultimo capitolo. Spesso il mio lavoro mentale era interrotto da una fitta dolorosa; presi perci la risoluzione di andare subito, l'indomani mattina, dal mio vicino Martial Lagrange per farmi strappare il dente malato.
Insisto su questo punto: durante quella lunga insonnia il mio pensiero  stato assolutamente concentrato su questi due soggetti (e ci con tanta maggior intensit, quanta maggiore intorno a me era l'oscurit e la calma): da una parte la mia memoria sul trattamento chirurgico del cancro dello stomaco (nella quale studio l'estirpazione del tumore mediante il bisturi) e dall'altra il dentista in questione o il dente malato da strappare.
Alle 10 del mattino sono gi nella sala d'attesa. Appena Martial Lagrange solleva la portiera del suo gabinetto, esclama: "Guarda che stranezza, ho sognato di voi tutta la notte".
Scherzando, rispondo: "Spero almeno che, sebbene io vi prendessi parte, il vostro sogno non sia stato tanto sgradevole".
"Anzi, riprende egli, era un incubo orribile. Io aveva un cancro allo stomaco, ed era ossessionato dall'idea che voi dovevate aprirmi il ventre per guarirmi".
Ora io affermo che il signor Martial Lagrange ignorava assolutamente che quella notte io studiava per l'appunto tale questione; da pi di sei mesi non l'avevo incontrato e non avevamo amici comuni.
Aggiunger che egli  un uomo sui 45 anni, neuropatico, molto emotivo.
Ecco il fatto in tutta la sua semplicit, e non  un racconto di seconda o terza mano, poich si tratta di me stesso.  forse una semplice coincidenza? Non mi pare probabile.
O non  piuttosto un'osservazione da riavvicinarsi ai casi autentici di telepatia? Quello che vi  di particolare in questo caso  il mio stato di veglia, ed il pensiero del dentista, influenzato o suggestionato durante il sonno.
Si dice volgarmente, e forse da secoli, quando ci si occupa con insistenza di qualche assente: "Gli avranno fischiato le orecchie". Questo detto non potrebbe esser fondato su fatti di telepatia analoghi al mio?
Queste osservazioni non datano da oggi. Ecco un'esperienza riportata dal mio rimpianto amico dott. Macario nel suo libro cos interessante sul Sonno(35):
XIV. Una sera il dottor Grosnier, dopo aver addormentato col magnetismo una donna isterica, domand al marito di questa il permesso di fare un'esperienza; ed ecco quanto avvenne. Senza dir parola egli la condusse, bene inteso mentalmente, in alto mare. La malata rest tranquilla finch la calma dur sulle onde, ma bentosto il magnetizzatore sollev nel suo pensiero una tempesta spaventevole, e la malata cominci subito a gettare acute grida e ad aggrapparsi agli oggetti circostanti; la sua voce, le sue lagrime, l'espressione della sua fisonomia indicavano uno spavento terribile. Allora egli ricondusse successivamente le onde in limiti ragionevoli, e ci sempre col pensiero. Esse cessarono di agitare la nave, e di mano in mano che esse si abbassavano, la calma rientrava nello spirito della sonnambula, sebbene questa conservasse ancora un respiro affannoso ed un tremito nervoso in tutte le membra. "Non mi riportate mai pi sul mare, esclam essa un istante dopo con trasporto, ho troppa paura, e quel miserabile di capitano non voleva lasciarci montare sul ponte!". Questa esclamazione ci colp tanto pi, dice M. Grosnier, che io non aveva pronunziato una sola parola che le avesse potuto indicare la natura dell'esperienza che aveva avuto l'intenzione di fare.
Il generale Noizet, uno degli autori pi ser e pi precisi che abbiano scritto sul magnetismo, riporta la storia seguente(36):
XV. Verso il 1843 fui invitato in casa di un mio antico compagno a passare una serata nella quale si dovevano mostrare le meraviglie del sonnambulismo. Vi andai; era la prima volta che assistevo a questo genere di spettacoli, nondimeno abbastanza comuni nei salotti di Parigi; ed in seguito non vi ho pi assistito.
Trovai l una quarantina di persone, fra cui alcuni adepti pi o meno esaltati, e molti increduli, fra i quali si poteva contare in prima linea il padrone di casa. Trassi cattivo augurio della seduta, ed infatti tutte le esperienze di visione a distanza, di lettura di biglietti suggellati, in breve tutti i miracoli fallirono completamente e non si ebbe quel numero di fatti salienti sufficienti a far s che una riunione cos numerosa, e animata da disposizioni tanto diverse, potesse giustamente apprezzarli.
Discorrendo in un gruppo, alla fine di questo fiasco, feci osservare al padrone di casa come non fosse con simili rappresentazioni che sarebbe stato possibile convincersi della realt dei fenomeni; poich anche se le esperienze fossero riuscite, in una riunione di persone estranee le une alle altre, ciascuna di queste poteva sospettare di qualche compare, di qualche soperchieria, ed aggiungevo che per osservar bene i fatti bisognava vederli da soli o in pochi, esaminarli sotto tutti gli aspetti e ripeterli spesso.
Uno dei nostri interlocutori applaud alle mie parole, disse di conoscere una sonnambula eccellente e ci propose di tentare alcune esperienze con lei, in presenza soltanto del padrone di casa e presso un amico comune. Accettammo e stabilimmo di riunirci di l a pochi giorni.
Arrivai in casa del mio amico prima del magnetizzatore e della sua sonnambula, e seppi che fra le altre facolt straordinarie attribuite a questa sonnambula v'era anche quella di dire alla persona colla quale era messa in comunicazione, che cosa aveva fatto nella giornata. Per combinazione, quel giorno avevo fatto cose poco ordinarie. Ero salito nei sottotetti dell'Htel des Invalides, insieme al duca di Montpensier, por mostrargli i piani in rilievo delle piazze forti. Proposi di fare sopra di me l'esperienza della facolt della sonnambula, e questa proposta fu accettata dai miei due amici.
Venuta la sonnambula ed addormentatala, mi misi subito in relazione con lei, e le domandai se poteva vedere quello che io aveva fatto durante la giornata.
Dopo alcuni particolari, abbastanza insignificanti ed ottenuti a gran fatica, sull'impiego della mia mattinata, le domandai dove era andato dopo colazione. Mi rispose senza esitazione: alle Tuileries; il che poteva riferirsi benissimo ad una semplice passeggiata. Insistei, domandando da qual parte ero entrato, e mi rispose ancora benissimo: "Per la porticina del Lungosenna, presso il Pont Royal. - E dopo? - Siete salito nel palazzo. - Per quale scala? Forse per quella di mezzo? - No, per quella d'angolo presso la porticina". Qui, si perd per le scale, ed infatti fra le tante c' da perdersi: la grande scala di servizio del padiglione di Flora e la scala degli appartamenti del Re, con pianerottoli e branche di raccordo fra l'una e l'altra. Finalmente essa mi lasci in una grande sala dove erano degli ufficiali. Era una sala d'aspetto al pianterreno. "Voi avete aspettato, mi dice. - E poi? -  venuto un giovane alto a parlarvi. - Chi era quel giovane? - Non lo so. - Cercate bene. - Ah!  un figlio del Re. - Quale? - Non lo so. - Non  difficile a sapersi, poich non ve ne sono che due a Parigi: il duca di Nemours ed il duca di Montpensier:  forse il duca di Nemours? - Non lo so". Le dissi che era il duca di Montpensier. "E poi? - Siete salito in vettura. - Solo? - No, col principe. - A quale posto era io? - In fondo, a sinistra. - Eravamo soli nella vettura? - No, c'era ancora davanti un grosso signore. - Chi era quel signore? - Non lo so. - Pensate". Dopo aver riflettuto: "Era il Re. - Come! le dissi io, io ero in fondo alla vettura, ed il Re davanti: ci non  ragionevole. - Non so, non conosco quel signore. - Ebbene! era l'aiutante di campo del principe. - Io non lo conosco. - Dove siamo stati? - Avete seguto il fiume. - E poi? - Siete andati in un gran palazzo. -- Che palazzo era? - Non lo so, vi sono degli alberi prima di giungervi. - Guardatelo bene, dovete conoscerlo. - No, non lo conosco". Lascio questa domanda e le dico di continuare. "Voi siete stati in una gran sala". Qui, mi fa una descrizione immaginaria, in cui vede brillare delle stelle su fondo bianco. Finalmente dice: "Vi erano dei grandi tavoli. - E che cosa c'era su quei tavoli? - Non era alto e non era nemmeno del tutto piatto". Non riesco a farle dire che vi erano dei plastici, oggetti che senza dubbio non aveva mai veduto. "Che cosa abbiamo fatto dinanzi a quei tavoli? - Voi mostravate. Siete montato su una sedia, e con una bacchetta facevate vedere qualche cosa". Questo particolare notevole era perfettamente esatto. Finalmente, dopo molti indugi, essa ci fa risalire in vettura e partire. Allora le dico: "Ma guardate indietro dunque, voi dovete riconoscere il luogo dal quale usciamo. - Ah! fece come stupita e un po' confusa,  l'Htel des Invalides". Aggiunse anche che il principe mi aveva lasciato alla porta di casa mia, il che era vero.
Per quanto mi fossi familiarizzato coi fenomeni del sonnambulismo, nondimeno quella scena mi colp molto, e ragionevolmente mi fu impossibile attribuire ad altro che alla facolt di leggere nel mio pensiero, o su impressioni ancora esistenti nel mio cervello, quella specie di divinazione di cui la sonnambula aveva dato prova.  ancora la sola spiegazione che oggi posso dare.
Ecco un secondo fatto riportato dal medesimo autore
XVI. Circa due anni fa una sonnambula mi consigli di prendere dei bagni di vapore secco solforoso e m'indic uno stabilimento di via della Vittoria, come il solo a Parigi nel quale erano dati bene.
Il padrone dello stabilimento che ama chiacchierare, e che  un vecchio dalla fisonomia e dalle maniere franche, mi domand un giorno chi mi avesse indicato quei bagni. Siccome evitava di rispondere, mi disse: "Non sarebbe forse una signora....?". Come risposta gli domandai se conosceva quella signora. Mi rispose di no, ma che desiderava molto conoscerla, e che si proponeva di andare un giorno a vederla perch essa gli aveva reso dei servigi in un modo veramente straordinario. Ecco quanto mi narr a questo proposito.
Una persona a cui somministrava dei bagni da qualche tempo gli disse un giorno: "Mi accade qualche cosa di molto stupefacente che vi riguarda. Talvolta vado a consultare una sonnambula per la mia malattia, e vi sono tornata ieri dopo un'interruzione abbastanza lunga". Appena m'ebbe riconosciuto, mi disse: "La vostra salute va molto meglio; che cosa avete fatto per rimettervi cos bene? - Cercate! le risposi io. - Avete preso dei bagni, ma non bagni ordinari, bagni secchi solforosi. - Dove avete preso questi bagni? - Cercate! - Ah! vedo,  dall'altra parte dei boulevards. Non  nella via di Provenza, ma nella via appresso. - A che numero? Cercate ancora! -  al numero 47, la casa dei bagni, ma non nello stesso stabilimento:  in fondo al terzo cortile, a pianterreno". Tutte queste indicazioni erano perfettamente esatte.
Parlai di questo fatto alla sonnambula durante il suo sonno; essa lo conferm con una perfetta indifferenza del resto, e ci che mi stup da parte sua  che io la sapeva ripugnante ad occuparsi senza dubbio per abitudine di altra cosa che dei malati. Nel caso presente aveva letto nel cervello della signora che la consultava.
Ecco un fatto anche pi strano riportato dal dott. Bertrand:
XVII. Un magnetizzatore molto imbevuto di idee mistiche aveva un sonnambulo che durante il suo sonno non vedeva che angeli e spiriti d'ogni specie: queste visioni contribuivano a confermare sempre pi il magnetizzatore nella sua credenza religiosa. Siccome egli citava sempre i sogni del suo sonnambulo in appoggio del suo sistema, un altro magnetizzatore di sua conoscenza s'incaric di disingannarlo col mostrargli che soltanto nella sua propria testa esisteva il tipo delle visioni che il sonnambulo gli riportava. Per provare quanto affermava propose di far vedere allo stesso sonnambulo la riunione degli angeli del paradiso a tavola che mangiano un tacchino.
Addorment adunque il sonnambulo, ed in capo a qualche tempo gli domand se vedeva niente di straordinario. Questi rispose che vedeva una grande riunione di angeli. "E che cosa fanno? disse il magnetizzatore. - Sono intorno ad una tavola e mangiano". Pure non pot indicare quale era la vivanda che avevano dinanzi.
Indipendentemente da questi fatti notevoli, e da molti altri ancora, un gran numero di osservazioni generali concorre a provare che le idee, e principalmente le opinioni dei magnetizzatori, possono essere percepite dai sonnambuli.
 stato notato, per esempio, che tutti i sonnambuli addormentati dalla stessa persona hanno le medesime idee sul magnetismo, e per l'appunto quelle del magnetizzatore. Cos quando un magnetizzatore, persuaso dell'esistenza di un fluido magnetico, domanda il suo sonnambulo se egli risente l'azione di questo fluido, quegli risponde ch'egli la sente ed assicura inoltre di vedere il magnetizzatore circondato da un'atmosfera luminosa, talora brillante, talora azzurra, ecc. Al contrario, i sonnambuli addormentati da persone che non ammettono alcun fluido particolare, pretendono che non esiste fluido magnetico. Quelli che sono addormentati da uomini superstiziosi vedono demoni, angeli che vengono a comunicare con essi, che fanno loro rivelazioni e dicono segreti. I sonnambuli osservati dalla Societ svedenborghiana di Stoccolma si credevano tutti ispirati da spiriti tornati dall'altro mondo, e che durante qualche tempo avevano abitato corpi umani. Questi spiriti davano notizie di ci che avveniva, in paradiso o all'inferno, e ripetevano mille racconti che riempivano di santa ammirazione quelli che li ascoltavano. I cattolici che credono al purgatorio, vedono anime che domandano messe e preghiere, e conversano con esse mediante il magnetismo e lo spiritismo. I protestanti mai.
Dunque non pu esservi dubbio sulla trasmissione delle idee e principalmente delle opinioni pi spiccate dei magnetizzatori. Ma  abbastanza singolare che quei magnetizzatori, i quali fin dall'inizio dell'osservazione del sonnambulismo artificiale hanno riconosciuto l'azione esercitata dalla loro volont sui sonnambuli, siano stati s lungamente senza scoprire il fenomeno della trasmissione delle idee, e l'ignoranza nella quale molti sono restati a questo riguardo  una delle cause che li hanno gettati nell'esagerazione e nell'errore; giacch, accordando una fiducia illimitata ai loro sonnambuli, interrogavano su tutti i sistemi che s'erano costruiti, e siccome le risposte si trovavano sempre d'accordo con questi sistemi, cos le opinioni pi assurde diventavano per essi certezza, la qual cosa contribuiva ad allontanarli sempre pi dal sentiero della verit...
La simpatia  stata ammessa da tutti i popoli di tutte le epoche. Nondimeno questa parola  ancor vuota di senso per coloro che non credono all'influenza reciproca e misteriosa che due esseri possono esercitare l'uno sull'altro. Vi sono poche persone che nella loro vita non abbiano fatto osservazioni sulla simpatia e sulle affinit. Anche in questi casi si tratta di trasmissione del pensiero, di una comunicazione misteriosa fra i cervelli e le anime. Il mondo psichico  altrettanto reale che il mondo fisico; soltanto fino ad ora  stato meno studiato.
Forse ci troviamo, di fronte a manifestazioni dell'energia psichica, nello stato degli animali inferiori che non hanno ancora i nostri sensi. Ma quale difficolt v' ad ammettere che questa forza, come tutte le altre, agisca anche a distanza? Il punto pi curioso, pi inammessibile sarebbe che questa forza, se agisce, non pu agire a distanza: sarebbe questo un paradosso unico.
Abbiamo gi detto cento volte che  una strana presunzione - per non dire profonda ignoranza - il supporre che, in fatto di movimento, non esista intorno a noi altro che quello che siamo capaci di percepire. I nostri sensi sono evidentemente ben grossolani quando si paragoni la somma di quello che ci trasmettono alla quantit probabile di quello che sono incapaci di ricevere. Noi sappiamo che vi sono colori, suoni, correnti elettriche, attrazioni e ripulsioni magnetiche che ci sfuggono assolutamente, e di cui possiamo far registrare l'esistenza col mezzo di apparecchi delicati. Non siamo noi autorizzati, dai dati attuali della scienza, a considerare tutt'i corpi che ci circondano in relazioni infinite e costanti gli uni con gli altri, secondo tutti i modi dell'energia? E non dobbiamo noi considerarci come immersi nell'intreccio inestricabile e fitto di tutte queste azioni reciproche calorifiche, elettriche, attrattive, che ogni corpo esercita su tutti quelli che lo circondano - senza parlare delle influenze derivanti da forze che nemmeno sospettiamo - azioni dinamiche delle quali percepiamo soltanto, al passaggio, le pi grossolane?
Ma, diremo con Hricourt, l'evoluzione degli organismi prosegue il suo corso, e senza dubbio alcuni esseri gi cominciano ad essere impressionati da certe vibrazioni erranti in mezzo a questi turbini di azioni e di reazioni che ci lasciano insensibili.
I fenomeni sorprendenti di azione a distanza e di chiaroveggenza (continua questo autore) osservati presso le persone ipnotizzate, vale a dire sottomesse ad una specie di squilibrio sperimentale nel quale alcune parti del sistema nervoso sembrano accrescere la loro sensibilit, a spese di altre parti, devono indicarci il significato e la natura dei fenomeni di telepatia. Senza dubbio sono essi che serviranno di ponte fra la scienza positiva di oggi e quello che potr essere la scienza di domani.
Secondo quanto precede, la comunicazione fra cervelli (naturalmente in condizioni speciali) non pu essere messa in dubbio. Si possono trovare opere speciali, quelle di Richet, Hricourt, Guthrie, Lodge, Schmoll, Desbeaux, W. M. Pickering, ecc., di cui le prime risalgono agli anni 1883 e 1884, le quali stabiliscono che sono stati indovinati dei numeri e riprodotti dei disegni in una proporzione abbastanza notevole per mostrare la realt della trasmissione. Per esempio, nelle esperienze di Richet, su 2997 esperienze ne riuscirono 789, mentre il numero probabile era calcolato a 732. Marillies ha ricevuto i risultati di 17 serie d'esperienze, che raggiungono il totale di 17653, nelle quali il numero dei successi  4760, che sorpassa di 347 il numero probabile. Nel giugno 1886 le signorine Wingfield ottennero 27 successi completi su 400 esperienze di cifre: il numero probabile non era che 4. Senza essere definitive, queste esperienze hanno il loro valore. So bene che il giuoco della trasmissione del pensiero si rappresenta nei saloni e sulla scena dai prestigiatori, e che vi sono stratagemmi altrettanto semplici che ingegnosi, ed ho assistito pi di una volta con piacere alle sedute dei fratelli Isola, di Cazeneuve, e dei loro emuli.
Ma qui si tratta di esperienze scientifiche nelle quali gli sperimentatori non ingannano alcuno.
Do come esempio la seguente:
Il mio erudito confratello ed amico Desbeaux, autore di opere amate e stimate, ha fatto fra le altre le seguenti curiose esperienze, delle quali ha scritto egli stesso la relazione:
XVIII. Il 23 maggio 1891 faccio sedere in un angolo oscuro del salone G..., aggregato di scienze fisiche, al quale era assolutamente sconosciuto questo genere di esperienze. Sono le 9 di sera, G... ha gli occhi bendati e la faccia rivolta verso il muro.
Io mi colloco a quattro metri di distanza da lui, dinanzi ad una piccola tavola, su cui son posate due lampade.
PRIMA ESPERIENZA.
Senza far rumore ed all'insaputa di G... prendo un oggetto e lo tengo in piena luce. Concentro su di esso i miei sguardi e voglio che G... veda quell'oggetto...
Dopo quattro minuti e mezzo G... m'annunzia ch'egli vede un tondo metallico.
Ora l'oggetto era un cucchiaio d'argento (piccolo cucchiaio da caff), il cui manico spariva nella mia mano e di cui fissavo soltanto l'altra estremit di un ovale un po' allungato.
SECONDA ESPERIENZA.
G... vede un rettangolo brillante.
E tenevo una tabacchiera d'argento.
TERZA ESPERIENZA.
G... vede un triangolo.
Su un cartone aveva disegnato a grandi tratti un triangolo.
QUARTA ESPERIENZA.
G... vede un quadrato con vertici luminosi e con perle brillanti: talvolta egli vede due perle soltanto, altra volta egli ne vede parecchie.
E teneva un oggetto di cui non era possibile sospettare l'esistenza in casa mia: era un grosso dado di cartone bianco; la luce illuminava vivamente i suoi vertici e dava ai punti, incisivi sopra, riflessi brillanti di perle nere.
QUINTA ESPERIENZA.
G... vede un oggetto trasparente con filetti luminosi, formante ovale al fondo.
Io teneva un bicchiere da birra di cristallo molato a fondo orale.
Ecco, io penso, cinque esperienze (fatte in condizioni eccellenti di verifica e di sincerit) che possono considerarsi come riuscite.
 del pari interessante riprodurre, a questo proposito, alcuni tentativi riusciti del mio amico A. Schmoll, uno dei fondatori della Societ astronomica di Francia.
XIX. Egli speriment con parecchie persone, le quali alla lor volta sperimentarono fra loro. Il problema era di indovinare e di disegnare l'oggetto che l'autore stesso dell'esperienza pensava e disegnava, al coperto dalla vista del percipiente che era posto nella stessa stanza, cogli occhi bendati e la schiena rivolta alla tavola. La durata dell'esperienza era in media di 13 minuti. Sopra 121 esperienze 30 sono mancate, 22 sono riuscite, 69 hanno dato risposte pi o meno approssimate.
Tutti questi studi ci mostrano che lo spirito pu vedere, indovinare, senza il concorso della vista materiale.
Questa teoria delle correnti psichiche capaci di trasmettere a distanza ad altri cervelli impressioni cerebrali e perfino pensieri, spiega un gran numero di fatti osservati, e rimasti inesplicati fino ad oggi. Per esempio in un teatro, in una serata musicale ecc., avete dinanzi a voi una cinquantina, un centinaio di donne pi o meno attente. Fissate il vostro sguardo ed il vostro pensiero sopra una di esse, proiettate con insistenza la vostra volont, e non passeranno alcuni minuti senza ch'essa si volga e vi guardi. Si attribuisce questa coincidenza al caso. Ma s, abbastanza spesso, non c' dubbio, ma non sempre! la riuscita dipende dall'operatore e dai soggetti. Altri fatti: voi siete in corrispondenza irregolare con una persona simpatica; non  raro che le vostre lettere s'incrocino, perch voi avete pensato nello stesso tempo l'uno all'altro, e colla medesima intenzione. Siete a tavola, in conversazione, fate una domanda, fate una riflessione e: "Guarda! stavo per dirlo" vi risponde vostra moglie, vostro marito, vostra sorella, vostra madre, che hanno avuto la stessa idea precisamente allo stesso momento. Passate per una strada e dite a voi stessi: "Basta che non incontri il tale!". Un istante dopo ve lo trovate di faccia; lo avete sentito. Oppure credete di riconoscere una persona in un'altra, e cinque minuti dopo incontrate la persona vera. Parlate d'una persona e questa viene: donde il proverbio: "Quando si parla del lupo...". Abbiamo citato or ora numerosi esempi. Fino ad ora tutte queste coincidenze erano attribuite al caso; spiegazione semplice, banale e borghese, che dispensa da ogni ricerca.
Vi sono casi di letture dei pensieri che non sono dovuti alla suggestione mentale; i lettori attenti ne avranno gi potuto notare parecchi in questo capitolo. Ecco un esempio assai strano di questo genere, osservato nel 1894 presso un fanciullo dal dott. Quintard e comunicato da questo scienziato con tutte le garanzie di autenticit(37) alla Societ di medicina di Angers:
XX. Lodovico X...  un fanciullo di circa sette anni, vivo, gaio, robusto e dotato di un'eccellente salute. Egli  assolutamente immune da qualsiasi difetto nervoso. Del pari, i suoi genitori non presentano niente di sospetto dal punto di vista neuropatologico. Sono persone di umor tranquillo, che non sanno nulla degli eccessi della vita.
Nondimeno, all'et di cinque anni questo bambino parve voler camminare sulle tracce del celebre Inaudi. Sua madre, che a quell'epoca volle insegnargli la tavola pitagorica, s'accorse, non senza sorpresa, ch'egli la conosceva bene come lei! Ben presto Beb, piccandosi al giuoco, arrivava a fare di sua testa moltiplicazioni come un moltiplicatore formidabile. Attualmente non si ha da far altro che scegliere a caso un problema in una raccolta e leggerglielo; ed egli ne d subito la soluzione. Per es. questo:
"Se si mettessero nella mia tasca 25 fr. 50, io avrei tre volte quello che ho, meno 5 fr. 45. Qual' la somma che ho?".
Appena l'enunciato  finito, Beb, senza nemmeno prendere il tempo per riflettere, risponde esattamente: 15 fr. 45. Si cerca poi nel libro, in sulla fine, fra i problemi pi difficili, quest'altra:
"Il raggio della terra  di 6366 chilometri; trovare la distanza fra la terra ed il sole, sapendo ch'essa  di 24000 raggi terrestri. Esprimere questa distanza in leghe".
Ed il bambino, colla sua vocina incerta, d, egualmente senza esitare, questa soluzione che  quella della raccolta: 38,196,000 leghe!
Il padre del fanciullo, avendo altre preoccupazioni, non aveva concesso da principio alle prodezze di suo figlio che un'attenzione relativa. Alfine, egli pure ne fu colpito, e siccome  un poco osservatore, almeno per professione, non tard a notare che: 1. il fanciullo ascoltava poco, e talvolta non ascoltava affatto, la lettura del problema; 2. la madre, la cui presenza  una condizione espressa per la riuscita dell'esperienza, doveva aver sempre sotto gli occhi, o nel pensiero, la soluzione richiesta. Donde egli dedusse che suo figlio non calcolava, ma indovinava, o, per meglio dire, praticava su sua madre "la lettura del pensiero"; della qual cosa egli volle assicurarsi. Perci preg sua moglie di aprire un dizionario e di domandare a suo figlio quale pagina aveva sotto gli occhi; ed il figlio rispose subito: " la pagina 456". Il che era esatto. Dieci volte ritent, e dieci volte ottenne un identico risultato.
Ecco dunque Beb diventare da matematico stregone - diciamo indovino, per non offenderlo! Ma la sua notevole facolt di "doppia vista" non si esercita unicamente sui numeri. Sua madre non ha che da notare coll'unghia una parola qualunque in un libro; il bambino interrogato nomina la parola sottolineata. Una frase  scritta su di un diario; sia lunga quanto si vuole, basta che passi sotto gli occhi materni perch il fanciullo, interrogato anche da un estraneo, ripeta la frase parola per parola, senza aver neppure l'aria di dubitare che faccia una cosa straordinaria. E non  nemmeno necessario che la frase, il numero o la parola siano fissati sulla carta; basta che siano ben precisi nello spirito della madre perch il figlio ne operi la lettura mentale.
Ma i trionfi di Beb sono i giuochi di societ. Egli indovina una dopo l'altra tutte le carte del giuoco. Senza esitare indica quale oggetto si  nascosto a sua insaputa in un cassetto. Se gli si domanda che cosa contiene una borsa, egli vi dir fino all'ultimo millesimo che vi  contenuto. Dove il bambino  sopratutto strano  nella traduzione delle lingue straniere. Si crederebbe che egli intenda chiaramente l'inglese, lo spagnolo ed il greco. Ultimamente un amico di casa gli domandava il senso di questa sciarada latina: Lupus currebat sine pedibus suis. Beb se la cav con generale soddisfazione. Il nome di piccolo prodigio era su tutte le labbra.
Si vede che vi sono molte distinzioni da fare in questi studi. Qui la lettura del pensiero  fatta senza suggestione. I fenomeni suggestivi sono prodotti dalla penetrazione dell'idea dello sperimentatore nel cervello del soggetto. Dunque, perch nel caso di cui ci occupiamo vi fosse suggestione, si dovrebbe constatare nella madre una certa concentrazione psichica, un certo grado di volere, indispensabile alla riuscita dell'esperienza. Ora la lettura del pensiero si compie il pi spesso suo malgrado. Infatti ogni medaglia ha il suo rovescio. Quando Beb fu in et di imparare seriamente a leggere, la madre, che si era data questo compito, not con dispiacere che sotto la sua direzione suo figlio non faceva alcun progresso. Indovinando tutto, egli non esercitava n il suo giudizio, n la sua memoria. Furono necessarie mille cure ingegnose per condurre la barca a buon porto.
Mentre io studiavo con la massima cura questi fatti di trasmissione del pensiero, ho ricevuto la lettera seguente di un lettore degli Annali, che giustifica assolutamente le riflessioni precedenti:
XXI. Permettete ad un lettore assiduo di portare a vostra conoscenza un fatto interessante di telepatia, del quale fui testimonio recentemente.
Il mese scorso (dicembre 1898) io curava una vecchia signora, arrivata all'ultimo periodo di una malattia rapida; di giorno in giorno essa s'indeboliva, pur conservando intatta l'intelligenza. Alla vigilia, poi, della sua morte  sopraggiunto il fenomeno seguente.
Avevo vista la mia malata il mattino. Essa ragionava perfettamente e le sue facolt cerebrali non erano in nulla diminuite.
Verso le undici del mattino incontro un amico col quale parlo di varie cose. Ad un certo punto questo amico mi dice: "Cerco una casa da affittare per la primavera. Potreste darmi qualche indicazione a questo proposito?".
- In fede mia no, risposi io. Voi, intraprenditore di costruzioni, potete essere informato meglio di me su queste cose.
In quell'istante eravamo assolutamente soli e nessuno poteva sorprendere la nostra conversazione.
- La casa che abita la signora P... (la mia malata), aggiunge il mio amico, mi piacerebbe molto. Che pensate del suo stato? Lo dicono molto grave. Potr vivere ancora a lungo?
- Chi sa? risposi io evasivamente. In ogni caso, essa ha una locazione, che in caso di morte ricade sugli eredi.
-  lo stesso; aspetter ancora alcuni giorni, e poi andr a vedere il proprietario.
La nostra conversazione si ferm qui. Non si parl pi n della malata, n della casa, e so che il mio amico non parl ad alcuno dei suoi progetti nel corso della giornata.
Ora, alla mia visita della sera, l'infermiera della signora P... mi dice:
- Dottore, la nostra malata  svenuta, o, almeno, lo  stata verso mezzogiorno. Mi ha domandato se qualcuno era venuto a visitare la casa collo scopo di affittarla. "Del resto, ha aggiunto parecchie volte, io ho un contratto: che cosa si vuole?".
- E fu tutto?
- Non ci ho capito assolutamente nulla, aggiunse l'infermiera.
N la cameriera, n alcuno intorno alla malata ha avuto conoscenza dei progetti del mio amico; per conseguenza la malata stessa non ha potuto conoscerli, averne l'intuizione per mezzo del mondo esteriore.
Io fui e resto convinto che la signora P... ha percepito, per sola azione telepatica, la nostra conversazione del mattino. Essa  "svenuta" all'ora in cui io era col mio amico.  il solo "svenimento" che essa ha avuto, ed  morta l'indomani sera, prima che alcuno abbia avuto sentore dei progetti di affitto del mio amico.
Ci avveniva il 13 dicembre scorso.
Ho ritenuto il fatto abbastanza strano in s stesso. Leggendo stasera il vostro articolo degli ultimi Annali, ho pensato che vi interesserebbe. Ecco perch mi son preso la libert di comunicarvelo subito.
Dott. Z.....
Potremmo moltiplicare ancora indefinitamente questi esempi; ma ci pare che i nostri lettori devano omai essere completamente edificati sulla certezza della trasmissione di pensiero, di impressioni e di sensazioni.
La correlazione delle forze e le loro mutue trasformazioni ci aiutano a capire i casi di impressioni fisiche analoghi ai precedenti.
Ammetteremo dunque come dimostrata l'azione di uno spirito su di un altro, la trasmissione del pensiero, la suggestione mentale; sebbene questo fatto sia contestato da un gran numero di scienziati, anche specialisti. Cos per esempio, il dottor Bottey afferma che "la pretesa trasmissione del pensiero, la doppia vista non pu esistere, e non  altro che una ciarlataneria tirata fuori dai magnetizzatori"(38). A noi sembra che la falsa moneta non impedisca alla buona di esistere.
Un gran numero di scienziati professa la medesima negazione per queste trasmissioni psichiche, specialmente in Inghilterra, dove sir William Thomson (lord Kelvin) e Tyndall si sono fatti particolarmente notare per il disprezzo profondo che hanno per questo genere di studi.
L'astronomo francese Laplace faceva prova di uno spirito molto superiore quando scriveva(39):
"I singolari fenomeni derivanti in certi individui da un'estrema sensibilit dei nervi hanno dato origine a varie opinioni sull'esistenza di un nuovo agente, che  stato chiamato magnetismo animale.  naturale pensare che la causa di questa azione  debolissima, e pu essere turbata da un gran numero di circostanze accidentali; cos dal fatto che in molti casi non si  manifestata non si pu concludere che non esiste. Noi siamo cos lontani dal conoscere tutti gli agenti della natura ed i loro diversi modi d'azione, che sarebbe poco filosofico negare l'esistenza di fenomeni, solo perch essi sono inesplicabili allo stato attuale delle nostre conoscenze".
Sono parole queste che dovrebbero essere meditate da coloro che fossero tentati di pronunziare qui la parola impossibile; ad altri che temono soprattutto il ridicolo, esse consigliano almeno la prudenza nella critica.
Si ammette in fisica che l'etere, questo fluido imponderabile che si considera riempia lo spazio, attraversi tutti i corpi e che anche nei minerali pi densi gli atomi non si tocchino e si librino in qualche modo nell'etere.
Questo fluido trasmette attraverso l'immensit i movimenti ondulatori prodotti nel suo seno dalle vibrazioni luminose delle stelle: esso trasmette la luce, il calore, l'attrazione a distanze considerevoli.
Che cosa vi sarebbe di inammissibile nell'ipotesi che, penetrando come fa realmente, i nostri cervelli in vibrazione, esso trasmetta anche a distanza le correnti che invadono le nostre teste e stabilisca un vero scambio di simpatie e di idee fra gli esseri pensanti, fra gli abitanti di uno stesso mondo, e forse anche attraverso lo spazio fra la terra ed il cielo?
Noi possiamo concepire che in certi casi, in certe condizioni, un movimento vibratorio, un'irradiazione, una corrente pi o meno intensa, parta da un punto del cervello e vada ad impressionare un altro cervello, a comunicargli un'eccitazione subitanea che si traduca in una sensazione di audizione e di visione. I nervi si trovano scossi nel tal modo o nel tal altro. Qui si creder di vedere, di riconoscere l'essere caro dal quale  partita la commozione: l si creder di sentire; altrove l'eccitazione cerebrale si tradurr nell'illusione di un suono, di un movimento di oggetti. Ma tutte queste impressioni si producono nel cervello del soggetto come allo stato di sogno. D'altronde, allo stato normale noi percepiamo egualmente le cose per mezzo di una eccitazione cerebrale, compiutasi oscuramente nell'interno dei nostri cranii.
Il cervello materiale, localizzato nel cranio,  esso un organo dal quale emanano radiazioni, un foco che irradia intorno a s, come una campana in vibrazione, come un centro luminoso o calorifico, ed emette onde fisiche analoghe a quelle della luce? ovvero lo spirito  un foco d'altro ordine, pi etereo, di natura psichica, che emette radiazioni invisibili d'una grande potenza e che possono essere trasportate a grandi distanze? Il fatto di una radiazione emanata dall'essere pensante sembra necessario per spiegare i fatti osservati, venga quella radiazione dallo spirito o dal cervello. Si effettua in onde sferiche? Si proietta in getti rettilinei? L'elettricit  in giuoco? (Essa esiste certamente nell'organismo umano, e ne ho avute cento volte la prova). Per ora non possiamo far altro che porre il problema. Ma il FATTO dell'azione dell'anima a distanza  oramai dimostrato, ed io prego i lettori di non farmi dire altro che quello che scrivo. Io pongo le ipotesi esplicative semplicemente come interrogazioni. Cento anni fa la teoria dell'emissione era ammessa, insegnata dalla scienza. Oggi  abbandonata per quella delle ondulazioni dell'etere. Ma nulla ci prova che questa debba spiegare tutto, specialmente i fatti di ordine psichico. Per ammettere una cosa, non  affatto necessario spiegarla. Per esempio: voi ricevete un pugno violento, vi rivoltate e non vedete nessuno: tuttavia avete ben ricevuto il colpo inesplicabile, e siete costretto a tenerne conto. L'importante, il valore essenziale di quest'opera  di provare che questi fatti esistono, che vi  un ordine di cose invisibile ed ignoto, accanto al mondo visibile e noto, e che questo ignoto merita di essere studiato.
L'azione a distanza di un essere su un altro  un fatto scientifico certo quanto l'esistenza di Parigi, di Napoleone, dell'ossigeno o di Sirio.
Se le ricerche intraprese nel nostro lavoro si fermassero qui, e non avessero servito ad altro che ad affermare questo fatto, esse avrebbero la pi alta importanza, e noi non rimpiangeremmo di averle intraprese. Ma esse conducono a ben altre constatazioni non meno audaci, non meno sorprendenti, e non meno sicure.
Gli occultisti insegnano che l'uomo  composto di tre parti: l'anima, il corpo astrale ed il corpo fisico, e spiegano le manifestazioni dicendo che il corpo astrale del moribondo sfugge e si trasporta verso la persona impressionata.
Questa spiegazione non ci sembra sufficiente a motivo della diversit delle impressioni. Gli uni sono avvertiti di una morte dalla visione di un gatto, di un cane, di un uccello, o dalla chiusura fittizia di un'imposta, di una finestra, di una porta, da colpi battuti, da passi intesi, da apparizioni di esseri sempre vestiti, da domande di preghiere, quando si tratta di morti, per essere liberati dal purgatorio. Sono evidentemente impressioni personali prodotte da una causa telepatica, e non manifestazioni di un corpo astrale, che sarebbe trasportato...
Talvolta si proclama nelle scienze come principio assiomatico, che un'ipotesi deve spiegar tutto. Ma  un errore. Un'ipotesi pu spiegare alcuni fatti e non spiegarne altri.
 quello che avviene nel nostro caso. Ma tuttavia noi ammettiamo come dimostrata l'azione psichica di uno spirito su di un altro a distanza e senza l'intermediario dei sensi, sebbene questa azione non spieghi tutto.
Essa spiega le impressioni del cervello, le apparenze illusorie; non spiega invece i movimenti reali di oggetti.
Una teoria che darebbe conto di un gran numero delle impressioni qui riferite sarebbe questa:
Una persona morendo, volontariamente od involontariamente (da esaminarsi) produrrebbe nell'etere un movimento che andrebbe a colpire un cervello vibrante sincronicamente e determinerebbe in quel cervello, verso la regione in cui terminano i nervi ottici ed auditivi, un'impressione, variante secondo lo stato particolare di questa regione, nel percipiente.
Per esempio, un fanciullo che aveva passione per gli uccelli sente un grido d'uccello e va a cercare l'animale, che non trova. L'indomani, dai suoi famigliari, si viene a sapere la morte di un parente.
Ma non abbiamo la pretesa di trovare alla prima sotto quale forma s'operi la trasmissione. L'ipotesi delle vibrazioni sferiche ondulatorie dell'etere sembra la pi razionale: ma essa non basta a spiegare tutti i casi. Nei casi di trasmissione mentale magnetica sembra accusarsi una specie di proiezione del pensiero che si potrebbe talora paragonare alla chiamata di una voce silenziosa. Nondimeno, in una chiamata, in un grido, lanciato anche espressamente verso una direzione determinata, il suono si trasmette anche per mezzo di ondulazioni sferiche attraverso l'atmosfera, allo stesso modo che la luce attraversa lo spazio. Si produrrebbe forse una proiezione, pi completa, dello spirito, una specie di esteriorizzazione di forza, sfuggente dall'essere in pericolo di morte, e che vada a colpire l'amico al quale  rivolta? L'ipotesi  sostenibile. Pare anzi che talvolta il "fantasma" costituito dall'essere subcosciente del soggetto - causa dell'effetto osservato - abbia trasportato con s alcuni elementi materiali dell'organismo(40). Una proiezione di forze psichiche pu trasformarsi in effetti fisici, elettrici, meccanici. La correlazione delle forze, le loro mutue trasformazioni sono fatti accertati dagli studi moderni. Il movimento, il calore non si trasformano quotidianamente in elettricit? Quando Crmieux fucilato fa sentire a Clovis Hugues i colpi battuti sulla tavola,  possibile che si tratti non di un'azione cerebrale, ma della produzione reale di colpi. Questi effetti non possono essere sempre fittizi, soggettivi. Le impressioni prodotte sugli animali, un pianoforte che suona da solo, un servizio di porcellana gettato a terra, le sensazioni collettive (v. note alle pagine 176 e 213)(41) indicano realt oggettive. Ma non pensiamo che - nel momento presente - gli elementi del problema siano abbastanza studiati per autorizzare una conclusione definitiva, tanto pi che molto spesso pare che il moribondo abbia potuto non pensare affatto alla persona che ha conosciuto telepaticamente la sua morte.
Forse spirito, forza, materia non sono che manifestazioni diverse di una medesima entit - inconoscibile - ai nostri sensi. Forse esiste un principio unico, al tempo stesso intelligenza, forza e materia, comprendente in s stesso tutto ci che  e tutto ci che  possibile, causa prima e causa finale, le cui differenziazioni non sarebbero altro che forme diverse di movimento. Notiamo di sfuggita a proposito di ci, che se il pensiero non deve pi essere scientificamente considerato come una secrezione della materia, ma come un modo di movimento di un principio unico, non  pi logico affermare che con la morte dell'organismo si produca l'annientamento dell'intelligenza.
Senza dubbio, le manifestazioni dei moribondi non rappresentano un fatto generale, una legge della natura, una funzione della vita o della morte, e non sembrano altro che un'eccezione senza causa conosciuta e senza ragione apparente. La proporzione non  forse che di 1 su 1000 morti. Questa proporzione darebbe ancora circa 50 manifestazioni di morti per anno a Parigi...
Ma nemmeno l'elettricit atmosferica si traduce spesso in fulmini.
N l'intelligenza, n il sapere, n il valore morale, sia dell'essere che muore, sia di quello che riceve manifestazione, cagionano e producono le comunicazioni. Non vi si distinguono leggi apparenti pi che negli effetti del fulmine. Un urto elettrico va a colpire un essere vivente, un oggetto, in seguito ad un rapporto momentaneo, senza che la scienza ne scopra le cause.
Nondimeno, queste varie constatazioni psichiche ci mettono sulla via di un ordine di cose degne di tutta la nostra attenzione. Le Verrier mi ha espresso sovente il pensiero che le anomalie, le eccezioni, sono ci che vi  di pi interessante nella scienza. Egli ne sapeva qualche cosa per la scoperta di Nettuno.
Con Ch. du Prel possiamo dire che, finch vi sar progresso possibile vi saranno fenomeni inesplicati, e che pi questi fenomeni ci sembreranno impossibili, pi saranno di natura tale da portarci innanzi nella conoscenza dell'enigma dell'universo.
Aggiungeremo coll'autore dei Phantasms of the Living che  avvenuto un divorzio fra le opinioni scientifiche degli uomini colti e le loro credenze. La vecchia ortodossia religiosa era troppo ristretta per contenere la scienza dell'uomo, la nuova ortodossia materialista  diventata troppo ristretta per contenere le sue aspirazioni ed i suoi sentimenti.  venuto il momento di levarsi al di sopra del punto di vista materialista e di arrivare a concezioni che ci permettano di considerare come possibili queste sottili comunicazioni fra spirito e spirito, e queste comunicazioni anche fra cose visibili ed invisibili, la cui idea ha fecondato in ogni tempo l'arte e la letteratura.
Star to star vibrates light; may soul to soul
Strike thro' some finer element of her own?(42).
L'amante, il poeta, tutti coloro che si sono entusiasmati per qualche causa generosa, hanno incoscientemente risposto in tutti i secoli a questa domanda di Tennyson. Per taluni come per Goethe in certe ore di passione, questa sottile comunicazione degli spiriti  apparsa con luminosa chiarezza; per altri, come per Bacone, questa convinzione si  lentamente formata da quei minuti indizi che sono rivelati dallo studio quotidiano dell'uomo. Ma per la prima volta noi sappiamo che questi muti messaggi viaggiano veramente e che queste impressioni si diffondono e si comunicano.
Diciamo che questa forza  d'ordine psichico e non fisico, o fisiologico, o chimico, o meccanico, perch essa produce e trasmette idee, pensieri, e si esercita senza il concorso dei nostri sensi, da anima ad anima, da spirito a spirito.
La nostra forza psichica d origine senza dubbio ad un movimento etereo che si trasmette lontano come tutte le vibrazioni dell'etere e diventa sensibile per i cervelli in armonia col nostro. La trasformazione di un'azione psichica in movimento etereo, e reciprocamente, pu essere analoga a quella che si osserva nel telefono, nel quale la lastra ricevitrice, identica alla lastra di invio, costituisce il movimento sonoro trasmesso, non mediante il suono, ma mediante l'elettricit. Ma questi non sono che confronti.
L'azione a distanza di uno spirito su di un altro, sopratutto in circostanze cos gravi come quella della morte, e della morte improvvisa in particolare, la trasmissione del pensiero, la suggestione mentale, la comunicazione a distanza, non sono pi straordinarie dell'azione della calamita sul ferro, dell'attrazione della luna sul mare, del trasporto della voce umana per mezzo dell'elettricit, della rivelazione della costituzione chimica di una stella mediante l'analisi della sua luce, e di tutte le meraviglie della scienza contemporanea. Soltanto queste trasmissioni psichiche sono di un ordine pi elevato, e possono metterci sulla via della conoscenza dell'essere umano.
La continuazione graduale del nostro esame ci condurr probabilmente ad ammettere che vi sono apparizioni reali, oggettive, sostanziali, doppii di viventi, e forse anche manifestazioni di morti. Ma non anticipiamo.
Comunque sia:
La telepatia oramai pu e deve essere inscritta nella scienza come una realt incontestabile;
Gli spiriti possono agire gli uni sugli altri senza l'intermediario dei sensi;
La forza psichica esiste. La sua natura resta sconosciuta.
 IL MONDO DEI SOGNI.
 Diversit indefinita dei sogni - Fisiologia cerebrale - Sogni psichici: manifestazioni di moribondi sentite durante il sonno - La telepatia nei sogni.
I fenomeni psichici dei quali ci siamo intrattenuti possono prodursi durante il sonno egualmente bene che allo stato di veglia. Fino ad ora il sonno ed i sogni sono stati molto studiati,  vero, e da un gran numero di osservatori perspicaci(43), ma bisogna confessare che non sono ancora che assai imperfettamente chiariti. Il sonno non  uno stato eccezionale nella nostra vita; anzi,  una funzione normale della nostra esistenza organica della quale, in media, rappresenta la terza parte.
Colui che ha vissuto sessanta anni, ne ha dormito venti, o presso a poco. Le ore di sonno (tremila all'anno!) sono, senza contraddizione, le ore di riposo, di restaurazione vitale, s per il cervello che per le membra assopite; ma non sono ore di morte. Le nostre facolt intellettuali restano in attivit, con questa differenza essenziale e capitale: chi agisce  l'incosciente e non gi la nostra logica cosciente e ragionevole dello stato di veglia.
Allo stesso modo che si pensa costantemente ad una cosa o ad un'altra, durante il sonno si sogna costantemente. Il sogno  l'immagine della vita. Hanno sogni intensi coloro le cui idee sono forti ed i pensieri potenti. Coloro invece che pensano poco, sognano debolmente. Tanti sogni vi sono quante idee, e tutte le classificazioni tentate sono quasi vane ed illusorie.
Dei sogni non ci rammentiamo sempre. Per cogliere a volo un sogno bisogna essere risvegliati abbastanza bruscamente e portarvi una viva attenzione, giacch nulla si cancella pi presto del ricordo di un sogno. In generale  questione di un secondo o due, e se non lo si fissa immediatamente, esso svanisce... come un sogno. Un gran numero di autori assicura che si sogna soltanto il mattino prima di svegliarsi, o la sera addormentandosi. Questo  un errore. Basta svegliarsi - o svegliare qualcuno - ad un'ora qualunque della notte per constatare che si sogna sempre o quasi sempre. Ma non ce ne rammentiamo sempre; non ce ne rammentiamo nemmeno spesso, allo stesso modo, del resto, che non ci rammentiamo di tre quarti dei pensieri che hanno traversato il nostro cervello durante il giorno.
In generale si sogna delle cose di cui ci occupiamo e delle persone che si conoscono. Nondimeno vi sono eccezioni bizzarre, ed i pensieri pi intensi del giorno non hanno cellule cerebrali per riprodurli - forse sono esaurite e riposano; il che spesso  molto bene. D'altra parte il tempo e lo spazio sono annientati. Avvenimenti di parecchie ore ed anche di parecchi giorni possono svolgersi in un secondo. Voi potete trovarvi un gran numero di anni addietro, e nella vostra infanzia, con persone morte da gran tempo, senza che quei lontani ricordi sembrino indeboliti. Senza stupore voi incontrate in sogno persone di un altro secolo. Si pu anche sognare di cose che non sono mai avvenute e che del resto sarebbero impossibili. Le immagini assurde e burlesche le pi disparate e le pi incoerenti s'associano, senza la minima verosimiglianza e senza la minima logica.
Certi sogni provengono anche da una trasmissione ereditaria.
Mille cause diverse agiscono sui sogni all'infuori dello spirito stesso: una digestione difficile, una respirazione contrariata; una posizione del corpo, uno scovrimento del lenzuolo, della camicia, una coperta troppo pesante, un'infreddatura, un rumore, una luce, un odore, il tocco della mano, la fame, la sete, il turgore dei tessuti, tutto agisce sui sogni.
A questo proposito si pu osservare che un'allucinazione ipnagogica abbastanza frequente  quella che ci fa cadere in un buco, mancare un gradino di scala, scivolare al fondo di un precipizio. Essa avviene generalmente un poco dopo il principio del nostro sonno, nell'istante, in cui le nostre membra rallentandosi intieramente fanno, mi sembra, cambiar di posto improvvisamente il centro di gravit del nostro corpo.  senza dubbio questo spostamento subto dal nostro centro di gravit che d origine a questo genere di sogni. Quando ci occuperemo del Tempo, avremo agio di ritornare sulla stupefacente rapidit dei sogni.
Le attitudini del sogno tendono ad un equilibrio passivo. Tutte le attivit sensorie si oscurano gradatamente, e l'oblio del mondo esterno sopraggiunge per transizioni insensibili, come se l'anima si ritirasse lentamente verso i suoi ultimi rifugi. Le palpebre si chiudono e l'occhio si addormenta per il primo. Il tatto perde le sue facolt di percezione e si addormenta in seguito: a sua volta l'odorato si assopisce. L'orecchio resta per ultimo, sentinella vigilante, ad avvertirci in caso di pericolo, ma finisce anch'esso per assopirsi. Allora il sonno  completo ed il mondo dei sogni si apre dinanzi al pensiero con la sua indefinita variet.
Ecco un frammento di lettera che esitavo a stampare (parecchi sogni certamente non possono essere stampati) ma che tuttavia mi pare che possa essere letto. Avevo un camerata chiamato Lazin:
Tornando ieri sera da casa tua con Laurent, Deflandre e Gonet, mi scrive egli, non feci alcun incontro che abbia potuto dar origine al sogno che feci questa notte. Verso l'una e mezzo mi addormentai. Sognai di trovarmi con te sul boulevard. Una donna di costumi leggeri, che io conosco, pass e fu avvicinata da un uomo che and con lei. Io li seguii (nel mio sogno) e restai nella camera, spettatore invisibile. L'uomo era grande e biondo, aveva l'aria di un inglese. Io non lo conosco. Ma quale non  stata la mia sorpresa allorch stamane, passando, ho veduto uscire dal n. 68 della via Vittoria quella stessa donna con quello stesso uomo!
Questo caso  interessante senza essere una prova assoluta. Non  impossibile che, senza badarci, l'autore avesse gi incontrato quel signore biondo nel suo quartiere, o forse quella stessa sera, non lontano dalla donna. Il sogno pu averli associati. Ma resta, non meno strana, la coincidenza.
- Incontro al giardino del Luxembourg il signor Desains, membro dell'Istituto, professore alla Sorbona, fisico dell'Osservatorio (il che m' avvenuto spesso), il quale mi dice che sta scrivendo un'opera su gli uomini dei pianeti, che sarebbe una ristorazione della dottrina di Wolff, secondo la quale la natura degli esseri  in proporzione della dimensione degli occhi, gli occhi in proporzione della dilatazione della retina, e questa  inversamente proporzionale all'intensit della luce, cosicch nel nostro sistema solare gli abitanti di Mercurio sarebbero i pi piccoli e quelli di Nettuno i pi giganteschi.
"Io lavoro per voi, aggiunge egli; voi ne farete poi quello che vorrete".
La spiegazione di questo sogno si trova del pari nelle mie ricerche astronomiche e fisiologiche di quell'epoca.
Se rammento un certo numero di questi sogni, si  che il loro studio  ben lungi dall'essere estraneo alla psicologia ed ai problemi dei quali ci occupiamo. Forse le nostre conclusioni offriranno pi di un'applicazione quando arriveremo allo spiritismo.
- Sognato di essere su di un'alta montagna. Uno stormo di corvi passa gracchiando. Essi si spogliano come bruchi della loro pelle e come farfalle delle loro crisalidi, e lasciano cadere intorno a me i loro involucri i quali, con mio grande stupore, non rassomigliavano a corvi, ma a teste incartapecorite di urang-utang. L'astronomo Babinet che si trovava l, se ne riempie le tasche.
Spiegazione: il giorno prima avevo osservato molto nell'atlante celeste di Flamsteed la costellazione del Corvo. Lo scienziato Babinet non era bello, ed il suo viso, come quello di Littr, faceva pensare all'origine scimmiesca dell'umanit.
Stamane nello svegliarmi ho sentito pronunziare questo nome: "M.lle d'Arquier". Ora, ieri ho scritto nel Cosmos che la nebulosa perforata  stata trovata da d'Arquier nel 1779.
Nello stesso quaderno trovo anche le seguenti riflessioni:
Quasi tutti i miei sogni hanno per oggetto in questo momento la pi bella fra le giovani signore che io abbia incontrato al mondo, la signora S. M.
Colui che conoscesse i sogni di una persona, conoscerebbe i suoi sentimenti.
Pure, se spesso avviene che i pensieri dominati dalla veglia entrino per una buona parte nei sogni, essi nondimeno non vi sono altrettanto predominanti come durante il giorno: vi sono frammiste altre impressioni molto inattese e talvolta noi siamo in sogno l'opposto di ci che siamo in realt. C' del vero e del falso. Perci giudicando secondo certi sogni, ci esporremmo a giudicar male.
L'editore Didier mi fa sapere che ordinariamente egli ha coscienza dei suoi sogni, e sa perfettamente che quello che vi fa non  vero.
Molto tempo fa, mi dice egli, io mi trovo in sogno in un salone, accanto ad una donna elegante ed assai eccitante. La prendo nelle braccia, la bacio, lei lascia fare, e non ostante che tutti i presenti mi guardino, io mi dico: "Ci m' indifferente, giacch sogno". Ed infatti ho agito, senza curarmi di tutti quegli sguardi inesistenti e come se fossi stato solo.
Un giorno, in un sogno, trovandosi inseguito da un malfattore e sul punto d'essere raggiunto, egli disse a s stesso: "Per sfuggirgli, non ho da far altro che terminare questo sogno, svegliandomi". E si svegli.
Ecco un sogno pi recente che mostra con evidenza l'azione di una causa estranea al cervello, che si sovrappone ad un sogno e determina un'immagine nuova.
- Stamattina (6 giugno 1897) ho veduto in sogno qualcuno che batteva fortemente col tallone su di un gradino d'una scala in legno. Quel colpo m'ha svegliato. Esso proveniva da una bomba, per mezzo della quale alle 6 del mattino si annunzia una festa annuale di Juvisy (Pentecoste). Quel colpo era tirato a duecento metri dall'Osservatorio, all'alto della via Camillo Flammarion. Poi ne sono state tirate altre due.
Cos il rumore che mi ha svegliato  stato causa di un'immagine che mi  parsa anteriore al mio risveglio: vale a dire che questa immagine si  formata durante il tempo brevissimo che  necessario per svegliarsi, forse in un decimo di secondo.
Quando ho visto l'uomo che batteva col piede su di un gradino di scala, io sognava di essere perfettamente ignudo, e che per uscire dalla stanza in cui mi trovava ed andare a prendere i miei abiti, era costretto a traversare il salone, nel quale conversavano una trentina di persone.
Era molto tempo che la mia inquietudine durava, e che io cercava i mezzi per uscire, quando mi sono svegliato. Ora, nello svegliarmi, ho avvertito che aveva freddo, perch aveva gettato via le coperte. Senza dubbio, anche questa sensazione di freddo ha determinato il sogno, come l'esplosione ha determinato l'immagine di un uomo che batteva col piede.
Da queste descrizioni sommarie prese da natura si vede quanto i sogni sono molteplici e svariati, e come siano prodotti da cause differenti.
 un errore fisiologico il pensare che gli elementi dei sogni siano presi soltanto dalla realt. Per parte mia, ad esempio (e non mi trovo solo in questo caso), ho sognato spesso di volare per aria, a una piccola altezza, sopra una vallata od un grazioso paesaggio; anzi  la gradevole impressione provata in quei sogni che mi ha ispirato il desiderio di salire in pallone e di fare dei viaggi aerei. A questo proposito debbo dire che la sensazione di un viaggio in pallone per quanto sia splendida per l'estensione dei panorami che si spiegano sotto lo sguardo del contemplatore e per il silenzio eterno delle altezze dell'azzurro, non equivale dal punto di vista del movimento a quella di questi sogni, giacch nella navicella dell'areostato uno si sente immobile - molecola d'aria immersa nell'aria che si muove - ed  una disillusione.
Non si capisce bene quali sono i fatti della vita organica che danno la sensazione del volo nel sogno. La vertigine non c'entra per certo, come  stato supposto. Sarebbe forse il rimpianto di essere inferiore agli uccelli! Ma la sensazione?
Ho sognato anche spesso di parlare con Napoleone. Certamente, nella mia infanzia, ho sentito parlar molto di questo conquistatore da uomini che lo avevano veduto, ed il mio spirito ha potuto esserne colpito. Ma la relazione di causa ad effetto rimane abbastanza lontana.
Talvolta mi vedo chiuso in una torre con una bella prateria verde dinanzi a me. Quale ne  la causa?
Talora sono condannato a morte e non ho pi che due ore, un'ora, una mezz'ora, pochi minuti da vivere.  un ricordo del passato?
Qualche volta ho viaggiato in sogno sugli altri mondi, nelle profondit infinite. Ma qui pu esservi associazione di pensieri che mi sono familiari.
In generale, nello stato normale delle cose, i sogni sono cos numerosi, cos svariati, cos incoerenti, che  puranco superfluo cercarne le cause all'infuori di associazioni di idee latenti nello spirito, o di immagini assopite nel cervello. Si sogna, come si pensa, di ogni sorta di cose e di situazioni; soltanto invece di pensieri, come nello stato di veglia, si immagina di agire veramente, di vivere le cose pensate, e le idee diventano atti apparenti; tutta la differenza  qui, e siccome manca la ragione di questi atti incoscienti, cos si trovano realizzate le situazioni pi stravaganti con molta semplicit, senza alcuna sorpresa, come se fossero naturali.
Nel sogno dunque si possono osservare tre fasi caratteristiche. Mentre nello stato di veglia un'idea resta un'idea, nel sogno essa diventa un'immagine, poi un essere reale, persona o cosa.
Noi personifichiamo le nostre idee, attribuiamo in sogno a personaggi diversi pensieri e parole che non sono che nostri.
In uno dei sogni pi chiari, pi precisi, pi ragionevoli che mai abbia avuto, scrive A. Maury, io sosteneva con un interlocutore una discussione sull'immortalit dell'anima e ambedue facevamo valere argomenti opposti, i quali non erano altro che le obbiezioni che io faceva a me stesso. Questa scissione che si opera nello spirito, e nella quale il dottor Wigan vede una prova della sua tesi paradossale, the duality of the mind, non  per lo pi altra cosa che un fenomeno di memoria: noi rammentiamo il pro ed il contro di una questione ed in sogno riferiamo a due esseri differenti i due ordini opposti di idee. Una volta la parola Mussidan mi venne ad un tratto nello spirito; sapevo bene allora che era il nome di una citt della Francia, ma ignoravo dove fosse situata, o per meglio dire lo aveva dimenticato. Qualche tempo dopo vidi in sogno una persona la quale mi disse che arrivava da Mussidan; le domandai dove si trovasse quella citt. Mi rispose che era un capoluogo di cantone del dipartimento della Dordogna. Mi sveglio alla fine di questo sogno: era il mattino. Il sogno mi rest perfettamente presente, ma era dubbioso su quanto aveva detto il mio personaggio. Il nome di Mussidan si offriva allora al mio spirito nelle condizioni dei giorni precedenti; e cio senza che io sapessi dove fosse posta la citt cos chiamata. Mi affretto a consultare un dizionario geografico, e con mia grande sorpresa constato che l'interlocutore del mio sogno sapeva la geografia meglio di me, vale a dire, ben inteso, che io mi era rammentato in sogno di un fatto dimenticato allo stato di veglia, ed aveva messo in bocca ad altri quello che era soltanto una mia reminiscenza.
Molti anni fa, in un'epoca in cui studiavo l'inglese e tenevo sopratutto a conoscere il significato dei verbi seguiti da preposizioni, ebbi questo sogno: Parlavo inglese, e volendo dire ad una persona che ero stato da lei il giorno innanzi, usai questa espressione: I called for you yesterday. "Vi esprimete male, mi fu risposto, bisogna dire: I called on you yesterday". L'indomani, allo svegliarmi, il ricordo di questa circostanza del sogno mi era presente; prendo una grammatica, faccio la verifica: la persona immaginaria aveva ragione.
Il ricordo di una cosa dimenticata allo stato di veglia era tornato in sogno, e l'osservatore aveva attribuito ad un'altra persona ci che era unicamente un'operazione del suo spirito.
La grande maggioranza dei sogni pu spiegarsi in maniera del tutto naturale, colla concentrazione del pensiero durante il sonno.
Non c' persona abituata ai lavori intellettuali, diremo con Max Simon ed Alfredo Maury, la quale non abbia constatato che il lavoro del cervello si compie spesso a nostra insaputa, senza che la volont intervenga. I fatti che ci mostrano questa azione si offrono a noi a ogni istante. Quando gli scolari hanno una lezione da imparare, noi vediamo che la studiano di preferenza la sera, assicurando con ragione che questo modo di fare li aiuta singolarmente. L'indomani sanno la lezione imparata meglio e pi sicuramente che il giorno prima. Le persone che hanno avuto da lottare con le difficolt che si incontrano sempre ad assimilare una lingua straniera hanno potuto parimenti fare la seguente osservazione: se per le occupazioni giornaliere o i doveri della posizione hanno dovuto interrompere per qualche tempo lo studio di questa lingua, tornandovi pi tardi si accorgono talvolta, non senza stupore, che dell'idioma straniero momentaneamente abbandonato hanno una conoscenza pi completa di quando hanno sospeso di studiarlo. Una constatazione analoga pu esser fatta a proposito di lavori originali, di composizioni letterarie o di problemi scientifici. Se una qualche difficolt arresta il lavoratore e questi cessa dall'occuparsi del suo oggetto di studio, dopo qualche giorno di riposo lo spirito, che durante quel tempo ha fatto per cos dire il suo lavoro da s, superer colla massima facilit e quasi scherzando l'ostacolo che era parso dapprima quasi insormontabile. Ma c' un fatto che bisogna notare perch ha una certa importanza, ed  che assai frequentemente nei casi di cerebrazione inconsciente un'impulsione  stata data in sul principio, una direzione  stata impressa nel pensiero, e secondo questa impulsione o questa direzione l'azione cerebrale ha continuato mettendo capo finalmente ad un lavoro pi avanzato(44).
 facile comprendere che il lavoro mentale, risultato di una impulsione cerebrale data durante la veglia e che si compie durante il sonno, potr generare sogni, che saranno in qualche modo l'espressione in immagini del problema meditato dal dormiente, della preoccupazione che lo possedeva.
Condillac racconta che all'epoca in cui redigeva il suo corso di studi, era costretto di lasciare per abbandonarsi al sonno un lavoro preparato ma incompleto, gli  avvenuto spesso allo svegliarsi di trovare quel lavoro compiuto nel suo spirito.
Voltaire riferisce egualmente che una notte sogn un canto completo della sua Henriade diverso da quello che aveva scritto.
A questo riguardo si  citato spesso un sogno rimasto celebre, nel quale una scena delle pi curiose e delle pi fantastiche accompagna il lavoro intellettuale incosciente del sognatore, il quale non  altro che Tartini. Questo celebre compositore si era addormentato dopo aver cercato invano di terminare una suonata; questa preoccupazione lo segu nel sonno. Nel momento in cui in sogno egli si credeva intento nuovamente al suo lavoro, e si disperava di comporre con s poco estro e successo, egli vede ad un tratto il diavolo apparirgli e proporgli di compiere lui la suonata se vuole abbandonargli la sua anima. Soggiogato interamente da quella apparizione, egli accetta il patto proposto dal diavolo, e lo sente allora distintamente eseguire sul violino la suonata tanto desiderata, con un fascino inesprimibile di esecuzione. Si sveglia, e nella piena della gioia corre al suo scrittoio e scrive a memoria il pezzo che aveva terminato credendo di sentirlo.
Come si producono immagini simili a quelle che abbiamo visto nel sogno di Tartini? Per quale meccanismo appariscono? Ecco ci che  impossibile dire, non gi perch la questione sia insolubile, ma perch di solito nei fatti che non ci sono personali alcune piccole cose, le quali ci darebbero la chiave di certe particolarit del sogno, sono omessi dal narratore che li riguarda come di poca importanza.  possibile che l'immagine del diavolo, venuta ad associarsi al lavoro mentale del grande compositore, trova la sua ragione di essere e la sua spiegazione in qualche pensiero che abbia attraversato la mente del musicista, in qualche rappresentazione artistica, disegno o pittura dello spirito del male offertasi al suo sguardo. Ma questo  un punto secondario nella questione. Ci che noi constateremo una volta di pi,  la maniera in cui il sogno s' prodotto,  la genesi del sogno: il pensiero di Tartini era stato fortemente occupato dalla composizione musicale alla quale si dedicava, e, come avviene molto spesso nelle opere dello spirito, l'idea non era ancora matura, e nessun effetto era stato ottenuto a tutta prima; ma durante e malgrado il sonno, il lavoro incominciato si era compiuto e la melodia meravigliosa era come scaturita dalle profondit del cervello del musicista.
Sopprimete questo sforzo, questa tensione di spirito ed il sogno non avverr. Ci  tanto vero, che soltanto sull'oggetto pi speciale degli studi del sognatore, sulla scienza o sull'arte ch'egli coltiva con passione, noi vediamo effettuarsi questo singolare lavoro cerebrale.
Gratiolet racconta il sogno seguente, passibilmente macabro:
Alcuni anni fa, occupato dal mio illustre maestro de Blainville nello studio del cervello, ne preparai un gran numero, sia umani, sia di animali. Li spogliavo con cura delle loro membrane e li ponevo nell'alcool. Tali furono, in maniera sommaria, gli antecedenti del sogno che sto per raccontare.
Una notte mi parve di aver estratto il mio proprio cervello; lo spogliavo delle sue membrane. Dopo aver terminato questa preparazione, lo sospesi nell'alcool, quindi, in capo a qualche tempo, me lo ritirai e lo rimisi a posto nel mio cranio. Allora mi parve che il mio cervello, condensato dall'azione del liquido, avesse subto una riduzione. Esso non riempiva pi la cavit cranica, per modo che io lo sentiva sballottare nella mia testa: questa sensazione mi gett in una perplessit cos grande che mi svegliai di soprassalto, ed uscii da quel sogno come da un incubo.
Ecco certamente un'immaginazione bizzarra e delle pi assurde; ma non senza causa, poich infatti c'era una relazione ben chiara fra questo sogno e le cose che allora mi occupavano pi specialmente.  probabile che al momento in cui immaginavo di denudare un cervello estraneo, qualche causa mi rese pi distinta la sensazione della mia testa. Pensando nello stesso tempo alla mia testa ed al mio cervello, queste due idee doverono associarsi, donde segu naturalmente e logicamente tutta la fine del sogno(45).
Il fisiologo Abercombie cita in quest'ordine di studi un sogno assai strano, il quale anch'esso non  altro che una conseguenza delle preoccupazioni dello spirito.
Un mio amico, dice egli, cassiere in una delle principali banche di Glasgow, era nel suo ufficio, quando si present un individuo a esigere il pagamento di una somma di sei lire sterline. V'erano parecchie persone che aspettavano il loro turno; ma egli era cos impaziente, cos rumoroso, e sopratutto cosi insopportabile per la sua balbuzie, che uno degli assistenti preg il cassiere di pagarlo, allo scopo di sbarazzarsene. Questi annu alla domanda con un gesto d'impazienza e senza prender nota della cifra. Alla fine dell'anno, cio otto o nove mesi dopo, il bilancio dei libri non pot essere stabilito; c'era sempre un errore di sei lire sterline. Il mio amico pass inutilmente parecchie notti e parecchi giorni a cercare questo deficit; vinto dalla stanchezza torn a casa, si mise a letto e sogn che era nel proprio ufficio e che il balbuziente si presentava; e presto tutti i particolari di quest'affare si ridisegnarono fedelmente nel suo spirito. Si sveglia colla testa piena del suo sogno e colla speranza che avrebbe tosto scoperto quello che cercava. Dopo avere esaminato i suoi libri, riconobbe infatti, che quella somma non era stata riportata sul suo giornale e che rispondeva esattamente all'errore(46).
Si vede in questo sogno che ci che  scoperto dal dormiente era insomma conosciuto da lui, ma che la volont era rimasta lungamente impotente a risvegliare il ricordo seppellito nelle profondit della memoria. Nondimeno, siccome la preoccupazione era stata cos viva, e lo spirito era restato per tanto tempo intento nella medesima direzione,  dovuto accadere che in quello sforzo del pensiero, in quel lavoro da principio improduttivo, le cellule cerebrali in cui s'era conservata la serie delle immagini sono entrate in azione, ed hanno portato finalmente una percezione netta del fatto cercato inutilmente durante la veglia.
Parecchi sogni di aspetto telepatico sono analoghi e noi potremo spiegare con questo mezzo pi d'una apparizione di defunti.
Le influenze fisiche e la cerebrazione incosciente di idee e di immagini latenti nel cervello spiegano la maggior parte dei sogni. Importava, di certo, di renderci conto di quest'azione fisiologica per giudicare scientificamente i fatti che dobbiamo analizzare. I risultati della mia inchiesta mi hanno trasmesso un gran numero di fatti che si spiegano fisiologicamente e che non riprodurremo.
Ma forze psichiche esteriori a noi possono influire sul nostro spirito durante il sonno, altrettanto bene che allo stato di veglia. Ora passiamo all'esame di questo genere di sogni. I fenomeni psichici riportati al capitolo III sono stati osservati da persone sveglie, nello stato normale e nel perfetto possesso delle loro facolt. Noi non vi abbiamo compreso quelli che appartengono ai sogni, perch ci sembra che abbiano un carattere differente e formino un altro ordine. Ci sembrano meno sicuri, perch i sogni sono numerosi e le coincidenze che possono prodursi hanno come opposizione contradittoria una quantit innumerevole di non coincidenze. D'altra parte essi sono un po' vaghi e sottomessi alle fluttuazioni della memoria. Non credo tuttavia che sia logico rigettarli senza esame. Parecchie di queste visioni nel sogno presentano un interesse particolare, e possono certamente insegnarci qualche cosa di pi sulle facolt dello spirito umano.
Ora che la dimostrazione  fatta, che  provata dal capitolo precedente l'azione psichica di uno spirito su di un altro, noi entriamo nel mondo un poco pi complicato dei sogni.
Gi si sar potuto notare pi in alto un caso molto strano osservato in sogno: una giovane che da Parigi vede in provincia sua madre moribonda, la quale la chiama per abbracciarla un'ultima volta. Questo sogno era stato classificato fra le allucinazioni da Brierre de Boismont, con una riserva che indicava nondimeno il suo carattere psichico. Cos si  visto pi sopra un sogno telepatico dello stesso ordine. Presenter ora ai lettori alcuni estratti delle lettere ricevute in risposta alla mia inchiesta, di quelle concernenti le apparizioni e le manifestazioni di morti vedute in sogno. Esse non sono n meno interessanti, n meno probanti delle prime, e mi sembra debbano essere accettate allo stesso titolo:
I. Nella notte del 25 luglio 1894 ho visto in sogno un tale conosciuto in altri tempi, dal 1883 al 1885, quando faceva il suo servizio militare, un giovane che io doveva sposare.
Per ragioni inutili a dire qui, avevo rotto ogni relazione, ed il matrimonio non aveva avuto pi luogo. A partire da quel momento non avevo pi sentito parlare di lui (egli abitava a Pau, io a Parigi) quando in quella notte del 25 luglio 1894 lo rividi in sogno quale lo avevo conosciuto, vestito della sua uniforme di sergente maggiore. Mi guardava con aria assai triste mostrandomi un pacchetto di lettere. Poi l'apparizione spar, come al mattino il raggio di sole dissipa la rugiada.
Mi svegliai turbata, e per molto tempo vissi con quel sogno, domandandomene il perch, io che non sognavo mai di lui, pur conservandogli un'amicizia sincera.
Il 20 gennaio 1895 appresi la sua morte, avvenuta nella notte del 25 luglio 1894: le sue ultime parole erano state per me.
LUCIA LABADIE
Rochefort (Lettera 5).
II. Si era durante la guerra del 1870-71; una mia intima amica, moglie di un ufficiale, rinchiusa in Metz, sogn che mio padre, il quale abitava nel Nord, ed era suo medico, da lei venerato ed amato profondamente, veniva a trovarla ai piedi del suo letto e le diceva: Vedete, sono morto.
Quando le fu possibile comunicare coll'esterno, la mia amica mi scrisse desolata domandandomi notizie esatte di tutta la mia famiglia e supplicandomi di farle sapere se il 18 settembre non era avvenuta una catastrofe fra i miei parenti, poich a quella data aveva fatto un sogno riguardante mio padre che la preoccupava. Ahim! il 18 settembre, alle cinque del mattino, mio padre era morto, senza essere stato malato, improvvisamente.
Quando l'estate seguente rividi questa signora, mi disse che quel sogno l'aveva impressionata tanto pi vivamente, che poco tempo prima aveva fatto un sogno identico, concernente un altro suo amico abitante a Metz; del quale un mattino aveva mandato a prendere sue notizie ed erano tornati a dirle che era morto.
L. BOUTHORS
Chartres (Lettera 28).
III. A) Avevo sette anni; mio padre abitava Parigi; io da alcuni anni ero a Niort presso certi parenti che si erano incaricati della mia educazione. Un giorno, piuttosto una notte, feci un sogno. Salivo una scala interminabile ed arrivavo in una camera oscura; accanto ve n'era un'altra illuminata debolmente. Entrata in questa seconda camera vidi una bara su due cavalletti; a lato si trovava un cero acceso.
Ebbi paura e fuggii; arrivata nella prima camera sentii qualcuno che mi posava la mano sulle spalle; mi rivolsi tremante di paura e riconobbi mio padre, che da due anni non avevo pi veduto, e che mi disse con voce dolcissima: "Non aver paura, abbracciami, piccina mia".
Il giorno dopo ricevevamo un dispaccio: il mio povero padre era morto, non gi nella notte, ma nella serata precedente.
Ero completamente orfana, mia madre era morta da parecchi anni. Quel sogno m'ha tanto colpita, che lo rifaccio spesso.
B) A tredici anni, la zia che mi allevava, e che io amavo come una madre, mor di vaiuolo nero. Non mi era stato detto che era morta, e, naturalmente, non mi si permetteva di entrare nella sua camera. Essa m'aveva detto scherzando: "Oh! se io morissi e tu non fossi presso di me, verrei a dirti addio". Alla met della notte vidi avanzarsi presso di me una forma bianca che a tutta prima non riconobbi; mi svegliai, c'era nella camera una mezza luce, e vidi riflettersi il fantasma nell'armadio a specchio posto di fronte al mio letto. Il fantasma mi disse con una voce ben distinta: "Addio!". Io gi tendeva le braccia per abbracciarla, ma essa spar.
La mia povera zia era morta da parecchie ore quando ebbi questa allucinazione.
V. BONIFACE
Direttrice di scuola materna, tampes
(Seine-et-Oise) (Lettera 35).
V. Mia moglie ha scorto l'immagine di suo fratello all'istante preciso della di lui morte.
Mio cognato, professore al collegio di Luxeuil, era malato di petto. Durante la sua ultima malattia fu curato da sua sorella col massimo sacrificio di se stessa, ed egli preferiva le sue cure a quelle di qualunque altra persona. Nondimeno, i parenti di mia moglie, vedendola molto stanca, convinsero suo fratello ad andare con loro ed a farsi curare allo stabilimento delle diaconesse di Strasburgo. Tre settimane circa dopo la sua partenza, mia moglie fu svegliata da una specie di incubo e vide, in un dormiveglia, suo fratello disteso e racchiuso in una bara di pietra, simile alle pietre sepolcrali romane, che si vedono esposte nello stabilimento termale di qui. La bara si restringeva sempre pi, rendendo quasi impossibile la respirazione di suo fratello; egli la guardava con gli occhi supplichevoli, pregandola di venire in suo aiuto e di toglierlo d l; poi lo vide prendere un'aria rassegnata e parve le dicesse: "Tutto  finito, tu non puoi pi nulla". Allora essa si svegli completamente e guard l'ora: le 3 e 20 del mattino.
L'indomani apprendemmo la morte di mio cognato. L'ora del suo decesso coincideva esattamente con quella del sogno.
Preghiera di non citare i nomi.
A. S.
Luxeuil (Haute-Saone)
(Lettera 66).
VI. Mia nonna  morta l'anno scorso, il 6 gennaio, a mezzanotte meno due o tre minuti: abitava una campagna nei dintorni di Rochefort-sur-Mer ed io era allora ad Auxerre. La sera del 6 gennaio avevamo festeggiato assai allegramente l'Epifania, ed io ero andato a letto senza pensare a lei, che pure sapevo pi sofferente da una quindicina di giorni.
A mezzanotte precisa mi svegliai, sotto il peso di una penosa impressione. Avevo visto mia madre e mio fratello in gran lutto. Rimasi persuaso che il mattino non sarebbe passato senza che avessi la conferma del mio sogno. Non c' una strana relazione fra la realt e il sogno, visto che mia nonna  morta a mezzanotte ed io mi svegliai alla stessa ora?
M. B.
Versailles (Lettera 64).
VII. Mio zio era sergente al 2. reggimento fanteria, quando fu dichiarata la guerra nel 1870. Prese parte alle prime battaglie, fu chiuso in Metz, fatto prigioniero, portato in cattivit a Magonza e poi a Torgan, dove rest nove o dieci mesi.
La domenica di in Albis del 1871 fu invitato nel dopopranzo da un suo compagno ad andare in citt. Prefer restare al campo nella sua casamatta, dicendo al suo amico che non si sentiva in vena, non sapendo nemmeno lui a che cosa attribuire quella tristezza. Restato solo o quasi solo, si butt vestito sul suo letto (erano circa le due e un quarto) e s'addorment d'un sonno profondo. Appena addormentato, gli parve di essere nella casa paterna: sua madre moribonda era nel letto. Egli vedeva le sue zie che la curavano; finalmente verso le tre sua madre mor. Allora si svegli e si accorse che non aveva fatto che un sogno.
Quando il suo amico torn alle sei di sera, gli narr quello che aveva visto durante il sogno ed aggiunse: "Sono convinto che oggi alle tre mia madre  morta".
Si burlarono di lui, ma una lettera di suo fratello venne a confermare la triste notizia.
Credo dovere aggiungere che la morta era in uno stato malaticcio da circa tre anni.
CAMILLO MASSOT
Farmacista di 1. classe, Banyuls-sur-Mer
(Pirenei Orientali) (Lettera 66).
VIII. Mia madre mi ha raccontato molto spesso un sogno strano.
Un suo cognato era malato. Una sera essa sogn di vederlo morto; vedeva anche mia nonna che conduceva via i suoi figli: la strada percorsa, che essa non conosceva, traversava un grande prato. A quel punto si sveglia, sveglia anche mio padre, e gli partecipa il sogno che l'aveva commossa. Erano le 2 del mattino.
L'indomani fu annunziato ai miei parenti che mio zio era morto la notte alle 2; allora mia madre non pot trattenersi dal rispondere che lo sapeva. In seguito domand a mia nonna se essa aveva condotto via i bambini e questa rispose di s e che aveva precisamente traversato il prato in cui mia madre l'aveva vista in sogno.
M. ODON
Istitutrice a Saint-Genix-sur-Guiers
(Savoia) (Lettera 68).
IX. Nel 1895, una notte d'inverno, ho sognato in una maniera molto netta che il signor Crouzier, ottuagenario del mio villaggio, posto a dieci chilometri dal luogo in cui io esercitava la mia professione, moriva per un colpo di freddo.
Il giorno dopo mi reco nella mia famiglia, e mia madre mi dice: "Sai, il vecchio Crouzier  morto la notte scorsa. Egli ha voluto alzarsi verso mezzanotte,  stato colto dal freddo, ed  spirato quasi istantaneamente".
Quell'impressione m' restata sempre, e sono felice in questa circostanza di rispondere alla vostra inchiesta.
ALFONSO VIDAL
Istitutore, Aramon (Gard)
(Lettera 77).
X. Stando in Francia, mia madre vide in sogno morire nelle sue braccia suo fratello allora in America. Un mese dopo ebbe la notizia della morte di quel fratello, che era spirato precisamente nelle braccia di mia nonna. Le date coincidevano.
A. D.
Arles (Lettera 118).
XI. Avevo un fratello che abitava Pietroburgo da venticinque anni; la nostra corrispondenza non era stata mai interrotta.
Tre anni fa, nel mese di luglio, ebbi una lettera sua: la sua salute era soddisfacente.
L'8 settembre successivo sognai che il portalettere mi rimetteva una lettera da Pietroburgo, e che, aprendone la busta, io vi trovava due immagini: una di esse rappresentava un morto disteso sul suo letto e vestito secondo l'uso che io stesso aveva osservato durante il mio viaggio in Russia, nel 1867.
Da principio non guardai bene il viso del morto; vidi intorno al letto parecchie persone in ginocchio, fra le altre un giovanetto ed una giovanetta ad un dipresso dell'et dei figli di mio fratello. Sull'altra immagine v'era come un'assistenza ad una cerimonia funebre. Allora tornai ad esaminare pi da vicino il viso del morto che riconobbi subito, e mi svegliai esclamando: Ah! ma  Luciano! (era il nome di mio fratello).
Alcuni giorni dopo seppi infatti che egli era morto nei giorni (non ho potuto verificare esattamente quale) in cui avevo avuto questo sogno, che  sempre presente alla mia memoria, e che ho raccontato a parecchie persone.
L. CARRAU
46, via di Bel-Air, Angers
(Lettera 125).
XII. All'et di quattordici anni mio nonno abbandon la sua famiglia che abitava presso Strasburgo; credo che non torn mai al suo paese, e non rivide pi i suoi genitori. A ventiquattro anni egli si ammogli a Nancy; la sua giovane moglie non conobbe mai i suoceri.
Una notte mia nonna vede sfilare dinanzi al suo letto un interminabile convoglio funebre. L'indomani od il posdomani, una lettera le annunziava la morte di suo padre; il seppellimento aveva avuto luogo, e vi aveva assistito tutta la popolazione di tre grossi villaggi, come pure il sindaco ed il curato del luogo (Bischeim), sebbene si trattasse di un israelita.
JENLEND
55, via de Provence, Parigi
(Lettera 130)
XIII. A. Il primo fatto  avvenuto a mio padre, Pietro Dutant, morto nel 1880, che era stato per cinquantanni farmacista a Bordeaux.
Era un uomo d'un carattere assolutamente onesto, scrupoloso, di una intelligenza finissima, e nessuna delle numerose persone che lo hanno conosciuto ha mai messo in dubbio la sua parola.
Ecco il fatto che egli mi ha raccontato molte volte e che io riporto presso a poco testualmente:
"Una notte sognai che mio fratello, allora notaio a Lagnan ed in et di trent'anni, era fanciullo come me, e che giuocavamo ambedue nella casa paterna. All'improvviso egli cade da una finestra nella via, gridandomi: "Addio!". Mi sveglio molto colpito dall'intensit di quel sogno, guardo l'ora: le tre. Non mi riaddormentai. Sapevo mio fratello malato, ma non lo credevo in pericolo di morte.
"Mio fratello era morto nella notte alle tre precise".
B. Il secondo fatto mi concerne personalmente. Una notte sognai che una vecchia cugina, che mi amava molto, moriva. L'indomani mattina lo dissi ai miei genitori, che si ricordano bene del mio racconto.
La settimana stessa, due o tre giorni dopo quel sogno (non l'ho scritto e non posso precisare esattamente), la vecchia cugina moriva di un attacco di apoplessia. La notte del sogno essa stava bene, non  morta che due o tre giorni dopo; io ho considerato quel sogno come un presentimento ammonitore. La mia famiglia ne fu colpita e se ne ricorda ancora perfettamente.
C. Posso citarvi ancora un fatto personale che mi colp assai quando mi avvenne; ma questa volta si tratta di un cane, e forse ho torto di abusare del vostro tempo. Per giustificarmi mi domando se a questi problemi non dobbiamo recare ogni contributo...
Ero allora signorina e spesso avevo in sogno una lucidit sorprendente. Avevamo una cagna di un'intelligenza poco comune, che mi era affezionata in particolar modo sebbene la carezzassi molto poco. Una notte sogno che essa muore, guardandomi con degli occhi umani. Nello svegliarmi dico a mia sorella: "Lionne  morta, l'ho sognato,  certo". Mia sorella rideva e non lo credeva. Suoniamo per la cameriera e le diciamo di chiamare la cagna. La si chiama, e non viene. La si cerca dappertutto, e finalmente la si trova morta in un angolo. Ora il giorno prima la bestia fedele non era affatto malata.
M. R. LACASSAGNE nata DUPONT
Castres (Lettera 139).
XVI. Ero studente di medicina a Parigi nel 1862. Una mattina il mio portiere, che nello svegliarmi per l'andata all'ospedale mi portava a letto la mia piccola colazione, mi trov tutto in lagrime. Mi domand che cosa avevo, ed io gli risposi: "Ho avuto un orribile incubo: mio zio che mi ha allevato (giacch io aveva perduto prestissimo mio padre e mia madre), e che io amo teneramente, stava morendo, quando voi mi avete svegliato; sono certo che col primo vapore che arriver dall'Avana, mio paese nativo, avr la triste notizia della sua morte".
 ci che avvenne. Affermarvi che ci era alla stessa ora del mio sogno, non lo posso pi ora; ma la coincidenza del giorno era esatta.
P. S. Vi prego di non stampare il mio nome. Quanto all'osservazione potrete inserirla, se lo merita.
D.r F. DE M.
L. (Lettera 153).
XVII. Dal 1870 al 1874 aveva un fratello impiegato nell'arsenale di Fu-ceu in Cina come montatore meccanico. Un suo amico, meccanico e suo concittadino (di Brest), impiegato come lui nell'arsenale di Fu-ceu, and una mattina a trovare mio fratello in casa, e gli narr quel che segue: "Mio caro amico, io sono disperato; ho sognato stanotte che il mio bambino era morto di difterite su di un coltroncino rosso". Mio fratello si fece beffe della sua credulit, gli parl di un incubo, e per dissipare quella impressione, invit il suo amico a colazione. Ma nulla pot distrarlo: per lui suo figlio era morto.
La prima lettera che ebbe dalla Francia dopo questo racconto, e che era di sua moglie, gli annunzi il decesso del suo bambino, morto di difterite fra grandi sofferenze, e, coincidenza bizzarra, su di un coltroncino rosso, la stessa notte del sogno.
Appena ricevuta quella lettera, egli and a mostrarla piangendo a mio fratello, dal quale ho questo fatto.
H. V.
Brest (Lettera 162).
XVIII. Una mia cugina abitava a Nyon in Isvizzera, e sua madre a Clairveaux, nel Giura. Era un inverno rigido, tutte le vie erano impraticabili a cagion della neve. Mia zia era malata da molto tempo; e sua figlia non la sapeva pi affaticata del solito, quando una notte vede in sogno sua madre morta; si sveglia spaventata e dice a suo marito: "Mia madre  morta, l'ho vista!". Avrebbe voluto partir subito per Clairveaux, ma ne la dissuasero, mostrandole l'imprudenza d'intraprendere un viaggio fra le nevi per un semplice presentimento. Siccome i corrieri non funzionavano, cos non si ricevevano lettere.
La sera o l'indomani, non so bene, mia cugina vede un uomo a cavallo che entra nel parco; allora esclama: "Vengono ad annunziarmi la morte di mia madre".
Ed infatti, non essendoci altro modo di comunicare, avevano con quel mezzo mandato ad avvertire che la madre era morta nella notte. Era il momento in cui mia cugina aveva fatto quel sogno.
Mia cugina vive ancora e potrebbe fornirvi particolari pi precisi, se lo desiderate.
G. BELBENAT
Lons-le-Saunier (Giura)
(Lettera 286).
XIX. Fatto segnalato da un mio amico, al quale avevo comunicato i vostri studi.  un antico costruttore di ferrovie in Francia ed all'estero, attualmente ritirato dagli affari a Saint-Pierre-ls-Nemours. La sua onorabilit e la sua buona fede sono al di sopra di ogni sospetto.
Ecco il fatto quale egli me l'ha raccontato:
"Ero andato a vedere un affittaiuolo mio amico, malatissimo, e sulla porta del podere avevo incontrato sua suocera, la quale mi aveva detto che suo genero aveva ricevuto parecchie visite che l'avevano molto stancato, ma nondimeno essa mi aveva invitato ad entrare per vederlo qualche minuto, aggiungendo che ci gli farebbe molto piacere. Allora ho pregato quella signora di dargli il buon giorno da parte mia, e di annunziargli la mia visita per il giorno dopo.
"Nella notte seguente, verso le 7 del mattino, quando io sonnecchiavo, ancora prima di alzarmi, mi venne improvvisamente un incubo. Credevo di vedere il malato, grande come un fanciullo, ed affondato in una buca nel pendo della strada, a qualche metro dal podere, ed io facevo tutti i miei sforzi per tirarlo fuori da quella buca, senza riuscirvi.
"In capo a pochi istanti, saltai gi dal letto per scuotere l'incubo, e nella mattinata appresi la morte dell'affittaiuolo sopravvenuta all'ora stessa in cui avevo avuto la visione".
La distanza da Saint-Pierre-ls-Nemours al podere  di due leghe circa.
Questo fatto  avvenuto una diecina d'anni fa.
J. BOIREAU
Farmacista, Nemours (Seine-et-Marne)
(Lettera 298).
XX. Il mio prozio Enrico Horst che era professore di musica a Strasburgo, vide una notte uscire cinque bare da casa sua: la stessa notte avvenne in casa sua una fuga di gas e cinque persone morirono asfissiate.
Nella nostra famiglia si raccontano parecchi casi di apparizioni telepatiche. Me ne informer esattamente e ve li comunicher appena ne avr presa conoscenza.
GIORGIO HORET
Studente di liceo, Buxwiller (Bassa Alsazia)
(Lettera 330).
XXI. Non ho mai provato ci che voi domandate nella vostra inchiesta. Ma in sogno ho avuto invece degli avvertimenti. Fra gli altri la notte dell'assassinio del compianto Carnot, l'ho visto morto nei miei sogni. Siccome non abitavo in Lione, ma alla Croix-Rousse, nessuna eco dei fatti avvenuti in quella memorabile serata era giunta fino a me. Al mattino la serva entra nella mia camera ed io le dico subito: "Ho sognato che Carnot era morto!". Essa mi rispose che ci poteva darsi benissimo. "Ma no, le dissi io, bisogna ridere del mio sogno, poich alle dieci egli passer sotto le mie finestre". (Infatti doveva passare per il boulevard).
Dieci minuti dopo essa torna nella mia camera e mi dice tutta impressionata: "Il sogno della signorina  purtroppo realt, il lattaio mi ha detto ora che Carnot  stato assassinato jersera". Malgrado il sogno che avevo fatto, mi fu difficile al primo momento di credervi.
A. M.
Lione (Lettera 340).
XXII. Mio padre era alunno di sesta, credo, nel piccolo seminario di Gurande. Una notte in sogno vide sua madre coricata senza dar segni di vita, nella sua camera al Croisie, dove essa abitava. Si svegli col viso bagnato di lagrime.
Il giorno dopo una lettera gli annunziava che sua madre, all'ora in cui egli l'aveva vista in quel modo, aveva avuto una subita crisi e poco era mancato morisse nelle braccia delle figlie accorse ai suoi gemiti.
Questo fatto, come vedete, si allontana un poco dalle osservazioni pubblicate da voi, poich non v' stato altro che un sogno e non vi fu morte. Ma  certamente un fatto d'ordine psichico ed  perci che ho creduto bene parteciparvelo.
POLUEC
Plouennel (Lettera 434).
XXIII. Una delle vostre lettrici sogn una notte di trovarsi in casa di una sua amica, da molto tempo malata di petto. Ignorava che in quel momento questa fosse pi sofferente del solito. L'amica era in letto; le tese la mano, le disse addio, e mor nelle sue braccia. Il giorno dopo la persona di cui vi parlo disse a sua madre: "La tale  morta, l'ho vista stanotte...". Durante la giornata si venne a conoscenza della morte della malata.
Siccome la visione ha avuto luogo nello stato di sogno, cos non si saprebbe indicare se l'ora della morte  stata coincidente con quella dell'apparizione.
GIOVANNI SURYA
37, via Raynonard, Parigi (Lettera 438).
XXIV. Non ho che ventidue anni e gi tre volte, con coincidenza di morte, ho provato in sogno i fenomeni che voi studiate.
A. La prima volta risale a cinque anni fa. Mi ero svegliata ridendo, mentre raccontavo a mia sorella che avevo sognato del padre tale (un vecchio burbero col quale la mia famiglia era in cattivi rapporti). Oggi non rammento pi in che cosa consistesse quel sogno, ma fatto sta che ne ero stata colpita.
Il giorno stesso ci fu detto che quel vecchio si era ucciso.
B. La seconda volta fu un anno dopo. Ho sognato che un mio cugino vedovo, abitante nella stessa nostra citt, ma che io vedevo raramente, mi comunicava il suo desiderio di rimaritarsi (fatto che io ignoravo assolutamente).
La mattina dopo raccontai questo sogno alla mia famiglia, e verso le dieci incontravamo una zia di questo giovane, che tutta piangente ci partecipava la sua morte sopravvenuta la notte dopo una malattia di tre giorni, deplorando che la sua repentina morte gli avesse impedito di realizzare il suo progetto, di dare una madre suoi orfanelli.
C. Una terza volta, un anno fa. Io avevo l'influenza, e parecchi inquilini della casa erano malati. Una notte sognai un carro funebre che partiva dalla casa portando una bara di proporzioni enormi. Ebbi l'intuizione che fosse M. Durand, uno degli inquilini ammalati, uomo di notevole corpulenza. Perci al destarmi la mia prima parola fu per domandare sue notizie. Fui penosamente impressionata venendo a sapere che era morto nella notte.
JEANNE ABOUT
Nancy (Lettera 441).
XXVII. Una nostra amica ebbe di notte un sogno che le mostr uno dei suoi fratelli da lei molto amato e che non aveva potuto vedere da molto tempo. Era vestito di bianco, aveva la carnagione fresca e pareva felice; la sala nella quale si trovava era del pari in bianco e piena di gente; il fratello e la sorella si abbracciavano affettuosamente. Finito il sogno, la mia amica si svegli ed ebbe il presentimento che suo fratello fosse morto. In quel momento suon la mezzanotte. Il giorno dopo questa signorina sapeva da una lettera che suo fratello era spirato nella notte, a mezzanotte precisa.
G. P.
Arles (Lettera 450).
XXVIII. Nel luglio del 1890, volendo in sogno aprire una porta di comunicazione fra la mia camera ed un'altra non potei riuscirvi, malgrado vigorosi sforzi; si venne allora in mio aiuto, e da un'altra porta molto prossima alla prima finimmo per respingere l'ostacolo: era il corpo di mio zio, steso a terra colle gambe ripiegate.
Non diedi a questo sogno alcuna importanza, ma mi ritorn alla memoria quando appresi la morte improvvisa del mio parente sopraggiunta in campagna il 10 luglio 1890.
Disgraziatamente non ho notata la data di quel sogno; ma credo poter affermare che ebbe luogo nelle prime notti della settimana, se non il 10 stesso, che era un gioved.
J. C.
Lione (Lettera 463).
XXIX. Alla fine del 1838 io ero malato a Cartagena. La notte di Natale ebbi un sogno penoso che vi racconto in breve. Mi trovavo nel borgo di Rez-les-Nantes, dove stavo a vedere il funerale di una giovinetta. Non conoscevo n il nome, n la famiglia della morta, e tuttavia mi sentivo invadere da una grande tristezza. Mi unii al corteo; in chiesa mi misi in prima fila dietro la bara, senza rendermi conto delle persone che mi erano dappresso. Piangevo ed una voce mi diceva: "L  la tua migliore amica". Al cimitero scoppi un uragano spaventoso accompagnato da un diluvio di pioggia. Mi svegliai credendo di sentire il tuono.
Tornato in famiglia, seppi che una prossima parente, mia amica d'infanzia, come me in et di quindici anni, era morta la notte di Natale.
E. ORIEUX
Nantes (Lettera 468).
XXX. Mio zio era capitano di marina. Ritornava in Francia dopo un'assenza di parecchi mesi. Un dopopranzo assai caldo egli era nella sua cabina per registrare certe osservazioni sul suo libro di bordo. Si addorment e sogn di vedere sua madre seduta che aveva sulle ginocchia un panno macchiato di sangue, e su quella riposava la testa di suo fratello. Impressionato penosamente si svegli e volle riprendere le sue note, ma si riaddorment e fece ancora lo stesso sogno. Nel destarsi, colpito da questo doppio sogno lo not sul suo libro di bordo, con la data e l'ora.
Segnalata la sua nave all'arrivo nel porto di Marsiglia, un amico venne a trovarlo e gli disse: "T'accompagno a casa". Mio zio si rec alla consegna; durante quel tempo l'amico aveva fatto mettere a lutto la nave. Alla fine dalla consegna, mio zio scosso da quella vista esclam: "Mio fratello  morto". - "S, gli disse l'amico, ma come lo sai?". Allora mio zio raccont il suo sogno in pieno oceano. Suo fratello si era ucciso nel giorno indicato sul libro di bordo.
J. S.
Marsiglia (Lettera 476).
XXXI. Conosco una persona che ha provato un'impressione violentissima per l'apparizione di un'amica che essa amava molto, e la cui morte le fu annunziata da un telegramma il giorno dopo. In seguito essa apprese da una lettera che la moribonda aveva pronunziato esattamente le stesse parole da lei sentite nel sogno.
JEANNE DELAMAN
Jarnac (Charente) (Lettera 513).
XXXII. Durante la grande guerra del 1870-71 il mio fidanzato era soldato - nell'armata del Reno, se non sbaglio - e da molti giorni non si avevano sue notizie. Nella notte del 23 agosto 1870 ebbi un sogno singolare che mi tortur, ma a cui non diedi grande importanza. Io mi trovava in una camera d'ospedale, in mezzo alla quale era una specie di tavola, sulla quale era disteso il mio fidanzato. Il suo braccio era nudo e si scorgeva una grave ferita presso la spalla destra; due medici, una suora di carit ed io eravamo presso di lui. All'improvviso egli mi guarda coi suoi grandi occhi e mi dice: "Mi ami ancora?". Qualche giorno dopo seppi dalla madre del mio fidanzato che egli era stato ferito mortalmente alla spalla destra il 18 agosto presso Gravelotte, e che era morto il 23 agosto 1870. Una suora di carit che lo aveva curato ci annunzi per prima la sua morte. Il sogno  ancora presente nel mio spirito come se l'avessi fatto ieri.
SUSANNA KUBLER
Istitutrice a Heidelberg (Lettera 583).
XXXIII. Nella notte dal 30 al 31 luglio 1897 sognai di attraversare la piazza des Quinconces, nella quale lavoravano dei falegnami. Uno di essi mi prese la mano sinistra e mi seg il mignolo; il mio sangue colava abbondantemente ed io chiamavo aiuto.
In quell'istante mi svegliai in uno stato impossibile a descriversi, mi alzai, e mia moglie, attonita, mi domand che cosa facessi. Il pendolo suon le tre.
Qualche istante dopo tornai a letto. Feci un altro sogno, nel quale vedevo una nave traversare un canale; all'estremit di questo canale un'imbarcazione si staccava da quella nave e prendeva terra. Alcuni uomini discesero, scavarono un buco, vi nascosero dentro qualche cosa, e dopo averlo ricoperto si ritirarono.
Nell'arrivare al mio ufficio, raccontai ai miei compagni i due sogni che avevo fatti la notte. Essi ne furono assai meravigliati. Uno di essi mi dichiar che quando si vedeva in sogno colare il proprio sangue, era presagio di sventura nella famiglia.
Avevo allora mio figlio primogenito soldato nell'11. reggimento di marina a Saigon. Caduto malato egli tornava in Francia.
L'11 agosto appresi dal commissario di polizia del mio quartiere la morte di mio figlio, avvenuta nel canale di Suez il 31 luglio. Qualche tempo dopo io ricevevo l'estratto dell'atto di decesso, secondo il quale mio figlio era morto infatti il 31 luglio alle 3 di mattina ed era stato sepolto a Port-Said.
R. DUBOS
Commesso principale delle dogane,
Bordeaux (Lettera 587).
XXXIV. Studente di medicina, e sul punto di terminare i miei studi, ero andato a passare in famiglia le vacanze di Pasqua del 1895. Una sera (la data precisa mi sfugge) andammo a letto come di solito. Il pranzo era stato molto lieto, ed i miei genitori erano in perfetta salute. Verso le 2 del mattino feci un sogno penoso: mio padre era morto, io piangevo a calde lacrime accompagnandolo al cimitero. Quell'incubo fin per svegliarmi ed io potei constatare che avevo il cuscino bagnato di lacrime. Siccome non credevo ai sogni, n ero ancora molto iniziato ai problemi della telepatia, mi riaddormentai tranquillamente, pensando che era stato soltanto un sogno. Alle 7 del mattino dormivo ancora, quando mia madre entr nella mia camera per dirmi di correr subito a vedere mio padre, che era paralizzato. Io corsi da lui e vidi infatti che egli non poteva pi muovere il braccio e la gamba destra, diventati inerti.
Siccome gli attacchi di paralisi si producono spesso durante il sonno dei malati che si svegliano emiplegici, cos sospetto che l'emorragia cerebrale di mio padre si sia dichiarata verso le 2 del mattino, al momento del mio incubo!
(Mio padre vive ancora, ma infermo).
 questo un caso di telepatia? Forse! Io ve lo do per quello che vale.
Dott. DURAND
Saint-Pourain (Allies) (Lettera 591).
XXXV. A. Una quindicina d'anni fa la signora T. C... dava ad alcune giovani signorine un garden-party nella sua villa di Dourbali Dr, sulla riva asiatica del mar di Marmara. Fra le altre cose furono servite delle tartine al prosciutto.
Cinque o sei anni dopo questa festicciuola, una delle invitate che essa conosceva appena, e di cui non aveva pi udito parlare, le apparve in sogno, pregandola di darle un poco di quel prosciutto che aveva mangiato al suo garden-party.
La signora T. C... racconta a suo marito il sogno da lei fatto, e questi vi presta la solita attenzione che si concede ai sogni. Ma qual  il suo stupore, nel trovare, arrivando al suo Ufficio, il padre della signorina vista in sogno da sua moglie, il quale gli fa sapere che sua figlia  moribonda di tisi, e che essa lo manda da lui, per pregarlo di procurarle un poco di quell'eccellente prosciutto, che essa ha assaggiato al garden-party di alcuni anni prima!
Il signore soddisfa al desiderio della giovinetta; poi tornato a casa racconta a sua moglie l'accaduto, e tutto  dimenticato.
Alcuni giorni dopo la signora T. C... rivede in sogno la stessa fanciulla, che questa volta le domanda dei fiori del suo giardino. Al destarsi racconta il sogno a suo marito dicendogli: "Sono sicura che la signorina tale  morta". Ed infatti il giorno stesso C... riceve una partecipazione di morte; la fanciulla era morta nella notte.
B. La signora T. C..., in seguito ad un giudizio pronunziato in un processo di separazione, parte per l'Egitto. Sua figlia, in et di 14 anni,  confidata ad un istituto scolastico religioso di questa citt (Costantinopoli). Il 18 marzo 1880 la signora T. C...  seduta al suo balcone, ad Alessandria. Era dopo il tramonto, quando comincia a far scuro. Ad un tratto sente come il fruscio di uno strascico d'abito in seta nell'hall dietro lei. Si volge e vede il fantasma di una fanciulla vestita di bianco che traversa l'hall e sparisce.
Alcuni giorni dopo un amico viene a far visita alla signora T. C... Egli  latore di notizie da Costantinopoli. Questo amico non ha finito di pronunziare il nome di sua figlia che la signora T. C... lo interrompe dicendogli: "Mia figlia  morta, lo so; essa  morta il 18 marzo verso le 5 di sera". La lettera dava la data e l'ora del decesso: ed erano precisamente quelle dell'apparizione.
ALPOURONI
Costantinopoli (Lettera 524).
XXXVI. Mi  avvenuto molte volte di constatare una coincidenza sorprendente fra i miei sogni e gli avvenimenti accaduti nello stesso momento. Mi permetto di citarvi, come esempio l'ultimo, quello che  pi presente al mio spirito. Per una notte intera mi avvenne di sognare di una monaca che in altro tempo era stata mia istitutrice. La vedevo molto malata, ne provavo angoscia e cercavo, ma invano, di confortarla. Il giorno dopo vengo a sapere che le suore della scuola comunale sono a Mirecourt per assistere alle esequie di una loro collega. Ancora sotto l'impressione del mio sogno, dissi subito: "Suora San Giuseppe". Ed infatti era lei. Pure non avevo pensato a lei nei giorni precedenti, nessuno me ne aveva parlato ed ignoravo che essa fosse malata.
G. COLLIN
Vittel (Lettera 631).
XXXVII. Era il 13 giugno 1894: io abitavo a Barbezieux (Charente). Feci un sogno nel quale vedevo continuamente, in ogni occasione, un impiegato postale latore di un telegramma. Il giorno dopo, malgrado le mie occupazioni, la visione di quell'impiegato con una carta azzurra in mano non abbandon il mio pensiero.
Per sette giorni e sette notti continue quest'incubo mi tiranneggi a tal punto che il 20 mattina ero veramente malato. A mezzod di quello stesso giorno il mio malessere disparve come per incanto, e ne fui felicissimo; ma alle 3 pomeridiane mi fu portata la notizia della morte di mio padre, avvenuta a Castillon-sur-Dordogne, in seguito ad un attacco di apoplessia a mezzogiorno, ora nella quale mi ero sentito improvvisamente sollevato.
Vidi allora dinanzi a me l'impiegato delle poste tale quale la mia immaginazione me lo aveva rappresentato, e che io non avevo mai visto.
Ignoravo assolutamente che mio padre fosse malato: eravamo separati da una distanza di cento chilometri.
ULISSE LACOSTE
Corso Saint-Louis, 48, Bordeaux
(Lettera 649).
XXXVIII. Io godo buona salute ed ho nervi solidi. Il 20 aprile 1894, alle ore 71/2,  morta mia madre Olga Nikadlevna Arbonsova: aveva 58 anni. La vigilia della morte, giorno di Pasqua, sono andato a trovare alcuni amici che abitano a 15 verste dalla mia propriet. In generale si resta la notte, ma io, per non so qual sentimento, non volli restare, e durante tutta la strada del ritorno non ero nella mia condizione abituale. Ritornato, vidi mia madre che giocava alle carte con un signore, e mi calmai. Sono andato a letto. La mattina dopo mi sono svegliato con un brivido gelato in tutto il corpo per un sogno terribile e guardai l'ora: erano le 71/2 del mattino. Avevo visto mia madre avvicinarsi al mio letto, abbracciarmi e dirmi: "Addio, io muoio". Queste parole mi avevano svegliato completamente.
Non potei riaddormentarmi. Dieci minuti dopo sento che tutti corrono nella casa. La mia cameriera entra e mi dice: "Padrone, la signora  morta".
Secondo il racconto dei domestici, mia madre si  alzata alle 7,  andata nella camera da letto della nipotina per abbracciarla, e poi  tornata nella sua camera da letto per leggere le sue preghiere mattutine; quindi s' messa in ginocchio dinanzi alla icone, e subito dopo  morta d'aneurisma. Secondo quello che mi  stato detto, erano le 71/2 di mattina (appunto il momento della mia visione).
ALEXIS ARBONSOFF
Pskoff (Russia) (Lettera 670).
XXXIX. Nel 1881 avevo abbandonata la Francia per andare a Sumatra, dove alcuni amici mi chiamavano. Lasciai in Francia mia madre, in stato poco florido ma non inquietante, ed una sorella di venti anni, fortemente colpita da una malattia incurabile. La salute di quest'ultima esigeva ogni anno un viaggio alle acque del Mont-Dore. Del pari ogni anno io riceveva regolarmente la notizia della loro partenza per questa stazione.
Ora, nel 1884, nella notte dal 3 al 4 agosto, sognai di ricevere una lettera di mia sorella, la quale m'informava che nostra madre era morta improvvisamente nei Pirenei.
Mi svegliai molto colpito da questo sogno e ne parlai a due europei che abitavano uno con me, l'altro in vicinanza. Il ricordo mi perseguit senza tregua; era una vera ossessione che mi faceva desiderare e temere nello stesso tempo l'arrivo della posta che poteva portarmi le notizie corrispondenti all'epoca del sogno. Finalmente essa giunse, mi port una lettera di mia sorella, in cui questa mi diceva che il medico l'aveva mandata a Luchon e che mia madre, colpita da un'infreddatura complicatasi, viveva omai solo grazie alle energiche cure del dottore. Questi aveva dichiarato, nella serata del 3 agosto, che se l'indomani mia madre viveva ancora, egli poteva rispondere di lei, ma che aspettava l'indomani per pronunziarsi.
Quel sogno non era esatto nella soluzione annunziata: la morte di mia madre.
Ma tuttavia non  meno da notarsi:
1. Che il sogno segnalava un pericolo riguardante mia madre e non mia sorella, la cui salute preoccupava molto di pi il mio spirito;
2. Che il sogno indicava una stazione balneare diversa da quella in cui andavano di solito, il che risult perfettamente esatto;
3. Che se il sogno ha indotto in errore quanto alla morte, pure l'imminenza della morte ha perfettamente esistito ed il sogno ha coinciso con questa imminenza, come ho potuto verificare dalle note e dai particolari che ho richiesti a mia sorella per verificare questa coincidenza.
Ed infine, non  strano che un sogno preoccupi lo spirito a tal punto da averlo ancora presente alla memoria dopo che son passati quindici anni? Vi fo questa relazione senza l'aiuto di alcuna nota e credo che me ne ricorder tutta la vita, tanto l'impronta, per cos dire, ne  rimasta incancellabile dentro di me.
J. BOUCARD
Mocara Enim, Palembang (Sumatra)
(Lettera 678).
XL. Le mie due nonne vivono insieme a Bordeaux da lunghi anni: una ha ottanta anni, l'altra, mia nonna paterna, ne ha ottantasette. Quest'ultima da molto tempo non gode pi delle sue facolt intellettuali: da due anni principalmente ha perduto la memoria, a tal punto che non rammenta i nomi degli oggetti pi comuni e non ci riconosce.
Il 10 ottobre scorso, secondo la sua abitudine, mia nonna pass la mattinata nella sua camera. La domestica, che la sorveglia la vedeva occupatissima a tagliare del cartone e ad accomodarsi i capelli; soddisfatta dalla sua tranquillit la lasci fare fino all'ora della colazione. Nel mettersi a tavola si accorsero che mia nonna aveva attaccato ai capelli, dietro la testa, per mezzo di fili e di spilli, una fotografia; era quella del suo unico nipote abitante a Madrid. Da principio risero, poi gliela vollero togliere: essa resistette e fin per piangere quando si fece sembiante di usare la forza: perci la lasciarono tranquilla.
Alle quattro del pomeriggio di quel giorno stesso ricevevamo da Madrid un telegramma che ci annunziava la morte di quel nipote, avvenuta il mattino stesso. Questa notizia ci sorprese, tanto pi che nessuno a Bordeaux lo sapeva malato.
Debbo aggiungere che mia nonna aveva allevato quel nipote fino all'et di cinque anni, e che avevano l'uno per l'altro un'affezione profonda.
Ecco, caro maestro, i fatti quali si sono prodotti alla mia presenza, e quali potrebbero esservi certificati dalla mia nonna materna, dai miei genitori e dalla domestica.
DANIELE BEYLARD
Via Deufert-Rochereau, 77, Parigi
(Lettera 845).
Ho pregato il narratore di questo interessantissimo caso di telepatia di domandare ai testimoni di certificarlo e firmarlo; ed essi si son fatti premura di farlo.
Bench queste testimonianze siano non meno numerose che irrecusabili, pure ne aggiungeremo ancora qualche altra. Bisogna che nulla resti in dubbio.
Il maresciallo Serrano  morto nel 1892, sua moglie ha scritto la seguente relazione di un curioso incidente relativo a questa morte:
XLI. Da dodici lunghi mesi una malattia, ben grave pur troppo, quella che fin per ucciderlo, minava la vita di mio marito. Avvicinandosi rapidamente la sua fine, suo nipote, il generale Lopez Dominguez, si rec dal presidente del Consiglio dei ministri, Canovas, per ottenere che alla sua morte Serrano fosse seppellito, come gli altri marescialli, in una chiesa.
Il re, allora al Prado, respinse la domanda del generale Lopez Dominguez. Soggiunse per che avrebbe ritardato il suo ritorno a Madrid, perch la sua presenza nella capitale non impedisse che si rendessero al maresciallo gli onori militari dovuti al rango ed all'alta posizione da lui occupata nell'esercito.
Le sofferenze del maresciallo aumentavano di giorno in giorno; non poteva pi stare in letto, e restava costantemente in una poltrona. Una mattina, all'alba, mio marito, interamente paralizzato da uno stato di annientamento completo dovuto all'uso della morfina, e che non poteva fare un solo movimento senza l'intervento di parecchi che lo aiutassero, si lev ad un tratto, solo, diritto e fermo, e con una voce sonora pi che non ebbe mai in sua vita, grid nel grande silenzio della notte:
"Presto, un ufficiale d'ordinanza monti a cavallo e corra al Prado: il re  morto!".
E ricadde sfinito nella poltrona. Credemmo tutti fosse in delirio e ci affrettammo a dargli un calmante.
Si assop, ma qualche minuto dopo si alz di nuovo. Con una voce indebolita, quasi sepolcrale, disse:
"La mia uniforme, la mia spada: il re  morto!".
Fu l'ultimo barlume di vita. Dopo aver ricevuto con gli ultimi sacramenti la benedizione del papa, spir. Alfonso XII mor senza queste consolazioni. 
Quella subitanea visione della morte del re, avuta da un moribondo, era vera. Il giorno dopo tutta Madrid apprese con stupore la morte del re che si trovava quasi solo al Prado.
Il corpo reale fu trasportato a Madrid. Per questo fatto Serrano non pot ricevere l'omaggio che era stato promesso.
Si sa che quando il re  nel palazzo di Madrid gli onori sono soltanto per lui, anche se  morto, finch il suo corpo vi si trova.
Apparve forse il re stesso a Serrano? Il Prado  lontano, tutto dormiva a Madrid; nessuno, all'infuori di mio marito, sapeva niente? Come apprese egli la notizia? 
Ecco un soggetto di meditazione.
CONTESSA DI SERRANO
Duchessa della TORRE.
G. I. Romanes, membro della Societ Reale di Londra, ha comunicato il fatto seguente riferitogli da un amico:
XLII. La sera del 26 ottobre 1812 mi sentii subitamente indisposto e mi misi a letto alle 9 e mezzo, quasi un'ora prima del solito; mi addormentai quasi subito. Ebbi allora un sogno intensissimo che mi fece una grande impressione, tanto che allo svegliarmi ne parlai a mia moglie: temevo che mi annunziasse una sventura.
Mi parea di essere seduto in una sala presso un tavolo, intento a leggere, quando apparve all'improvviso, seduta dall'altra parte, una vecchia signora, vicinissima al tavolo. Essa non parl, non si mosse, ma mi guard fissamente, ed io la guardai nello stesso modo, per venti minuti almeno. Fui molto colpito dal suo aspetto: aveva i capelli bianchi, le sopracciglia nerissime ed uno sguardo penetrante. Non la riconobbi affatto e pensai che fosse un'estranea. La mia attenzione fu attirata verso la porta che si aperse, e, sempre nel sogno, mia zia entr. Vedendo quella vecchia signora, esclam molto sorpresa e con un tono di rimprovero: "John, non sai dunque chi ?" e, senza darmi il tempo di rispondere, aggiunse: " tua nonna".
Allora lo spirito che era venuto a farmi visita si alz dalla sedia e spar. In quell'istante mi svegliai. L'impressione fu tale che io presi il mio taccuino e notai quello strano sogno, persuaso che preannunziasse cattive notizie. Nondimeno alcuni giorni trascorsero senza portarne. Una sera ricevetti una lettera di mio padre, coll'annunzio della morte improvvisa di mia nonna, che  avvenuta la notte stessa del mio sogno alla stessa ora, 10 e mezzo(47).
A proposito di questi sogni segnaler ancora qui un caso molto notevole, osservato da Federico Wingfield, a Belle-Isle-en-Terre (Ctes-du-Nord), gi pubblicato nelle Hallucinations tlpathiques (p. 101):
XLIII. Ci che sto per scrivere  il resoconto preciso dell'accaduto, e a questo proposito devo fare osservare che io sono quanto vi pu essere di meno disposto a credere al meraviglioso, e che sono invece stato accusato giustamente di scetticismo esagerato a riguardo delle cose che non posso spiegare.
Nella notte di gioved 25 marzo 1880 mi coricai dopo aver letto fino a tarda ora, come era mio costume. Sognai che stavo disteso sul mio sof e che leggevo, quando levando gli occhi vidi distintamente mio fratello, Richard Wingfield-Baker, seduto su di una sedia dinanzi a me. Sognai che gli parlavo, ma che egli chinava semplicemente la testa a guisa di risposta, poi si alzava ed abbandonava la camera. Allo svegliarmi constatai che ero ritto con un piede a terra presso il letto e l'altro sul letto, e che tentavo di parlare e di pronunziare il nome di mio fratello. L'impressione ch'egli fosse realmente presente era cos forte, e tutta la scena sognata era s vivente, che lasciai la camera da letto per trovar mio fratello in sala; poi esaminai la sedia ove lo avevo visto seduto, e provai a riaddormentarmi perch speravo che l'apparizione si sarebbe riprodotta, ma avevo lo spirito troppo eccitato. Nondimeno debbo essermi addormentato al mattino. Quando mi svegliai l'impressione del mio sogno era ancora viva, e debbo aggiungere che  sempre restata tale nel mio spirito. Il sentimento che io aveva di una disgrazia imminente era cos forte che notai quest'apparizione nel mio taccuino, annotandola cos: "Che Dio non voglia".
Tre giorni dopo ebbi la notizia che mio fratello, Richard Wingfield-Baker era morto il gioved sera, 25 marzo 1880, alle 81/2 in seguito a ferite terribili che si era fatte cadendo a caccia.
M. Wingfield ha mandato il suo taccuino nel quale, fra un buon numero di note d'affari, si legge, questa: "Apparizione, notte di gioved 25 marzo 1880. R. B. W. B. Che Dio non voglia!".
A questa nota era aggiunta la lettera seguente:
Coat-an-nos, 2 febbraio 1884.
Mio caro amico,
Non ho da fare alcuno sforzo di memoria per rammentare il fatto di cui parlate, giacch ne ho conservato un ricordo assai netto e preciso. Mi ricordo perfettamente che la domenica, 4 aprile 1880, arrivato da Parigi la mattina stessa per passare qui alcuni giorni, sono stato a colazione con voi. Ricordo anche di avervi trovato molto commosso per la dolorosa notizia che vi era giunta della morte di un vostro fratello. Ricordo anche, come se il fatto fosse accaduto ieri tanto ne sono stato colpito, che qualche giorno prima di ricevere la triste notizia, una sera, trovandovi in letto, avevate veduto o creduto di vedere, ma in ogni caso molto distintamente, vostro fratello, quello appunto di cui poi avete appreso la morte subitanea, vicinissimo al vostro letto; e che nella convinzione in cui eravate che fosse veramente lui, gli avevate rivolta la parola, e che in quel momento avevate cessato di vederlo, quasi che fosse svanito come uno spettro. Mi ricordo che sotto l'impressione naturalissima che era stata conseguenza di questo avvenimento, l'avevate scritto in un piccolo taccuino nel quale avete l'abitudine di notare i fatti salienti della vostra esistenza tranquillissima, e che mi avete fatto vedere quel taccuino.
Sono stato tanto meno sorpreso di quello che mi dicevate allora, e ne ho conservato un ricordo tanto pi netto e preciso, come vi dicevo in principio, in quanto che nella mia famiglia vi sono stati fatti simili, ai quali credo assolutamente.
Fatti simili accadono, credetelo bene, molto pi spesso di quanto si crede generalmente. Soltanto non si vuol dirli sempre perch si diffida di s e degli altri.
Arrivederci, caro amico, e presto, spero; e credete all'espressione dei pi sinceri sentimenti del
vostro devotissimo
FAUGIGNY
principe di Lucinge.
F. Wingfield aggiunge in risposta alle domande rivoltegli:
Non ho mai avuto altro sogno terribile della medesima specie, n altro sogno da cui mi sia svegliato con una simile impressione di realt e d'inquietudine, ed il cui effetto abbia durato s a lungo dopo il mio risveglio; non ho mai avuto allucinazioni.
Bisogna notare che questo sogno  avvenuto soltanto parecchie ore dopo la morte.
I documenti di questo genere sono cos numerosi che difficile  di scegliere. Non possiamo tuttavia trattenerci dal segnalare ancora un sogno non meno notevole che  stato recentemente pubblicato, con tutti i documenti richiesti a garentirne l'assoluta veracit, nell'eccellente rivista speciale gli Annales des Sciences psychiques del dottor Dariex.
XLIV. Nei primi giorni del novembre 1869 partii da Perpignano, mia citt natale, per andare a continuare i miei studii di farmacia a Montpellier. La mia famiglia si componeva a quell'epoca di mia madre e delle mie quattro sorelle. Le lasciai felicissime ed in perfetta salute.
Il 22 dello stesso mese mia sorella Elena, una splendida fanciulla di diciotto anni - la pi giovane e la preferita - riuniva nella casa materna alcune sue amiche. Verso le tre del dopopranzo esse si diressero in compagnia di mia madre verso la passeggiata dei Platani. Il tempo era bellissimo. In capo ad una mezz'ora mia sorella fu presa da un malessere improvviso: "Mamma, diss'ella, sento uno strano brivido corrermi per tutto il corpo; ho freddo e la gola mi fa un gran male. Ritorniamo a casa".
Dodici ore dopo la mia adorata sorella spirava nelle braccia di mia madre, asfissiata, atterrata da un'angina difterica che due medici furono impotenti a vincere.
La mia famiglia - ero il solo uomo per rappresentarla ai funerali - mi mand telegrammi su telegrammi a Montpellier. Per una terribile fatalit, che ancora oggi deploro, nessuno mi venne ricapitato a tempo.
Ora, nella notte dal 23 al 24, diciotto ore dopo la morte della povera fanciulla, io fui in preda ad una spaventevole allucinazione.
Ero tornato in casa alle due del mattino, collo spirito libero ed ancora tutto pieno della felicit provata nei giorni 22 e 23, consacrati ad una partita di piacere. Andai a letto molto allegro. Cinque minuti dopo ero addormentato.
Verso le quattro del mattino vidi apparire dinanzi a me la figura di mia sorella, pallida, sanguinante, inanimata, ed un grido penetrante, ripetuto, lamentevole veniva a colpire il mio orecchio: "Luigi mio, che fai? ma vieni, vieni dunque!".
Nel mio sonno nervoso ed agitato presi una vettura; ma ahim, malgrado sforzi sovrumani, non riuscivo a farla andare avanti.
E vedevo sempre mia sorella pallida, sanguinante, inanimata, e il medesimo grido penetrante, ripetuto, lamentevole veniva a colpire il mio orecchio: "Luigi mio, che fai? ma vieni, vieni dunque!".
Mi svegliai bruscamente col viso congestionato, la testa in fuoco, la gola secca, il respiro breve ed agitato, mentre il mio corpo grondava sudore.
Balzai dal letto, cercando di riprendere possesso di me... Un'ora dopo mi rimisi in letto; ma non mi fu possibile trovar riposo.
Alle undici del mattino giungevo alla pensione in preda ad una insormontabile tristezza. Interrogato dai miei compagni, raccontai loro il fatto brutale quale l'avevo provato: mi valse qualche canzonatura.
Alle due mi recai alla Facolt, sperando di trovare nello studio un poco di riposo.
Uscendo dalla lezione alle quattro, vidi una donna in gran lutto avanzarsi verso di me. A due passi di distanza sollev il velo. Riconobbi mia sorella maggiore, che inquieta sul mio conto, veniva malgrado il suo estremo dolore a domandare che cosa mi era capitato.
Ella mi partecip il fatale avvenimento, che nulla poteva farmi prevedere, giacch avevo ricevuto notizie eccellenti della mia famiglia la mattina del 22 novembre.
Tale il racconto che vi narro, sul mio onore assolutamente vero. Non esprimo alcuna opinione, mi limito a raccontarlo.
Venti anni son passati da allora, e l'impressione  ancora cos profonda - ora sopratutto - e se i tratti della mia Elena non mi appariscono colla stessa precisione, pure sento ancora quello stesso appello lamentevole, ripetuto, disperato: "Luigi mio, che fai? Ma vieni, vieni dunque!".
LUIGI NOELL
Farmacista - Cette.
Questa narrazione  accompagnata da documenti destinati a confermarne l'autenticit. Fra questi citeremo soltanto la lettera seguente della sorella dell'osservatore:
Mio fratello mi ha pregato, dietro vostra domanda, di mandarvi il racconto dell'abboccamento che ebbi con lui a Montpellier dopo la morte della nostra Elena. Secondo il vostro desiderio ed il suo, e malgrado l'amarezza di ricordi cos dolorosi, vengo a portarvi la mia testimonianza.
Vedendo per la strada mio fratello, che fu il primo a riconoscermi malgrado i miei abiti di lutto, io compresi che egli ignorava ancora la morte di Elena. "Quale altra disgrazia ci colpisce?" esclam egli. Apprendendo dalla mia bocca la morte di Elena, mi serr fra le braccia con tale violenza che rischiai di cadere. Tornata in casa, ebbi a sopportare una scena terribile. Pazzo d'ira, mio fratello, nervosissimo, ardentissimo, ma anche buonissimo, mi maltratt quasi. "Quale fatalit, esclamava egli, quale disgrazia! Oh! i telegrammi perch non li ho ricevuti?". E batteva violentemente la tavola con ambo le mani... Una dopo l'altra, mand gi tre grandi caraffe d'acqua. Un momento lo credetti pazzo, tanto il suo sguardo era smarrito...
Quando ebbe riacquistate le sue facolt, alcune ore dopo, disse: "Oh! ne ero certo, una grande sventura doveva piombare su me". Mi narr allora l'allucinazione che aveva provata nella notte dal 23 al 24.
TERESA NOELL.
Questo sogno, come il precedente, ha avuto luogo dopo la morte del soggetto che sembra averlo determinato. Non analizzeremo qui le cause immediate di queste sensazioni, giacch avremo in seguito a distinguere le manifestazioni dei morti da quelle dei moribondi, dei vivi; ma ci che dobbiamo ritenere  il sogno in s stesso, qualunque sia la natura dell'azione psichica. Parecchie spiegazioni potranno essere proposte. Lo spirito dell'autore si  forse trasportato verso sua sorella e non ha trovato che una morta? O invece sua sorella lo ha cercato prima di morire e questo appello ha impiegato diciotto ore per produrre la sensazione? Non vi  stata semplicemente una corrente psichica di natura ignota fra il fratello e la sorella? Altrettante questioni da studiare. Noi entriamo in un mondo nuovo la cui esplorazione non  prossima.
Ma gi, nel leggere questi sogni, uno si accorge, sente che la forza in azione non va sempre dal moribondo al percipiente, ma piuttosto in qualche caso dal sognatore al moribondo: simile ad una visione a distanza.
I casi VIII (nonna che conduce i bambini attraverso un prato), XI (fratello moribondo a Pietroburgo coi figli in ginocchio presso il letto), XII (lungo convoglio funebre), XV (morte di un cane), XVII (fanciullo moribondo su un coltroncioo rosso), XX (cinque bare), XXI (morte di Carnot), XXXIX (vista del funerale di una fanciulla, da Cartagena a Nantes), XLVI (il generale de Cassigny che cadde da una scala), XLVIII (ferita alla spalla destra), LV (colpo di revolver ricevuto alla mano), LVI (alunno che vede il fratello di un professore ucciso da una scarica di piombo nella testa), LXIV (il maresciallo Serrano che annunzia la morte del re), LXVII (vecchia che vede la morte del suo curato), ecc., dnno questa impressione. In questi casi pare che lo spirito del dormiente abbia veramente veduto, percepito, sentito cose che avvenivano in lontananza.
Questa constatazione, della visione a distanza in sogno, former l'oggetto del nostro prossimo capitolo.
Ma noi consideriamo come altrettanti documenti, assolutamente dimostrativi, i 70 casi che abbiamo riportati, e che confermano sotto un altro aspetto le 186 manifestazioni di moribondi esposte pi sopra. Per noi questi fenomeni psichici sono certi ed incontestabili, e debbono ormai costituire un nuovo ramo della Scienza.
 LA VISTA DA LONTANO, IN SOGNO, DEI FATTI ATTUALI.
Sembra infatti, secondo gli esempi che sono stati esposti test, che in certi sogni si veda realmente ci che accade in lontananza. Noi qui continueremo questo esame mediante lo studio di altri casi particolari, osservati e riferiti con gran cura, senza per ritornare sulle manifestazioni dei morenti che riteniamo oramai assolutamente dimostrate.
Inoltre, in questi esempi di vista da lontano in sogno non ci occuperemo pi che della vista di avvenimenti presenti, attuali, riservando nella nostra classificazione metodica la divinazione del futuro al capitolo seguente che sar l'ultima del volume. Rimanderemo pure la vista a distanza allo stato di veglia, come pure l'analisi dei presentimenti. Queste distinzioni sono assolutamente indispensabili per orizzontarci in queste ricerche, per aiutarci a non accettare, a non ammettere che quanto  sufficientemente accertato, e per condurci in seguito, quando sia possibile, alle spiegazioni.
Tali questioni sono da molti anni oggetto dei miei studi. Nel Voltaire del 18 febbraio 1889 ho pubblicato il sogno seguente che mi era stato comunicato dal mio amico P. Conil, nostro simpatico collega della stampa parigina:
I. Nel 1844 ero in settima al liceo Saint-Louis. In quel tempo un mio zio, Giuseppe Conil, giudice d'istruzione all'isola Bourbon, era venuto a Parigi per consultare le celebrit mediche d'allora intorno ad una protuberanza che manifestatasi in origine sul collo dietro all'orecchio, aveva poco per volta invasa tutta la gola e raggiunta la testa.
Avrebbe voluto essere operato; ma Velpeau vi si era opposto e aveva detto a mio padre: "senza operazione pu vivere dodici o quindici mesi, operandolo morr sotto i ferri".
Questa diagnosi non fu mai conosciuta dal mio povero zio. Ogni giorno si trovava un nuovo pretesto per ritardare l'operazione.
Una domenica, giorno di congedo, lo trovai pi affettuoso del solito, e mi disse lasciandomi: "abbracciami, non ti vedr mai pi".
A quelle parole naturalmente protestai, lo abbracciai affettuosamente poich lo amavo molto e tornai al collegio ove ripresi i miei studi e i miei giuochi.
Dormivo profondamente la notte del gioved al venerd di quella medesima settimana, quando un sogno mi trasport a Courbevoie, dove mio padre e la mia matrigna passavano l'estate ed avevano condotto mio zio.
Nella camera grande del primo piano, che guardava sul giardino, mio zio sul suo letto dalle cortine rosse era circondato da mio padre e dalla mia matrigna, e Luisa, una vecchia brettone, da molti anni al nostro servizio, sedeva pregando.
Mio zio parlava in turno agli astanti.
A mio padre ed alla mia matrigna faceva raccomandazioni relative a mia sorella ed a me, e udivo distintamente le sue parole che potrei oggi ancora ripetere avendomi quella visione fatto un'impressione tale che ancora  presente al mio spirito ed alla mia memoria come se fosse di ieri; non offrirebbero per nessun interesse al lettore.
A Luisa diede la sua borsa: "prendete, le disse, mi avete curato come una suora di carit". E ancora odo i singhiozzi di quella brava donna. Vi fu un silenzio che venne rotto da Luisa: "Signor Giuseppe, sono ben tre mesi che non avete potuto aprire il vostro occhio diritto. Prendete questa medaglia della Vergine d'Auray, mettetela sull'occhio e si aprir".
Mio zio sorrise, prese la medaglia, la pose sulle palpebre, le quali quasi immediatamente si aprirono e per qualche minuto rimasero aperte.
Mio zio era molto credente: "Sento che non passer la notte. Luisa, andatemi a cercare un prete".
Luisa and.
Mio padre e la mia matrigna presero le mani dell'ammalato che continu a discorrere con loro senza che io perdessi una parola.
Il prete arriv. Lo lasciarono solo col caro morente, assistetti alla confessione ma nulla ne udii.
Il prete usc, i miei parenti e Luisa rientrarono. Tosto cominci l'agonia e ne vidi tutti i particolari strazianti. Il caro zio sospir lungamente; era morto. Quando mi svegliai l'orologio del collegio suonava le due del mattino. Ero in lacrime. Bisogna, pensai, rovesciare i sogni; se ho sognato che era morto, vuol dire che sta bene.
La domenica mattina un vecchio amico di casa, il signor Vigneau, padre di Enrico Vigneau, l'autore di Orfa, mi venne a trovare e mi apprese la triste novella.
Arrivato a Courbevoie, mio padre mi comunic le ultime raccomandazioni di mio zio.... ed erano quelle stesse che avevo udite. Molto impressionato, dissi a mio padre: - Non ha egli detto questo e questo?
- S.
- I suoi ultimi momenti non sono stati cos e cos?
E raccontai tutto quanto avevo veduto e udito.
Tutto era assolutamente esatto.
- Ma come sai tu questo? chiese mio padre.
- Babbo, l'ho sognato. Ma, dimmi, a che ora  morto?
- Alle due precise.
-  proprio cos, risposi,  l'ora in cui mi sono svegliato.
La cerebrazione incosciente non spiega questa specie di sogni pi di quanto spieghi quelli del capitolo precedente. Sembra che l'anima del soggetto si sia trasportata, abbia veduto da lontano ci che accadeva nella camera del suo zio morente. In un altro sogno il signor Conil ha veduto l'Havre prima di esserci stato, riconoscendone benissimo le strade e le banchine quando poi le visit per la prima volta.
Ecco alcuni altri esempi della stessa categoria, estratti dall'incarto della mia inchiesta:
II. Pi volte, nei miei trentotto anni di sacerdozio, sono stato istintivamente spinto verso il letto di morenti che pur non sapevo ammalati. Ve ne farei il racconto se non temessi di stancarvi, dato il gran numero di lettere che dovete ricevere. Ecco un solo fatto.
Una notte, al tocco, mi sveglio improvvisamente vedendo nel suo letto uno dei miei parrocchiani morente che mi chiama gridando. Vestito in cinque minuti, corro con una lanterna alla casa dell'ammalato e incontro per la strada un messo che veniva di corsa da me.
Giungo al capezzale del morente, fuori dei sensi per un attacco di apoplessia. Mi lasci appena il tempo di recitare la formola dell'assoluzione e spir.
Notate che quell'uomo, robustissimo, era andato a letto alle 9 in normali condizioni di salute.
BOUIN
Canonico onorario, parroco di Couze
(Dorgogna) (Lettera 4).
III. Avevo degli eccellenti amici, contadini a Chevennes, che da qualche tempo non vedevo. Una notte ebbi un orribile incubo. Vedevo la loro casa bruciare e facevo sforzi sovrumani per correre e chiamare aiuto, ma restavo impotente senza poter proferire voce n staccare i piedi dal suolo. Vidi cos il fuoco appiccarsi a parecchi fabbricati quando al momento del crollo generale, facendo uno sforzo violento per liberarmi dalle macerie, mi svegliai colla gola secca, tutto indolito, e mi precipitai fuori dal letto. Mia moglie, che si svegli in quel momento ed alla quale raccontai quel sogno, rise molto vedendomi tutto tremante. Seppi l'indomani che una parte del fabbricato era stato distrutto da un incendio.
GIORGIO PARENT
Sindaco a Wiege, Faty (Eisne)
(Lettera 20).
IV. Mio padre, Palmero, ingegnere coloniale di ponti e strade, nato a Tolone, dopo vent'anni passati alla Runion dove accasatosi aveva avuto cinque figli, si ritir e venne nel 1867 a stabilirsi a Tolone.
Mia madre, nata alla Runion in una delle pi nobili famiglie, aveva lasciato a malincuore il proprio paese anche perch i suoi genitori si trovavano in una condizione di fortuna che gravi perdite avevano reso precaria.
I primi anni da lei passati in Francia, ove tutto le riusciva nuovo, le furono s penosi che mio padre, uomo di bont straordinaria, decise segretamente di chiamare i suoi suoceri presso di noi. Evit di parlarne a sua moglie, la quale, malgrado il grande affetto pei genitori, si sarebbe opposta ad una decisione cos costosa e pericolosa per gli interessi di una famiglia di sette persone, mantenute dalla pensione del padre.
Mia madre dunque ignorava i passi fatti da suo marito, ed anche sapendoli non vi avrebbe creduto. I miei nonni, molto vecchi, vivevano alla Runion con altri nipoti fra quelle cure e quelle soddisfazioni che una vita onesta e tranquilla suol procurare.
Nulla dunque faceva prevedere che essi avrebbero accettato, come fecero, la proposta del genero.
Lasciato tutto, venduto i loro pochi mobili, spinti da quella ignota forza che si chiama destino, presero questi due vecchi il primo vapore diretto verso la Francia senza scrivere (la lettera sarebbe arrivata dopo di loro), e senza telegrafare (a quell'epoca non c'era comunicazione fra Bourbon e la capitale).
Non v'erano dunque notizie, quando, una notte del mese di maggio 1872, mia madre, svegliandosi all'improvviso, disse, a mio padre ed a noi: "Alzatevi, ho visto passare pap e mamm, l, davanti a Tolone, in battello. Vestitevi, abbiamo appena il tempo di preparar loro una camera".
Mio padre, che non credeva di essere stato tanto eloquente nella sua lettera ai suoceri e non poteva credere che subito dopo l'arrivo di questa un battello avesse lasciato la Runion, si mise a ridere e consigli a mia madre di tornare a letto e di lasciarci dormire.
Passata la prima emozione, mia madre annu e torn a letto, ripetendo che era certa di aver veduto passare suo padre e sua madre in battello davanti al porto di Tolone.
L'indomani arrivava un telegramma da Marsiglia che annunciava l'arrivo dei nonni col battello delle Messaggerie marittime.
Quando mia madre raccont a suo padre la visione della notte antecedente, egli ci disse che stanchi dal viaggio e in procinto di rivedere la figlia tanto amata, vegliavano in quell'ora e, in uno slancio del cuore, i loro occhi avevano cercato di vincere le tenebre, avevano congiunte le mani e, sentendosi tanto vicini alla mta, si erano detti: "l sta nostra figlia, la rivedremo e l'abbracceremo tra poche ore". Si era in vista di Tolone.
Mia nonna abita con me,  molto vecchia e quando le ricordo il suo arrivo in Francia gli occhi suoi brillano, e capisco come il suo fluido abbia potuto vincere la distanza per venire a toccare il cervello di colei che l'aveva indotta ad abbandonare tutto in un'et in cui ogni minimo spostamento spaventa e confonde.
PALMERO
Agente delle poste e telegrafi
a Marsiglia (Lettera 24).
V. Mio padre, mentre era in collegio a circa sessanta chilometri da casa sua, fu svegliato una notte improvvisamente dall'idea tanto dolorosa quanto inaspettata che sua madre stava morendo. (Era un sogno?). Non pot riaddormentarsi fino al mattino per l'ansia, e alla sveglia chiese al direttore il permesso di andare a casa, permesso che gli fu negato. Una lettera del padre gli comunic che nella stessa notte, a quella stessa ora, sua madre, credutasi in punto di morte, aveva avuto i sacramenti e aveva ripetutamente parlato di lui. Visse poi lungamente, ci malgrado.
BERNARDO VANDENHOUGE
a Nantes (Lettera 31).
VI. Qualche anno fa abitavo in un tenimento posto a qualche chilometro da Papeete, capoluogo dei nostri stabilimenti francesi in Oceania. Avevo dovuto recarmi ad una seduta notturna del Consiglio Generale, e, verso la mezzanotte, lasciando la citt, solo, in un carrettino inglese, fui sorpreso da uno spaventoso uragano.
I lampioni si spensero e la strada lungo il mare essendo nel pi completo buio, il mio cavallo spaventato prese la mano. Ad un tratto sentii una violenta scossa, il legno si era spezzato contro un albero. Le due ruote colla spranga erano rimaste sul luogo ed io preso fra il cavallo e l'avantreno mezzo sfracellato, ero trascinato dall'animale impazzito in una corsa che mi avrebbe dovuto uccidere cento volte.
Non avendo per perduto il sangue freddo, giunsi a calmare il cavallo e ad uscire dai rottami tra cui mi trovavo. Chiamai aiuto, tanto per fare, sapendomi in un paese deserto.
Ad un tratto vidi un lume che pareva dirigersi alla mia volta, e, poco dopo, giunse mia moglie che aveva percorso una distanza di circa due chilometri per accorrere sul luogo della disgrazia. Mi disse che dormendo s'era svegliata subitamente vedendo chiaramente che mi trovavo in pericolo di morte, e senza esitare aveva accesa una lanterna e, sotto alla pioggia torrenziale, era venuta in mio aiuto.
Molte volte ero tornato dalla citt nel colmo della notte senza che mia moglie fosse stata mai inquieta. Quella notte per essa aveva realmente veduto ci che mi accadeva e non aveva potuto resistere all'imperioso bisogno di venirmi incontro.
Quanto a me non ho alcuna memoria d'aver diretto verso di lei un appello mentale e fui, lo confesso, interamente sorpreso quando a pi di cento metri nel buio intesi la voce che mi gridava: "so che sei ferito, ma son qui io".
GIULIO TEXIER
Chatellerault (Lettera 50).
VII. Stavo a Cette con mia moglie, mia suocera e le mie due figlie in una villa sulla costa del monte. Andavo ogni mattina in citt con una vettura da nolo che mi veniva a prendere alle 8 e mezza. Una mattina mi svegliai alle 5, dopo un sogno terribile. Avevo veduto una fanciulla cadere da una finestra e restare uccisa sul colpo. Narrai il sogno in famiglia: erano le 7 e tutti si alzavano; tutti ne furono commossi. Scesi in giardino per aspettare la solita carrozza che arriv soltanto alle 9 e mezza. M'inquietai pel ritardo che mi danneggiava, ma il cocchiere mi disse avere egli sostituito il padrone, che veniva di solito a prendermi, perch la mattina alle 5 la sua bambina (dell'et, credo, di dieci anni) era morta cadendo dalla finestra. Non avevo mai veduto quella bambina.
MARTINO HALLE
Paris, 19, rue Clment Marot
(Lettera 61).
VIII. Sei anni or sono ebbi un secondo bambino che mia madre, a cagione della mia salute, condusse l'indomani della sua nascita a casa sua, lontana sessanta leghe, per farlo allattare sotto ai suoi occhi. Fui ammalata e poi convalescente, cominciai ad alzarmi e, inutile dirlo, il mio pensiero stava sempre col caro piccolo che mi avevano portato via tanto presto e che avevo appena intravisto. Avevamo spesso notizie di lui assai buone ed eravamo tranquillissimi sul suo conto. Una mattina mi sveglio con una singolare oppressione. Avevo, la notte, sognato il mio bambino gobbo. Lo dissi a mio marito piangendo, ma egli mi canzon. Appena alzata, lui partito, scrissi a mia madre narrandole il sogno e chiedendo notizie sollecite e particolari sul caro angioletto. Venne la risposta piena di elogi del bambino che era un bellissimo pargolo, ecc. Dopo qualche tempo mia madre venne a trovarmi e la sera, nell'intimit del focolare, ci rivel che la mia lettera l'aveva tanto impressionata da farla ammalare, perch infatti al momento in cui l'aveva ricevuta il mio bambino era gobbo. Erano trascorsi quindici giorni e non c'era pi l'imperfezione; un massaggio intelligente aveva fatto sparire quella piccola rotondit; ma mia madre e la balia, senza dirne nulla, ne erano state realmente allarmate. La mia lettera era giunta nel momento pi grave, quando mia madre, spaventata, aveva mostrato il bambino al medico, il quale l'aveva tranquillizzata dicendole di non allarmarmi invano.
MARIA DUCHAINE
Paris (Lettera 166).
IX. Nel mese di ottobre 1896 ero presso una mia amica. Avendo dovuto alloggiare dei soldati per la rivista dello Czar, il loro cuoco, partendo, prese per errore una posata della casa e la incass colle loro.
Appena partiti, fu avvertita la mancanza di questa posata. La mia amica scrisse subito e l'indomani, svegliandosi mi disse: Maria, ho sognato che avr oggi la mia posata con una lettera, ma lo strano  che la carta della lettera  color di rosa, interamente coperta dallo scritto senza che sia stato lasciato scoperto un punto solo, e la busta deve essere bianca.
Aspettammo con impazienza il postino, che ci port infatti la posata e la lettera dalla busta bianca e dal foglio rosa colle quattro pagine coperte di scritto. Come aveva fatto la mia amica a indovinare cos bene in sogno?
MARIA BOUVRY
Brimont.
X. Un mio fratello, che oggi ha ventinove anni, era partito nel 1889 per Santiago. Aveva l'abitudine di mandarci sue notizie assai regolarmente. In seguito ad una sua lettera, ricevuta nel 1892, non ricordo bene il giorno, la mamma ci disse averlo sognato ammalato e condotto all'ospedale in lettiga. Le lettere da Santiago alla Francia impiegano trentacinque giorni. Restammo cinque mesi senza notizie, e finalmente ricevemmo una lettera in cui ci diceva che usciva dall'ospedale dove era stato in cura da cinque mesi per una tifoidea seguita da pleurite.
MARIA VIALLA
via Victor Ugo, 30, Lyon
(Lettera 146).
XI. Uno zio di mia cognata, ancora in vita al giorno d'oggi, trovandosi allora in campagna a 60 chilometri circa da Bayonne, sogn una notte che uno dei suoi amici intimi, Mr. Rausch, era stato assassinato sui viali lungo mare di Bayonne, tornando a casa.
L'indomani Mr. Bouin, lo zio di mia cognata, raccont il sogno senza per credervi; ma non tard molto a ricevere la notizia dell'uccisione del suo amico, commessa da alcuni spagnuoli sui viali di Bayonne quella notte stessa del sogno test narrato.
Firmo questo foglio essendo l'espressione della verit; ma colla preghiera di tacere il mio nome e quello della mia famiglia.
G. F.
a Bordeaux (Lettera 177).
XII. Nel 1872 o nel 73 mia madre, ancora fanciulla, abitava in via Tournelles colla madre. Conosceva una famiglia di poveri, detti Morange, che abitavano via Sant'Antonio presso al liceo Carlo Magno. Un sabato sera, incontrandoli, la piccola Morange, che assai l'amava, venne a farle vedere un vestito nuovo messo quel giorno. L'indomani, svegliandosi, mia madre raccont alla madre sua di aver sognato che la famiglia Morange era morta.
In mattinata si seppe che erano morti tutti durante l'incendio della loro casa.
MARCELLO GERESCHEL
Parigi, 80, Faubourg S. Denis
(Lettera 204).
XIII. Posso affermare un fatto autentico accaduto qualche anno fa. Una notte, in sogno, vedo due signore di mia conoscenza in gran lutto, mentre ignoravo assolutamente che alcun parente loro fosse morto o ammalato. Mi dicono portare il lutto di un tale, fratello dell'una e marito dell'altra.
Dopo qualche giorno seppi che quella morte si era verificata la notte stessa del mio sogno. Le signore erano tedesche ed io abitavo a Mitau, Curlandia (Russia).
SOFIA HERRENBERG
Mitau (Lettera 234).
XIV. Trentanni fa la mia famiglia stava a Marsiglia. Una mattina mio padre ci racconta di aver sognato la notte che sua madre, che stava in Alsazia e non si sapeva ammalata, era morta.
Pochi giorni dopo seppe infatti che sua madre era morta la stessa notte del sogno.
N. NICHE
Chlons sur Marne (Lettera 279).
XV. A. Quando ero giovane sposa, assistetti in sogno al furto di un cavallo di mio marito, operato da due individui attraverso ogni sorta di precauzioni per evitare di far rumore. Svegliandomi racconto il sogno a mio marito, che corre alla stalla e la trova vuota. Dopo tre anni i ladri furono presi e il danno rimborsato.
B. Una notte vedo in sogno un amico di mio marito. Era in una cella mortuaria, circondato dai cadaveri di mia madre e delle mie sorelle per le quali nutriva grande amicizia. Era avvolto in un lungo lenzuolo e venne verso di me facendomi un profondo saluto, dopo di che disparve insieme colle mie congiunte. Pochi giorni dopo mor mio marito.
Se volete far uso di questi due sogni, non mi nominate; sono vedova e vivo modestamente nel mio romitaggio.
Vedova C. F.
(Lettera 312).
XVII. Il giorno 13 o 14 dell'ottobre 1898 lasciavo la signora G., dopo avere abitato qualche giorno presso di lei, per tornare qui. Avendo quella signora veduto la notte in sogno un naufragio con molti annegati, volle svegliandosi (persuasa com'era, per altri fatti occorsile, di essere dotata di seconda vista) telegrafarmi per pregarmi di non partire, ma il marito si oppose. Il 15 ottobre si seppe dai giornali di una grossa burrasca e di una nave perduta con cento naufraghi. Per fortuna, non era la mia nave.
P. P.
Dottore in legge a Philippeville
(Lettera 396).
XVIII. La signora B. abitava da pi anni una villa presso Jokohama. Aveva l'abitudine di andare a letto un'ora prima di pranzo. Un pomeriggio (non ricorda bene se fosse sveglia o mezzo addormentata) esclama ad un tratto: Oh!  morto. - Lo aveva distintamente veduto. Suo marito cerca di rassicurarla, ridendo di ci che chiama il suo sogno, ma poco dopo ecco un messo che annuncia essersi M. N. annegato prendendo il solito bagno nel fiume prima di salire alla loro villa per pranzare con loro. L'intenzione che aveva di pranzare dai B. spiega facilmente come pensasse a loro al momento del bagno. L'ora del sogno e quella del bagno coincidevano esattamente.
F. E. BADE
Hamburg (Lettera 447).
XIX. Nel 1884, nei primi giorni d'aprile, a Nizza, sognai che mio marito, ammalato in letto, mi diceva: vieni ad abbracciarmi (da molto tempo si viveva divisi). V'era allora l'Esposizione di Nizza. L'11 aprile, il venerd santo, una voce mi disse: se non vai oggi all'Esposizione, non lo vedrai pi. La notte dal 12 al 13 arriv un telegramma; era stato colpito da congestione. Il 13 partii per Parigi e vidi mio marito a Val de Grace come nel mio sogno. Mor il 15 senza aver ripreso i sensi.
Desidero conservare l'anonimo; mettete solamente le iniziali.
Vedova A. S.
Nizza (Lettera 483).
XX. Mi preme di indicarvi un sogno che feci circa sei anni fa e che mi produsse grande impressione bench io non sia superstiziosa.
Ero in quel tempo istitutrice in un collegio de l'Aisnes. Sognai una notte che percorrendo la via principale della citt, vidi levando gli occhi in un cielo chiarissimo al nord-est, una croce nera sotto alla quale lessi assai distintamente le due lettere seguenti cos disposte: M  M.
L'indomani raccontai questo sogno e cercai invano qualcuno della mia famiglia il cui nome avesse quelle iniziali. Qualche giorno dopo una lettera mi annunzi che una mia zia dimorante in un villaggio al nord-est della citt, chiamata Margherita Marconnet, era morta. Questa coincidenza fra il sogno e la morte era cos meravigliosa che non l'ho mai potuta dimenticare, colpita specialmente dal fatto che, bench conoscessi assai bene mia zia, non la vedevo quasi mai e non pensavo mai a lei.
L. MARCONNET
a Montbliar (Lettera 540).
XXI. Qualche anno fa lessi in un giornale mensile inglese che un amico di sir John Franklin vide in sogno che il detto Franklin era perito nella sua spedizione polare e che quell'amico, chiamato, parmi, Walter Snoo, aveva visto tutto il paese dove avvenne il disastro. Egli conosceva bene il disegno. Appena svegliatosi, con una matita riproduce i canotti, i blocchi di ghiaccio, insomma tutta la scena. Questo disegno da lui mandato ad un suo amico, proprietario di un gran giornale illustrato americano, fu ivi inserito con una breve nota delle sue impressioni. Quando, molto tempo dopo, furono trovate le spoglie mortali di Franklin e dei suoi compagni nei ghiacciai artici, i testimoni oculari disegnarono anch'essi il luogo e la posizione dei cadaveri gelati, dei canotti, dei cani tuttora attaccati e morti, e tutto concordava col primitivo disegno. Non so il nome del giornale illustrato, n del giornale mensile inglese, ma sarebbe facile a voi, che avete rapporti col mondo intero, chiarire l'esattezza di questa lettera che mi permetto di scrivervi.
Dott. BRONISLAW GALECKI
Piazza della cattedrale a Farnon
Galizia, Austria (Lettera 563).
XXII. Posso attestarvi l'autenticit assoluta dei fatti seguenti.
Avevo sette anni quando mia madre, che non si era mai voluta separare da me, cedette un giorno al desiderio di una mia zia, lasciandomi andare con lei in provincia, dopo molte raccomandazioni.
Dopo un mese, trascorso senza incidenti, mia madre corse una mattina da mio zio e gli disse: - Fate il piacere di scrivere subito a mia sorella per chiederle notizie di mia figlia, perch sono inquietissima. L'ho vista questa notte in sogno coperta di sangue e stesa esanime sopra una strada. Le deve essere di certo accaduta una disgrazia, lo sento, e voi sapete che in queste cose io non sbaglio mai.
Mio zio le disse scherzando che sua moglie era abbastanza prudente per non espormi ad alcun pericolo; ma l'indomani una lettera di sua moglie gli raccontava il caso che m'era occorso. La notte stessa del sogno mia zia mi aveva condotta con altre tre persone in carrozza. Il lampione si era spento ed eravamo in piena campagna al buio quando il cavallo, impaurito, rovesci la carrozza facendo cadere in terra le persone che vi si trovavano, lasciandole tutte illese, all'infuori di me che, dormendo in quel momento, fui lanciata sotto le gambe del cavallo che mi lacerarono il viso e il petto, specialmente dal lato diritto. Facevo sangue in abbondanza, ero ferita a un orecchio e udivo le grida disperate che mi chiamavano senza che io potessi rispondere. Finalmente giunsero soccorsi e fui trovata svenuta in uno stato deplorevole.
G. D.
58, Avenue de Saxe, Paris
(Lettera 625).
XXIII. Una mattina, quando avevo diciassette anni, mi sveglio alle sette e mi riaddormento fino alle otto sognando di passare davanti ad una casa, dove abitava una famiglia che conoscevo ma non frequentavo. Questa casa aveva una bottega che, nel sogno, vidi chiusa colla scritta: per morte. Mi sveglio e racconto il sogno a mia madre, la quale aveva in mano il giornale che portava l'annuncio di quella morte. Questa coincidenza non proverebbe che l'anima nel sogno si era spostata? Come avrei altrimenti potuto avere questo sogno, mentre nulla mi faceva pensare ad una morte in quella casa?
MARIA LUISA MILICE
33, via Boudet, Bordeaux (Lettera 661).
XXIV. Una mia amica, oggi impiegata all'ufficio locale di Louvign du Dezert, Isle et Vilaine, la signorina Bianca Susanna, era, venticinque anni or sono, fidanzata a un giovane, figlio di agricoltori, che si era dato all'insegnamento. Un giorno sogn che il suo fidanzato le aveva scritto una lunga lettera, in cui erano pressa'a poco queste parole: avrei fatto meglio a rimanere alla vanga che darmi all'insegnamento.
L'indomani la ragazza narr il sogno alla madre, citando quella frase, e si mise al lavoro. Poche ore dopo il postino le rec una lettera del fidanzato colla frase del sogno integralmente e identicamente.
HENRIETTE FRANOIS
a Bromberg Posen (Germania)
(Lettera 662).
XXV. Ecco ci che accadde a mio padre, consigliere di Stato, quando settuagenario si trasfer in campagna a riposarsi. Eravamo al giorno di S. Elia. Mio padre, in quella vita monotona, aveva perso la coscienza del tempo e non sapeva che fosse festa. A colazione ci raccont un sogno della notte: aveva veduto sua cognata, che abitava lontano, domandare se i funerali di suo marito dovevano aver luogo il giorno di S. Elia o un altro giorno. E fu assai meravigliato quando seppe che appunto quel giorno era S. Elia. Part, dopo tal racconto, per la citt, promettendoci di tornare la sera. Ma quanto fummo sorpresi quando, al suo ritorno, ricevette un telegramma di sua cognata che ci annunciava la morte del marito avvenuta in quel giorno!
MARIA DI LESLY
Riga-Ozel, Gov. di Smolensk (Russia)
(Lettera 679).
XXVI. Avevo una figlia di quindici anni che formava la mia gioia e il mio orgoglio, e l'avevo lasciata con mia madre durante una mia breve assenza. Dovevo tornare a casa il 17 maggio 1894. Ora, il giorno 16, sognai che mia figlia stava malissimo e che mi chiamava piangendo dirottamente. Mi svegliai molto agitata, dicendo che i sogni sono bugiardi. Nella giornata ricevetti una lettera di mia figlia che non si lamentava di nulla e mi parlava di cose domestiche. Tornando a casa l'indomani, non mi venne incontro, come faceva di solito, e mi dissero che era stata assalita da un male improvviso: la trovai, infatti, afflitta da un grave dolor di testa e la feci andare a letto. Due giorni dopo scoppi una angina cotenosa che, malgrado tutte le nostre cure, il giorno 29 maggio la spense.
Ora, due giorni prima di questa disgrazia, essendomi buttata sul letto in una stanzuccia attigua, aveva gli occhi chiusi senza dormire, mentre mia figlia si era assopita e l'infermiera vegliava. Ad un tratto una viva luce penetra nel buio della mia camera con una velocit ed uno splendore pari a quello del sole di agosto a mezzogiorno. Corsi da mia figlia, ma la luce era sparita. L'infermiera che interrogai invano, pareva spaventata, ma l'indomani raccont in casa, ed oggi ancora lo racconta, di aver veduto mio marito, morto sei mesi prima, ai piedi del letto di mia figlia. Quest'infermiera  ancora viva, ha 46 anni, e racconta il fatto a tutti.
M.me R. DE L. LACAPELLE
(Lettera 683).
XXVII. A. Ultimamente ero molto nervosa pensando a mio marito, morto da sette anni, quando, andando a letto, lessi in un giornale la critica di uno dei libri scritti da M. K., che mi fece venire una gran voglia di avere quel libro, specialmente perch M. K. era stato un vecchio amico di mio marito. L'indomani arrivando al collegio di fanciulle dove sono professora, una delle allieve della classe superiore mi porta un libro e mi dice: Signora, vorrei che leggesse questo libro e me ne desse il suo giudizio. Era quello che avevo tanto desiderato il giorno prima.
B. Se questo fatto fosse unico, lo avrei forse taciuto; ma in quella medesima settimana ne accadde un secondo che ugualmente mi colp. Sognai una delle mie allieve che trasferitasi in un'altra citt, non avevo pi veduta da un anno. La vidi in sogno coi capelli tagliati. L'indomani, al ginnasio, un'allieva mi si accosta e mi dice: Signora, la mia amica Z. mi ha scritto e mi prega di salutarvi.  molto arrabbiata in questo momento, perch le hanno tagliato i capelli.
Perch due fatti strani nella medesima settimana?
M. ONANOFF
Faganray, Mare d'Azof
(Lettera 684).
Si vede che gli esempi di vista da lontano in sogno non mancano. Eccone alcuni altri. Ci sembra che queste osservazioni cos molteplici rendano impossibile ogni negazione. Ecco ora alcuni casi di allucinazioni telepatiche. Il primo  del dott. Gaodal Janes abitante a Liverpool, 6, Prince Edwin Street.
XXIX. La signora Jones, moglie di William Jones, pilota a Liverpool, era a letto il sabato 26 febbraio 1869. Quando mi recai da lei l'indomani, domenica, alle tre dopo mezzogiorno, incontrai suo marito che mi veniva a cercare perch ella era in delirio. Mi raccont che, circa mezz'ora prima, mentre egli stava leggendo nella camera di sua moglie, questa si era svegliata da un profondo sonno, attestando che suo fratello, William Bowlands anch'egli pilota a Liverpool, s'era annegato nel fiume (Mersey). Il marito aveva cercato di calmarla dicendole che Bowlands non poteva trovarsi a quell'ora sul fiume, ma ella aveva continuato a sostenere di averlo veduto annegarsi, La sera si seppe che all'ora indicata si era infatti annegato...
Ecco un altro bellissimo esempio di vista a distanza in sogno. L'inchiesta fatta ne ha provata l'assoluta autenticit. Altrettanto si dica del caso seguente, segnalato da una signora Green, di Newray (Inghilterra).
XXX. Vedevo due donne, decentemente vestite, che guidavano una carrozza simile a quelle che trasportavano le acque minerali. Il cavallo, essendosi fermato per bere, perdette l'equilibrio e scivol nell'acqua. A quell'urto, le donne si alzarono chiamando aiuto. I loro cappelli caddero e l'acqua li inghiott. Mi volsi piangendo per chiedere se alcuno poteva soccorrerle e mi svegliai molto agitata insieme a mio marito, cui raccontai il sogno. Non seppi dirgli chi fossero quelle donne e durante tutto il giorno non potei sottrarmi all'inquietudine prodottami da quel sogno. Feci osservare a mio figlio essere quello il giorno della mia e della sua nascita e rammento cos che era il 10 gennaio. In marzo ebbi dall'Australia una lettera e un giornale di mio fratello che mi partecipava la perdita di una delle sue figlie annegatasi insieme ad un'amica in un giorno ed in un'ora che, computata la differenza della longitudine, corrispondevano al giorno ed all'ora del sogno. Della predetta disgrazia parla in due punti diversi il giornale Inglewood advertiser.
Il giornale Inglewood advertiser pubblic l'11 gennaio 1878 un racconto della disgrazia esattamente corrispondente al sogno.
Ecco un altro caso, molto importante, di vista da lontano in sogno. Accadde al figlio dell'ex-vescovo protestante di Jowa (Stati Uniti), il quale vide in sogno, alla distanza di 5 chilometri circa, suo padre mentre cadeva da una scala. Eccone la relazione da lui scritta ad uno dei suoi parenti:
XXXI. Premetto che tra mio padre e me esisteva un vincolo d'affetto pi forte che non siano ordinariamente i vincoli tra padre e figlio, e che da molti anni mi pareva di accorgermi sempre dei pericoli che egli correva anche quando ero parecchie miglia lontano da lui.
La notte in cui egli cadde dalla scala ero tornato a casa verso le otto, dopo una giornata assai faticosa e, subito dopo cena, ero andato a letto. Io dormo per solito dalla parte del muro, ed essendo le nostre teste volte al nord, mi trovo dal lato ovest del letto. Mi addormentai subito d'un sonno pesante e profondo. Non sentii mia moglie venire a letto e nulla vidi sino al momento in cui mio padre mi apparve in cima alla scala nell'atto di cadere. Mi precipitai per aiutarlo e saltai gi dal letto con s gran rumore che mia moglie, svegliatasi, mi chiese che diavolo facessi. Avevo acceso un lume, e visto che erano le due e un quarto, chiesi a mia moglie se avesse udito del rumore, e avendomi ella risposto di no, le narrai ci che avevo veduto... Ella cerc di farmi ridere, ma invano. Non dormii pi e non cercai nemmeno di tornare a letto, essendo stata quell'impressione troppo viva perch io potessi dubitare che mio padre non fosse realmente ferito. Andai la mattina presto in citt e telegrafai per chiedere notizie; ricevetti quindi una lettera da mio padre che confermava l'esattezza della mia visione, accaduta nello stesso minuto della disgrazia. Sappiamo tutti purtroppo quale fu la triste conseguenza di quella caduta. Ma come ad una distanza di pi di tre miglia abbia potuto vedere mio padre cadere, questo non pretendo spiegarlo.
M. H. LEE.
Il signor Soulivan, vescovo di Algowa, conferma questo fatto avendolo udito raccontare appena accaduto. Esso  stato pubblicato dal signor Sidgwiek nelle relazioni della Societ Psichica di Londra, il quale vi ha aggiunto il seguente caso, inviato nell'agosto del 1890 dalla signora A. di Holstein (29, Viale di Wagram, Parigi).
Questo caso  un po' meno concludente, in quanto alle prove, di quell'altro, perch il sogno non fu raccontato ad alcuno prima che si fosse avverato. Ma l'impressione che ne ebbe il dott. Golinsky sembra essere stata s forte che i particolari non dovrebbero essere stati molto alterati pi tardi. Si differenzia dai precedenti in quanto che l'impressione chiaroveggente non sembra essere prodotta da rapporti fra l'agente e il soggetto o da crisi speciali subite dall'agente ma bens dall'ansiet di quest'ultima e dal suo desiderio intenso di essere soccorsa. Ecco ci che scrive il dott. Golinsky, medico a Krementchug in Russia:
XXXII. Ho l'abitudine di pranzare verso le tre e di fare dopo il pasto un sonnellino di circa un'ora. Nel luglio del 1888 mi stesi secondo al solito sopra un divano e mi addormentai alle 31/2. Sognai che suonavano all'uscio e che io avevo la solita sensazione assai spiacevole di dovermi alzare per andare da un ammalato. Poi mi vidi direttamente trasportato in una piccola stanza addobbata con tinte scure. Sopra un canterano, a destra dell'ingresso, osservai un candeliere o un piccolo lume a petrolio di una forma speciale, e ne fui molto colpito per l'aspetto che aveva, assolutamente diverso da quanti prima d'allora aveva veduti. A sinistra vidi un letto sul quale era stesa una donna presa da forte emorragia. Come potei sapere che si trattasse di emorragia, lo ignoro, ma lo seppi. Esaminai la donna tanto per debito di coscienza e quindi dopo aver sognato ancora vagamente delle ordinazioni che le prescrissi, mi svegliai in un modo insolito. Ordinariamente mi sveglio lentamente e rimango per qualche minuto assopito, mentre quella volta mi svegliai quasi di botto, come se qualcuno mi avesse chiamato. Erano le 41/2. Mi alzai, accesi una sigaretta e mi misi a passeggiare per la stanza in uno stato di eccitamento specialissimo, pensando al sogno fatto. Da molto tempo non mi era capitato alcun caso di emorragia e non sapevo che cosa potesse aver cagionato il mio sogno. Dopo circa dieci minuti ebbi una chiamata. Entrando nella camera da letto, riconobbi quella del sogno. V'era una donna malata e, ci che pi mi colp, un lume a petrolio sul canterano proprio al medesimo posto e della medesima forma di quello del mio sogno. Fui s meravigliato che perdetti quasi il senso della distinzione fra il sogno accaduto e la realt presente, e dissi tranquillamente all'ammalata: avete un'emorragia? e non rientrai in me che quando essa mi rispose: s, ma come lo sapete?
Colpito dalla coincidenza strana, chiesi a che ora avesse deciso di mandarmi a chiamare. Rispose che fin dalla mattina non si sentiva bene e che circa al tocco era cominciata una leggiera emorragia, accompagnata da malessere, cui per non aveva dato importanza. L'emorragia essendo cresciuta, verso le due cominci a impensierirsi e and a letto sperando che sarebbe cessata. Fra le tre e le quattro era ancora indecisa e in grande ansiet. Alle quattro risolvette di mandarmi a chiamare e la distanza fra le nostre case  di venti minuti a piedi. Io non conoscevo quella donna che per averla curata molto tempo addietro e nulla sapevo dello stato attuale della sua salute.
In generale sogno di rado e questo  il solo sogno della mia vita del quale mi rammenti, grazie al suo carattere veridico.
La signora Henry Sigdwich ha descritto parecchie esperienze di vista da lontano fatte da una giovinetta di quindici anni, magnetizzata, le quali possono certamente essere aggiunte alle osservazioni fatte intorno ai sogni. Eccone alcune.
XXXIII. Miss Florence F., che attualmente  la signora R., da una sua vicina fu invitata ad andare una sera da lei dopo di aver preparato in giornata un'esperienza a titolo di prova. Arrivando, ordin alla giovanetta di andare in cucina e di dirle ci che vedeva. Essa rispose che la tavola era in mezzo alla stanza con sopra una scatola ricoperta da una tovaglia.
- Che cosa c' nella scatola, Fanny?
- Non oso guardarvi, rispose, miss Florence andrebbe forse in collera.
- Miss Florence vuole che guardiate. Cavate la tovaglia e ditemi ci che vi .
Subito rispose: - Vi sono sette pani e sedici biscotti. (Era vero).
Io voglio ammettere che questo non sia altro che una comunicazione di pensiero, essendo i fatti citati noti alla signorina Florence che era presente. Ma certo non pu esser tale il fatto che segue.
Miss Florence avendo chiesto a Fanny che cosa ci fosse in scuderia, essa rispose: - Due cavalli neri, uno grigio e uno rosso. (Voleva dire: baio). E miss Florence: - Non  cos, Fanny, non vi sono che i miei cavalli neri.
Dieci minuti dopo un fratello di miss Florence entr e le disse che v'erano in casa dei forestieri, e sapemmo allora che il cavallo grigio e il "rosso" appartenevano ad essi, e che erano stati nella scuderia mezz'ora prima, quando Fanny li aveva indicati.
Certo si pu mettere avanti la teoria che Fanny possa essere giunta a questa conoscenza traverso lo spirito di alcuno dei presenti, oppure che miss Florence fosse inconsciamente a giorno dei fatti per simpatia telepatica con suo fratello o suo padre, e che Fanny si sia informata a quella sorgente incosciente: ma non vi pare che questa sia un'ipotesi alquanto lambiccata?
XXXIV. A. M. Howard abitava a sei miglia da me. Aveva recentemente fatto fare una gran casa di legno che il nostro soggetto non aveva mai veduto, bench ne avesse forse potuto udire parlare. Il signor Howard, dopo alcuni giorni di assenza da quella casa, chiese che Fanny vi andasse e vedesse se tutto vi era a posto. Essa si meravigli della grandezza della casa, ma rise della bruttezza della cancellata, dicendo che non avrebbe voluto avere una cos vecchia ed orribile cancellata davanti ad una bella casa.
- S, disse Howard ridendo, mia moglie ce l'ha con me a causa della cancellata e gli scalini della facciata.
- Oh!, interruppe Fanny, gli scalini sono nuovi e belli.
- Non  pi in riga, disse Howard, gli scalini sono ancora pi brutti della cancellata.
- Non vedete, esclam Fanny con impazienza, come sono nuovi e puliti? Io li trovo bellissimi.
Cambiando argomento, Howard le chiese il numero delle finestre che subito indic, e che ad Howard parve eccessivo, ma che, ripensandoci, trov poi esatto.
Lasciandoci, and a casa sua, e con sua gran meraviglia trov che durante la sua assenza sua moglie aveva fatto fare degli scalini nuovi, essendo tal lavoro compiuto un giorno prima che Fanny, col suo invisibile telescopio, esaminasse il luogo.
B. Il figlio di M. Howard era andato in un paese vicino, ove doveva rimanere alcuni giorni. Fanny conosceva quel giovane (Andr). M. Howard, essendo obbligato di tornare alla stazione, era di nuovo con noi la sera seguente. La sua fede nel nostro oracolo si era accresciuta e ci chiese di fare una visita in casa sua mediante le meravigliose facolt di Fanny. Questa descrisse perfettamente le camere, citando perfino un mazzo di fiori sopra una tavola, e disse che parecchie persone giovani erano col. Richiesta dei loro nomi, rispose che conosceva soltanto Andr.
- Ma, dissi io, Andr non  a casa.
- Come, non lo vedete?
- Siete certa?
- Oh! bella, non conosco forse Andr?  l, vi dico,  l.
M. Howard torn a casa l'indomani e impar che Andrea era tornato tardi la sera prima e che parecchi giovani vicini si erano trattenuti con noi.
Ecco un altro caso molto notevole di vista da lontano" ottenuto da un soggetto magnetizzato. Il racconto ne fu prima fatto dal dott. Alfredo Backman di Kalmar.
In risposta ad una lettera colla quale chiedeva al signor M. A. Suhr, fotografo a Ystad in Svezia, se rammentasse un'esperienza ipnotica fatta qualche anno prima dal signor Hansen, in presenza dei fratelli Suhr, il dott. Backman ricevette il racconto seguente:
XXXVI. Fu nel 1867 che noi, sottoscritti, ci stabilimmo a Odensa (Danimarca), dove vedevamo spesso il nostro amico signor Carlo Hansen, l'ipnotizzatore, il quale dimorava non lungi da noi. Incontravamo poi, quasi ogni giorno, un legista, il signor Balle, presentemente avvocato a Copenaghen, sul quale Hansen esercitava una grande influenza ipnotica, e che desider una sera essere addormentato tanto profondamente da divenirne chiaroveggente.
In quell'epoca nostra madre dimorava a Roeskilde (Seeland) e noi chiedemmo a Hansen di inviare Balle a farle una visita. Era gi tardi quella sera, e dopo avere alquanto esitato, il signor Balle fece quel viaggio in pochi minuti. Egli trov nostra madre sofferente in letto, ma soltanto per causa di un leggero raffreddore. Non credendo alla verit di questo racconto, e volendo una qualche prova, domandammo a Balle di leggere sulla cantonata della casa il nome della strada. Sulle prime Balle ricus di farlo, dicendo che era troppo buio per poter leggere, ma, avendo Hansen insistito, egli lesse: "Skomagerstaede". Pensammo che egli sbagliava di grosso, poich sapevamo che nostra madre abitava in un'altra strada. Dopo qualche giorno per essa ci scrisse che era stata ammalata ed era andata a stare in "Skomagerstaede".
Altro caso di vista a distanza, in sogno, di un fatto attuale.
XXXVII. Io dimoravo a Wallingford. Il mio migliore amico era un giovane, per nome Federico Marks, graduato della scuola scientifica di Yale. Federico aveva un fratello, Carlo, che abitava lo stato centrale di New-York, presso al lago Oneida. Un giorno di pioggia Federico and in camera sua un dopopranzo per stendersi e riposare alquanto: circa un'ora dopo ne usc dicendo che aveva visto suo fratello Carlo in una specie di visione, che questi era in un piccolo battello a vela, ed aveva con s un compagno seduto a prua. Imperversava un uragano e le onde erano terribili. Carlo stava in avanti, stringendo l'albero con un braccio, mentre coll'altro afferrava il trinchetto che si era spezzato. Il pericolo che correva il fratello spavent talmente Federico che si svegli e, nel frattempo, la visione disparve. In famiglia pensarono che egli aveva avuto un sonno irregolare e che aveva semplicemente sognato tutto ci.
Tre o quattro giorni dopo, per, Federico ricevette una lettera da Carlo, il quale gli narrava di un'avventura capitatagli sul lago Oneida. Al mattino del giorno in questione con un suo compagno avevano noleggiato una barca e issate le vele; il tempo essendo bellissimo, scesero per il lago sino all'isola Frenchman, a una distanza di circa venti miglia.
Nel dopopranzo, al ritorno, scoppi un forte uragano. Carlo si accinse a cavar l'acqua, mentre il suo compagno teneva il timone, ma nell'imperversare della tempesta si ruppe l'albero. Carlo, allora, salt in avanti e afferrando con una mano l'albero e coll'altra il trinchetto cerc cos di rimediare al pericolo. Difatti riuscirono per qualche tempo a impedire che la barca affondasse, ma avendo per finito col capovolgersi, saltarono nell'acqua e raggiunsero la riva sani e salvi.
Il lago Oneida dista circa trecento miglia da Wallingford, e, tenuto conto della differenza nell'ora, si trov che l'avventura di Carlo e la visione o sogno di Federico avevano avuto luogo nella medesima ora e forse nello stesso minuto.
Come carattere e temperamento i due fratelli non si assomigliano affatto, e fra essi non pare esistere alcuna particolare affinit. Federico abita adesso in Sant'Anna (California) e Carlo a New-York.
B. BRISPOL
Short Beach (Stati Uniti).
Alcune lettere dei signori Carlo e Federico Marks spiegano con particolari il pericolo e la visione. Si possono leggere negli Annali delle scienze psichiche (1892, pp. 230-235). Vi  l indubbiamente un caso accertato di vista a distanza. Osserviamo nella lettera del signor Carlo Marks il passo seguente:
In risposta alla domanda: "avete saputo che vostro fratello vi vedeva in quel momento?" risponder che, per quanto ricordo non ho avuto coscienza che mio fratello mi vedesse. Credo che tutti i miei pensieri e tutta la mia attenzione fossero accaparrati da ci che facevo allorquando alzandomi dal banco cercavo di abbassare la vela, proprio nell'attimo in cui mio fratello mi vide apparire. Conoscendo le abitudini di mio fratello (il quale  eccezionalmente forte e sano), penso che in quel momento egli doveva essere addormentato, poich, col suo robusto temperamene egli pu, durante il giorno, addormentarsi quasi istantaneamente se ne ha voglia, e spesso fa un sonno il dopopranzo.
Durante il suo soggiorno a Wallingford egli era studente nella scuola scientifica di Yale (Sheffield).
C. B. MARKS.
Tutte queste relazioni provano con certezza che l'essere umano  dotato di facolt, ancora sconosciute, che gli permettono di vedere ci che accade in lontananza.
Ecco un esempio, assai pi notevole, nel quale la persona che ha avuto la parte principale, ha non soltanto veduto ma sembra essersi come sdoppiata in modo da essere stata vista essa stessa non soltanto da suo marito ma anche da un altro testimonio.
XXXVIII. Il 3 ottobre 1863 lasciai Liverpool per andare a New-York col vapore City of Limmerich, della linea Inman, capitano Jones. La sera del secondo giorno, poco dopo aver lasciato Kinsale Head, cominci una gran burrasca che dur nove giorni. Durante questo periodo di tempo non vedemmo n il sole, n le stelle, n altre navi. Le soprastrutture furono portate via ed una delle ncore venne strappata dai suoi attacchi e fece molto danno prima di poter essere riattaccata. Molte vele forti, bench strettamente legate, furono portate via e rotte. Durante la notte che segu l'ottavo giorno della burrasca, per la prima volta potei godere di un poco di sonno e verso alla mattina sognai mia moglie che avevo lasciata agli Stati Uniti. Venne alla porta della mia camera in camicia da notte e, sulla soglia, come se scoprisse che non ero solo, esit alquanto, ma poi venne a me, si ferm, mi baci e, dopo avermi accarezzato un poco, si ritir.
Svegliandomi, fui sorpreso vedendo il mio compagno, il cui letto era sotto al mio, ma non interamente, che, appoggiato sul gomito, mi guardava fisso. "Siete ben fortunato, mi disse finalmente, di avere una signora che vi viene a trovare...". Lo pregai di spiegarmi ci che intendeva dire e, dopo aver esitato alquanto, mi narr ci che, perfettamente sveglio e seduto sul letto, aveva veduto, e che corrispondeva pienamente al mio sogno.
Il nome di questo compagno era William J. Tait; non aveva l'abitudine di scherzare sovente ed era anzi un uomo serio, assai religioso ed alla cui testimonianza si pu prestar fede.
L'indomani dello sbarco presi il treno per Watertown dove abitavano mia moglie e i bambini. Appena fummo soli, mi domand: Hai avuto la mia visita una settimana fa, marted? - Una tua visita? dissi; ma se eravamo a pi di mille miglia in alto mare! - Lo so, rispose, ma mi  parso di averti fatto una visita. - Ma come? - Mia moglie mi raccont allora che, vedendo la tempesta e sapendo la perdita dell'Africa che aveva naufragato al capo Race, dopo esser partita per Boston il medesimo giorno in cui avevamo lasciato Liverpool per New-York, era stata in grande apprensione per la mia sorte. Quella stessa notte in cui, come ho detto, la burrasca aveva cominciato a diminuire, era stata lungamente sveglia pensando a me; e la mattina verso le 4 le era parso di venirmi a trovare. Attraversando il vasto mare in tempesta incontr finalmente una nave bassa e nera, vi sal, e scendendo sotto il ponte, travers le cabine fino alla mia. - Dimmi, aggiunse, le cabine sono tutte cos, col letto di sopra pi indietro di quello di sotto? In questo c'era un uomo che mi guardava fisso e, per un istante, ebbi paura d'entrare, ma finalmente mi feci avanti, mi piegai, ti baciai, ti strinsi fra le mie braccia e poi me ne andai.
La descrizione fatta da mia moglie era esatta in tutti i particolari bench ella non avesse mai veduto la nave. Trovo nel giornale di mia sorella che eravamo partiti il 4 ottobre, arrivati a New-York il 22 e a casa il 23.
S. R. WILMOT
fabbr. a Bridgeport.
Il New-York Herald indica che la City of Limmerich lasci Liverpool il 3 ottobre 1863, Queestown il 5, arriv la mattina presto del 22 ottobre 1863 e segnala la burrasca ed anche la situazione critica della nave e il naufragio dell'Africa. Un'inchiesta ha confermato in molti modi questo strano racconto. La sorella di M.r Wilmot, che viaggiava sulla stessa nave, scrive: quanto al curioso fenomeno provato da mio fratello durante il nostro viaggio sul Limmerich, mi ricordo che M. Tait, il quale quella mattina mi conduceva a colazione a cagione del terribile ciclone che imperversava, mi chiese se la notte ero venuta a trovare mio fratello, suo compagno di camera. - No, risposi, perch? - Perch ho veduto una donna vestita di bianco che  venuta a trovare vostro fratello.
La signora Wilmot, alla sua volta, scriveva: Bridgeport, 27 febbraio 1890. Per rispondere alla domanda: avete osservato qualche particolare sull'uomo da voi veduto sul letto superiore? - non posso, dopo tanto tempo, dire con certezza se abbia osservato alcun particolare, ma rammento chiaramente di essermi sentita molto imbarazzata dalla sua presenza vedendolo che ci guardava dall'alto.
Credo di aver raccontato il mio sogno a mia madre l'indomani e so di avere per tutto il giorno avuto il sentimento vivissimo di essere stata a trovare mio marito. L'impressione era tanto forte che mi sentivo felice e riconfortata con mia gran maraviglia in modo insolito.
M.me S. R. WILMOT(48).
Questo caso molto caratteristico  degno di essere specialmente notato.  un poco vecchio: la narrazione ne fu probabilmente scritta pi di vent'anni dopo, ed uno dei testimoni essendo morto, non pu riferire direttamente. Non si pu asserire che dopo tanto tempo la memoria dei testimoni per quanto ancora buona, sia esatta e da potersene fidare in ogni particolare. Non si pu tuttavia negare, colle predette riserve, essere incontestabile una notevole corrispondenza fra le impressioni di tre persone. M.me Wilmot ha in sogno, o in veglia che sia, una visione di suo marito nella quale percepisce chiaramente una parte di ci che lo circonda; il signor Wilmot sogna ci che sua moglie pensa, e inoltre la vede e la sente; e il signor Tait, sveglio, vede coi suoi occhi il sogno di Wilmot. Ecco tre fatti inesplicabili che  mestieri ammettere. Quanto ai doppi alle manifestazioni del corpo fluidico od astrale, ecco un argomento sul quale torneremo pi avanti.
Il signor Marcello Smizis (Srizolles) riferisce le curiose osservazioni seguenti fatte da lui medesimo(49).
XXXIX Nel novembre del 1881 ebbi un sogno lucidissimo, durante il quale leggevo un volume di versi. Provavo le medesime sensazioni di una vera lettura non solo intendendo ci che leggevo e godendone, ma osservando pure la grossa grana della carta un po' gialla e la stampa nerissima un poco grassa, mentre le mie dita voltavano i densi fogli e la mia sinistra reggeva il volume assai pesante.
Ad un tratto, alla fine di una pagina, mi svegliai e macchinalmente, ancora mezzo addormentato, accesi la candela, presi il lapis e la carta che sono abitualmente sulla tavola presso al libro che leggo la sera (era, quel giorno, un'opera di storia militare) e scrissi le due ultime strofe che avevo lette, sognando, in quel libro. Mi fu impossibile, malgrado violentissimi e dolorosi sforzi di memoria, ricordarmi un solo verso oltre a quei dodici che parevano trattare una questione metafisica e il cui senso rimane incompleto essendo il periodo sospeso. Eccoli come gli annotai allora:
Quando vivevo una vita anteriore - Quando conducevo una migliore esistenza - Di cui non ho pi ricordo - Quando sapevo gli effetti e le cause - Prima della mia lenta caduta e delle mie metamorfosi - Verso un pi triste divenire - Quando vivevo le alte esistenze - Di cui, uomini, non abbiamo che ricordi - Rapidi come lampi - Dove forse andavo, libero, attraverso lo spazio - Come un astro che lascia vedere un istante la traccia - Nel fosco turchino degli eteri . . . . .
Questi versi non possono essere una reminiscenza di letture e li ho cercati invano in tutte le raccolte pubblicate: era proprio un volume inedito e rimasto sconosciuto quello che leggevo nel sogno.
Ecco ora uno o due casi di presentimenti o di divinazione mediante il sogno.
Verso il 1880, essendo mio Padre magistrato a Montauban, v'era al tribunale un avvocato di nome Laporte. Lo vedo ancora, sottile, biondo, cogli occhi freddi e un non so cosa di enigmatico.  da notarsi che allora ero molto giovane, che la gente di legge m'interessava poco e che non mantenevo con loro che quelle relazioni di stretta cortesia che un figlio di magistrato deve avere con tutti i membri del tribunale.
Nel 1883 mio padre mor e poco dopo l'avvocato Laporte fu nominato giudice a Nontron (Dordogna). Non vi badai ed avevo completamente perduto la memoria di quel magistrato, allorch due o tre anni pi tardi, una notte in sogno, vidi mio padre che passeggiava in un luogo strano, una specie di terreno tremante che pareva ondeggiare sopra delle nubi. Mio padre nell'aspetto, nelle vesti, nel camminare, nel sorridere, era come prima della sua morte. Ad un tratto vidi una forma uscire dalle nubi del fondo e andare a lui. Questa forma prese poco a poco l'aspetto reale del signor Laporte, e quando le due ombre si trovarono accanto intesi chiaramente queste parole di mio padre: to! sei qui, Laporte? Tocca dunque a te? - al che Laporte rispose semplicemente: ma s, sono proprio io, - e si strinsero la mano. Ora, quel giorno pi tardi, trovai nella mia posta una partecipazione; M. Laporte era morto assai giovane il giorno stesso in cui avevo fatto quel sogno.
Ecco un altro caso somigliante, ma meno tragico. Di questo ho conservato la data: 18 dicembre 1894. Vidi in sogno, mentre stavo sfogliando degli incarti, un notaio che abitava una piccola citt a circa venti chilometri da me. Quel notaio aveva in consegna capitali miei e una volta o due l'anno, non regolarmente, veniva a portarmi gli interessi scaduti. Ripeto che le sue visite non avevano data fissa e non lo frequentavo abitualmente. Era un uomo molto rispettabile, consigliere generale, sindaco decorato, correttamente vestito, quasi elegante. Quella notte lo vidi vestito di un lungo soprabito turchino e col capo coperto da un berretto di seta nera. Ora l'indomani, 20 dicembre, in mattinata egli si present nel mio studio consegnandomi una somma arretrata ed inattesa.
Ebbene, gli dissi, dove avete messo il vostro soprabito turchino e il vostro berretto di seta nera?
Mi guard con gran sorpresa e mi chiese come conoscessi cos bene il suo vestiario da casa. Gli raccontai il mio sogno ed egli mi confess, non senza maraviglia, che il 18 dicembre aveva infatti vegliato assai tardi, vestito in quel modo.
Di questi tre sogni, l'ultimo mostra una vista a distanza di un fatto attuale. Il secondo  una specie di manifestazione telepatica di morente ma non proveniente da lui, estraneo al percipiente;  forse ancora vista a distanza, ma di un ordine assai trascendentale. Il primo sembra indicare un componimento, una vera invenzione dello spirito dell'autore, analogo ai prodotti di cerebrazione incosciente sopra citati (Maury, Condillac, Voltaire, Tartini: Abercrombie, pp. 397-403).
A proposito dei sogni, da molto tempo  noto il seguente fatto storico:
XLII. Una notte la principessa di Conti vide in sogno che un appartamento del suo palazzo stava per crollare, minacciando di seppellire i suoi bambini che in esso dormivano. Quell'immagine le agit il cuore ed il sangue, e, spaventata, si svegli di botto chiamando le sue donne che dormivano nella guardaroba. Accorsero queste ed ella raccont loro la visione e volle che le fossero condotti i bambini, insistendo imperiosamente in tale ordine malgrado le osservazioni delle donne che le citavano il proverbio: i sogni mentono. Essendo dopo poco le donne, che avevano finto di ubbidire, tornate dicendo che i principini dormivano tranquillamente e che sarebbe un peccato svegliarli, la principessa domand la sua veste da camera, talch si dovette andare a cercare i fanciulli e appena essi furono presso alla madre, la camera in cui avevano dormito croll a terra(50).
La vista a distanza ottenuta in sogno indipendentemente dagli occhi, rassomiglia per stretta analogia a ci che mille volte  stato accettato dai magnetizzatori sui loro soggetti veggenti.
Ecco un esempio, incontestabilmente autentico, osservato da parecchi medici a proposito dell'asportazione del seno operata senza dolore durante il sonno magnetico, riferito da Brire de Boismont.
XLIII. La signora Plantin, di circa 64 anni, egli scrive, aveva consultato nel giugno del 1828 una sonnambula che il dott. Chapelain le aveva procurata. Questa l'aveva avvisata che sotto al seno destro le si stava formando una glandola che minacciava di divenire cancrenosa.
L'ammalata pass l'estate in campagna, seguendo poco esattamente il regime prescrittole. Alla fine di settembre torn dal dott. Chapelain e gli confess che la glandola era molto cresciuta. Questi cominci a magnetizzarla il 23 ottobre seguente e il sonno si manifest pochi giorni dopo, ma il sonnambulismo lucido fu sempre in lei molto imperfetto. Le cure prestatele ritardarono il progresso del male senza guarirla. Finalmente il seno si ulcer e il dottore ripose ogni speranza unicamente nell'amputazione. Il signor Giulio Cloquet, chirurgo distintissimo, fu dello stesso parere. Non rimaneva che a decidere l'ammalata, e il dott. Chapelain vi riusc mediante l'influenza magnetica che esercitava su di lei. Lavor con tutta la potenza della sua volont a produrre l'insensibilit dell'organo e, quando credette di averla ottenuta, strinse fortemente colle unghie la punta del seno, che doveva essere asportata, senza produrre dolore. L'ammalata ignorava il giorno destinato all'operazione che fu il 12 aprile 1829. Il dottor Chapelain la fece entrare nello stato magnetico, e magnetizz fortemente la parte sulla quale si doveva agire.
Ecco la relazione che fu fatta su questo argomento all'accademia di medicina(51):
Il giorno stabilito per l'operazione il signor Cloquet, arrivando alle 10 e mezza, trov l'ammalata vestita e seduta sulla poltrona nell'attitudine di una persona che fosse tranquillamente immersa nel sonno naturale. Era tornata da un'ora circa dalla messa e il signor Chapelain l'aveva immersa nel sonno magnetico dopo il suo ritorno. L'ammalata parl con molta calma dell'operazione che stava per subire. Tutto essendo pronto, si spogli da s e sedette sopra una sedia. Il signor Pailloux, alunno interno dell'ospedale S. Louis, fu incaricato di presentare i ferri e di fare le legature. Una prima incisione partendo dal vano dell'ascella fu diretta sopra al tumore sino alla faccia interna della mammella. La seconda cominciata al medesimo punto, gir inferiormente al tumore fino all'incontro della prima. I gangli furono disseccati con precauzione a cagione della loro vicinanza coll'arteria assillare, e il tumore venne estirpato. L'operazione dur dieci o dodici minuti. Durante tutto quel tempo l'ammalata continu ad intrattenersi tranquillamente coll'operatore senza dare il minimo segno di sensibilit, senza che si manifestasse alcun movimento nelle membra o nei tratti, alcun cambiamento nella respirazione o nella voce, alcuna emozione, nemmeno nei polsi. L'ammalata non cess mai di dimostrare quello stato d'abbandono e d'impassibilit automatica che offriva all'arrivo del signor Cloquet.
Mentre il chirurgo lavava la pelle intorno alla piaga con una spugna imbevuta d'acqua, l'ammalata manifest sensazioni simili a quelle prodotte dal solletico, e ripet pi volte ridendo: "smettete di farmi il solletico".
Questa signora aveva una figlia maritata al signor Lagande, che disgraziatamente abitava in provincia, e non pot andare a Parigi che alcuni giorni dopo l'operazione. La signora Lagande entrava in sonnambulismo ed era dotata di gran lucidit.
XLIV. Il signor Cloquet preg il dottor Chapelain di mettere la signora Lagande in istato magnetico e le fece parecchie domande intorno a sua madre. Essa gli rispose cos: - Mia madre  molto indebolita da qualche giorno, non vive pi che in forza del magnetismo, le manca la vita. - Credete che possa essere mantenuta in vita? - No, si spegner domattina presto senza agonia e senza soffrire. - Quali sono dunque le parti ammalate? - Il polmone destro  impiccolito, ritirato sopra s stesso e circondato di una membrana simile alla colla e nuota in mezzo a molt'acqua; ma  specialmente l, disse la sonnambula mostrando l'angolo inferiore della spalla, che mia madre soffre. Il polmone destro non respira pi,  morto; il polmone sinistro  sano ed  grazie a lui che mia madre vive. Vi  un poco d'acqua nel pericardio. - Come sono gli organi del basso ventre? - Lo stomaco e gli intestini sono sani, il fegato bianco e scolorito alla superficie.
Il signor Chapelain magnetizz pi volte l'ammalata nella giornata di luned e riusc a stento a farle prender sonno. Quando torn il marted, alle sette antimeridiane, essa era spirata. I due dottori, desiderando verificare le asserzioni della sonnambula sullo stato interno del corpo, ottennero dalla famiglia di poterne fare l'autopsia. Il Moreau, segretario della sezione di chirurgia dell'accademia, e il dott. Dronsart furono pregati di assistervi in qualit di testimoni. L'autopsia fu fatta all'indomani e in loro presenza dal signor Cloquet e dal suo aiuto signor Pailloux, assistiti dal dott. Chapelain. Questi addorment la signora Lagande un poco prima dell'ora fissata per l'autopsia. Ometto qui una scena straziante di tenerezza e piet filiale, durante la quale la sonnambula bagn di lacrime il volto inanimato della madre.
Il dott. Chapelain si affrett a calmarla. I medici, desiderando udire dalla sua stessa bocca ci che essa aveva dichiarato di vedere nel corpo della signora Plantin, la sonnambula ripet chiaramente e senza esitare ci che aveva gi detto ai signori Cloquet e Chapelain. Quest'ultimo la condusse allora nella stanza attigua a quella in cui si procedeva all'autopsia e la cui porta fu accuratamente chiusa. La signora Lagande era sempre in istato di sonnambulismo e, bench separata dagli operatori, essa seguiva il bisturi, come se lo vedesse, e disse a chi le stava accanto: "ma come mai fanno il taglio in mezzo al petto, mentre il versamento  a destra?".
Le indicazioni date dalla sonnambula furono riscontrate esattissime, e il processo verbale dell'autopsia redatto dal dottore Dronsart.
I testimoni di questo fatto, aggiungeva B. de Boismont, sono tutti vivi e occupano un posto onorevole nel mondo medicale. Si  potuto interpretare in diversi modi il loro comunicato, ma non  mai nato il pi leggiero dubbio sulla loro veridicit.
Ecco dunque un caso incontestabile di vista magnetica senza intervento dell'occhio, ed  anche pi notevole di quell'asportazione del seno senza dolore che abbiamo citato, perch  la prima operazione magnetica chirurgica che sia stata fatta.
Poich la vista a distanza e la divinazione sono cose possibili, non disprezziamo nulla e prendiamo nota di ci che  utile senza nulla negare.
Senza moltiplicare indefinitamente tali esempi, notiamo semplicemente che il farlo sarebbe assai facile e che la vista, indipendente dagli occhi, nello stato di sonnambulismo  un fatto assai frequente che noi dobbiamo ammettere malgrado le molte frodi ancor pi frequenti. La vista a distanza in sogno ed in istato di sonnambulismo non pu - omai - pi esser negata.
 I SOGNI PREMONITORI E LA DIVINAZIONE DEL FUTURO.
Quum est somnos evocatus animus a societate corporis, tum meminit praeteritorum, praesentia cernit, futura praevidet.
CICERONE
I sogni pi singolari e difficili a spiegare sono forse appunto quelli che ci mostrano un fatto, una situazione, uno stato di cose non ancora verificatisi e che si realizzano dopo qualche tempo, in un avvenire pi o meno remoto. Qui non si tratta solamente di vedere senza gli occhi, ma di vedere ci che ancor non esiste.
Enunciare cos la questione pare gi assurdo e contradittorio, e quindi inaccettabile. Accettarlo porta con s molte conseguenze, perch implica che l'avvenire pu esser predeterminato da un intrecciarsi di cause e di effetti successivi, e che il libero arbitrio  quasi un'illusione.
Prima di venire all'analisi filosofica di un problema che ha relazione con le migliori difficolt della conoscenza delle cose, osserviamo se vi siano dei sogni degni di fede che abbiano realmente mostrato in qualche modo l'avvenire;  una prima costatazione necessaria e senza la quale sarebbe cosa inutile addentrarsi in immaginarie digressioni.
Ebbene, devo subito confessarlo, i sogni che mostrano e con precisione un avvenimento che deve ancora succedere, sono certi e devono essere accettati come fatti reali. Non sono fiabe e nemmeno qui la coincidenza fortuita, il caso, spiega il realizzarsi del sogno.
Nel capitolo precedente abbiamo veduto dei sogni che mostrano cose che accadono lontano, nello stesso tempo di essi. Fatti analoghi si osservano in taluni casi d'ipnotismo, di magnetismo, di sonnambulismo e di esperienze spiritiche. Era questa come una specie di prefazione, di preparazione naturale a ci che ora dovremo esaminare.
Citer prima di tutto due sogni, dei quali posso affermare l'assoluta autenticit, provati da mia madre in due circostanze ben diverse e che ella mi ha di nuovo confermati, forse per la ventesima volta. Il primo data da un'epoca nella quale ella non era ancora venuta a Parigi. I miei abitavano la borgata di Montigny-le-Roi (Alta Marna); io cominciai gli studi a Langres ed essi avevano risoluto di lasciar la provincia per la capitale, principalmente nel desiderio di preparare ai loro figli un avvenire pi sicuro e una posizione pi elevata. Un quindici giorni prima della partenza, mia madre sogn di esser gi a Parigi, di percorrere delle grandi vie e di giungere avanti ad un canale sul quale era gettato un ponte scalato. Ora, qualche tempo dopo l'arrivo a Parigi, ella and a visitare una sua parente in via Fontaine-au-Roi, nel sobborgo del Tempio, e fu molto sorpresa, giungendo al canale, di riconoscere il ponte, la riva, l'aspetto del quartiere, del quale non poteva aver conoscenza n per stampe n altrimenti.
 un sogno che non si pu spiegare. Bisogna ammettere che lo spirito possa vedere a distanza, e durante la notte, particolari che di giorno si riscontreranno conformi all'imagine lasciata nel cervello.  certo difficile: preferirei supporre che persone venute a Parigi abbiano raccontato a mia madre l'esistenza di tal sorta di ponti e che ella abbia dimenticato quel racconto, ricomparso poi nel sogno. Ma ella mi ha affermato in modo reciso che mai alcuno le aveva parlato n del canale di Parigi n di quei ponti aerei.
Ed ecco un secondo sogno:
Una volta, d'estate, una mia sorella era andata, col marito ed i figli, a stabilirsi nella piccola citt di Nogent (Alta Marna), mio padre li aveva accompagnati, mia madre era rimasta a Parigi. Tutti i bambini stavano bene e non v'era a loro riguardo inquietudine alcuna. Ebbene, mia madre, sogna di ricevere dal marito una lettera nella quale legge questa frase: "Sono messaggero d'una triste notizia; il piccolo Enrico  morto test quasi senza malattia, dopo aver avuto le convulsioni". - "Non  che un sogno", disse mia madre svegliandosi, "e chi dice sogno dice menzogna". Otto giorni dopo una lettera di mio padre recava precisamente la stessa frase. Mia sorella, desolata, aveva perduto l'ultimogenito, morto per convulsioni infantili.
Nel primo dei due sogni si potrebbe, in ultima analisi, invocare, come dicevo, un ricordo dimenticato, latente nel cervello.  cosa di grande improbabilit, perch mia madre  sicura di non aver mai sentito parlare di tali ponti. Ma quale spiegazione dare per il secondo?
Il mio compianto amico, il dottor Macario, autore di un'opera stimata sul Sonno, sogni e sonnambulismo, della quale gi ho parlato, riferisce il caso seguente accaduto nella sua famiglia:
La signora Macario, egli scrive, part il 6 luglio 1854 per Bourbon-l'Archambault, per la cura delle acque a causa di un'affezione reumatica. Uno dei suoi cugini, il signor O..., che abita a Moulins e che spesso sogna di ci che gli deve accadere un poco straordinario, la notte precedente al viaggio di mia moglie fece questo sogno: egli la vide, accompagnata da una bambina, montar in treno per recarsi alle acque di Bourbon. Svegliatosi, preg la sua signora di prepararsi a ricevere due cugine che ella ancora non conosceva. "Arrivano oggi stesso a Moulins, aggiunse, e questa sera partiranno per Bourbon, e spero non mancheranno di venirci a vedere".
Infatti mia moglie e mia figlia non tardarono a giungere a Moulins, ma, siccome il tempo era orribile (pioveva a catinelle), si fermarono presso un amico che abitava vicino alla stazione e non si recarono a visitare, perch ne manc loro il tempo, il cugino che abita in un quartiere molto lontano della citt. Ma questi non si perse d'animo: Verranno domani, pens. Ma anche questa volta egli fu deluso nella sua attesa. Persuaso, tuttavia (l'abbiamo gi osservato, il signor O..., d'ordinario, sogna cose che si avverano), and all'ufficio della diligenza di servizio da Moulins a Bourbon per informarsi se una signora con la figlia, della quale egli di i connotati, fosse partita il giorno prima per Bourbon. Gli fu risposto di s: domand allora se ella fosse scesa a Moulins e venne a sapere che tutti i particolari del sogno erano perfettamente esatti.
Prima di chiudere, mi sia permesso osservare che il signor O... non sapeva affatto nulla n della malattia n del viaggio di mia moglie che egli da parecchi anni non aveva veduta(52).
Il dottore cita ancora, a questo proposito, il seguente fatto:
Il gioved 7 novembre 1850 mentre i minatori della carbonaia di Belfast si recavano al lavoro, la moglie di uno di essi raccomand a questo di esaminare accuratamente la corda della gabbia che serve per discendere in fondo al pozzo.
"Ho sognato", disse, "che l'hanno tagliata questa notte".
Il minatore, senza dare nessuna importanza a questo consiglio, lo comunic per ai suoi compagni.
Venne svolta tutta la fune, e con grande sorpresa di tutti la si trov segata in parecchi punti. Pochi minuti pi tardi i minatori sarebbero entrati nella gabbia dalla quale sarebbero immancabilmente precipitati nell'abisso. Secondo il Newcastle Journal, essi debbono dunque la loro salvezza a quel sogno.
Al tempo della mia entrata nel giornalismo a Parigi avevo per collega nel Sicle un piacevole scrittore d'amabilissimo carattere che chiamavasi Emilio de la Bdollire. Egli ha dovuto il suo matrimonio a un sogno premonitore.
In una piccola citt del centro della Francia, La Charit-sur-Loire, dipartimento del Nivre, v'era una giovinetta fiorente di grazia e di bellezza. Come la Fornarina di Raffaello, essa era figlia d'un fornaio. Molti pretendenti aspiravano alla sua mano, e uno di loro possedeva una grossa fortuna. I parenti lo preferivano. Ma la signorina Angela Robin, non amandolo, lo rifiutava.
Un giorno, spinta alla decisione dalle istanze della sua famiglia, and in chiesa e preg la santa Vergine di venirle in aiuto. La notte seguente ella vide in sogno un giovane in costume di viaggiatore, con un gran cappello di paglia e le lenti sul naso. Al suo svegliarsi la giovanetta dichiar ai suoi parenti ch'essa rifiutava assolutamente il pretendente, e ch'essa avrebbe atteso. Cosa che mise loro in testa mille congetture.
L'estate seguente il giovane Emilio de la Bdollire  condotto da uno de' suoi amici, Eugenio Lafaure, studente in diritto, a far un viaggio nel centro della Francia. Essi passano da la Charit e vanno a un ballo di beneficenza. Al loro arrivo il cuore della giovinetta batte tumultuosamente nel suo petto, le sue gote si coloriscono d'un rosso incarnato; il viaggiatore l'osserva, l'ammira, l'ama, e, qualche mese dopo, essi erano sposati. Era questa la prima volta in vita sua ch'egli passava da quella citt.
Questa curiosa storia di matrimonio non  unica nel suo genere. Potrei citarne parecchie analoghe, e credo anche di non essere indiscreto aggiungendo che uno dei nostri pi celebri astronomi contemporanei, M. Janssen,  stato visto in sogno da M.me Janssen molto tempo prima della loro scambievole presentazione.
Alfredo Maury cita un caso analogo, ma spiegandolo con la sua teoria delle immagini della memoria, che non s'applica certamente n al matrimonio del la Bdollire, n, senza dubbio, a questo. M. P.(53), scrive egli, antico bibliotecario al Corpo legislativo, m'ha assicurato d'aver visto in sogno la donna ch'egli spos in seguito, e pur tanto essa gli era sconosciuta, o almeno egli lo crede: non l'aveva mai vista realmente: vi  qui verosimilmente un fatto di ricordo non cosciente.
Il torto dei teoretici  di voler tutto spiegare, tutto classificare. Verosimilmente, alla luce delle nostre nuove investigazioni psichiche, Alfredo Maury qui s'inganna.
M. A. Goupil, ingegnere civile a Cognac, ci ha comunicato il fatto seguente:
A Tunisi, tra la Posta e il Caff di Francia, c' un parrucchiere francese di cui ho dimenticato il nome. Un mattino della estate 1891 io facevo una partita al bigliardo con lui; terminata la partita io gliene proposi una seconda. - No - mi diss'egli - attendo il medico e desidero sapere quello che ha detto. - Che avete qualcuno ammalato? - No, ma ho il mio piccolo nipote di.... (11 anni io credo) che ieri sera ha avuto un'allucinazione; s' alzato a un tratto gridando: "Ecco una donna che vuol prendere la mia piccola cugina (la mia figliolina di pochi mesi), io non voglio che la porti via". Questo ha durato un bel po', e non  stato possibile fargli capire che aveva sognato.
- Ha gi avuto delle allucinazioni? - No. - Sta bene? - S, benissimo.
Io gli feci quest'ultima domanda perch mi passava per la testa che questa visione voleva dire che la piccina sarebbe morta tra poco. Non dissi niente del mio pensiero al mio interlocutore, che mi lasci. Il giorno dopo gli chiesi notizie. Tutta la sua famiglia stava bene. Due giorni dopo la stessa domanda e la stessa risposta; il terzo giorno la stessa domanda e ancora la stessa risposta. Egli aveva l'aria di stupirsi dell'interesse che io sembravo prendere per i suoi bambini che non conoscevo. Tre giorni passarono senza ch'io lo vedessi. Avendolo incontrato il giorno seguente nella via, io gli domandai se i ragazzi stavano sempre bene. - Sapete - mi disse - che abbiamo perduta la piccina? C' stata rapita in un istante. (Credo che m'abbia detto di crup). - No - risposi io - non lo sapevo, ma me l'aspettavo. - E come? - S,  stata la donna che l'ha rapita. - Quale donna? - Ma quella che ha visto il vostro nipote, essa rappresentava la morte, la malattia, o tutto quello che voi vorrete: quella doveva essere un'allucinazione profetica.
Io lasciai l il mio uomo molto maravigliato, che potr affermare questa narrazione almeno nelle sue linee principali, poich rimase sorpreso delle mie riflessioni e deve ricordarsene.
Invocheremo anche qui il caso? No. Vi  qualche cosa di sconosciuto per noi, ma di reale.
Un antico magistrato, ora deputato, M. Drard, ha pubblicato il seguente racconto nella Revue des Revues del 15 settembre 1895:
A quell'epoca, qualche decina d'anni fa, ero magistrato, avevo finito allora la lunga e laboriosa istruzione d'un delitto spaventevole, che aveva portato il terrore all'intorno; giorno e notte, da pi settimane, non avevo visto nella veglia e nel sonno altro che cadaveri, sangue e assassini.
Ero venuto con lo spirito ancora sotto l'impressione di tali ricordi sanguinosi, a riposarmi in una piccola citt d'acque balneari, che dorme tranquilla, triste, taciturna, senza chiassoso casino, senza carrozze assordanti, al fondo delle nostre montagne boscose.
Ogni giorno io m'internavo a traverso le foreste di querci, o di faggi, o anche per i grandi boschi di abeti. In queste corse vagabonde mi accade una volta di smarrirmi completamente, avendo perduto di vista le cime elevate, che mi permettevano abitualmente di ritrovare la direzione del mio albergo.
Al calar della notte io sbucai dalla foresta in una strada solitaria che tagliava la stretta gola di due alte montagne: la discesa era ripida e nella gola a fianco della via non v'era posto che per un piccolo ruscello che cadeva dalle rocce verso il piano in mille cascate. Dalle due parti la foresta scura, silenziosa all'infinito.
Sulla strada un pilastro indicava che la citt era a dieci chilometri: sarebbe stata la mia via; ma sfinito per sei ore di cammino, tormentato dalla fame, aspiravo a un riposo e a un desinare immediato.
A qualche passo di distanza, una misera osteria isolata, sosta di carrettieri, mostrava la sua insegna tinta: Al ritrovo degli amici. Entrai. L'unica sala era affumicata, bassa e oscura: l'oste dalle forme erculee, il viso cattivo, la tinta gialla; sua moglie, piccola, nera, lo sguardo losco e sornione, m'indisposero al mio arrivo.
Domandai da mangiare e, se fosse possibile, da dormire. Dopo un magro, anzi magrissimo desinare, preso di mira dall'occhio sospettoso e stranamente inquisitore dell'oste, all'ombra d'una miserabile lucerna, che rischiarava malissimo ma in compenso spandeva un fumo ed un odore nauseabondo, seguii l'ostessa, che mi condusse attraverso un lungo corridoio ed una dura scala, in una camera appartata posta sopra la scuderia. L'oste, sua moglie ed io eravamo certamente soli in questa casaccia persa nella foresta, lontana da ogni villaggio.
Io posseggo una prudenza spinta fino al timore, derivata dalla mia professione che, senza tregua, mi fa pensare ai delitti passati e agli assassinii possibili. Visitai minuziosamente la mia camera, dopo aver chiusa la porta a chiave: un letto, o piuttosto una cuccia, due sedie sgangherate; nel fondo, quasi dissimulata, una porta munita d'una serratura senza chiave. Aprii questa porta: essa dava sopra una specie di scala sospesa nel vuoto. Richiusi la porta e vi posi davanti, per ritenerla se si tentasse di aprirla dal di fuori, una tavola in legno bianco che sosteneva una catinella inclinata, che serviva da toletta; vi posi accanto una delle due sedie. In questo modo, non si poteva aprir la porta senza far chiasso. E andai a letto.
Dopo una simile giornata, m'addormentai profondamente. A un tratto mi svegliai in sussulto: mi sembrava che aprissero la porta, e che nell'aprirla spingessero la tavola: credei perfino di veder la luce d'una lampada, d'una lanterna o d'un lumino, per il buco restato vuoto della serratura. Spaventato, mi rizzai in un mezzo risveglio e gridai: Chi  l?! - Nulla: il silenzio, l'oscurit completa.
Dovevo aver sognato, esser stato il gioco d'una strana illusione.
Rimasi lunghe ore senza dormire, come sotto il peso d'un vago terrore. Poi la stanchezza vinse la paura, e m'addormentai d'un sonno pesante e penoso interrotto da incubi.
Credevo vedere, vedevo, nel mio sonno, la camera dov'ero: nel letto io o un altro, non so bene; la porta nascosta s'apriva, l'oste entrava con un lungo coltello in mano; dietro, sulla soglia della porta, sua moglie in piedi, sudicia, in gonnellino, velando colle sue dita nere la luce d'una lanterna: l'oste a passo di lupo s'avvicina al letto e spinge il suo coltello nel cuore del dormiente. Poi il marito portando il cadavere per i piedi, la moglie portandolo per la testa, tutti e due discendono la stretta scala: ed ecco un curioso particolare: il marito portava tra i denti il piccolo anello che reggeva la lanterna, e i due assassini discendevano la scala oscura a la luce incerta della lanterna.
Mi risvegliai in sussulto, la fronte inondata d'un sudore freddo, terrorizzato. Dalle imposte socchiuse i raggi del sole d'agosto inondavano la camera: era, senza dubbio, la luce della lanterna; vidi l'ostessa sola, silenziosa, sorniona, e scappai contento come da un inferno, da questa osteria minacciosa, per respirare sulla grande via polverosa l'aria pura degli abeti, sotto il sole splendente, tra i gridi degli uccelli in festa.
Non pensai pi al mio sogno. Tre anni dopo lessi in un giornale un avviso presso a poco scritto in questi termini: "I bagnanti e la popolazione di X.... sono agitati per la scomparsa improvvisa e incomprensibile del signor Vittorio Arnaud, avvocato, che da otto giorni, dopo essersi allontanato per una gita di poche ore nelle montagne, non  tornato al suo albergo. Tutti si perdono in supposizioni intorno a questa incredibile scomparsa".
Per qual ragione una strana associazione d'idee ricondusse il mio spirito verso il mio sogno all'osteria? Io non so, ma questa associazione d'idee si fiss pi fortemente ancora quando, tre giorni dopo, lo stesso giornale mi port le parole seguenti: "Sono state ritrovate in parte le tracce del signor Vittorio Arnaud. La sera del 24 agosto fu visto da un carrettiere in una osteria isolata: Al ritrovo degli amici, ove si disponeva a passare la notte: l'oste, la cui riputazione  delle pi sospette e che fino allora aveva serbato il silenzio intorno al suo viaggiatore,  stato interrogato. Egli pretende che questi l'ha lasciato la sera stessa e che non ha affatto dormito in casa sua. Nonostante tali affermazioni, strane versioni incominciano a circolare nel paese. Si parla di un altro viaggiatore d'origine inglese scomparso sei anni fa. D'altra parte una piccola pecoraia afferma d'aver visto la moglie dell'oste gettare in un burrone nascosto ne' boschi dei panni insanguinati. Vi  qui un mistero che sar utile rischiarare".
Non potei pi ritenermi, e spinto da una forza invincibile che mi diceva che il mio sogno era divenuto terribile realt, mi recai nella citt.
Il magistrato colpito del fatto dall'opinione pubblica, cercava senza dati precisi. Arrivai nel gabinetto del mio collega, il giudice istruttore, il giorno stesso in cui ascoltava la deposizione della mia antica ostessa. Gli domandai il permesso di restare nel suo gabinetto durante la deposizione.
Nell'entrare la donna non mi riconobbe, n fece alcuna attenzione alla mia presenza.
Ella raccont che, effettivamente, un viaggiatore, i cui contrassegni somigliavano a quelli del signor Vittorio Arnaud, era venuto la sera del 24 agosto nella sua osteria, ma che egli non vi aveva passata la notte. "Del resto - essa aveva aggiunto - non ci sono che due camere all'osteria e, quella notte, tutte e due erano occupate da due carrettieri, gi ascoltati dall'istruzione, e che hanno affermato il fatto".
Allora intervenendo improvvisamente chiesi:
- E la terza camera sulla scuderia?
L'ostessa trasal bruscamente, e parve improvvisamente, come in un risveglio, riconoscermi.
Ed io, come ispirato, con un'audace franchezza continuai: "Vittorio Arnaud ha dormito in questa terza camera. Durante la notte voi siete venuta con vostro marito, voi tenendo una lanterna, lui un lungo coltello; siete montati per la scaletta della scuderia, avete aperta una porta nascosta che d in questa camera; voi siete restata sulla soglia della porta mentre vostro marito  andato a scannare il suo viaggiatore per potergli rubare l'orologio e il portafoglio".
Era il mio sogno di tre anni prima che io raccontavo; il mio collega m'ascoltava stordito; la donna spaventata, gli occhi smisuratamente aperti, i denti che stridevano pel terrore, era restata come pietrificata.
- Poi tutti e due - aggiunsi - avete preso il cadavere; vostro marito pe' piedi, voi per la testa, e siete scesi per la scaletta. Per vederci vostro marito portava l'anello della lanterna tra i denti.
Allora la donna, terrorizzata, pallida, piegandosi sulle gambe: - Voi avete dunque visto tutto?! - grid.
Poi, ferocemente, rifiutandosi di firmare la sua deposizione, si chiuse in un mutismo assoluto.
Quando il mio collega rifece al marito il mio racconto, questi credendosi accusato dalla moglie, con un'orribile bestemmia esclam: - Ah! la c..., me la pagher!
Il mio sogno era dunque vero, ed era divenuto una orribile realt.
Nella scuderia dell'alberguccio, sotto un fitto strato di fieno, fu trovato il cadavere dello sfortunato Arnaud, e vicino a lui delle ossa umane, forse quelle dell'inglese scomparso sei anni prima nelle identiche condizioni misteriose.
Questo racconto  abbastanza eloquente per s stesso e mi dispensa da ogni commento.  un sogno premonitore di profonda bellezza. Noi non possiamo supporre che l'autore, antico magistrato, l'abbia inventato per il piacere di scrivere un racconto drammatico ammirabilmente composto.
Nonostante, la cosa non  impossibile. Ma forse il signor Drard potr trarne lui stesso la testimonianza irrecusabile da un confronto colla istruttoria dell'affare Victor Arnaud(54).
La signora A. Vaillant m'ha inviato da Fonequevillers (Pas-de-Calais) il curioso racconto d'un sogno premonitore e di tre casi di telepatia molto notevoli che, per una inavvertenza dovuta certamente alla quantit considerevole di lettere ricevute, non ho menzionato prima.
Senza tornare su questo soggetto io dir che il primo tratta la vista precisa d'una morta, nel 1794, sulle rive del Reno ad Arras; il secondo l'apparizione e l'audizione a Dapaume, ricevuta da due testimoni separati, di un marito e di un padre morto il medesimo giorno in Austria (1796); il terzo di una giovanetta abitante in un castello della Scozia, che nel discendere correndo una scala, ha visto a' piedi di questa scala, bagnato del proprio sangue, suo zio assassinato nell'istesso istante a Londra (1796). Ecco il sogno premonitore:
Alcuni anni sono, in una citt del Nord, un vicario novello fu nominato in una certa parrocchia. Una persona conosciuta dalla signora Vaillant sogn, qualche giorno prima, che questo vicario era un M. G..., che predicava la domenica seguente su d'un tale soggetto, che la sua sorella era assisa davanti a lui, e tutte le particolarit del suo sogno si trovarono realizzate (lettera 103).
Ed ecco un altro sogno premonitore raccontato da uno stimabile ecclesiastico:
Ero in pensione a Niort; avevo quindici o sedici anni e una notte feci un sogno singolare.
Mi sembrava d'essere a Saint-Maixeut (citt ch'io non conoscevo che di nome) col padrone della pensione, su d'una piccola piazza, vicino ad un pozzo in faccia al quale era una farmacia, e di veder venire verso di noi una signora del luogo, che riconobbi per averla vista una sola volta a Niort, nella casa dov'ero. Questa signora si ferm parlandoci d'affari, che io trovai tanto straordinar che al mattino dopo ne feci parte al padrone (si chiamava cos il capo dell'istituzione). Questi, molto meravigliato, mi fece ripetere la conversazione. Alcuni giorni dopo, dovendo fare una gita a Saint-Maixeut, mi condusse seco. Appena arrivati, ci trovammo sulla piazza che avevo visto in sogno, ai due punti menzionati qui sopra, e vedemmo la signora in questione, che ebbe col mio padrone la conversazione quale io l'avevo raccontata, assolutamente parola per parola.
GROUSSARD
Curato di Sainte-Redegonde
(Charente-Inferieure).
Neppure in questo caso il caso potrebbe spiegare tali preammonizioni s precise.
La mia inchiesta m'ha procurato un gran numero di sogni premonitori. Li ho classificati secondo specie, e domander ancora ai miei lettori il permesso di citar qui i principali, e di aggiungerli ai dieci esempi precedenti, al fine di mettere nelle loro mani tutti i documenti possibili.
A. Mi presento da me, Pietro Giulio Berthelay, nato a Yssoire, Puy-de-Dme, il 23 ottobre 1825, antico allievo del liceo di Clermont, prete della diocesi di Clermont nel 1850, antico vicario per otto anni a Saint-Eutrope (Clermont), iscritto al Ministero della Guerra come elemosiniere militare.
Dopo tredici anni di faticoso ministero ero stanchissimo, tanto pi che avevo dovuto servire di contro-mastro sorvegliante in nome della fabbrica per la costruzione della graziosa chiesa di Saint-Eutrope a Clermont; per quattro anni ho seguito gli operai dalle fondamenta fino alla croce del campanile. Sono stato io a porre le tre ultime pietre. Il nostro professore, M. Vincent, per farmi cambiar lavoro mi fece andare a Lione, dove non ero mai stato. Uno dei primi giorni il mio alunno mi disse, finita la colazione:
"Signor Abate, vorreste accompagnarmi alla nostra propriet di Saint-Just-Doizieux?". Io accetto; ed eccoci in carrozza. Dopo aver passato Saint-Paul-en-Jarret, esclamo: Ma io conosco questo luogo! e, di fatto, avrei potuto girarlo senza guida. Un anno almeno prima avevo visto durante il sonno tutte quelle piccole terrazze in pietra gialla.
B. Tornato nella mia diocesi, sono stato mandato a compiere una missione molto penosa nelle montagne dell'Ovest, superiore alle mie forze.
In seguito sono rimasto sette mesi gravemente malato a Clermont. Quando comincio a potermi tener ritto sulle gambe mi mandano a sostituire l'elemosiniere dell'ospedale d'Ambert colpito da una congestione cerebrale. La via ferrata d'Ambert non era ancora costruita, ero nella diligenza che faceva il servizio da Clermont ad Ambert. Dopo aver passato Billom, gettai gli occhi a destra e riconobbi il piccolo castello col suo viale d'olmi come se ci fossi vissuto. L'avevo visto durante il sonno almeno 18 mesi prima. 
C. Siamo all'anno terribile. Mia madre, che aveva visto gli alleati in parata ai Campi Elisi a Parigi,  vedova, essa mi presenta come il suo unico sostegno; e mi vien data una piccola parrocchia vicino a Yssoire. La prima volta che sono andato a visitare un malato, io mi sono trovato in viuzze strette, tra alte muraglie nere, ma ho trovato facilmente la mta. Durante il sonno, alcuni mesi prima, avevo gi percorso questo dedalo di viuzze oscure.
D. Degli avvenimenti dipendenti dalla mia volont m'hanno condotto a Riom, dove mi preparavo a un lungo viaggio. Quale non fu la mia sorpresa di trovare come una vecchia conoscenza la cappella che l'abate Faure, mio camerata, aveva inalzato pei soldati, che non avevo mai visto con gli occhi, e della quale ignoravo perfino l'esistenza! Avrei potuto fare gli schizzi(55) che vi spedisco come se avessi servito di contromaestro.
BERTHELAY
a Riom (Puy-de-Dme)
(Lettera 19).
Nei primi giorni di settembre 1870 ai bagni di mare a Weymouth (Inghilterra), verso le due del mattino, dal gioved al venerd, mi sono svegliato nel momento che una voce misteriosa ha pronunciato queste parole distintamente: "pump out of bed, pray for these at sea" - "Saltate gi dal vostro letto, pregate per quelli che sono sul mare". Quasi nello stesso tempo il Capitano, grande vascello inglese, s' perduto nella baia di Biscaye. Trecento furono gli annegati. Il resto della squadra  arrivato vicino a noi nelle Portland Roods. Essendo stato ammesso all'ispezione dei vascelli, compagni dello sfortunato, ne ho approfittato insieme ad un fratello.
Sette anni pi tardi, il 9 settembre 1877, questo fratello  perito pure nel naufragio dell'Avalanche, in questi stessi Portland Roods.
MARY C. DEUTSCHEMDAFF
sposa del pastore protestante di Charleville
(Ardennes) (Lettera 29).
Il fatto seguente m' stato raccontato da uno de' miei vecchi confratelli, oggi dell'et di novantuno anni, spirito molto positivo, e non inclinato affatto al misticismo.
Una sera, verso il 1835, egli lavorava nella sua camera a Strasburgo. A un tratto egli ebbe la visione chiarissima di Morey, suo villaggio nativo. La via dov'era la casa paterna aveva un'animazione insolita a quell'ora, ed egli riconobbe pi persone tra cui uno de' suoi parenti che portava una lanterna.
"Alcuni giorni dopo - mi diss'egli - io ricevei la notizia della morte di mia madre, avvenuta quella sera stessa, e presenti le stesse persone che avevo visto. Di pi era proprio la madre di mia madre che teneva la lanterna".
Simili fatti sono senza dubbio per ora inesplicabili, ma non  questa una ragione per negarli sdegnosamente. Aspettiamo e cerchiamo: l'avvenire ci riserba molte sorprese e ci sveler molti misteri.
Che cos' il pensiero? Noi l'ignoriamo assolutamente, ma noi possiamo supporre ch'esso risponda a un numero determinato di vibrazioni: ammettiamo per esempio se si vuole un milione di quintilioni per secondo. Il cervello, apparecchio che emette queste vibrazioni,  insieme trasmettitore e ricevente.  possibile che sotto l'influenza d'una eccitazione intensa queste vibrazioni siano capaci d'impressionare ad enorme distanza altre cellule nervose. E se i fenomeni di telepatia sono sopratutto prodotti da moribondi, si sa che, sovente, all'avvicinarsi dell'ultimo momento, il cervello possiede una sopraeccitazione straordinaria. D'altra parte quelli che rimangono impressionati sono pure generalmente degli esseri sensibili nervosi, impressionabili, in una parola. Infine l'affezione, l'odio, l'inquietudine possono contribuire a mettere in istato d'isocronismo cerebrale due persone possedute da questi sentimenti.
Senza cadere nel dominio del soprannaturale o dell'impossibile, verr, pu essere, un giorno, ma molto lontano ancora, nel quale l'uomo stimer il telefono e il telegrafo dei mezzi primitivi e barbari, per corrispondere a distanza; a volont egli invier il suo pensiero attraverso lo spazio. Allora sar veramente il rivolgimento del vecchio mondo.
Dott. DVE
a Fouvent-le-Haut (Haute-Sane)
(Lettera 26).
L'anno passato, nel mese di settembre, ho avuto durante una notte la visione distintissima d'un funerale di bambino, che usciva da una casa della quale conoscevo gli abitanti; solamente nel mio sogno ignoravo quali dei bambini fosse morto.
Questo sogno mi torn in mente per tutta la giornata, cercando invano di allontanarlo al mio spirito. La sera, uno dei ragazzi di questa casa, che aveva quattro anni, cadde accidentalmente da una diga e si anneg.
EMILIA BOISMARD
a Seiches (Maine-et-Loire)
(Lettera 53).
Mio fratello maggiore, Emilio Zipelius, pittore, mor il 16 settembre 1865, all'et di venticinque anni, nel bagnarsi nella Mosella. Egli abitava a Parigi, ma si trovava in quel momento l in visita presso i suoi parenti a Pompey, presso Nancy. Mia madre aveva sognato due volte, ad intervalli assai lunghi, che suo figlio si annegava.
Quando la persona incaricata d'annunciare la terribile notizia ai miei parenti si present, mia madre indovin ch'era accaduta una disgrazia, s'inform dapprima d'una delle sue figlie assenti, della quale da qualche giorno non aveva avuto notizie.
Quando le fu risposto che non si trattava di lei, ella disse: "Non continuate, so gi quello che ; mio figlio s' annegato". Noi avevamo ricevuto una sua lettera nella giornata, quindi nulla faceva prevedere tale catastrofe.
Mio fratello stesso aveva detto al suo portiere poco tempo prima: "Se una sera io non ritorno, andate alla Morgue il giorno dopo: ho il presentimento che morr nell'acqua. Ho sognato che ero in fondo all'acqua, morto, con gli occhi aperti".
Difatto fu trovato cos; egli era morto nell'acqua per la rottura d'un aneurisma Mia madre e mio fratello erano tanto persuasi che questo sarebbe accaduto che il giorno della sua morte egli aveva ricusato di bagnarsi nella Mosella. Solo verso sera si lasci sedurre dalla freschezza dell'acqua, e fu rapito cos alla nostra affezione. 
J. VOZELSAUZ-ZIPELIUS
a Mulhouse (Lettera 127).
Un giorno d'aprile del 1889 una giovinetta chiamata Giovanna Dubo, che avevo in casa mia come domestica, cadde improvvisamente dinanzi a me, senza ch'io potessi aiutarla in nessun modo. Si tratta d'un caso di morte improvvisa causata dalla rottura d'un aneurisma.
I genitori di questa ragazza, dei poveri fittaiuoli, che abitavano, e abitano ancora il dipartimento delle Landes, avendo avuto la notizia della sciagura, arrivarono in lacrime in casa mia, il giorno dopo al triste avvenimento.
Il primo abboccamento fu tanto penoso per me quanto per loro; poich io mi sentivo profondamente afflitto per la morte di questa ragazza, alla quale io ero affezionato tanto per la franchezza e la dolcezza del suo carattere, quanto per lo zelo che metteva nella cura della mia casa.
Giunta la notte, mentre io vegliavo la morta in compagnia di suo padre e di sua madre, mi volsi al vecchio Dubo, facendogli a un tratto la seguente domanda: "Ditemi, Dubo, non avete avuto qualche presentimento a proposito della morte di Giovanna?".
- Che vuol dire? - mi rispose - io non comprendo.
- S - continuai - un segno qualunque.... che so.... qualche cosa che possa avervi avvertito che una sventura vi minacciava?
- No - rispose scotendo la testa - niente!....
- Un sogno?.... per esempio - insistei io.
- Un sogno?!.... Ah!...., aspettate - diss'egli, come una persona che cerchi di ricordarsi. - S, un sogno! - mormor; poi volgendo la testa verso sua moglie, che era sdraiata tutta vestita su d'un materasso: - Senti, Marcellina? Ecco il tuo sogno! - Dei singhiozzi soffocati risposero a questa interrogazione.
Allora egli mi raccont che una notte, circa dodici giorni prima, sua moglie aveva sognato che la loro figlia era morta; che durante questo sogno essa aveva gemuto e pianto a calde lacrime, e che, nonostante gli sforzi ch'egli aveva fatto per consolarla, essa aveva mantenuto fino a giorno l'idea che sua figlia fosse morta. Una forte emicrania aveva seguto tale sogno.
Questo sogno, che aveva in qualche modo divinato, e che la moglie Dubo aveva preso per una realt, doveva divenirlo in effetto dieci o dodici giorni pi tardi.
GIUSTINO MANO
Ricevitore a Pochin (Gironde)
(Lettera 871).
Nel 1865 ero in Inghilterra, insegnante in un istituto; avevo diciotto anni. Il clima non si confaceva al mio temperamento, ero in uno stato malaticcio e i miei pensieri tornavano sempre in Francia.
Ero andato in Inghilterra per restarci due anni, il tempo necessario per imparare l'inglese, vi ero dal mese di gennaio, quando alla fine di luglio io sognai che m'era necessario lo studiare rapidamente, che non dovevo rimaner lungamente in quel paese, ma senza conoscere il motivo che m'obbligava a partire.
Questo sogno mi preoccupava, e lo scacciavo dal mio pensiero dicendomi che tutti i sogni sono menzogne.
Il 15 agosto seguente mia madre mor, e io dovei, in effetto, tornare in Francia.
LONIE SERRES nata Fabre
Deax, Cantone del Vznabres (Gard)
(Lettera 406).
Alcuni anni sono in febbraio o marzo ebbi in sogno la visione d'un'amica intima in gran lutto per la morte d'uno dei suoi parenti. In quella notte assistei a tutte le peripezie che possono accadere nel ritorno da un viaggio nel mezzo della notte, vedendola nel mio sogno, col suo bambino errante in mezzo alla stazione, in piena notte, alla ricerca d'un mezzo di trasporto per arrivare a casa sua prima della cerimonia funebre.
Cinque mesi dopo seppi la completa realizzazione del mio sogno. Questa persona che io amo al pi alto grado, ha provato nelle circostanze dette tutte le pene, i tormenti e le angoscie di cui l'avevo vista colpita col suo bambino. La persona di sua famiglia ch'ella ha perduto era allora molto malata, ma nonostante si era lontani dal supporre una fine cos pronta.
La realizzazione, bench non rapidissima, si  per avverata, a pochi mesi di distanza.
Di dove viene dunque questa prescienza dell'avvenire manifestata nei nostri sogni?
M. P. H. D. M.
Romans (Lettera 509).
Verso l'anno 1827 o 1828 mio padre si trovava a Nancy. In quel momento aveva luogo una di quelle lotterie, proibite dopo, e nelle quali importava di determinare prendendoli i numeri che si desiderava avere.
Mio padre era vivamente tentato di provare la sorte, ma egli esitava ancora, quando una notte, durante il sonno, vide due numeri staccarsi in caratteri fosforescenti sopra l'uno dei muri della sua camera. Fortemente colpito, egli risolse d'andare all'apertura delle edicole a chiedere i numeri sognati. Degli scrupoli di esitazione lo ritennero sulla soglia! Ma ci non pot trattenerlo d'andare, dopo l'estrazione, ad informarsi del risultato. I numeri ch'egli aveva sognato erano usciti nell'ordine in cui gli erano apparsi, e gli avrebbero dato un guadagno di 75,000 franchi.
M.lle MEYER
Niort (Deux-Sures)
(Lettera 549).
Io e mia moglie andammo a Parigi nel maggio 1877 per passarvi qualche giorno, e ci siamo fermati ad Angers presso de' parenti. Il mattino del giorno fissato per la nostra partenza per Parigi, ero in quello stato di deliziosa pigrizia nel quale si ha la vaga idea che la vita rinasca intorno a noi, e si riposa dolcemente distesi in un buon letto. Non ero n sveglio, n addormentato: dormicchiavo. A un tratto intesi una voce fresca e armoniosa cantare una romanza deliziosa che mi rallegr; quest'aria mi parve cos graziosa che mi dispiacque d'essermi svegliato. Ero nel giardino.
Nella mia immaginazione, attribuivo questo canto a qualche giovane cantante che si fosse fermata a cantare sul marciapiedi, proprio sotto le mie finestre.
Arrivato a Parigi il giorno stesso, andammo a passare la serata in un caff-concerto dei Camps-Elyse. Immaginate la mia meraviglia quando, a met dello spettacolo, intesi un'artista cantare la stessa aria che avevo inteso in sogno al mattino. Affermo ch'erano assolutamente le stesse note.
Quest'aria m'era completamente sconosciuta il giorno prima, e dopo non l'ho pi udita.
EMILIO SOUX
6, via Victor-Hugo, a Carcassonne
(Lettera 554).
Nel 1871 avevo un fratello maggiore di venti anni, medico militare all'ospedale di Montpellier. Il mio disgraziato fratello cadde ammalato. Fu avvisato mio padre per dispaccio: mio fratello aveva la febbre tifoidea. Sfinito dalle emozioni e dalle fatiche della guerra, peggior ben presto, nonostante le cure di cui fu circondato.
Il primo dicembre egli disse a mio padre, che non s'allontanava dal suo capezzale: "Vedo tre casse mortuarie nella camera". Mio padre gli rispose: "T'inganni, amico mio, tu vedi delle culle"!
Bisogna ch'io vi dica, che avevo una sorella maggiore, maritata da tre anni, che aveva un bel ragazzo di tredici mesi, molto sano e un altro di otto giorni.
Il domani mio fratello peggiora ancora, e spira tra le braccia di mio padre.
Questi torna a Douai dopo il seppellimento, e trova il nipotino pi piccolo moribondo di crup; il secondo, superbo di salute, soccombe a sua volta.
Ecco i tre feretri visti dal mio sventurato fratello.
BERTA DUBRULLE
5, via dell'Abbaye-des-Prs, Douai
(Lettera 558).
A. Nel 1889 ero ispettore nel dipartimento della Lozre. Essendo in ispezione a Saint-Urcise (Cantal), provai verso mezzanotte l'impressione d'una voce che mi diceva: "Tuo padre  morto". Tornai il giorno dopo a casa mia, molto impressionato; non v'era alcuna cattiva notizia di mio padre, che abitava un comune lontano; ma due giorni dopo (credo) ricevei un dispaccio che mi chiamava vicino a lui, gravemente ammalato di polmonite. Partii immediatamente, ma non arrivai che dieci o dodici ore dopo la morte. Se fossi partito in seguito all'avvertimento ricevuto in sogno, avrei potuto passare quasi trentasei ore con mio padre prima della sua morte. Non  necessario dirvi quanto io abbia rimpianto di non averlo fatto.
B. Avevo ventun anno; dovevo tirare il numero di leva; e la vigilia sognai il numero 45 che sortii il giorno dopo. Ci mi sembra indicare che i fatti che si credono dovuti al puro caso, sono invece sottoposti ad altre leggi. Eppure tra il momento del sogno e quello in cui estrassi il numero dall'urna, furono prese molte precauzioni col fine di rimettere alla sorte l'attribuzione dei numeri.
Come accade dunque ch'esse non abbiano modificato il numero che sembrava determinato la vigilia?
ZUIBAL
Ispettore a Blizane (Algeria)
(Lettera 573).
Alcuni giorni dopo il mio matrimonio, mia moglie mi disse: " una cosa straordinaria, ma gi da sei mesi io ho sognato che mi sposavo teco. Lo raccontai a mia madre il mattino dopo, ne abbiamo riso, e mia madre ha soggiunto: Oh!  molto probabile che questo giovane non pensi a te!".
Ora notate che fino a quell'epoca noi non ci avevamo mai parlati, che non ci conoscevamo, bench abitassimo la stessa localit, che ci eravamo visti solo di lontano, per caso, e che non frequentavamo nessun amico comune.
 dunque abbastanza straordinario che questa giovinetta abbia sognato una propria unione con me. Questo sogno, nonostante, ha avuta la sua realizzazione(56).
T.
Villeneuve-sur-Yonne
(Lettera 619).
Voi avete domandato che vi si segnalino i fatti inesplicati dei quali si  sicuri, intorno ai sogni e ad altre osservazioni dello stesso ordine; pu essere che quello che sto per dirvi non abbia per voi alcuna importanza, alcun interesse, ma se tutti pensassero cos, non dicessero niente, il vostro appello sarebbe inutile, e la scienza non progredirebbe. Vi scrivo dunque quello che so, pregandovi di non citare il mio nome se per caso farete uso della mia lettera: abito una piccola citt e preferisco il silenzio.
A. Nel mese di gennaio 1888 ero incinta da un tempo assolutamente sconosciuto per delle ragioni speciali. Stando io molto male, mio marito fece venire la levatrice che mi disse: "Credo che sar ben presto". Ed era una donna molto istruita. L'indomani stavo meglio. Il primo di febbraio lo stesso incidente, e mia sorella, pi giovane di me e non maritata, mi disse il mattino (essa ignorava che avessi gi sofferto, e abitava un altro quartiere): "Questa notte, non dormendo proprio, n essendo sveglia, ho sentito qualcuno che mi diceva: "Vostra sorella non deve preoccuparsi di questi malesseri, il bambino nascer il 22 giugno". E aggiunse: Ho risposto alla voce: "Ma poich voi siete cos bene informato, sar un bambino o una bambina?". Mi ha risposto: "Non ne so nulla, ma non sarete felici". Noi avevamo due bambini e adoravamo le bambine.
Naturalmente noi canzonammo mia sorella e i miei malesseri seguitarono: facevo i miei preparativi.
Ma il mese di febbraio, di marzo, d'aprile passarono, e noi finimmo a poco a poco per rider meno di lei, che sopportava i nostri motteggi senza abbandonare la sua sicurezza; giungemmo perfino a concludere ch'era un ragazzo, poich noi non dovevamo esser contenti, e noi credemmo tanto bene alla sua predizione che il 21 giugno montai la culla e preparai tutto pel domani. Il 22 giugno, a dieci ore del mattino, il bambino venne al mondo. Era una bambina, che fu applaudita, ma io subito dopo ebbi un'emorragia che mi port agli estremi. Due giorni dopo il maggiore dei miei figli ebbe una bronchite; mia sorella, per la prima volta in vita sua, fu malata; in seguito il secondo de' figli ebbe il crup e sub l'operazione; mia sorella usc troppo presto per vederlo e prese un'angina molto grave, infine mio padre, tre mesi dopo, ebbe un colpo del quale mor: noi non eravamo dunque certamente felici.
B. Mia figlia aveva tre settimane, quando io non potei pi nutrirla a causa di ascessi: mio marito doveva andare a Manosque per vedere una balia che ci avevano raccomandato e condurla seco lo stesso giorno. Era il venerd 13 luglio. Nello svegliarmi fui tormentata da un sogno bizzarro. I miei figli stavano bene; il maggiore era convalescente e il secondo, florido bambino, stava benissimo.
Dissi a mio marito: " strano, stanotte ho sognato che ero in una citt sconosciuta, cercai la bambinaia di Ren e mi fu detto: "Siccome  sabato,  andata a lavare". La cercai inquieta, e incontrandola sola le domandai: "E Ren, che ne avete fatto?". Clotilde rispose: "Signora, l'ho lasciato dietro questo muro". Andai correndo a cercarlo, egli era disteso lungo il muro, tutto nudo, il corpo nero come della fuligine, e un foro alla gola da cui usciva la trachea: nonostante non era morto".
Mio marito rise del mio sogno e dell'inquietudine che mi dava. Verso le quattro del pomeriggio Ren, che non era uscito, giocando con suo padre, fu preso da un colpo di tosse lirsana che lo soffocava; mandai a chiamare il medico: subito il crup si dichiar.
Alle due del mattino di sabato, 14, quattro medici si preparavano a fargli l'operazione della tracheotomia: ci accadeva prima della scoperta del siero. Il bambino tutto nudo fu posto disteso sopra una tavola, ebbe il collo forato e una cannolina d'argento nella trachea. Quasi fatta l'operazione, essendosi staccata la trachea dall'uncino che la teneva, il bambino fu soffocato dal sangue, il suo corpo divenne nero. Fortunatamente, una forte dose d'ipecaquana produsse un colpo di tosse che fece rimontare la trachea che fu riafferrata. Durante l'operazione mio marito si chin verso di me dicendomi: "Ecco, Valentina, il tuo sogno di ieri, del quale avevo riso!....".
Il bambino ora  grande e sta benissimo.
M.me X
Foscalquier (Lettera 625).
Dopo aver letto e confrontato questo insieme di fatti,  impossibile di dubitare che si siano vedute a volte in sogno le cose dell'avvenire.
Molti di questi sogni possono spiegarsi naturalmente e l'abbiamo gi fatto notare. Per esempio, non  straordinario di sognare un numero da tirare che sortir poi invece di un altro, e poich questi casi sono molto rari, la coincidenza fortuita forse lo spiega.
Bisognerebbe conoscerne il numero per sapere se sorpassano notabilmente quello che sarebbe dato dai calcoli delle probabilit. Ma la maggior parte delle premonizioni che sono state esposte non si spiegano.
Vi sono delle visioni, dei sogni che sembrano essersi prodotti allo stato normale di salute, o quasi, e non in casi patologici eccezionali. Questa stessa previsione dell'avvenire  stata osservata nello stato di sonnambulismo e magnetico. Gli esempi sono anche numerosi: ma ne noteremo solamente qualcuno.
Il dott. Libault cita il fatto seguente nella sua Terapeutica suggestiva:
In una famiglia dei dintorni di Nancy, addormentavano spesso una giovinetta di diciotto anni chiamata Giulia. Questa giovinetta, una volta messa in istato di sonnambulismo, era condotta da s stessa, come s'ella ne ricevesse l'inspirazione, a ripetere a ciascuna nuova seduta, che una prossima parente di questa famiglia che nominava sarebbe morta prima del l. gennaio. Eravamo allora nel novembre 1883. Una tale persistenza nelle affermazioni dell'addormentata condussero il capo di questa famiglia, che vedeva l un buon affare, a contrarre un'assicurazione a vita sulla vita della signora in questione, la quale non essendo menomamente malata, otterrebbe facilmente un certificato del medico. Per trovare questa somma egli si rivolse a M. L..., scrivendogli parecchie lettere, in una delle quali raccontava il motivo che lo spingeva allo imprestito. E queste lettere che M. L... mi ha mostrato, egli le conserva come prova inconfutabile dell'avvenimento preannunciato. Per farla corta, si fin per non intendersi intorno al denaro, e l'affare intavolato rimase in asso.
Ma poco dopo fu grande il rimpianto del capo di famiglia. La signora X..., che doveva morire prima del l. gennaio, soccomb infatti improvvisamente il 31 dicembre, cosa di cui fa fede un'ultima lettera del 2 gennaio indirizzata a M. L..., che questi conserva insieme alle antecedenti.
Lo stesso autore cita anche il caso seguente, estratto testualmente dalle sue note giornaliere:
( noto fino a qual punto M. Libault sia scrupoloso e metodico osservatore.)
7 gennaio 1886.  venuto oggi a consultarmi alle quattro del pomeriggio M. S. di Ch... per uno stato nervoso senza gravit. M. di Ch... soffre di preoccupazioni di spirito a proposito d'un processo pendente e delle cose che seguono.
Nel 1879, a 26 dicembre, passeggiando in una via di Parigi, vide scritto sopra una porta: M.me Lenormant, indovina. Colpito da una curiosit irriflessiva, egli entr.
M.me Lenormant, guardando la palma d'una delle sue mani, gli disse: "Voi perderete vostro padre tra un anno, giorno per giorno. Presto sarete soldato (aveva allora diciannove anni) ma non ci starete molto. Vi ammoglierete giovane; vi nasceranno due figli e morirete a ventisei anni".
Questa singolare profezia, che M. di Ch... confid a degli amici e a qualcheduno della famiglia, al principio non la prese sul serio; ma essendo morto suo padre il 27 dicembre 1880, dopo una corta malattia, e proprio un anno dopo la profezia dell'indovina, questa sventura raffredd alquanto la sua incredulit.
E quando divent soldato - per soli sette mesi - e dopo ammogliato divenne padre di due figli, e s'avvicin ai 26 anni, vinto dalla paura cred di non aver pi che pochi giorni a vivere. Fu allora ch'egli venne a domandarmi se non mi fosse possibile scongiurarne la sorte. Poich egli pensava, i quattro primi avvenimenti della predizione si sono avverati, il quinto si deve fatalmente realizzare.
Il giorno stesso e il seguente tentai di far cadere M. di Ch... in sonno profondo al fine di dissipare l'ossessione da cui era tormentato, di dover morire il 4 febbraio prossimo, l'anniversario della sua nascita, nonostante che M.me Lenormant non gli avesse precisato il giorno. Non mi fu possibile produrre su questo giovane neppure il sonno pi leggero tanto era agitato. Nonostante, poich urgeva di togliergli la convinzione di dover tra poco morire, convinzione pericolosa, perch spesso si son viste previsioni di questo genere compiersi alla lettera per autosuggestione, cambiai maniera d'agire e gli proposi di consultare uno dei miei sonnambuli, un vecchio chiamato il profeta, perch aveva annunciato l'epoca precisa della sua guarigione per dei reumatismi articolari rimontanti a quattro anni prima, e l'epoca della guarigione d'una sua figlia.
M. di Ch... accett la mia proposta con avidit e non manc di venir esattamente all'appuntamento. Entrato in rapporto con questo sonnambulo, la sua prima domanda fu: "Quando morr?" Il dormiente, supponendo il turbamento del giovine, gli rispose dopo averlo fatto attendere: "Voi morrete... voi morrete... tra quarantun anno". L'effetto causato da queste parole fu meraviglioso. Immediatamente M. di Ch... torn gaio, espansivo e pieno di speranza; e quando ebbe passato il 4 febbraio, questo giorno da lui temuto, si cred salvo.
Fu allora che qualcuno di quelli che avevano inteso parlare di questa interessante storia s'accordarono per concludere che non v'era nulla di vero; e che era per una suggestione ipnotica che questo giovane aveva concepito tale racconto immaginario.
Parole al vento! La sorte era gettata, egli doveva morire.
Non pensavo pi a ci quando al principio d'ottobre ricevei una lettera di partecipazione, nella quale appresi che il mio sventurato cliente era morto il 30 settembre 1886, nel suo ventisettesimo anno, vale a dire all'et di ventisei anni, come M.me Lenormant l'aveva predetto. E perch non si supponga che vi sia qualche errore da parte mia, conservo questa partecipazione insieme al mio registro: sono queste due testimonianze scritte innegabili.
Ed ecco un altro fatto dello stesso ordine e non meno curioso, riportato a M. A. Erny da M.me Lecomte de Lisle cognata del poeta e cugina d'uno de' suoi amici:
Un certo M. X... aveva avuta l'idea di consultare una indovina di carte. Questa gli predisse che sarebbe morto di una puntura di serpente.
Questo M. X..., impiegato nell'amministrazione, aveva sempre ricusato un posto alla Martinica, isola reputata, pe' suoi serpenti, delle pi pericolose.
Infine M. B..., direttore dell'isola della Guadalupa, lo decise ad accettare una buona posizione sotto di lui nell'amministrazione di questa colonia, che, quantunque vicina alla Martinica, non ha mai avuto serpenti.
Nessuno sfugge al suo destino, dice un proverbio, che ora, una volta di pi, si mostra vero.
Avendo finito il suo tempo di soggiorno alla Guadalupa M. X... torna in Francia. Il piroscafo fece come sempre scalo alla Martinica, e M. X... non os scendere a terra neppure per qualche ora.
Come d'abitudine, delle negre erano venute a bordo nella nave per vendere de' frutti. M. X... assetato prende un arancio dal paniere d'una delle negre, ma subito getta un grido dicendosi morso. La negra rovescia il suo paniere e si vede un serpente nascosto non sotto i frutti ma sotto le foglie che guarnivano il paniere. Il serpente fu ammazzato, ma lo sventurato M. X... mor qualche ora dopo(57).
Il meraviglioso caso di chiaroveggenza e previsione che segue  stato pubblicato nella stessa raccolta (1896, p. 205).
Una signora mia amica, Lady A..., abitava ai Campi Elisi. Una sera d'ottobre 1883 avevo pranzato da lei. Nonostante la sua grande ricchezza, era una donna molto ordinata. Attivissima, non si concedeva che poche ore di sonno. Tutte le sere, partiti gli ospiti, essa faceva i suoi conti.
Quale non fu la sua meraviglia quella sera, constatando che, dalla tasca interna dell'immensa valigia, dove aveva l'abitudine di rinchiudere i suoi gioielli e il suo danaro, mancavano 3500 lire!
Nonostante, la serratura non era affatto sforzata; solo i bordi della valigia sembravano fossero stati un po' aperti. Eppure, Lady A... era certa che, verso le due del pomeriggio, davanti alla cameriera, essa aveva aperto il sacco, pagato un conto, e rimesso certamente il denaro al suo solito posto. Nel suo turbamento suon alla cameriera, che non pot dirle nulla, ma che ebbe il tempo di avvertire tutta la servit. Tanto che il colpevole, o i colpevoli, se si trovavano fra i domestici, ebbero il tempo di porre al sicuro il frutto del loro ladrocinio.
Il domani, all'aurora, il commissario di polizia di via Derryer fu avvertito. Furono perquisiti padroni e domestici, armadi, soffitti, infine tutti i mobili. Naturalmente nulla fu trovato.
Il commissario, avendo finito le sue ricerche infruttuose, parl un momento con Lady A... Le chiese quali erano le sue impressioni circa la maniera con cui era stato compito il furto..., quale tra' suoi domestici era meno degno di confidenze ecc. ecc.
Lady A..., nell'enumerare i suoi servitori, preg il commissario d'escludere da' suoi sospetti il secondo cameriere, un giovane di diciannove anni, molto bello di persona, molto rispettoso, buono nel servizio, che avevano soprannominato "il Piccolo" non per la sua persona, ch'era grande, ma per un sentimento di gentile familiarit protettrice che gli avevano acquistato le sue buone qualit. La mattina era quasi trascorsa in queste formalit senza risultato, quando verso le undici, Lady A... mi mand M.me C,.., la istitutrice della sua figlia pi giovane, per raccontarmi l'accaduto e per pregarmi d'accompagnare questa signorina presso una chiaroveggente, della quale avevo - qualche giorno prima - vantato la lucidit.
Non conoscevo questa indovina; ma una signora di mia conoscenza m'aveva raccontato una delle sue consultazioni ove ero rimasta meravigliata della lucidit. Vi andammo.
M.me E..., la chiaroveggente, port un barattolo pieno di fondo di caff, preg M.me C... di soffiarci sopra per tre volte; quindi questo fondo fu versato in un altro barattolo, il primo capovolto nel secondo perch il suo contenuto passasse in parte nel nuovo recipiente, non ritenendo sulla superficie interna che qualche particella pi solida della polvere di caff, che doveva, lasciando scappare la sua parte liquida, formare strani disegni ne' quali la pitonessa sembrava leggere.
Durante questa preparazione occulta, bisognava occuparci. M.me E... aveva preso le sue carte e cominci: "Oh!... ma...  un furto commesso da una persona di casa e non da qualcuno introdottovi nascostamente".
Il principio prometteva bene... Riconoscemmo che quanto diceva era vero... Quanto al ladro, disgraziatamente c'era sconosciuto. - Aspettate, diss'ella, vado ora a vedere i particolari nel fondo che deve aver formato il suo deposito.
Essa prese il fondo di caff rovesciato, e si fece ancora soffiare per tre volte da M.me C... e pose la sua lente.
. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
Allora, come s'ella avesse assistito alla scena, ci descrisse parte per parte la topografia dell'appartamento di Lady A..., senza mai sbagliarsi d'una stanza o d'un salone. Essa vide sfilare davanti a' suoi occhi, come in una lanterna magica, sette domestici, dei quali ci disse esattamente il sesso e le attribuzioni. Poi penetrando di nuovo nella camera di Lady A..., essa vide un armadio(58) che le parve molto strano.
"Esso ha, ella diceva con stupore, un vano nel centro, la cui porta  coperta da uno specchio; e da ciascun lato di questo vano principale ve ne sono altri due senza specchio, e tutto questo...
"Ma perch questo armadio non  mai chiuso? Pure esso contiene sempre il denaro ch'... in...
"Che oggetto strano! si apre come un porta-monete... Ah! ci sono...  un sacco da viaggio... Che idea di mettere il proprio denaro l! e, sopratutto, quale imprudenza di lasciare questo vano aperto!... I ladri conoscevano bene il sacco... Essi non hanno forzato la serratura. Hanno introdotto un oggetto abbastanza largo per allontanare le due parti, poi con l'aiuto delle forbici, o d'una pinzetta, hanno afferrato il denaro ch'era in biglietti di Banca...".
Noi l'abbiamo lasciata parlare. Tutto quello che ci aveva detto quella donna ci confondeva, per la verit dei particolari anche pi minuti.
Essa si ferm stanca. Noi volevamo saperne di pi; perci la pregammo, la supplicammo di dirci quale dei domestici aveva commesso il furto, poich essa ci assicurava che era persona di casa.
Essa allora confess che l'era impossibile il farlo senza incorrere nei rigori della legge francese, che non pu e non deve ammettere che un colpevole sia riconosciuto come tale senza prove, con dei mezzi occulti.
A forza d'insistenza, essa ci assicur per che il denaro di Lady A... non sarebbe mai stato ritrovato, ci ch'era molto probabile, poich il colpevole non sarebbe arrestato per questo furto, e infine, cosa pi strana, che "due anni pi tardi il ladro subirebbe la pena capitale".
Tutte le volte che il suo sguardo percorreva i disegni del fondo di caff, si posava sul "Piccolo" che vedeva vicino a dei cavalli. Noi l'assicurammo ch'esso non aveva mai servito da staffiere, essendo occupato esclusivamente nel servizio della casa, e gli staffieri abitavano coi cocchieri. M.me E... si ostin nelle sue parole. Pi noi l'avevamo contraddetta, pi essa s'era ostinata.
Si fin per lasciare quest'inezia, che ci pungeva nonostante come una macchia in un insieme d'esattitudine sorprendente.
Lady A..., alla fine di quindici giorni, mand via il maggiordomo e la sua cameriera. "Il Piccolo", senza che nessuno ne sapesse allora la causa, lasci Lady A... tre o quattro settimane dopo. Il denaro non fu ritrovato; e, un anno pi tardi, Lady A... part per l'Egitto.
Due anni dopo questo avvenimento Lady A... ricev dal Tribunale della Senna l'avviso di venire come testimone a Parigi.
Era stato trovato l'autore del furto. Era stato allora arrestato "il Piccolo", dotato di tante qualit, e non era altri che Marchandon l'assassino di M.me Cornet.
Com' noto egli sub la pena capitale, come l'aveva annunciato la chiaroveggente della via Notre-Dame-de-Lorette, e, nel processo, fu constatato che "il Piccolo" aveva ai Champs-lyses, vicino alla casa di Lady A..., un fratello, cocchiere in una grande casa.
"Il Piccolo", o Marchandon, poich non sono che una persona, profittava allora di tutti i momenti di libert per andare da suo fratello, perch amava molto i cavalli. Era dunque questa la ragione per cui M.me E... lo vedeva sempre vicino ai cavalli.
Essa aveva visto il vero anche in questo piccolo particolare, che le perizie del processo ci hanno rivelato.
L. D'EERVIEUX
certifica conforme alla verit.
C. DEBLIONS
avendo assistito alla consultazione.
OSSERVAZIONE. - Questo caso di chiaroveggenza  assolutamente straordinario. Noi abbiamo visto Lady A... che ci ha confermato l'esattezza del racconto precedente.
Non bisogna evidentemente vedere nell'impiego delle carte e del fondo di caff che un mezzo impiegato, senza dubbio incoscientemente dal soggetto, per mettersi in auto-sonnambulismo, vale a dire in uno stato secondo in cui la coscienza normale diviene inattiva a profitto dell'incosciente. In questo stato secondo le facolt incoscienti possono prendere tutto il loro sviluppo, ed  possibile d'ammettere che la facolt della chiaroveggenza, che forse possediamo tutti allo stato rudimentario, possa esercitarsi pi liberamente e raggiungere in soggetti predisposti un certo grado di precisione.
DARIEX.
M. Myers cita nella medesima raccolta (1899, p. 170) il caso seguente del ripetersi d'un sogno premonitore:
Sessanta anni sono una certa M.me Carleton mor nella contea di Leitrim. Essa era l'intima amica di mia madre, e pochi giorni dopo la sua morte essa le apparve in sogno e le disse che mai pi l'avrebbe rivista in sogno, salvo una volta, ventiquattro ore prima della sua morte.
Nel marzo 1864 mia madre abitava con mio genero e mia figlia, il dottore e M.me Lyon a Dalkey.
La sera del 2 marzo mia madre sale in camera sua stando benissimo, ridendo e scherzando con M.me Lyon. Quella stessa notte, o meglio al mattino seguente, il dottore Lyon sentendo del rumore nella stanza di mia madre, svegli M.me Lyon e la mand a vedere quello che accadeva. Essa trov mia madre col corpo a met fuori del letto, con un'espressione d'orrore dipinta su' suoi lineamenti. Le furono prestate subito le migliori cure, e il mattino tardi sembrava ristabilita al suo stato ordinario. Fece colazione, come d'abitudine, nel suo letto. Preg mia figlia di dire alla serva di prepararle un bagno, che prese. Dopo mand a chiamare M.me Lyon e le disse che M.me Carleton era in fine venuta a parlarle della sua morte molto prossima, ch'ella sarebbe morta il domani mattina alla stessa ora di quella in cui l'avevano trovata come ho raccontato. Essa aggiunse che aveva preso per precauzione un bagno per evitare la lavanda del suo corpo. Cominci allora a declinare, a poco a poco, e mor il mattino dopo alle 4, all'ora che aveva annunciato.
Il dottore e M.me Lyon possono testificare questo racconto. Mia madre m'aveva sempre detto ch'essa rivedrebbe M.me Carleton proprio prima della sua morte.
THOMAS JAMES NORRIS
Dalkey, Irlanda.
M. Myers scrive a questo proposito:
Vi sono, dice egli, tre spiegazioni possibili a questo fatto: Sono, quanto a me, disposto ad ammettere che la defunta M.me Carleton conoscesse realmente la malattia che minacciava la sua amica, e che i due sogni siano stati prodotti telepaticamente da uno spirito sciolto in uno spirito incarnato. Ma si pu anche supporre che il primo sogno quantunque puramente accidentale facesse una profonda impressione, tanto che, quando si riprodusse, ancora per caso, fu l'equivalente d'un'autosuggestione di morte. Od anche noi possiamo supporre che il primo fosse accidentale e che il secondo fosse simbolico e prodotto da qualche sensazione organica, che preludeva alla morte imminente, ma che fu percettibile durante il sonno prima d'esserlo allo stato di veglia.
Vi sono, tuttavia, dei casi ove queste predizioni di morte in sogno sono fatte tanto tempo prima, e con tanto lasso di tempo per la data fissata per il decesso, ch' difficile di concepire l'idea che sia l'autosuggestione che conduce al risultato finale.
Non cominceremo qui la discussione del grande problema delle comunicazioni dei morti, che chiede per s solo degli sviluppi indispensabili alla sua dimostrazione, se pure  possibile l'arrivarci.
Se ne sono potuti gi notare parecchi nella variet degli esempi dati qui.
Noi ne possediamo un numero considerevole, di cui l'analisi esige un lavoro ancora pi attento di quello che ha presieduto le ricerche precedenti, nelle quali non siamo usciti dalla classe degli esseri viventi.
Quello che noi abbiamo voluto stabilire qui, con la pubblicazione di questi sogni premonitori,  che realmente i sogni hanno preveduto e annunciato l'avvenire, e questo con precisione. Non si tratta di presentimenti vaghi, o di predizioni allambiccate a doppio e triplo senso, nel genere di Nostradamus, che possono applicarsi a diversi avvenimenti differenti, ma della vista reale ed esatta di quello che in seguito  avvenuto.
Per il momento non spingeremo le nostre indagini pi lontano. L'essere umano  dotato di facolt ancora sconosciute, che permettono di leggere nello spazio e nel tempo, poteri che noi vogliamo dimostrare con una raccolta di testimonianze soddisfacenti.
Quanto al cercarne le leggi l'ora non  ancora arrivata. Si  potuto notare che questi sogni concernono sovente le cose pi banali, quelle della vita quotidiana. Ma si pu confessare, del resto, che la vita umana terrestre , in generale, cos composta.
Quanto poi a certi sogni eccezionali ne' quali  stato veduto l'avvenire, non si debbono spiegare secondo l'interpretazione generale de' sogni. Sarebbe quello un errore assoluto. E non consiglierei nemmeno di consultare chicchessia intorno all'avvenire.
Il posto ci manca per trattare in questo volume la questione dei presentimenti, come quella della divinazione dell'avvenire allo stato di veglia, e siamo obbligati di rimettere a pi tardi queste interessanti ricerche.
Il fatto  da noi, tuttavia, risolto nel senso affermativo. La strana impressione del gi visto sar in seguito esaminata.
Pi noi ci avvicineremo all'eterno problema del libero arbitrio e del destinato, noi constateremo sempre pi che l'avvenire esiste tanto sicuramente quanto il passato e il presente, determinato dalle cause che lo formarono; in virt di questo principio assoluto che non vi sono effetti senza causa, e l'anima umana con tutte le sue facolt  una di queste cause.
Non si pu far tutto in una volta, ed io anzi mi scuso leggendo il numero di questa pagina, della lunga attenzione a cui ho sottomesso i miei lettori e le mie lettrici. Ma quello che importava di fare prima di tutto era una classificazione metodica dei fenomeni, bisognava cominciare dai pi sicuri, studiarli successivamente e completamente, e ammettere dopo quelli che sembravano dimostrarsi alla nostra ragione come certezza morale.
Le manifestazioni telepatiche dei morenti, la trasmissione del pensiero, l'azione psichica d'un essere umano sopra un altro a distanza, senza l'intermediario dei sensi, la vista a distanza e la previsione dell'avvenire in sogno e in sonnambulismo, sono per noi fatti certi: logicamente, quindi, abbiamo cominciato di l la nostra investigazione intorno al mondo invisibile.
 CONCLUSIONE
I documenti, presentati in questo volume all'attenzione degli amici della verit, sono lontani dall'abbracciare l'insieme dei fenomeni psichici; ma ci conducono di gi a qualche conclusione preliminare.
Il fine di queste ricerche  di sapere se l'anima umana esiste come entit indipendente dal corpo, e s'ella sopravvive alla distruzione di questo.
Ebbene! I fatti che sono stati esposti sono quasi tutti in favore di questa esistenza.
 certo che un'anima pu influenzare un'altra a distanza e senza l'intermediario dei sensi.
Un gran numero di morti, di cui gli esempi sono dati qui sopra, si sono manifestati con comunicazioni telepatiche, apparizioni (soggettive ed obbiettive), chiamate alla voce, canti, rumori e movimenti (fittizi o reali), impressioni diverse.
Non vi  pi alcun dubbio da conservare su questo punto. Dunque l'anima agisce a distanza. La suggestione mentale  egualmente certa.
La comunicazione psichica tra vivi  ugualmente provata dalla osservazione di fatti abbastanza numerosi. Vi sono correnti psichiche, come vi sono correnti aeree, elettriche, magnetiche ecc.
L'abbondanza di fatti recenti e contemporanei ci imped la citazione degli antichi che sono anche in buon numero, e molti dei quali hanno carattere di autenticit incontestabile. Forse verr tempo in cui ne scriveremo e ne diremo tutti i loro interessanti particolari. Ora ci accontentiamo di ricordarne i principali.
La telepatia era quasi cosa comune della letteratura antica. Le opere di Omero, di Euripide, di Ovidio, di Virgilio, di Cicerone frequentemente mettono in iscena manifestazioni di moribondi e di morti, di apparizioni e di realizzazioni di sogni presaghi.
Uno dei racconti pi antichi di questo genere  quello che nella Bibbia si trova al libro di Samuele: il Re Saul che consulta la pitonessa d'Endor e vede apparire davanti a s il fantasma del profeta Samuele. Sia pure questa, se vuolsi, una fiaba - ci che non  dimostrato -, ma nessuno vorr negarle la qualit di indice delle credenze di quell'epoca remota.
In Plutarco si legge la tragica narrazione dell'assassinio di Giulio Cesare e del sogno presago di sua moglie Calpurnia, la quale si adopr con ogni suo potere per impedirgli di recarsi al Senato. Sembra, leggendo questo racconto, di sentire la voce del Destino, e vi si riscontrano anche curiosi indizi premonitori (finestre che si aprono nella camera da letto di Cesare ecc.), analoghi ai fatti di cui discorriamo.
Bruto e Cassio erano senza dubbio spiriti forti, abbastanza scettici e seguaci della filosofia di Epicuro, e tuttavia, secondo Plutarco, a Bruto appar, nella tenda, un fantasma che gli diede appuntamento nella pianura di Filippi dove egli doveva morire.
Se Giulio Cesare fosse stato meno incredulo nei sogni, forse avrebbe dato retta alla preghiera della moglie. Meglio inspirato fu Augusto alla battaglia di Filippi. Il sogno di un amico lo indusse ad abbandonare la tenda quantunque fosse ammalato. Il suo campo fu invaso e il suo giaciglio trapassato da pi colpi di spada - Svetonio, Augusto, xci.
Cicerone nel libro sulla Divinazione, ci presenta l'apparizione di Tiberio Gracco al fratello, il sogno di Simonide, nel quale un'ombra lo ricompensa di aver dato sepoltura al suo corpo, e il sogno del viaggiatore di Megara, che raccontai nell'Urania, pag. 193.
Valerio Massimo (vii, 1, 8), segnala il sogno premonitore d'Aterio Rufo, che assistendo ad un combattimento di gladiatori,  ucciso da un reziario da lui visto in sogno la notte precedente, e ci mentre di questo sogno raccontava agli amici.
Si legga nello stesso autore il sogno premonitore del re Creso, il quale avendo visto in quel sogno suo figlio Athys ucciso da ferro omicida, impressionato, cerca di allontanare da lui ogni pericolo e lo confida ad una guardia, che l'uccide in una caccia al cinghiale.
Plinio il giovine racconta nelle sue Lettere (libro VII) la storia di uno spettro che visita una casa di Atene, e di un altro che reclama sepoltura.
Vopisco parla di una predizione fatta da una sacerdotessa druidica a Diocleziano sul destino di lui.
Gregorio di Tours afferma che il giorno in cui S. Martino moriva a Tours (anno 400), Sant'Ambrogio, vescovo di Milano, vide e seppe questa morte durante una sincope onde fu preso.
Si sa che pari cosa avvenne a Sant'Alfonso de' Liguori quando mor Clemente XIV (Stella, pag. 73). Questi esempi non sono rarissimi nella vita dei santi, ma non sono per nulla prove di santit e meno ancora di miracoli, come credono coloro che canonizzano.
Petrarca, nel 1348, vide la sua cara Laura in sogno quel giorno stesso in cui mor e dedic a questo ricordo una poesia, che  annoverata tra le sue pi belle (Il Trionfo della Morte).
Il pontefice Pio II ci racconta, nella sua storia di Boemia, che Carlo - figlio di Giovanni re di Boemia - il quale in seguito fu l'imperatore Carlo IV, ebbe da un sogno l'avvertimento della morte del Delfino (26 agosto 1836). - Questo io seppi da M. Mourrel de Monestier, dal quale pur seppi dell'apparizione di un morente decritto da Nicola Charrier avvocato al Parlamento di Grenoble nel secolo XVII.
Giovanna d'Arco predisse la propria morte.
Si predisse a Caterina de' Medici che i suoi figli sarebbero diventati re.
Nel giorno e nell'ora in cui moriva il Cardinale di Lorena, Agrippa di Aubign ne segnalava l'apparizione a Caterina de' Medici.
Giovanni Stoeffer, astrologo (1472-1530), annunzi la data della sua morte e il come sarebbe morto, colpito, cio, da un oggetto caduto sulla sua testa.
Francesco di Belleforest, autore delle storie prodigiose (1578), racconta che suo padre gli compar davanti in un giardino nel momento stesso in cui mor, quantunque egli non lo sapesse nemmeno ammalato.
Montluc parla nei suoi Commentar del curioso sogno che gli fece vedere, alla vigilia, la morte del re Enrico II, trapassato da una lancia nel torneo di Montegomery (30 giugno 1559). - Questo passo di detti Commentar  richiamato alla mia memoria dalla signora di Villeneuve de Nrac.
La regina di Navarra, Margherita d'Angoulme, mentre era nel convento di Tusson (Charente), si sent chiamare da suo fratello Francesco I nello stesso momento in cui egli moriva a Rambouillet.
Francesco Bacone riferisce (Sylva sylvarum, 10.a centuria, 986) che una visione in sogno gli pronostic la morte del padre fra Londra e Parigi (1578).
Sully nelle sue Memorie (ivi, 383) cos fa parlare Enrico IV: "Mi si disse che sar ucciso nella prima gran festa che dar, e che morr in una carrozza, ed  per ci che io sono pauroso. Se si potesse evitare questa maledetta consacrazione!".
Davide Fabricius, astronomo tedesco, cui si deve la scoperta della famosa stella variabile Mira Ceti, predisse che sarebbe morto il 7 maggio 1617. Prese tutte le precauzioni possibili per scampare a questa sorte e durante quel giorno non usc dalla sua camera. Infine, alle 10 di sera, avendo voluto uscirne per respirare un po' d'aria buona, fu ucciso da un contadino con un colpo di forca.
L'abate di San-Pietro (1658-1743) riferisce che l'abate Bezuel vide il suo compagno Desfontaines, la vigilia del giorno in cui mor annegato, e con lui si intrattenne assai lungamente.
Carlo Nodier riferisce (Jean-Franois les Bas-Bleus) che il 16 ottobre 1793 il giovanetto che aveva questo soprannome segnal a Besanon l'esecuzione di Maria Antonietta con grande stupore degli uditori. (Non metto nel numero la predizione di Cazotte, perch sembra una storiella accomodata da Laharpe. Parimenti lascio da parte la pretesa visione di Carlo XI, come cosa che le mie ricerche dimostrarono non attendibile).
Gratien di Semur narra, nella sua critica Degli errori e dei pregiudizi, che un'amica della sua famiglia, la signora di Saulce, moglie di un ricco colono di San Domingo, esclam un giorno mentre giocava alle carte: Il signor di Saulce  morto! - e cadde supina. In quel giorno stesso suo marito moriva assassinato da negri.
Noi accenniamo ai principali di questi fatti antichi, che sono certamente d'importanza diversa, per dimostrare unicamente che risalgono a tempi ben anteriori ai nostri.
 sperabile che la scienza li liberi dalle ombre della leggenda e della superstizione.
Lo spazio ci manca del pari per analizzare minutamente tutti quelli, di cui parliamo in questo volume, e per stabilire fin d'ora che molte cause diverse hanno influenza su questi fenomeni. Prima di tutto noi abbiamo voluto provare la realt delle manifestazioni fatte da moribondi, la realt dell'azione psichica fra due punti distanti, la realt delle comunicazioni mentali, la realt della coscienza che si pu avere delle cose per mezzo dello spirito senza il concorso dei sensi.
Si pu vedere senza gli occhi, sentire senza le orecchie, non gi per mezzo di un'ipertesa del senso della vista o dell'udito - queste osservazioni provano il contrario -, ma per mezzo di un senso interiore psichico, mentale.
La vista interiore dell'anima pu vedere non solo ci che avviene in luogo lontano, considerevolmente distante, ma pu anche conoscere preventivamente ci che accadr in avvenire. Potenzialmente l'avvenire esiste, determinato dalle cause che produrranno gli effetti successivi.
L'osservazione positiva prova l'esistenza di un mondo psichico, altrettanto reale quanto il mondo, che conosciamo per mezzo dei sensi fisici.
Ora dal fatto che l'anima agisce a distanza per mezzo di una forza che le  propria, siamo noi autorizzati a conchiudere che essa esiste come essere reale, che essa non  l'effetto delle funzioni del cervello?
La luce esiste realmente?
Il calore esiste?
Il suono esiste?
No. Non sono che manifestazioni di movimenti.
Ci che noi diciamo luce  una sensazione prodotta sul nostro nervo ottico dalle vibrazioni dell'etere comprese fra 400 e 756 trilioni ogni minuto secondo, ondulazioni oscure per s stesse.
Ci che noi chiamiamo calore  una sensazione prodotta da vibrazioni il cui numero  compreso tra 350 e 600 trilioni.
Il sole illumina lo spazio tanto a mezzogiorno come a mezzanotte. Ci nullameno lo spazio resta nero. La sua temperatura  vicina ai 270 gradi al di sotto di zero.
Ci che noi diciamo suono  una sensazione prodotta sul nostro nervo acustico dalle vibrazioni dell'aria, che sono silenziose, comprese fra 82 e 36000 per minuto secondo.
L'elettricit esiste o non  altro che un modo di movimento? - Ce lo dir l'avvenire della scienza. ( probabile che esiste come entit reale. L'etere non sarebbe per avventura una sostanza elettrica?).
La parola attrazione fu adoperata da Newton unicamente per dimostrare come i corpi celesti si muovano nello spazio... Le cose avvengono, egli dice, "come se questi corpi si attirassero". - L'essenza, la natura di questa forza apparente non  conosciuta da nessuno.
Una grande quantit di termini scientifici non rappresenta che effetti, non cause.
Potrebbe essere che l'anima si trovasse nello stesso caso.
Le osservazioni esposte in quest'opera, le sensazioni, le impressioni, le visioni, ecc. ecc. potrebbero indicare effetti fisici prodotti fra cervelli.
Sono facolt dell'anima che non si conoscono. Tale , almeno, la mia impressione. Non mi pare che si possa ragionevolmente attribuire la previsione del futuro e la vista mentale ad un effetto nervoso del cervello.
Il cervello non  che un organo come il nervo ottico o il nervo acustico. L'anima, lo spirito, l'essere intellettuale agisce e percepisce per mezzo del cervello, ma non ne  una propriet fisica.
La divinazione dell'avvenire  forse ci che vi ha di pi straordinario, perch dessa non pu verificarsi se non a condizione che questo avvenire sia preventivamente determinato dalle cause che lo produrranno.
Notiamo che un solo fatto di questo genere, sulla realt del quale non possa cader dubbio di sorta, proverebbe la tesi. Ora non  un fatto solo che noi abbiamo sotto gli occhi, ma centinaia. - Ci manca lo spazio, e d'altra parte non sarebbe questo il luogo opportuno per discutere il grave problema del libero arbitrio e della fatalit! Ricordiamo solamente le seguenti parole di Laplace: "Gli avvenimenti attuali hanno coi precedenti un legame fondato sul principio evidente che una cosa non pu cominciare ad essere senza una causa che la produca. Questo assioma conosciuto sotto il nome di principio della ragione sufficiente si estende alle azioni maggiormente indifferenti. La volont pi libera non pu, senza un motivo determinante, dare origine alle azioni pi indifferenti, perch se, date due posizioni identiche in tutte le circostanze, essa agisse nell'una e si astenesse di agire nell'altra, la sua scelta sarebbe un effetto senza causa: essa sarebbe allora, dice Leibniz, il caso cieco degli epicurei. L'opinione contraria  una illusione dello spirito il quale, trascurando le ragioni fuggitive della scelta fatta dalla volont nelle cose indifferenti, si persuade che la volont si  determinata da s stessa e senza motivi. Noi dobbiamo dunque considerare lo stato attuale dell'universo come la conseguenza del suo stato anteriore e come la causa dello stato che avr in seguito. Una intelligenza che conoscesse tutte le forze di cui la natura  animata e la situazione rispettiva degli esseri che la compongono, e se d'altra parte fosse questa intelligenza cos vasta, da poter sottomettere all'analisi tutti questi dati, abbraccerebbe nella stessa formola i movimenti dei corpi pi grandi dell'universo e quelli dell'atomo pi leggero: nulla sarebbe incerto per essa, e l'avvenire, come il passato, sarebbe presente ai suoi occhi. Lo spirito umano offre nella perfezione, che ha saputo dare all'astronomia, una debole figura di questa intelligenza". (LAPLACE, Essai analytique sur les probabilits, 1814, p. 3).
Se l'avvenire  inevitabile, che cosa diventa la nostra libert? Verr tempo, senza dubbio, che la filosofia concilier queste due apparenti contraddizioni, perch noi abbiamo il sentimento di poter scegliere e il sentimento dell'utilit degli sforzi compiuti, e tutto il progresso dei popoli occidentali  dovuto precisamente all'azione intellettuale opposta al fatalismo degli orientali.
Fatti apparentemente in contradizione gi si spiegano fin d'ora per mezzo della conoscenza delle cose: per esempio, l'elevazione e la sospensione di un pesante pezzo di ferro sotto l'influenza della calamita.
L'ascensione di un pallone  altrettanto naturale, quanto la caduta di una pietra. I moralisti non prendano adunque argomento dalle conseguenze di una certa necessit preventivamente determinata, per rifiutarsi di ammettere le previsioni del futuro state riconosciute e controllate. Le contradizioni non sono che apparenti. Il determinismo non  il fatalismo.
I fenomeni che noi studiamo non sono forse tanto lontani quanto sembrano dai ragionamenti della scienza positiva.
Io credo che bisogna o negare tutti questi fatti o ammettere che indicano una causa intellettuale, spirituale, d'ordine psichico; e sono di parere che gli scettici per partito preso preferiranno di negargli, di attribuirli a illusioni e a coincidenze fortuite: cos la cosa sar pi semplice. I negatori intransigenti, ribelli anche all'evidenza, saranno ancora pi assoluti e dichiareranno che gli autori di questi racconti stravaganti sono mattacchioni che mi hanno scritto per mistificarmi, e che ci avvenne in tutti i secoli a tutti i pensatori che si occuparono di queste questioni.  veramente possibile di rifiutarci ad accettare tutte queste testimonianze umane? - Io penso che non ne abbiamo il diritto. Quelle che sono state controllate hanno provato la loro verit, la loro autenticit. - Non  certamente dopo il fatto che furono immaginate o accomodate: al contrario,  la loro spontaneit che vi colpisce, ed  sovente a cagione di questo apparente mistero che mi si scrisse per averne una spiegazione. Senza dubbio non i tutti i racconti offrono le stesse garenzie e molti, senza che c'entri la mala fede, si saranno probabilmente modificati nella memoria dei narratori e adattati pi strettamente agli avvenimenti, per non sono stati inventati per questo scopo e non hanno punto carattere di mistificazioni. Ricusare tutte queste testimonianze ci condurrebbe a ricusare le relazioni di tutto ci che costantemente accade intorno a noi nella vita, col pretesto che non tutto venne verificato o che certi particolari non sono esatti. Io qui mi attengo al ragionamento di Emanuele Kant e a ci che gi feci notare su questo argomento.
Tale  almeno la mia impressione, ed io la sottopongo fiducioso ai lettori vogliosi di conoscere la verit, senza, d'altra parte, pretendere in modo alcuno di imporre a nessuno la mia opinione. Ciascuno apprezzer secondo il proprio giudizio. Io cerco solamente di mettere le cose al punto giusto, come fa l'astronomo col telescopio, il fotografo davanti ad un paesaggio o un naturalista col microscopio.
Questi fenomeni provano, a mio parere, che l'anima esiste e che essa  dotata di facolt non ancora conosciute. Ed  perci che era logico di cominciare da questo punto i nostri studi, il seguito dei quali ci condurr al problema della sopravvivenza e dell'immortalit. Un pensiero si pu trasmettere da uno spirito ad un altro. Vi sono trasmissioni mentali, comunicazioni di pensiero, correnti psichiche tra le anime umane. Lo spazio non sembra un ostacolo e il tempo pare talvolta soppresso.
Quale  il modo d'energia che si esplica in queste trasmissioni? - Attualmente  impossibile di dirlo. Un certo numero d'impressioni ricevute fanno pensare ai fatti e alle gesta del fulmine e dell'elettricit. Non sarebbe irragionevole di pensare che questo agente sia molto pi intimamente associato all'organismo umano di quanto lo si  creduto finora. Ma ripetiamo ancora una volta, l'ora delle teorie non  suonata.
Questi fatti, quantunque relativamente rari e fuori della banalit delle cose ordinarie della vita quotidiana, sono tuttavia molto pi frequenti e numerosi di quanto si sia pensato finora. Abbiamo veduto che l'inchiesta da me aperta nel mese di marzo del 1899 ce ne ha dati 1130. Aggiungendovi quelli che ho ricevuto durante la stampa di questo volume, si va al di l dei 1200. Si sono potuti leggere, giudicare, apprezzare, in questo primo volume, 186 casi di manifestazioni di moribondi constatate durante lo stato di veglia, 70 vedute durante il sonno, 57 osservazioni o esperienze di trasmissione di pensiero senza il concorso della vista, dell'udito o del tatto, 46 esempi di vedute a distanza in sogno o in sonnambulismo, 76 sogni premonitori e divinazioni del futuro, vale a dire, in complesso, 438 fenomeni di ordine psichico, indicanti l'esistenza di forze ancora sconosciute, che agiscono tra gli esseri pensanti e li mettono in comunicazione latente gli uni cogli altri. (Ne ho ancora forse altrettanti di analoghi).
Volendo anche dare una parte larghissima alle variazioni dalla memoria e alla immaginazione dei narratori, non  possibile di non sentire e di non riconoscere in queste testimonianze un fondo di verit e di sincerit incontestabili. D'altra parte certe osservazioni e certe esperienze furono esposte con tale studio di evitare errori che esse portano in se stesse il carattere di autenticit pi assoluto e meglio controllato.
Sono adunque testimonianze queste che accusano lo scetticismo dei negatori per proposito deliberato e lo riducono agli estremi. Ed ora che l'attenzione generale  chiamata sopra questo genere di fatti, se ne rileveranno molti pi altri che passavano inosservati, ed ai quali non si attribuiva alcun valore. In astronomia, quando gli astri sono scoperti, tutti li vedono.
Mi sembra che le seguenti conclusioni risultino logicamente dallo insieme dei fatti esposti:
1. L'anima esiste come essere reale, indipendente dal corpo.
2. L'anima  dotata di facolt, che la scienza ancora ignora.
3. L'anima pu agire e percepire a distanza senza l'intermediario dei sensi.
4. L'avvenire  preparato prima che avvenga, determinato dalle cause che lo produrranno.  dato qualche volta all'anima di percepirlo.
Altre osservazioni sono gi state presentate, specialmente sopra ci che riguarda lo sdoppiamento di viventi, il corpo etereo o astrale e le manifestazioni di morti; ma i quattro punti precedenti mi sembrano confermati e dimostrati.
Quanto alle spiegazioni  cosa saggia non pretenderle. Ho gi dimostrato pi volte in questo libro che non sono necessarie per ammettere i fatti. Si  vittime su questo punto d'illusioni assai singolari. Per esempio, al tempo degli indemoniati di Loudum o dei convulsionari di San Medardo, gli effetti della suggestione e dell'ipnotismo non essendo conosciuti, si dichiarava che questi fenomeni erano fraudolenti o diabolici. Ora non sono n una cosa, n l'altra. Oggi molti di essi si spiegano, e di tutti quelli di cui si parla si sente dire: " ipnotismo,  suggestione,  sopra-coscienza". Altro errore. Pu essere che non sieno nulla di tutto questo, e che tuttavia esistano. Non chiudiamo il cerchio delle nostre concezioni, non stabiliamo n scuole, n sistemi, e non pretendiamo che tutto debba subito essere spiegato per essere ammesso. La scienza  lungi dall'aver detto in checchessia l'ultima sua parola.
Questi studi sorpassano di molto lo spazio del volume nel quale avevo avuto l'intenzione di comprenderli. Ma questo quadro ristretto mi costringe a tante condensazioni, restrizioni e soppressioni che la conoscenza dei soggetti ne veniva considerevolmente diminuita, e insensibilmente, naturalmente un pi esteso sviluppo si  imposto. Essere troppo incompleto sarebbe stato come non provare nulla. Preferii di trattare intieramente e metodicamente i soggetti degni di studio invece di sfiorarne superficialmente e inutilmente una grande quantit. Occorrono, in questo genere di ricerche, prove accumulate e convincenti, testimonianze sicure, numerose e concordanti. Prima di tutto era necessario di provare. Io spero d'aver qui fatta questa dimostrazione per ogni spirito libero, intelligente e di buona fede.
Il complesso di queste ricerche conduce ad esaminare i fenomeni dello spiritismo e della medianit, quelli del sonnambulismo, del magnetismo e dell'ipnotismo, la conoscenza dei fatti lontani e del futuro all'infuori dei sogni, i presentimenti, lo sdoppiamento di viventi, il corpo astrale, le manifestazioni e le apparizioni di morti, le case visitate da spiriti, i movimenti di oggetti senza che siano toccati, la stregoneria, la magia, etc. etc.
Ci che fin d'ora noi possiamo pensare  che, pur tenendo conto delle superstizioni, degli errori, delle illusioni, degli scherzi, delle malizie, delle menzogne, delle furberie, rimangono tuttavia fatti veri degni dell'attenzione degli studiosi. Vale a dire che noi ci siamo accinti ad investigare un ordine di fatti, antico quanto l'umanit, ma ancora molto nuovo pel metodo scientifico sperimentale, che soltanto da qualche anno comincia ad occuparsene e simultaneamente in tutti i paesi.
 questo un programma di studi che amerei condurre a buon fine, se ne avessi il tempo indispensabile. Ma, d'altra parte,  prudenza di non abbandonarci esclusivamente a questo genere di soggetti occulti, perch ben presto si perderebbe l'indipendenza di spirito necessaria a giudicare imparzialmente:  ben meglio non vederci che un antipasto della vita normale, una distrazione d'ordine superiore, curiosa e interessante: vi sono degli intingoli e dei liquori che  molto pi igienico prendere a piccole dosi. D'altra parte, la terra gira velocissimamente e i giorni passano come sogni. Tuttavia io spero di potermi procurare il piacere scientifico di studiare una parte di questi misteri. E poi ci che uno non fa, altri fanno e ciascuno porta la sua modesta pietra per la costruzione della futura piramide. Ricordiamo anche che questi fatti sono eccezionali.
D'altra parte i fenomeni psichici di ogni ordine, cessando di appartenere al morboso dominio delle superstizioni e dei fantasmi occulti, ed essendo posti sotto la luce dei metodi sperimentali, non per questo perderanno le loro qualit di anormali ed eccezionali. Non dovremo dunque giammai abbandonarci ad essi, trascurando lo spirito critico, senza il quale la ragione umana non sarebbe che una lustra, e non dovremo considerarli che come argomento di studi interessanti per la conoscenza di noi stessi. Bisogna ben confessare, in verit, che ci che noi conosciamo meno  la nostra propria natura. La massima di Socrate "Conosci te stesso!" pu sempre inspirare i nostri pensieri pi nobili.
Qualsiasi autore ha responsabilit di anime. Non si deve dire che ci che si sa. Forse non si deve sempre dire ci che si sa; ma, anche nella vita normale di ogni giorno, non si dovrebbe mai dire che ci che si sa.
Studiamo, adunque, lavoriamo e respiriamo. L'insieme dei fatti psichici ci dimostra che noi viviamo in mezzo ad un mondo invisibile, in seno al quale agiscono forze ancora sconosciute; ci che va d'accordo con quanto noi sappiamo sul limite dei nostri sensi terrestri e sui fenomeni della natura.  precisamente a cagione di questo stato di cose che questo lavoro s'intitola L'ignoto.
Ripetiamo con Shakespeare il pensiero che noi abbiamo scritto ad epigrafe di uno dei nostri capitoli: "Orazio, vi sono molte pi cose nel cielo e nella terra, che non ne pu imaginare tutta la nostra filosofia"; e diciamo altrs con Lamartine, rifacendoci alla filosofia astronomica: "La vita  un grado della scala dei mondi che noi dobbiamo oltrepassare per arrivare altrove"
...
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FINE.
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...
NOTE.
(1) La parola telestesia sarebbe preferibile e pi giusta, perch p???? significa piuttosto uno stato morboso, uno stato di malattia che non ha niente a che fare qui, mentre a?s??s?? significa sensibilit. Non si tratta qui di casi patologici.
(2) Parmentier  generale di divisione del Genio, presidente dell'Alleanza francese per la propaganda della lingua francese all'estero, vice-presidente della Societ astronomica di Francia e della Societ di geografia, antico presidente del Comitato delle fortificazioni, antico allievo della Scuola politecnica, grand'ufficiale della Legion d'onore, ecc. Io ricordo questi titoli per i lettori che non conoscono personalmente la sua posizione ed i suoi lavori.
(3) Notiamo l'impressione del nervo ottico, costante in un forgiatore che batte il ferro rosso davanti alla fucina.
(4) Rammentiamo che per noi in questi casi si tratta di impressioni cerebrali - a parte le eccezioni che discuteremo in seguito.
(5) Annales des sciences psychiques, 1897, pag. 328.
(6) La madre della signora Allom era Mrs. Carrik, moglie di Thomas Carrik, il miniaturista ben noto.
(7) Quest'opera  stata pubblicata in una eccellente traduzione francese compilata, nel 1891, da R. Marillier, docente alla Scuola di Alti Studi, sotto il titolo inesatto e sfigurato di Hallucinations tlpatiques, che non significa assolutamente niente. A noi pare che l'erudito ed accurato traduttore  stato molto male ispirato in questo cambiamento di titolo. Una allucinazione  essenzialmente una percezione falsa, una illusione.
(8) Questa uscita del numero puntato d al primo giro 35 marenghi per un marengo, ossia 700 lire, e, alla seconda uscita del numero per il quale  stata lasciata questa somma, 23,000 franchi. Lasciando sempre il guadagno, una terza uscita del numero darebbe 857,500 franchi. Ma i regolamenti della banca vi si oppongono e fissano il maximum di posta a 9 marenghi. Tuttavia tollera il guadagno fino a 120,000 franchi.
(9) Relations de diverses experiences sur la trasmission mentale etc. Proceedings of the Society for psychical Researh, giugno 1888.
(10) Vedansi WALTER SCOTT, La Demonologia, lettera I; BRIERRE DE BOISMONT, op. cit.
(11) Le Sommeil et les Rves, p. 57.
(12) Op. cit., p. 92.
(13) Vedere a questo proposito, oltre gli autori precedenti, J. LIEGEOIS, De la suggestion et du somnambulisme (1889), p. 312.
(14) CARDANO, De vita propria.
(15) Tomo II dell'Anatomia comparata del sistema nervoso considerato nei suoi rapporti con l'intelligenza, di LEURET et GRATIOLET.
(16) Idem, p. 534.
(17) Idem, p. 525.
(18) Credo essere stato il primo ad usare questa espressione di forza psichica. Si pu leggere nel mio opuscolo: Delle forze naturali sconosciute, pubblicato nel 1865: "Alcuni anni fa ho qualificato queste forze col nome di psichiche. Questa espressione pu essere mantenuta. Dopo un terzo di secolo essa ha preso posto nel linguaggio abituale".
(19) Questa spiegazione ci sembra pi plausibile di quella del corpo fluidico o astrale che prolunga indefinitamente i membri amputati.
(20) H. TAINE, De l'intelligence, t. II, p. 139.
(21) Una rana, alla quale si sia asportato il cuore, nuota e salta ancora durante quattro o cinque ore (CLAUDE BERNARD).
(22) De l'intelligence, t. I, p. 306.
(23) Theory of the human mind.
(24) POUILLET, Physique exprimentale, t. II, p. 65.
(25) I filamenti (i nervi), diceva gi MALEBRANCHE nel 1674 (Recherche de la vrit, cap. X, lib. I), possono essere scossi in due modi: o per l'estremit che  fuori del cervello, o per quella che  nel cervello.
(26) Vedasi A. DE ROCHAS, Les forces non dfinies.
(27) Idem.
(28) Vedere la mia opera L'Atmosphre da pag. 706 a 743.
(29) Questa azione delle sostanze tossiche e medicamentose e dei metalli all'esterno del corpo su oggetti sensibili  certa. V. BOURRU e BUROT, La suggestion mentale et l'action  distance, Paris, 1887. Vi si trova il racconto di numerose esperienze condotte con perfetta sagacia scientifica.
(30) Dott. LIBAULT, Le Sommeil provoqu et les tats analogues, nuova edizione, 1889, p. 297.
(31) Phisiologie du magntisme, p. 99.
(32) OCHOROWICZ, De la suggestion mentale, p. 419.
(33) Annales des sciences psychiques, 1893, p. 331.
(34) Idem, 1894, p. 269.
(35) 1857, p. 185.
(36) Mmoire sur le somnambulisme et le magntisme animal, indirizzata all'Accademia di Berlino nel 1820 e pubblicata con aggiunta nel 1854.
(37) V. Ann. des sc. psych., 1894, p. 325.
(38) Le magntisme animal, 1884, Proemio e p. 266.
(39) Essai philosophique sur les probabilits, 1814, p. 119.
(40) V. G. GYEL, L'tre subcoscient, pp. 88 e 152.
(41) Note 32 e 42 di questa edizione elettronica "Manuzio".
(42) Una stella vibra luce verso le altre stelle; pu un'anima farne vibrare un'altra per mezzo di qualche pi sottile elemento suo proprio?
(43) Consultare specialmente: LEORET e GRAVOLET, Anatomie compare du systme nerveux, Paris, 1839-1857; BAILLARGER, Des hallucinations, Paris, 1846; BRIERE DE BOISMONT, Des hallucinations, Paris, 1852; MACARIO, Du sommeil des rves et du sonnambulisme, Paris, 1857; LELUT, Physiologie de la pense, Paris, 1862; ALFRED MAURY, Les sommeil et les rves, Paris, 1862; LIBAULT, Du sommeil et des tats analogues, Paris, 1866; HERVEY, Les rves et les moyens de les diriger, Paris, 1867; MAX SIMON, Le monde des rves, Paris, 1888; VASCHIDE, C.-R. Acad. des sciences, 1889, II, p. 183; F.-W.-H. MYERS, De la conscience subliminale, "Annales des sciences psychiques", 1899.
(44) MAX SIMON, Le monde des rves, p. 49.
(45) Anatomie compare du systme nerveux, t. II, p. 501.
(46) Inquiries concerning the intellectual powers, 1841, p. 280.
(47) Hallucinations tlpathiques, p. 329.
(48) Annali delle scienze psichiche, 1891, pag. 219.
(49) Scienze psichiche, 1895, pag. 279.
(50) Vedi per questo genere di sogni: SVETONIO, Vita di Augusto - CICERONE, Della divinazione - VALERIO MASSIMO, Dei sogni, ecc.
(51) Archivi generali di medicina, maggio 1829, pag. 131.
(52) Senza mettere un solo istante in dubbio la sincerit assoluta del dott. Macario che io ho avuto agio di constatare in ogni occasione, ripeto che  deplorevole che questo signor O... abbia avuto il pregiudizio di non osar sottoscrivere le sue osservazioni e convinzioni. Perch tale povert di spirito? Che c' in questo sogno che possa compromettere un onesto?
(53) Ancora uno che non osa compromettersi dando il suo nome.
(54) Questa storia  riportata anche nelle Memorie di M. Gorou, antico capo della polizia (tomo II, pag. 338) che vi aggiunse un altro sogno suo a proposito d'un altro assassinio. Quest'ultimo, rimarchevole certamente, sembrami potersi spiegare con l'associazione del pensiero che occupava in que' giorni il cervello dell'autore.
(55) Questa comunicazione  accompagnata da quattro disegni di paesaggi e monumenti visti in sogno.
(56) Questo sogno  nel numero di quelli che si possono spiegare con delle cause conosciute, poich, a rigore, si pu ammettere che questa giovinetta abbia notato questo giovane, e che il sogno abbia associato delle idee molto naturali. Qui pu esservi coincidenza fortuita.
(57) Annali delle scienze psichiche, 1896, p. 257.
(58) Era un armadio inglese, di cui essa non aveva certo mai visto l'eguale.
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FINE.
